Diogene – Agenzia 18/11/2024

Latina, morte Satnam Singh, il bracciante ferito e abbandonato: imprenditore a giudizio immediato

Diogenenews 18/11/2024: La procura di Latina ha chiuso le indagini sulla morte di Satnam Singh, bracciante indiano deceduto dopo un grave incidente sul lavoro. Antonello Lovato, titolare dell’azienda agricola dove Singh era impiegato, è accusato di omicidio volontario con dolo eventuale per aver scelto di abbandonare il lavoratore ferito davanti alla sua abitazione invece di chiamare i soccorsi. La condotta è stata definita “disumana” dal giudice, mentre le indagini evidenziano che l’uomo avrebbe avuto alte probabilità di sopravvivere con un intervento tempestivo. Chiesto il giudizio immediato per l’imprenditore. (Diogenenews 18/11/2024)


Transizione elettrica: l’Europa arranca mentre Cina e USA accelerano

Diogenenews 18/11/2024: Mentre eventi climatici estremi continuano a sconvolgere il pianeta, il dibattito sulla transizione verso l’auto elettrica si scontra con le dinamiche economiche e politiche globali. Gli Stati Uniti, sotto l’egida di Donald Trump, promettono un ritorno ai combustibili fossili, sottolineando la loro supremazia in riserve di petrolio e gas. Allo stesso tempo, l’Europa, da sempre pioniere nella riduzione delle emissioni, sembra in affanno nell’affrontare le sfide della decarbonizzazione del settore automobilistico. Il mercato offre tre tipologie di veicoli elettrici, ognuna con vantaggi e limiti specifici: Ibride tradizionali: Economiche e adatte a contesti urbani, riducono consumi e emissioni, ma perdono efficienza in autostrada. Nonostante il +20% di vendite nell’Ue nei primi nove mesi del 2024, il loro contributo alla riduzione delle emissioni resta limitato; Plug-in: Garantiscono un’autonomia maggiore e prestazioni migliori, ma le vendite sono calate dell’8%, complici i costi elevati e l’insufficienza delle infrastrutture di ricarica; 100% elettriche: Promettono i maggiori benefici ambientali a lungo termine, abbattendo le emissioni di gas serra di oltre il 60% rispetto ai veicoli a benzina. Tuttavia, costi ancora elevati e difficoltà di ricarica ne frenano la diffusione. Nel 2024, la quota di mercato europea è scesa al 13,1%, lontano dall’obiettivo del 20%. I dati mostrano che l’Europa è rimasta indietro. Paesi come la Norvegia guidano il mercato con una quota del 90% di auto elettriche, mentre in Italia il mercato è stagnante al 4%. La Germania, leader nelle immatricolazioni, ha perso terreno dopo il taglio dei sussidi, scendendo al 13,1%. Al Sud, gli incentivi sono frammentari e insufficienti, con l’Italia che taglierà ulteriormente il Fondo Automotive nel 2025. In contrasto, la Cina domina il settore. Dal 2009, Pechino ha investito oltre 230 miliardi di dollari in ricerca, infrastrutture e sussidi. Con oltre 10 milioni di stazioni di ricarica e un dominio sul mercato delle batterie, i produttori cinesi come BYD e CATL hanno conquistato il 15% del mercato europeo. Questo ha costretto Bruxelles a introdurre dazi per contrastare il dumping commerciale, ma l’efficacia di tali misure resta incerta.
Negli Stati Uniti, l’amministrazione Biden ha investito oltre 126 miliardi di dollari nello sviluppo dell’auto elettrica, creando migliaia di posti di lavoro. Tesla, leader mondiale, ha consolidato il proprio primato con la Model Y, il veicolo più venduto in America, Cina ed Europa. Tuttavia, l’entusiasmo per la transizione è bilanciato da una crescente pressione politica per rallentare i cambiamenti. Le contraddizioni del settore riflettono un dilemma irrisolto. Posticipare la transizione, come suggeriscono alcuni, potrebbe aggravare l’handicap competitivo europeo, mentre un’accelerazione richiede un coordinamento tra governi e industrie che oggi manca. Il dato certo è che i cambiamenti climatici non aspettano, e il tempo perso potrebbe rivelarsi fatale. L’Europa, con le sue gigafactory limitate e una politica di incentivi frammentata, rischia di perdere la corsa tecnologica. Serve un piano unitario che includa investimenti massicci nelle infrastrutture di ricarica, incentivi mirati per le famiglie meno abbienti e una maggiore cooperazione industriale per produrre veicoli accessibili. In un contesto globale in cui Pechino detta le regole e gli Stati Uniti si affidano a giganti come Tesla, l’Europa deve scegliere se restare un attore secondario o riconquistare la leadership in un mercato che definirà il futuro dell’industria e del pianeta. (Diogenenews 18/11/2024)


Ocse: occupazione immigrati al 71,8% nel 2023, record storico

Diogenenews 18/11/2024: Il tasso di occupazione degli immigrati nei Paesi Ocse ha raggiunto il massimo storico del 71,8% nel 2023, accompagnato da una diminuzione del tasso di disoccupazione al 7,3%, secondo il rapporto International Migration Outlook 2024. La forte domanda di manodopera ha spinto molti Paesi, tra cui Stati Uniti, Canada e Ue, a livelli record di assunzioni di lavoratori stranieri. Nel 2023 sono stati rilasciati oltre 2,4 milioni di permessi di lavoro (+16% rispetto al 2022), con un aumento anche nei flussi di studenti internazionali (+6,7%). Tuttavia, permangono differenze regionali: in Paesi come Polonia, Lituania ed Estonia, i rifugiati ucraini hanno raggiunto tassi di occupazione superiori al 50%, mentre in Germania, Austria e Belgio il dato è inferiore al 25%, ostacolato da barriere linguistiche e politiche di integrazione insufficienti. L’Italia registra tassi inferiori alla media Ocse: solo il 64% degli immigrati è occupato, con una disoccupazione al 10,3%. Inoltre, il tasso di imprenditorialità degli stranieri è inferiore di 6,1 punti rispetto a quello degli italiani, frenato da difficoltà nell’accesso al credito e ostacoli burocratici. Il rapporto evidenzia che l’imprenditorialità migrante ha generato quasi 4 milioni di posti di lavoro tra il 2011 e il 2021 nei Paesi Ocse. Le imprese guidate da immigrati, particolarmente nei settori dell’innovazione, contribuiscono a incrementare la competitività e lo sviluppo economico dei Paesi di accoglienza. (Diogenenews 18/11/2024)


Manipur: 23 arresti per violenze e incendi, proteste dopo il ritrovamento di sei cadaveri

Diogenenews 18/11/2024: La polizia dello stato nordorientale di Manipur, in India, ha arrestato 23 persone accusate di aver saccheggiato e incendiato le abitazioni di legislatori e ministri nella capitale Imphal, in seguito alle proteste scoppiate dopo il ritrovamento di sei corpi. Le tensioni tra le comunità Meitei e Kuki, in conflitto dal maggio 2023, hanno già causato almeno 250 morti e 60.000 sfollati. Tra i cadaveri trovati domenica, vi sono una donna e un bambino di due anni appartenenti a una famiglia Meitei scomparsa e un uomo Kuki, la cui morte potrebbe essere collegata agli scontri etnici in corso, secondo le autorità. Gli episodi di violenza si sono intensificati dopo che una donna Kuki di 31 anni è stata bruciata viva, un atto attribuito ai ribelli Meitei. Per contenere la situazione, la polizia ha imposto un coprifuoco a tempo indeterminato, sospeso i servizi Internet e telefonia mobile e dispiegato ulteriori forze di sicurezza. Gli scontri, proseguiti per due giorni, hanno provocato otto feriti e costretto le autorità a usare gas lacrimogeni per disperdere la folla. La crisi ha assunto una dimensione politica con l’opposizione che accusa il governo centrale di inattività. Rahul Gandhi, leader del Congresso Nazionale Indiano, ha sollecitato il primo ministro Narendra Modi a visitare lo stato, criticando la mancata azione del governo per risolvere la crisi. Nel frattempo, il National People’s Party (NPP), alleato del partito al governo Bharatiya Janata Party (BJP), ha ritirato il proprio sostegno all’amministrazione statale, accusando il primo ministro del Manipur, N Biren Singh, di incapacità nella gestione del conflitto. Il conflitto in corso ha diviso il Manipur in due aree etniche: la valle, sotto il controllo dei Meitei, e le colline, dominate dai Kuki. Le tensioni, alimentate dall’inclusione dei Meitei come “tribù programmata” che li rende idonei ai benefici delle politiche governative, hanno trasformato lo stato in un campo di battaglia etnico. (Diogenenews 18/11/2024)


Ue, accordo sul bilancio 2025: stanziati 199,4 miliardi di euro

Diogenenews 18/11/2024: Il Parlamento europeo e il Consiglio europeo hanno raggiunto un accordo sul bilancio dell’Unione europea per il 2025, fissato a 199,4 miliardi di euro. La Commissione europea ha espresso soddisfazione per l’intesa, sottolineando che il nuovo bilancio permetterà di mantenere gli impegni politici assunti, inclusi quelli definiti nella revisione intermedia del quadro finanziario pluriennale, avvenuta a inizio 2024. La ripartizione dei fondi vede una priorità per coesione, resilienza e valori, con quasi 78 miliardi di euro stanziati, seguiti da 56,7 miliardi destinati a risorse naturali e ambiente. Al mercato unico, innovazione e digitale sono riservati 21,5 miliardi, mentre 16,3 miliardi andranno alle politiche di vicinato e internazionali. La pubblica amministrazione europea riceverà 12,84 miliardi, con ulteriori 4,79 miliardi destinati alla gestione delle migrazioni e delle frontiere, e 2,63 miliardi stanziati per sicurezza e difesa. Il commissario per il Bilancio, Johannes Hahn, ha commentato l’accordo definendolo un equilibrio tra le necessità immediate di finanziamento e la continuità di programmi di successo. “Questo bilancio ci consente di affrontare le sfide attuali e future, come le transizioni verde e digitale, rafforzare la resilienza dell’Unione e rispondere alle conseguenze della guerra in Ucraina e alla crisi in Medio Oriente”, ha dichiarato Hahn. Il bilancio 2025 conferma l’impegno dell’Ue verso una strategia che guarda al futuro, mantenendo gli obiettivi politici e sostenendo iniziative che favoriscano la stabilità e la crescita dell’Unione europea. (Diogenenews 18/11/2024)


Ciad: tra povertà, cambiamenti climatici e conflitti armati

Diogenenews 18/11/2024: Il Ciad, dove oltre il 40% della popolazione vive sotto la soglia di povertà, affronta una crisi cronica aggravata da conflitti, disastri climatici e instabilità regionale. Le recenti inondazioni hanno colpito duramente famiglie già provate, mentre il flusso di sfollati dal Sudan, in guerra civile, e gli attacchi di Boko Haram aumentano la pressione sul Paese. Nonostante sia esportatore di petrolio dal 2003, il Ciad rimane tra i Paesi meno sviluppati al mondo. La maggior parte dei proventi petroliferi finisce in armi o alle multinazionali, mentre pochi investimenti sono stati destinati a infrastrutture o servizi essenziali. Papa Francesco ha invocato la riduzione del debito per i Paesi poveri come il Ciad. Tale misura, se ben gestita, potrebbe migliorare l’accesso all’acqua, all’assistenza sanitaria e all’istruzione, oltre a sostenere l’agricoltura e le infrastrutture. Tuttavia, l’efficacia dipenderà dalla capacità del governo di utilizzare i fondi in modo trasparente. Le inondazioni ricorrenti, causate dall’incontro dei fiumi Chari e Logone a N’Djamena, distruggono raccolti e abitazioni. Il sistema di smaltimento dei rifiuti e la gestione dell’acqua rimangono gravemente insufficienti, peggiorando la qualità della vita. Dal 2009, Boko Haram ha intensificato le incursioni nella regione del Lago Ciad. Il fragile equilibrio politico interno e i disordini legati alla transizione presidenziale del 2021 complicano ulteriormente la situazione. Nonostante le sfide, i missionari comboniani riportano segnali di resilienza, con comunità locali che si organizzano per sostenere i più vulnerabili. Fratel Enrico Gonzales, attivo nell’area di confine con il Sudan, osserva come i rifugiati trovino nel Ciad un rifugio relativamente sicuro, nonostante le difficoltà logistiche e umanitarie. Il Ciad rimane un simbolo delle sfide che il Sahel deve affrontare: povertà strutturale, conflitti e impatti devastanti dei cambiamenti climatici. Il sostegno internazionale è fondamentale, ma richiede una strategia sostenibile per affrontare le cause profonde della crisi. (Diogenenews 18/11/2024)


Accordo UE-Mercosur: la Francia tenta di opporsi, ma l’Europa resta divisa

Diogenenews 18/11/2024: La Francia si oppone con forza all’accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e i Paesi del Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay, Paraguay e Bolivia), un trattato che, dopo oltre venticinque anni di negoziati, è prossimo alla conclusione. Tuttavia, nonostante un consenso politico interno raro, Parigi fatica a trovare appoggi sufficienti tra i partner europei per bloccare il testo. L’accordo prevede vantaggi per diversi settori europei, come l’industria, i prodotti lattiero-caseari e le indicazioni geografiche protette. Tuttavia, suscita forti critiche da parte degli agricoltori francesi, in particolare allevatori di bestiame, pollame e cereali, che temono un aumento della concorrenza sleale. Questi settori già fragili vedrebbero peggiorare la propria situazione, soprattutto a causa della difficoltà di competere con metodi di produzione meno regolamentati, come l’uso di pesticidi, ormoni e standard ambientali più permissivi. Se in Francia il rifiuto dell’accordo unisce il governo, il Presidente della Repubblica e l’Assemblea nazionale, a livello europeo la situazione è diversa. La maggior parte degli Stati membri ritiene che abbandonare il trattato sarebbe un errore strategico, specialmente in un contesto globale segnato dal protezionismo americano e dall’espansione cinese in Sud America. L’accordo è visto come un’opportunità per l’Europa di rafforzare la propria presenza commerciale in un mondo sempre più competitivo. Parigi, indebolita da un modello agricolo in difficoltà e dalla prospettiva di nuove proteste sociali, non sembra avere la forza necessaria per influenzare Bruxelles. Gli agricoltori francesi, già colpiti da cambiamenti climatici e redditi in calo, vedono nell’accordo un ulteriore ostacolo alla loro sopravvivenza economica. Intanto, l’impossibilità di bloccare il trattato potrebbe erodere ulteriormente il peso politico della Francia in Europa, alimentando sentimenti euroscettici tra la popolazione. Se il trattato fosse approvato senza modifiche, segnerebbe una vittoria per la Commissione Europea, ma rischierebbe di lasciare un solco profondo nei rapporti tra Parigi e Bruxelles. La questione rappresenta un test cruciale per l’unità e la capacità dell’Unione di bilanciare interessi nazionali e strategie globali. (Diogenenews 18/11/2024)


Rio de Janeiro: 733 piatti vuoti in spiaggia per denunciare la fame nel mondo

Diogenenews 18/11/2024: Un’installazione simbolica con piatti vuoti e una croce è apparsa sulla spiaggia di Rio de Janeiro per denunciare la piaga della fame nel mondo. L’iniziativa, organizzata dalla ONG Rio for Peace, ha anticipato di poche ore l’apertura del vertice del G20, che si terrà lunedì e martedì in Brasile. Durante il summit sarà lanciata una “Alleanza Globale contro la Fame e la Povertà”, con l’obiettivo di sensibilizzare i leader mondiali. Antonio Carlos Costa, presidente della ONG, ha spiegato il significato dell’installazione: i 733 piatti vuoti rappresentano i 733 milioni di persone che, secondo le Nazioni Unite, hanno sofferto la fame nel 2023. “I leader presenti al vertice del G20 hanno il potere e la responsabilità di agire contro questa crisi globale che continua a mietere vittime ogni giorno”, ha dichiarato Costa. La manifestazione punta i riflettori sulla necessità di soluzioni concrete per sradicare la fame, affidando ai partecipanti del G20 il compito di affrontare una delle più gravi emergenze umanitarie globali. L’evento coincide con la COP29 a Baku, dove si discute della crisi climatica, un tema strettamente legato alla sicurezza alimentare.
Il vertice del G20, i cui stati membri sono responsabili dell’80% delle emissioni globali di CO2, dedicherà la sessione plenaria di martedì a sviluppo sostenibile e transizione energetica, temi chiave per costruire un futuro in cui fame e povertà possano essere eradicate. (Diogenenews 18/11/2024)


Germania: lavoratori autonomi in difficoltà, cresce il rischio di chiusure

Diogenenews 18/11/2024: Un sondaggio dell’istituto ifo di Monaco rivela che il 20% dei lavoratori autonomi in Germania si trova in una situazione economica critica, con il 18% che teme di dover chiudere la propria attività. Il dato è in aumento rispetto all’anno precedente, quando la quota era del 16,5%. La principale causa di questa crisi è la mancanza di ordini, che sta mettendo sotto pressione un settore già fragile. A ottobre, il 48,5% dei lavoratori autonomi ha segnalato una scarsità di ordini, in aumento rispetto al 44,4% di giugno. Questa percentuale è superiore a quella registrata nel resto dell’economia, dove il 41,5% delle aziende lamenta una domanda insufficiente. Secondo Katrin Demmelhuber, esperta dell’ifo, “l’incertezza economica sta frenando le grandi aziende, che esitano a commissionare lavori”. L’indice economico dei lavoratori autonomi e dei microimprenditori è sceso per il terzo mese consecutivo a ottobre, segnando un ulteriore peggioramento delle condizioni attuali. Sebbene le prospettive per i prossimi mesi siano leggermente meno pessimistiche, la situazione rimane critica. Le nuove stime autunnali della Commissione Europea non prevedono una ripresa significativa per la Germania. Il prodotto interno lordo tedesco dovrebbe contrarsi dello 0,1% nel 2024, con una modesta crescita dello 0,7% nel 2025, il dato più basso tra i Paesi dell’eurozona. Questi segnali allarmanti sottolineano la crescente pressione sui lavoratori autonomi, evidenziando l’urgenza di interventi per sostenere un settore che rischia di essere fortemente penalizzato dalla stagnazione economica. (Diogenenews 18/11/2024)


Il Vietnam trae profitto dalle esportazioni multimilionarie di pangasio

Diogenenews 18/11/2024: Le esportazioni di pangasio, il pesce d’acqua dolce originario del sud-est asiatico, hanno raggiunto 1,56 miliardi di dollari alla fine di ottobre 2024, segnando un incremento dell’8,9% rispetto allo stesso periodo del 2023. Questo dato conferma il ruolo centrale del pangasio nell’industria ittica vietnamita, con l’alta stagione delle esportazioni negli ultimi mesi dell’anno che rappresenta un’opportunità per migliorare i margini di vendita, come ha sottolineato To Thi Tuong Lan, vice segretario generale dell’Associazione degli esportatori e produttori di acquacoltura del Vietnam. Durante una conferenza svoltasi nella provincia di Dong Thap, il settore ha tracciato un bilancio delle attività del 2024, evidenziando che la superficie dedicata alla coltivazione del pangasio ha raggiunto 5.370 ettari, con una produzione stimata di 1,67 milioni di tonnellate. Questi numeri riflettono la crescente rilevanza del pangasio come prodotto strategico per le esportazioni ittiche vietnamite. L’espansione delle esportazioni di pangasio rappresenta una sfida e un’opportunità per il Vietnam. Gli sforzi per migliorare la qualità, adottare nuove tecnologie e diversificare i mercati internazionali puntano a consolidare il ruolo del pangasio come pilastro dell’industria ittica vietnamita, rispondendo alle esigenze di un mercato globale sempre più competitivo. (Diogenenews 18/11/2024)