Droni sul Kurdistan: petrolio bloccato, stipendi fermi

Il cielo del Kurdistan iracheno non è mai stato così minaccioso. Nelle ultime settimane, una raffica di attacchi con droni ha colpito duramente infrastrutture strategiche della regione autonoma, in particolare giacimenti petroliferi e siti energetici vitali. Le conseguenze non sono solo materiali: l’onda d’urto sta travolgendo l’equilibrio fragile tra Erbil e Baghdad, aggravando una crisi salariale cronica che sta minando la vita quotidiana di milioni di civili curdi.

Secondo Human Rights Watch, si tratta di una “pericolosa escalation” in una lunga disputa sul controllo e la distribuzione delle risorse petrolifere. E ancora una volta, a pagare il prezzo più alto sono i cittadini: medici, insegnanti, lavoratori pubblici che da mesi non ricevono lo stipendio, famiglie intere lasciate senza servizi e con sempre meno speranza.

Bombe sul petrolio e silenzi sul colpevole
Quasi 20 attacchi tra razzi e droni si sono abbattuti sulla regione nel giro di poche settimane. A farne le spese, in particolare, sono stati i giacimenti che alimentano il già fragile sistema energetico del Kurdistan. In certi casi, la produzione è stata completamente interrotta; complessivamente, è stato perso circa il 70% della produzione petrolifera.

Erbil accusa le Forze di Mobilitazione Popolare (PMF), milizie sciite legate a Baghdad, ma il governo centrale respinge le accuse. Nessun gruppo ha rivendicato formalmente gli attacchi, ma le coincidenze politiche e gli obiettivi colpiti fanno pensare a una guerra a bassa intensità in cui i giacimenti diventano strumenti di pressione.

Nel mirino è finito anche il campo di gas di Khor Mor, fondamentale per la produzione elettrica della regione. Qui i droni hanno colpito almeno nove volte dal 2023. In un attacco del 2024 morirono quattro lavoratori. Eppure, le promesse del governo iracheno di indagare restano lettera morta.

“Souvenirs and Citadel – Erbil – Kurdistan – Iraq” by Adam Jones, Ph.D. – Global Photo Archive is licensed under CC BY-SA 2.0.

Il blocco degli stipendi: un’arma economica
Dietro gli attacchi, però, si gioca una partita più subdola: quella dei finanziamenti. Baghdad ha bloccato per mesi i trasferimenti di fondi destinati a pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici curdi, circa il 40–60% della forza lavoro. Il Governo Regionale del Kurdistan (KRG) accusa il governo centrale di usare la leva economica per ottenere concessioni politiche, soprattutto sul controllo delle esportazioni petrolifere.

Secondo HRW, questa strategia colpisce direttamente i diritti fondamentali della popolazione. Sanità e istruzione pubblica sono al collasso. I medici, spesso costretti al doppio lavoro, abbandonano gli ospedali pubblici per le cliniche private, mentre gli insegnanti scioperano per mancanza di retribuzione. I bambini restano fuori dalle scuole, i pazienti poveri senza cure.

Nel vuoto istituzionale, cresce la frustrazione. La crisi salariale colpisce anche le imprese locali, strette tra una domanda interna in caduta e una popolazione sempre più povera. Il senso di abbandono è profondo, e la rabbia si dirige sempre più chiaramente verso Baghdad.

Un fragile accordo, ma nessuna fiducia
All’inizio di luglio, un nuovo accordo tra Erbil e Baghdad sembrava promettere una tregua: fondi per coprire gli stipendi di maggio sono stati inviati, ma giugno e luglio restano scoperti, e l’attuazione dell’intesa procede a rilento. Le accuse reciproche non si sono fermate. E il rischio di un ritorno delle ostilità, anche armate, è concreto.

Intanto, le condanne formali non fermano i droni. E le tensioni interne all’Iraq – un paese formalmente unito, ma di fatto ancora segnato da fratture etniche, religiose e istituzionali – tornano a farsi esplosive.

Per il Kurdistan, già isolato geopoliticamente e in bilico tra le mire di Turchia, Iran e potenze regionali, questa crisi è più di un’emergenza economica: è un attacco all’autonomia, alla dignità e alla possibilità stessa di sopravvivere come regione autonoma.

“Monument to Victims of Saddam-Era Chemical Attack – Halabja – Kurdistan – Iraq” by Adam Jones, Ph.D. – Global Photo Archive is licensed under CC BY-SA 2.0.