I poveri sono tali perchè non sono ricchi. Un esilarante studio della Bce

La Banca Centrale Europea si è accorta che i non immigrati nell’area dell’euro stanno in media meglio degli immigrati in termini di salari e ricchezza. Sembrerebbe la scoperta dell’acqua calda ma il blog della Bce in realtà se ne occupa partendo dal principio che tali e tante differenze possano indurre gli immigrati a reagire in modo diverso agli shock economici e al cambiamento delle condizioni finanziarie. Ci si chiede se alla Bce conoscano la parola “razzismo”, che non viene usata nemmeno una volta nell’analisi.

Le differenze economiche, scrivono Maarten Dossche, Aleksandra Kolndrekaj, Maximilian Propst, Javier Ramos Perez e Jiri Slacalek sul blog Bce, valgono non solo per le persone provenienti da paesi extra Ue, ma anche per coloro che sono emigrati da un altro paese della Ue. Nel tempo, gli immigrati in parte recuperano terreno, ma lo fanno lentamente e permangono divari significativi in ​​termini di salari e ricchezza anche dopo decenni che vivono nel paese di approdo. Solo una piccola parte di questi divari può essere spiegata da differenze demografiche.

In tutti i gruppi di età, gli immigrati tendono a guadagnare salari considerevolmente più bassi e detengono una ricchezza molto inferiore rispetto alle famiglie di non immigrati, sia per quelli sotto che sopra i 65 anni. Per entrambi i gruppi di immigrati i salari sono inferiori di circa il 25-30% rispetto ai non immigrati. La disparità è ancora più marcata per la ricchezza netta, dove gli immigrati per la maggior parte dei gruppi di età detengono meno della metà della ricchezza dei non immigrati. La Bce però si consola e ci consola specificando che il divario economico tra immigrati e non è comunque inferiore a quello che si riscontra negli Usa.

Vediamo adesso come gli economisti Bce spiegano le cause di questo divario. La parola razzismo non è utilizzata nemmeno una volta, nonostante sia alla base delle discriminazioni, comprese quelle economiche.

“In primo luogo – leggiamo – gli immigrati nati al di fuori della Ue accumulano molta meno ricchezza di quelli provenienti da un altro paese della Ue. Inoltre, troviamo che le disuguaglianze diminuiscono man mano che gli immigrati vivono più a lungo nella loro nuova casa. Tuttavia, i divari si restringono molto lentamente e, anche dopo alcuni decenni, non si chiudono del tutto. I divari sono minori anche per gli immigrati che si sono trasferiti nell’attuale paese di residenza in età più giovane”.

La questione discriminazione proprio non sfiora le menti ossigenate dall’aria condizionata degli uffici Bce degli economisti, che si chiedono: “Quanto di questi divari tra immigrati e non immigrati è dovuto alle differenze nelle principali variabili demografiche”. Una spiegazione che si danno è che gli immigrati guadagnino salari più bassi perché sono più giovani o meno istruiti rispetto ai non immigrati. Ma grazie ai loro stessi grafici scoprono che in realtà tali differenze rappresentano solo circa un terzo di queste lacune. Il resto, scrivono, “rimane inspiegabile ed è guidato da altri fattori, come preferenze, credenze, capacità di adattamento e potenzialmente anche discriminazione”. Potenzialmente. Uscire qualche volta in strada per andare a prendere un caffè forse rivelerebbe a questi studiosi un mondo che li lascerebbe a bocca aperta.

Ma la questione centrale per la Bce riguarda naturalmente come applicare queste considerazioni nella politica monetaria. La disuguaglianza di reddito e ricchezza influenza il modo in cui la politica monetaria influisce sui consumi complessivi. E qui la Bce fa la sua scoperta principale: “Le famiglie con salari più bassi e meno ricchezza, che sono sproporzionatamente rappresentate tra gli immigrati, hanno riserve più piccole per livellare i propri consumi. A causa di ciò, è probabile che rispondano più fortemente alle variazioni dei tassi di interesse e del reddito aumentando o riducendo i propri consumi”.

Insomma i poveri sono poveri perchè non sono ricchi. E forse, là dove oggi troneggia la sede della Bce, una volta era tutta campagna.

by BlatantWorld.com