Gulf Clan: il sistema criminale dei prestiti che soffoca la Colombia

Il Gulf Clan sta intensificando la sua presenza in Colombia, aumentando il numero di uomini a sua disposizione e accumulando centinaia di milioni di dollari grazie alle attività illecite. Secondo i rapporti dell’intelligence dell’Esercito e della Polizia nazionale, l’organizzazione sta rinnovando le sue operazioni di traffico di droga, puntando a controllare tutte le attività economiche illegali del Paese.

Questa espansione è particolarmente visibile nelle aree di Antioquia, Córdoba, Sucre, Atlántico e Cesar, dove il Clan ha introdotto un sistema di prestiti illegali che opera come una vera e propria banca clandestina. Prestiti senza garanzie legali, tassi di interesse altissimi e riscossioni quotidiane sono gli strumenti con cui si muove questo mercato sommerso.

L’obiettivo principale è far circolare denaro proveniente da attività illecite come traffico di droga, estorsioni, traffico di migranti, estrazione mineraria e vendita di armi. Questo denaro, macchiato di sangue e violenza, viene reinvestito nei territori controllati dal Clan come se fosse frutto di attività legittime.

L’organizzazione segue una struttura ben definita: il proprietario del capitale gestisce la liquidità, un amministratore vigila sul rispetto delle regole, i supervisori di zona sorvegliano la riscossione dei pagamenti e coordinano i riscossori, mentre i cassieri raccolgono il denaro.

Vi sono anche degli “inserzionisti” che promuovono la rete. Chi non riesce a rispettare i termini di pagamento subisce pesanti conseguenze: intimidazioni, minacce con armi da fuoco, colpi sparati contro le loro abitazioni e, nei casi peggiori, espulsione forzata dalle loro case.

Questa strategia del Gulf Clan non è solo un meccanismo di riciclaggio di denaro, ma anche un modo per rafforzare il controllo del territorio. A Montería, San Carlos e Cereté, i riscossori, noti come “cobra”, pattugliano in moto i quartieri per tenere sotto controllo chi entra e chi esce dalle zone controllate, monitorando anche i movimenti delle forze di sicurezza. In cambio, ricevono uno stipendio mensile di 800.000 pesos.

Oltre a riscuotere i pagamenti dei prestiti, questi agenti sono incaricati di estorcere denaro a commercianti e allevatori come condizione per continuare le loro attività economiche.

Sebbene sia difficile stimare con precisione quanto guadagni il Clan del Golfo da questa attività, le autorità sono certe che questo flusso di denaro alimenti direttamente il conflitto armato in corso.

Oggi, l’organizzazione è presente in 24 dei 32 dipartimenti colombiani e il suo raggio d’azione è in continua espansione: tra il 2019 e il 2024, il numero di comuni in cui il Clan commette crimini è passato da 213 a 392, con un incremento dell’84%.

Nei territori sotto il loro controllo, i creditori si presentano inizialmente come prestatori comuni, ma diventano violenti se i debitori non riescono a rispettare i pagamenti, rivelando così la loro affiliazione alle Forze di Autodifesa Gaitaniste della Colombia.

Il sistema di prestiti noto come “gota a gota” ha radici profonde in Colombia, avendo avuto origine a Medellín negli anni ’90. Anche se non è considerato formalmente un crimine, l’assenza di una regolamentazione adeguata ha permesso alle organizzazioni criminali di sfruttare questa pratica per aumentare i loro profitti.

Oggi, la rete del “gota a gota” si estende ben oltre i confini colombiani, diffondendosi in Honduras, Messico, Bolivia, Argentina, Cile, Brasile, Venezuela, Uruguay, Ecuador, Perù e Guatemala, con oltre 100.000 debitori in tutta la regione e decine di procedimenti penali in corso.

Il gruppo criminale Triana ha esportato questa pratica in Perù, mentre altri, affiliati all’Ufficio di Envigado, operano in Cile, applicando tassi d’interesse fino al 40%. Medellín continua a essere il centro operativo del sistema “gota a gota” a livello mondiale, e la gestione di questa rete diventa sempre più brutale. Secondo la Polizia Metropolitana della Valle di Aburrá, i criminali sono soliti appropriarsi delle proprietà dei debitori o costringerli a lasciare le loro abitazioni.

Le preoccupazioni legate a questo sistema stanno crescendo esponenzialmente. Anche le applicazioni digitali utilizzate per concedere prestiti rapidi sono sfruttate per estorcere denaro alle vittime.

Dopo aver scaricato l’applicazione e accettato i termini e le condizioni, i criminali ottengono accesso a dati sensibili, come foto e contatti delle vittime, che vengono successivamente utilizzati per ricattarle. In un caso specifico, una persona che aveva chiesto un prestito di 500.000 pesos si è ritrovata a doverne restituire 2.000.000.

Il fenomeno del “gota a gota” è ora diffuso anche nelle regioni del Caffè e della Valle del Cauca, dove le vittime vengono pubblicamente umiliate e private dei loro beni per ripagare i debiti.

A Barranquilla, il Clan del Golfo ha adottato metodi ancora più violenti per riscuotere i crediti. Uno degli episodi più significativi è quello di Guillermo López (nome cambiato per motivi di sicurezza), che è stato brutalmente picchiato per non essere riuscito a ripagare un prestito di 1.500.000 pesos.

Questo episodio riflette una realtà ormai diffusa in tutta la regione caraibica, dove le organizzazioni criminali impongono il loro controllo attraverso la violenza.

La mancanza di una regolamentazione adeguata su questo sistema di prestiti sta creando una spirale di debiti insostenibili e situazioni di abuso, lasciando le vittime intrappolate in una rete di violenza e sfruttamento senza via d’uscita.

Arresrto di membri del Gulf Clan Photo courtesy of Colombian National Police