martedì, Febbraio 3, 2026

Domenica SI vota, vota SI

Domenica si vota. Non è un esercizio retorico, né una formalità democratica. È una chiamata diretta e urgente alla responsabilità, al dissenso, al cambiamento. Cinque referendum. Cinque occasioni concrete per dire SÌ a un paese diverso. E per dirlo con un gesto semplice e potente: entrare in cabina e mettere una croce.

Noi della redazione di Diogene Notizie siamo per cinque SÌ chiari e pieni. Per convinzione, non per automatismo. Perché le leggi che questi referendum vogliono abrogare — pur con tutta la complessità del caso — sono il frutto di anni di melina politica, di compromessi al ribasso, di “riforme” a metà, imposte spesso da quegli stessi partiti che oggi, tardivamente, si scoprono promotori del cambiamento.

C’è una verità scomoda da dire: i quesiti referendari arrivano tardi, e portano in sé una contraddizione. Alcune delle forze oggi schierate per il SÌ sono le stesse che quelle norme le hanno votate, sostenute, persino difese. Ma il punto non è fare l’elenco delle ipocrisie. Il punto è che adesso si può cambiare qualcosa, e non possiamo permetterci di restare fermi solo perché chi guida il carro oggi ieri era al volante della corriera sbagliata.

Questo è il momento in cui anche chi è sempre stato scettico, ironico, “sopra le parti”, deve fare una scelta. Quanti, in questi anni, si sono lamentati della giustizia punitiva, delle leggi inutilmente repressive, della gestione clientelare dei servizi pubblici, dell’accanimento amministrativo, del disprezzo per i diritti? Bene. Ora c’è l’occasione di far valere la propria voce, senza mediazioni partitiche, senza preferenze di lista, senza nomi sulle schede. Solo contenuti. Solo coscienza.

Chi si astiene oggi, chi resta a casa, non sta “rifiutando il gioco dei partiti” — lo sta confermando. Sta lasciando che il potere continui a decidere anche per lui. Sta confermando la narrazione della destra, secondo cui gli italiani non sono in grado di scegliere. Sta regalando al governo Meloni e al suo blocco sociale un’altra vittoria silenziosa.

Perché sì: questo è anche un voto contro il governo. Contro il suo modello autoritario mascherato da efficienza, contro la propaganda della fermezza, contro il clima di controllo e conformismo che avanza nel Paese. Partecipare al referendum, e votare SÌ, è un atto politico e culturale, non tecnico. È una forma di resistenza democratica in un Paese dove il dissenso viene ridotto a rumore di fondo e la partecipazione a fatica.

Chi ci governa oggi vuole che non si raggiunga il quorum. Perché un popolo che non vota è un popolo domato. Perché un referendum fallito rafforza l’idea che tutto sia inutile, che il potere sia intoccabile, che la politica sia solo spettacolo.

Noi diciamo il contrario. Noi diciamo che è il momento di sporcarsi le mani. Di superare le divisioni, almeno per un giorno. Di riconoscersi in un gesto comune, che non ha colori ma ha un bersaglio chiaro: la rassegnazione. E chi la alimenta, giorno dopo giorno, nelle televisioni, nei decreti, nelle piazze vuote.

La redazione di Diogene Notizie è da sempre schierata: non con i partiti, ma con le persone. Con chi crede che la democrazia sia fatta anche di occasioni imperfette ma reali. E questa lo è.

Domenica, votate. Votate SÌ. Votateli tutti.
E dite a chi vi circonda che restare a casa significa arrendersi.

Leggi anche

Ultime notizie