Venezia prima città in Italia a regolamentare le locazioni turistiche
Diogenenews 25/10/2024: (Massimo Pasquini) Venezia, prima città in Italia, varerà un regolamento per stabilizzare le locazioni turistiche nell’area storica affiancando la legge nazionale del 2022 che limita a 120 giorni l’utilizzo ad ospitalità di un’abitazione. La delibera è stata approvata ieri in giunta ed ora andrà nelle Commissioni competenti e poi al vaglio del Consiglio comunale. Oggi una locazione turistica può essere tale solo per 120 giorni l’anno ma è impossibile controllare se venga usata di più e se sia in regola con la convivenza in un palazzo e in genere nel rapporto con la città. Ecco che il regolamento approvato oggi prevede che una locazione di stampo alberghiero abbia una doppia denominazione residenziale – turistica. Chi aderirà potrà così usare tutto l’anno un’abitazione magari legando la vacanza breve ad una ospitalità più lunga per dare la possibilità a professionisti, studenti o altri soggetti di godere di un appartamento con maggiore facilità rispetto al solo mercato costoso o saturo delle fittanze. Il regolamento, legato ad aspetti urbanistici e fiscali, passerà per le due Commissioni competenti, poi andrà con doppio voto in Consiglio comunale. Una volta approvato ci saranno 120 giorni per aderire al patto con il comune che durerà fino a scadenza, dicembre 2026, dell’attuale amministrazione. Di fatto chi propende per gestire uno o più appartamenti che non utilizza per sé, dovrà iscriversi ad un apposito elenco e sottostare ad una serie di regole.
Necessario accompagnare gli ospiti al loro arrivo nella locazione, spiegare il decoro cittadino, il rispetto del regolamento di condominio e degli altri inquilini, esporre materiale divulgativo sul rispetto di Venezia, cooperare alla raccolta dei rifiuti ma anche rendersi reperibili h24 in caso di problemi come schiamazzi o danni. Aspetto non secondario, chi sceglierà di rimanere nel vincolo dei 120 giorni avrà l’obbligo di dichiararli ad inizio anno i giorni di locazione così da poter essere controllato e non evadere la normativa nazionale. (Diogenenews 25/10/2024)
Save the children chiede di escludere in Italia la spesa per l’istruzione dai tagli della spending review
Diogenenews 25/10/2024: Save the Children ha chiesto che l’istruzione sia esclusa dai tagli previsti nella spending review, basandosi sulle prime indiscrezioni riguardo alla Legge di Bilancio. Secondo l’organizzazione, è invece essenziale investire di più nell’educazione per migliorare la qualità dell’offerta formativa e ridurre le disuguaglianze sociali e territoriali che penalizzano in particolare gli studenti più vulnerabili e in aree svantaggiate. In Italia, infatti, la spesa per l’istruzione è del 4% del PIL, al di sotto della media OCSE del 4,9%, con un investimento per studente di 12.760 USD rispetto alla media OCSE di 14.209 USD. Il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, ha inoltre evidenziato che l’Italia è l’unico paese dell’Eurozona a destinare un importo per il pagamento degli interessi sul debito pubblico pari a quello per l’istruzione. Save the Children sottolinea le gravi carenze del sistema educativo italiano, che impattano negativamente sui percorsi formativi dei giovani, con un tasso di abbandono scolastico superiore alla media europea (10,5% dei giovani tra i 18 e i 24 anni), particolarmente alto nelle regioni del Sud e nelle isole (17,3% in Sardegna, 17,1% in Sicilia, 16% in Campania). Il divario territoriale è evidente anche nell’accesso ai servizi come la mensa scolastica e il tempo pieno: solo il 57,5% degli alunni della scuola primaria pubblica usufruisce della mensa, e le classi a tempo pieno rappresentano appena il 39,3%. Save the Children sostiene che potenziare questi servizi nelle aree più svantaggiate sia fondamentale per ridurre la dispersione scolastica e promuovere l’equità educativa. Tagliare il personale scolastico e le risorse rischia di vanificare i progressi fatti e compromettere l’obiettivo di un’istruzione inclusiva. Ridurre gli organici, specialmente ora che le scuole beneficiano dei fondi del PNRR per contrastare la dispersione, garantire la mensa e ampliare il tempo pieno, sarebbe un passo indietro rispetto agli sforzi per una scuola equa e accessibile a tutti. (Diogenenews 25/10/2024)
Proteste in Balochistan: il popolo Baloch contro le sparizioni forzate
Diogenenews 25/10/2024: Il Comitato Baloch Yakjehti (BYC) ha indetto per oggi una protesta pacifica a Kharan, nel Belucistan, per richiamare l’attenzione sulle sparizioni forzate di giovani, un fenomeno in preoccupante aumento attribuito all’azione delle forze armate pakistane. La manifestazione vuole essere segno di solidarietà e sostegno alle famiglie delle vittime. La scorsa settimana l’ultimo episodio, un ragazzo è stato rapito in pieno giorno, presumibilmente dalle stesse forze armate, vicenda che ha spinto la famiglia ad avviare azioni di protesta. Tuttavia, le forze di sicurezza pakistane avrebbero reagito con intimidazioni e violenze, cercando di bloccare le dimostrazioni. Il BYC ha pubblicato un messaggio sulla piattaforma X, denunciando come lo stato abbia “normalizzato la sparizione forzata dei Baloch”. L’organizzazione ha quindi annunciato una serie di manifestazioni in vari centri del Belucistan, invitando i cittadini di Kharan a unirsi alla protesta di venerdì per dare voce a Ubaidullah e alle altre vittime di questa repressione. Parallelamente, a Panjgur, un’altra manifestazione è stata indetta per denunciare il caso di Haseeb Baloch, un giovane di 22 anni, laureato presso l’ARID University e scomparso recentemente. Anche qui, la protesta pacifica è stata interrotta con forza dalle autorità, che avrebbero prelevato alcuni manifestanti. Il movimento di protesta del popolo Baloch si è esteso a vari distretti del Belucistan e in altre città come Karachi, Hub, Turbat e Khuzdar, sotto lo slogan “Rompere il silenzio: opporsi alle sparizioni forzate”. La crescente ondata di sparizioni forzate, considerate una grave violazione dei diritti umani, ha seminato paura e insicurezza nella comunità. Il BYC invita la popolazione Baloch a unirsi a queste manifestazioni per difendere il diritto di parola e riunione, denunciando le atrocità e rivendicando giustizia per le vittime. (Diogenenews 25/10/2024)
Mutti: Stop alle importazioni di pomodoro cinese per tutelare il Made in Italy
Diogenenews 25/10/2024: “È necessario bloccare le importazioni di concentrato di pomodoro dalla Cina o applicare un’imposta del 60% per ridurre il divario di prezzo con i prodotti italiani”. Questa è la proposta di Francesco Mutti, CEO del noto gruppo produttore di passate e conserve di pomodoro, il cui fatturato ha raggiunto i 665 milioni di euro lo scorso anno, secondo quanto riportato dal Financial Times. Mutti ha chiesto all’Unione Europea di “proteggere” gli agricoltori italiani dalla concorrenza dei prodotti di pomodoro a basso costo provenienti dallo Xinjiang, Cina. Questi interventi, sostiene Mutti, sono necessari per restituire al pomodoro, simbolo della produzione italiana, la “dignità” che merita, proponendo un divieto d’importazione o tariffe elevate sui prodotti cinesi. “È fondamentale insegnare tecniche migliori di coltivazione ai nostri agricoltori, ma altrettanto importante è tutelarli dalla concorrenza sleale”, ha continuato Mutti, la cui azienda si serve esclusivamente di pomodori italiani. Se questa protezione non venisse garantita, il rischio è che la produzione possa trasferirsi all’estero, in contesti dove l’ambiente non gode della stessa tutela, compromettendo così anche gli obiettivi ambientali. Secondo le stime del World Processing Tomato Council, quest’anno la Cina raggiungerà il 23% della produzione mondiale di pomodori, rispetto al 18% registrato nel 2023. Il Financial Times ha anche ricordato che nello Xinjiang, il commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite ha segnalato abusi nei confronti della minoranza musulmana uigura, tra cui il ricorso al lavoro forzato. Pechino, tuttavia, respinge tali accuse, sostenendo che siano “false” e motivate dal desiderio di alcune nazioni, inclusi gli Stati Uniti, di ostacolare la crescita industriale cinese. (Diogenenews 25/10/2024)
Desertificazione commerciale in Italia: chiusi 140mila negozi in 10 anni
Diogenenews 25/10/2024: Il panorama commerciale italiano sta subendo una crescente desertificazione, con negozi e servizi essenziali che spariscono dalle città e dai paesi. Tra il 2014 e il 2024, più di 140.000 attività al dettaglio in sede fissa hanno chiuso, di cui circa 46.500 appartenenti al settore di vicinato, tra cui alimentari, edicole, bar e distributori di carburante. Questa tendenza rischia di lasciare una parte significativa della popolazione senza accesso ai beni primari e ai servizi di base: già oggi, oltre 26 milioni di italiani vivono in comuni che hanno perso una o più attività essenziali. Questo è quanto emerge dal dossier “Commercio e servizi: le oasi nei centri urbani”, presentato a Roma il 24 ottobre 2024 con la partecipazione del Ministro per le Imprese e il Made in Italy, Adolfo Urso. Confesercenti ha analizzato l’evoluzione della densità commerciale nei comuni italiani di diverse dimensioni, osservando i tassi di chiusura e apertura delle attività dal 2014 al 2024. Lo studio si è concentrato su una serie di attività di vicinato considerate fondamentali per la qualità della vita: dai minimarket ai negozi di elettronica, dalle panetterie ai ferramenti, fino a librerie e negozi di abbigliamento. Il risultato è una fotografia di un’Italia dove i centri urbani sono sempre più privi di punti vendita di beni essenziali e servizi di vicinato. L’erosione del commercio di vicinato è particolarmente evidente nei comuni più piccoli. Tra il 2014 e il 2024, quasi 46.500 attività essenziali hanno chiuso, con una media di circa 13 chiusure al giorno. La desertificazione ha colpito 5.653 comuni, in prevalenza quelli con meno di 15.000 abitanti. In molti casi, i residenti devono ora percorrere diversi chilometri per accedere a beni di uso quotidiano, aggravando così la qualità della vita nelle aree rurali. Nel settore alimentare la situazione è grave: in 565 comuni, circa 3,8 milioni di italiani non hanno più accesso a una panetteria, e 1,2 milioni non possono trovare un forno nelle vicinanze. Anche altre attività alimentari sono colpite: 3 milioni di persone non trovano più negozi di bevande, 2,3 milioni non hanno accesso a pescherie, 2,1 milioni non trovano ortofrutta e 1,6 milioni non possono più acquistare carne in macelleria. La riduzione dei negozi di abbigliamento ha colpito anche il settore dell’abbigliamento e degli accessori. Circa 3,2 milioni di italiani non hanno un negozio di biancheria vicino a casa, 3,1 milioni non trovano negozi per abbigliamento per bambini e 1,2 milioni non possono acquistare abiti per adulti. Anche i punti vendita di beni non alimentari come elettronica, edicole e librerie sono in forte calo, con milioni di residenti che ora devono uscire dal proprio comune per acquistare questi prodotti. Anche il settore dei servizi non è immune: oltre 237.000 persone non hanno più un parrucchiere nel loro comune, e circa 150.000 residenti di piccoli comuni hanno perso il bar, uno spazio tradizionale di aggregazione. (Diogenenews 25/10/2024)
Il governo Usa approva miniera di litio in Nevada, rischio per specie rara
Diogenenews 25/10/2024: Il governo degli Stati Uniti ha dato il via libera alla costruzione di una miniera di litio in Nevada, nel sito di Rhyolite Ridge, un’area che ospita una rara specie di grano saraceno, il Tiehm’s buckwheat. Giovedì scorso, l’azienda australiana Ioneer ha annunciato di aver ottenuto il permesso federale necessario per avviare i lavori di costruzione nel 2025, con l’inizio dell’estrazione previsto per il 2028. Il progetto promette la creazione di circa 350 posti di lavoro e, secondo Bernard Rowe, presidente di Ioneer, potrebbe quadruplicare la produzione nazionale di litio, fornendo materiale sufficiente per le batterie di circa 370.000 veicoli elettrici ogni anno per i prossimi venticinque anni. Questo sviluppo rappresenta una tappa importante per l’amministrazione Biden, impegnata a spingere sulla transizione verso l’energia pulita. Tuttavia, l’area interessata è anche l’habitat naturale del Tiehm’s buckwheat, una specie endemica con soli 20.000 esemplari conosciuti. Il progetto minerario prevede la distruzione del 22% del suo habitat, sebbene Ioneer abbia dichiarato di voler implementare misure di mitigazione, come la creazione di cortine per limitare la diffusione di polveri e la coltivazione della pianta in serra, con l’obiettivo di ripiantarla nell’area una volta terminati i lavori. L’azienda ha già investito 2,5 milioni di dollari nella ricerca per preservare la specie. Nonostante uno studio di impatto ambientale positivo pubblicato a settembre, il progetto incontra una forte opposizione da parte delle associazioni ambientaliste. Il Centro per la Biodiversità, una delle principali organizzazioni impegnate nella difesa delle specie a rischio, ha dichiarato di valutare un’azione legale. Patrick Donnelly, esponente della ONG, ha criticato la decisione del governo, affermando che questa scelta compromette la protezione delle specie in via d’estinzione. Pur riconoscendo l’importanza del litio per la transizione energetica, Donnelly ha ribadito che tale progresso non può essere perseguito a scapito della biodiversità. (Diogenenews 25/10/2024)
Il 42% dei marocchini rischia di cadere in povertà
Diogenenews 25/10/2024: Il Marocco sta facendo passi avanti in diversi ambiti, ma la povertà continua a rappresentare un ostacolo significativo per lo sviluppo del paese. Secondo il Rapporto sull’Indice di Povertà Multidimensionale 2024, stilato dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) e dall’Università di Oxford, nonostante alcuni progressi, il problema della povertà persiste. Il rapporto rivela che circa il 6,4% dei cittadini marocchini vive in condizioni di povertà multidimensionale, un indice che considera aspetti come salute, istruzione e tenore di vita oltre al semplice reddito. L’indice multidimensionale di povertà del Marocco, calcolato a 0,027, mostra un livello di intensità di povertà moderato rispetto ad altri paesi. Tuttavia, una fetta significativa della popolazione, il 42%, è vulnerabile al rischio di povertà a causa delle difficoltà nell’accesso a servizi educativi e sanitari di qualità, specialmente nelle aree rurali. I dati dello studio, raccolti nel biennio 2017-2018, indicano che 2,3 milioni di marocchini vivono in una condizione di povertà che va oltre il solo reddito. A livello globale, il rapporto evidenzia come conflitti violenti e instabilità aumentino il tasso di povertà, come dimostrano i dati dell’Uppsala Conflitti Programma (UCDP) che segnalano situazioni critiche in paesi come l’Afghanistan. Il Marocco, pur essendo più stabile, deve affrontare profonde disuguaglianze tra città e aree rurali. Sebbene il Marocco si posizioni meglio rispetto ad altri paesi dell’Africa subsahariana, dove la povertà colpisce dal 60% all’80% della popolazione, come accade in Ciad e Repubblica Centrafricana, persistono importanti sfide per migliorare il benessere dei gruppi più vulnerabili. Il rapporto raccomanda al governo marocchino di adottare riforme sostanziali nei settori della sanità, dell’istruzione e della qualità della vita, per interrompere il ciclo della povertà multidimensionale e promuovere uno sviluppo più inclusivo e sostenibile che possa realmente migliorare la vita dei cittadini più a rischio. (Diogenenews 25/10/2024)
Crescita allarmante di bullismo e discriminazione nella finanza UK
Diogenenews 25/10/2024: Un’indagine della Financial Conduct Authority (FCA), l’autorità di regolamentazione finanziaria del Regno Unito, ha evidenziato un netto aumento delle accuse di cattiva condotta non finanziaria all’interno del settore finanziario britannico negli ultimi tre anni. Dal 2021 al 2023, le segnalazioni di comportamenti come bullismo e discriminazione sono salite del 72%, con questi episodi a costituire la maggior parte delle 5.380 denunce raccolte: il bullismo ha rappresentato il 26% delle segnalazioni e la discriminazione il 23%. Un altro 40% delle denunce riguardava comportamenti vari, tra cui linguaggio offensivo, uso di droghe illegali e persino la presenza di animali domestici non autorizzati negli uffici. In risposta alle segnalazioni, il 43% delle aziende ha preso provvedimenti, anche se raramente le misure hanno coinvolto riduzioni di salario o bonus per i dipendenti accusati. L’indagine ha inoltre rilevato una riduzione nell’uso di accordi di riservatezza e di conciliazione per risolvere questi casi. La FCA ha sottolineato che i risultati dovrebbero spingere i consigli di amministrazione delle aziende e le associazioni del settore a trattare con urgenza il problema della cattiva condotta non finanziaria, poiché tali comportamenti alimentano una cultura lavorativa tossica che può danneggiare sia i consumatori sia l’integrità del mercato finanziario. Questa analisi arriva dopo una serie di audizioni parlamentari, i cui risultati pubblicati a gennaio hanno evidenziato l’esperienza negativa di molte donne nel settore finanziario. Sebbene gli atteggiamenti sessisti sembrino essere diminuiti negli uffici, le molestie si sono trasferite in contesti meno controllati, come conferenze e viaggi di lavoro. La preoccupazione per la cultura ostile verso le donne all’interno della finanza londinese è aumentata a seguito di alcuni scandali di rilievo, tra cui le accuse di molestie e aggressioni sessuali rivolte a Crispin Odey, fondatore di un importante hedge fund, il quale ha respinto ogni accusa. (Diogenenews 25/10/2024)
Colombia: il 46% degli imprenditori Empropaz supera la povertà
Diogenenews 25/10/2024: Dal 2018, una parte degli imprenditori e microimprenditori colombiani ha registrato una crescita delle vendite del 13% e un aumento dei profitti del 31%, grazie a iniziative di formazione, inclusione finanziaria e supporto mirato. Questo miglioramento ha permesso a circa il 46% dei partecipanti del programma Empropaz di superare la soglia di povertà. I risultati sono stati presentati il 17 ottobre, durante la Giornata mondiale per l’eliminazione della povertà. In questa occasione, la Banca Mondiale ha riportato che un terzo della popolazione colombiana vive ancora in povertà, mentre il 32% si trova in una situazione di vulnerabilità. Secondo i dati del Dane, alla fine del 2023, il 33% degli abitanti del paese si trovava in povertà monetaria (circa 16,7 milioni di persone), e l’11,4% in povertà estrema. Empropaz ha adottato un modello di supporto che permette ai partecipanti di acquisire competenze, anche digitali, per garantire la sostenibilità delle loro attività. L’obiettivo del programma è continuare a fornire strumenti che possano migliorare le condizioni di vita della popolazione più vulnerabile attraverso azioni sostenibili. Fino ad oggi, il programma ha seguito oltre 216.000 imprenditori e microimprenditori, tra cui il 59% sono donne. L’impatto positivo di Empropaz è stato verificato: molti dei partecipanti sono riusciti a superare la linea di povertà dopo il percorso di supporto. Tra questi, alcuni hanno avviato attività produttive che forniscono prodotti e servizi essenziali nelle loro comunità, riuscendo a garantire un futuro stabile alle proprie famiglie. Empropaz, attivo da sei anni, continua a sostenere 92 comuni colombiani colpiti da violenza e povertà, attraverso programmi di formazione finanziaria e promozione dell’imprenditorialità locale, favorendo la nascita e il consolidamento di nuove imprese in aree svantaggiate. (Diogenenews 25/10/2024)
Povertà e salute mentale: rischio triplicato di disturbi psicologici
Diogenenews 25/10/2024: Un rapporto pubblicato dall’Onu rivela che le persone in povertà hanno una probabilità tripla di sviluppare disturbi mentali come depressione e ansia rispetto a chi gode di maggiore benessere economico. La competitività e l’accento sul consumo nella vita moderna sono tra i principali fattori che minacciano la salute mentale, secondo lo studio redatto da Olivier De Schutter, relatore speciale delle Nazioni Unite per la povertà estrema e i diritti umani. Questo documento, intitolato “L’economia del burnout: povertà e salute mentale”, è stato presentato all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Il rapporto sottolinea come la povertà e le malattie mentali siano strettamente collegate in un ciclo difficile da spezzare: chi vive in condizioni economiche svantaggiate è più suscettibile a problemi psicologici, che a loro volta rendono più arduo uscire dalla povertà. Lo studio riporta che le persone a basso reddito hanno fino a tre volte più probabilità di soffrire di ansia, depressione e altre patologie psichiatriche rispetto ai più ricchi. A livello globale, si stima che oltre 970 milioni di individui, pari all’11% della popolazione mondiale, siano affetti da qualche forma di disturbo mentale. Tra questi, circa 280 milioni soffrono di depressione e 301 milioni di ansia. Il suicidio, una delle conseguenze più estreme di questi problemi, causa ogni anno circa 700.000 morti, rendendolo la quarta causa di decesso tra i giovani dai 15 ai 29 anni. Nei paesi membri dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), fino al 50% delle richieste di indennità per disabilità sono dovute a problemi di salute mentale, una percentuale che sale al 70% tra i giovani adulti. Inoltre, nel primo anno della pandemia di COVID-19, l’incidenza dei disturbi mentali è cresciuta del 25%, evidenziando l’impatto della crisi sanitaria globale sulla psiche. Il costo economico globale dei problemi di salute mentale è stimato in 1 trilione di dollari all’anno. Secondo il rapporto, investire nel trattamento della depressione e dell’ansia avrebbe un ritorno significativo, sia in termini di miglioramento del benessere individuale che di riduzione delle perdite economiche a livello mondiale. (Diogenenews 25/10/2024)


