Migranti: calano del 39% gli ingressi irregolari in Ue nei primi 8 mesi del 2024
Diogenenews 16/09/2024: Nei primi otto mesi del 2024, l’Unione europea ha registrato una diminuzione del 39% negli ingressi irregolari, secondo i dati preliminari diffusi da Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera. Tra le rotte più colpite da questa riduzione vi sono quella dei Balcani occidentali, che ha visto un calo del 77%, e quella del Mediterraneo centrale, con un decremento del 64%. Tuttavia, alcuni percorsi migratori hanno registrato aumenti significativi, come la rotta dell’Africa occidentale, che ha avuto un incremento del 123%, e la frontiera terrestre occidentale, che ha visto un aumento del 193%. I migranti provenienti principalmente da Siria, Mali e Afghanistan hanno rappresentato la maggioranza degli arrivi nel 2024. La nota dell’Agenzia Ue sottolinea che il calo di arrivi lungo la rotta del Mediterraneo centrale è dovuto in gran parte alle misure di prevenzione attuate da Tunisia, Libia e Turchia, nonché agli accordi stipulati tra l’Unione Europea e i principali Paesi di origine. Nonostante il calo complessivo, la rotta del Mediterraneo centrale rimane la più utilizzata per entrare nell’Ue, con 41.250 attraversamenti registrati nel periodo considerato, mentre il Mediterraneo orientale ha visto un aumento del 39% negli arrivi. (Diogenenews 16/09/2024)
Il primo passo verso un futuro senza fossili: L’Aja vieta la pubblicità dei combustibili inquinanti
Diogenenews 16/09/2024: Il segretario generale dell’ONU, António Guterres, aveva lanciato un pressante appello alla comunità internazionale il 5 giugno scorso, chiedendo a ogni Paese di vietare la pubblicità delle industrie dei combustibili fossili, ritenute tra i principali responsabili del cambiamento climatico. Questa richiesta si ispira al modello di regolamentazione utilizzato contro il tabacco, suggerito anche dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) come misura per mitigare gli effetti del riscaldamento globale. A distanza di cento giorni, è arrivata la prima risposta concreta: il Comune dell’Aja, nei Paesi Bassi, ha approvato una legge che proibisce la pubblicità dei prodotti legati ai combustibili fossili. Questa normativa, che entrerà in vigore il primo gennaio, fa dell’Aja la prima città al mondo a compiere un simile passo. Leonie Gerritsen, leader del Partito per gli animali e promotrice della proposta, ha sottolineato l’importanza di questa decisione: “È un segnale forte: dobbiamo liberarci dalla dipendenza dai combustibili fossili. L’Aja punta a diventare climaticamente neutra entro il 2030, quindi è contraddittorio permettere alla pubblicità di promuovere prodotti dannosi per l’ambiente.” Il divieto riguarda pubblicità di beni e servizi ad alta emissione di carbonio, come viaggi in aereo, crociere, automobili, carburanti e fornitori di gas. Anche la federazione “Advertising Fossil Fuel Free”, che coordina la campagna contro la pubblicità dei combustibili fossili, ha accolto con favore la decisione. Femke Sleegers, tra i principali promotori dell’iniziativa, ha elogiato il coraggio dell’Aja nel prendere posizione contro la crisi climatica: “Se vogliamo eliminare gli idrocarburi, dobbiamo smettere di promuoverli.” Sleegers ha inoltre aggiunto che questa decisione potrebbe essere l’inizio di una reazione a catena, poiché il Comune ha dimostrato che basta una semplice ordinanza per imporre il divieto, aggirando l’inazione dei governi nazionali. Altri municipi, come quelli di Zwolle e Tilburg, stanno seguendo l’esempio dell’Aja, sviluppando regolamentazioni simili. Tuttavia, altre città hanno preferito perseguire accordi volontari con gli operatori pubblicitari, una strategia che potrebbe rallentare la scomparsa di queste pubblicità per diversi anni. Mentre i governi nazionali tentennano, anche a causa dei finanziamenti elettorali provenienti dalle grandi compagnie petrolifere, sono i tribunali a portare avanti la lotta per l’abbandono dei combustibili fossili, come concordato nell’ultimo vertice ONU sul clima a Dubai. Un esempio recente arriva dal Regno Unito, dove l’Alta Corte ha annullato l’autorizzazione concessa dal precedente governo conservatore per la costruzione della miniera di carbone di Whitehaven, la prima miniera di carbone profonda del paese. Il nuovo primo ministro laburista, Keir Starmer, aveva già ritirato il sostegno al progetto situato in Cumbria, nel nord-ovest dell’Inghilterra. Il giudice David Holgate ha sentenziato che l’argomentazione della West Cumbria Mining, secondo cui la miniera non avrebbe aumentato le emissioni nette di gas serra, era “giuridicamente errata”. La decisione si basa su una storica sentenza della Corte Suprema britannica, che ha stabilito l’obbligo di considerare l’impatto ambientale derivante dalla combustione di carbone, petrolio e gas quando si esaminano nuovi progetti legati ai combustibili fossili. (Diogenenews 16/09/2024)
Il boom delle vendite in nuda proprietà: una risposta alla crisi economica degli anziani in Italia
Diogenenews 16/09/2024: La necessità comune a molti anziani oggi è poter disporre rapidamente di una somma consistente di denaro. Le ragioni possono variare, ma solitamente si riducono a due motivi principali: la necessità di coprire le spese per l’assistenza e le cure con l’avanzare dell’età, oppure di sostenere economicamente i figli in difficoltà. In un’Italia sempre più anziana e povera, dove l’accesso a servizi di welfare adeguati è sempre più difficile, sta emergendo un trend significativo: il boom delle vendite di case in nuda proprietà. Questa soluzione permette al venditore di cedere la proprietà dell’immobile mantenendo però il diritto di abitarvi per tutta la vita (salvo diverse disposizioni definite nell’atto notarile). Quando la pensione non è sufficiente e i risparmi accumulati si sono esauriti, monetizzare il valore dell’immobile diventa spesso l’unica soluzione per affrontare i costi legati alla vecchiaia. I dati confermano la crescente diffusione di questa pratica: il rapporto OMI (Osservatorio Mercato Immobiliare) del 2024 evidenzia che, mentre le compravendite immobiliari complessive sono calate del 9,7% rispetto al 2022, le transazioni di nuda proprietà sono aumentate dell’1,7%. Un terzo di queste operazioni si concentra nel Nord Ovest del Paese. L’incremento maggiore si registra nelle città capoluogo, con un +2,9%, mentre nei comuni più piccoli l’aumento è stato dell’1,2%. Sebbene le vendite di nuda proprietà rappresentino ancora una parte marginale del mercato (3,9% del totale), il fenomeno non può essere ignorato. Gli esperti, infatti, sottolineano che molte transazioni di questo tipo avvengono all’interno delle famiglie, spesso per ragioni fiscali o per riorganizzare il patrimonio. Anche le ACLI hanno recentemente sollevato un allarme riguardo alla povertà e alla fragilità legate agli immobili, segnalando un aumento delle vendite di nuda proprietà da parte di anziani che, con l’intento di pagare assistenti o badanti, vendono la casa ma ne mantengono l’usufrutto. Partendo da Bologna e poi estendendosi al resto del Paese, le ACLI hanno notato che questo fenomeno emerge chiaramente dai dati ISEE, dalle dichiarazioni dei redditi e dai servizi offerti dai loro CAF. Simone Zucca, direttore della rete dei CAF ACLI, conferma che il trend è già in atto e probabilmente crescerà nei prossimi anni: “I nostri clienti mostrano una crescente difficoltà nel gestire le spese legate all’assistenza, mentre i loro redditi non riescono a tenere il passo con le necessità legate al welfare”. Per molti anziani, quindi, possedere una casa non è più sinonimo di ricchezza o un bene da lasciare in eredità, ma diventa una risorsa da convertire in liquidità per far fronte alle spese. Nelle grandi città, dove i valori immobiliari sono più alti, il fenomeno è più marcato rispetto alle aree interne o ai piccoli centri, dove le reti sociali più solide offrono un maggiore supporto agli anziani, riducendo la necessità di ricorrere a badanti o case di riposo. Le basse pensioni sono un altro fattore che incide sulle scelte di chi vende. Secondo il sito della Cisl Pensionati, la vendita della nuda proprietà con usufrutto vitalizio è diventata sempre più diffusa tra gli anziani, soprattutto in tempi di crisi economica. In Italia, circa 1,3-1,4 milioni di famiglie anziane possiedono una casa di valore medio-alto ma hanno un reddito basso. Inoltre, il 21% di queste famiglie ha risparmi limitati o nulli, anche se una parte considerevole vive in abitazioni del valore superiore ai 200mila euro. L’aumento di interesse verso questa formula di compravendita non riguarda solo i venditori, ma anche gli acquirenti. Roberto Preatoni, a capo di una holding specializzata in questo tipo di operazioni, racconta che la sua rete di 50 agenzie riceve tra le 30 e le 40 richieste al giorno da chi vuole comprare o vendere una nuda proprietà. Per gli acquirenti, i vantaggi sono molti: è possibile acquistare immobili a prezzi scontati (tra il 25% e il 30% in meno), con la possibilità di rivendere la nuda proprietà in futuro a un valore superiore, dato che il prezzo tende a crescere con l’invecchiamento dell’usufruttuario. Oltre ai benefici fiscali, gli acquirenti percepiscono sempre più il loro investimento come un’azione con un forte impatto sociale, in un contesto in cui il 27% degli over 75 dichiara di non poter contare su figli, parenti o vicini per il proprio sostentamento. La figura dell’acquirente, che in passato poteva essere vista con sospetto, è oggi considerata in modo diverso: non come uno speculatore, ma come qualcuno che fornisce agli anziani quella liquidità necessaria per migliorare la loro qualità di vita. (Diogenenews 16/09/2024)
Manovra economica 2024: meno tasse per le famiglie con più figli. Verso l’introduzione del “quoziente familiare”
Diogenenews 16/09/2024: Chi ha più figli potrebbe pagare meno tasse. Tra le numerose proposte che accompagnano la preparazione della manovra economica, emerge un’idea che potrebbe rappresentare un primo passo verso l’introduzione del “quoziente familiare”, pensato per favorire i nuclei familiari più numerosi. Il piano del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, prevede l’introduzione di un tetto per le detrazioni fiscali, che varierebbe in base al reddito e al numero di figli. Tuttavia, questa proposta dovrà essere valutata attentamente per quanto riguarda la sua fattibilità e i costi associati, dato che la manovra deve rispettare i vincoli imposti dall’infrazione per disavanzo eccessivo aperta dall’Unione Europea e dalle nuove regole del Patto di stabilità. L’idea in discussione è quella di aumentare le detrazioni per le famiglie numerose, incluse le spese per istruzione, mense scolastiche e attività sportive, alzando il tetto degli oneri detraibili. Questa misura sarebbe accompagnata dall’assegno unico, che già riunisce vari sussidi precedentemente erogati alle famiglie, come il bonus bebè e le detrazioni per i figli a carico. Il costo di questa operazione dipenderà dal limite che verrà fissato per le nuove detrazioni e dalla platea di beneficiari coinvolti. Sebbene il quoziente familiare sia un obiettivo del Governo, la sua implementazione rimane complessa. Una delle principali critiche a questo sistema è che avvantaggerebbe soprattutto le famiglie con redditi più alti, risultando meno conveniente per quelle a basso reddito o monoreddito. Prima di procedere, sarà necessario identificare con precisione le risorse finanziarie per coprire i costi di queste nuove misure. Una delle ipotesi sul tavolo è quella di razionalizzare e ridurre il numero di agevolazioni fiscali attualmente in vigore, un’operazione annunciata più volte ma mai completamente realizzata. L’Ufficio parlamentare di bilancio stima che ci siano attualmente 625 bonus e detrazioni fiscali, che generano un minor gettito di 105 miliardi di euro. Tuttavia, considerando le spese fiscali non comprimibili legate a casa, salute, istruzione, politiche sociali e previdenza, il numero di agevolazioni riducibili scenderebbe a 412. Anche se questa operazione si preannuncia complessa, la somma recuperabile non supererebbe il miliardo di euro, una cifra ben lontana dai 5-6 miliardi necessari per il pacchetto di misure sulla natalità. Il rilancio della natalità non è un tema nuovo per Giorgetti. Già nel 2023 aveva proposto di esentare dalle tasse le famiglie con più di due figli e di costruire una manovra fiscale basata su una revisione delle detrazioni. Tuttavia, resta da vedere se questa sia davvero la strada più efficace. L’intenzione iniziale del Governo era quella di introdurre il quoziente familiare in modo completo, dividendo il reddito complessivo della famiglia per il numero dei componenti, senza considerare il patrimonio, a differenza di quanto avviene con l’ISEE. Questo principio è stato ribadito dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel suo discorso programmatico in Parlamento, due anni fa. Meloni aveva sottolineato la necessità di contrastare il declino demografico e promuovere la genitorialità, impegnandosi ad aumentare l’assegno unico e universale e a sostenere le giovani coppie nell’acquisto della prima casa, con l’obiettivo di introdurre progressivamente il quoziente familiare. Il calcolo di questo sistema fiscale si baserebbe sul reddito della famiglia, corretto in base al numero dei componenti secondo una scala di equivalenza. (Diogenenews 16/09/2024)
Amazon e Flipkart sotto accusa: pratiche anticoncorrenziali nel mirino dell’antitrust indiano
Diogenenews 16/09/2024: Le autorità antitrust indiane hanno formalmente accusato Amazon e Flipkart, il suo principale concorrente locale, di aver violato le norme sulla concorrenza. La Competition Commission of India (CCI) ha pubblicato due rapporti dettagliati – uno di oltre mille pagine e l’altro di quasi 1.700 – in cui vengono contestate diverse pratiche scorrette messe in atto dai due giganti dell’e-commerce. Le accuse principali riguardano l’offerta di sconti eccessivi per danneggiare i concorrenti, il trattamento preferenziale riservato ad alcuni venditori selezionati e una presunta “collusione” con marchi come Samsung, Motorola, Realme, OnePlus e Xiaomi nel caso di Amazon, e Samsung, Motorola, Realme, Vivo e Lenovo per Flipkart. Tutte queste società rischiano sanzioni significative. Le critiche si concentrano in particolare sulle strategie di lancio dei nuovi modelli di telefoni cellulari da parte di questi marchi, che in India vengono spesso venduti in esclusiva per un certo periodo solo su Amazon e Flipkart. Secondo un alto funzionario dell’antitrust, il concetto di esclusiva è considerato contrario ai principi della libera concorrenza e svantaggioso per i consumatori. L’accusa di trattamento preferenziale, inoltre, si riferisce al fatto che molti dei venditori che occupano posizioni di rilievo su queste piattaforme godono di rapporti privilegiati con le stesse, creando così una barriera all’ingresso per altri concorrenti. I rapporti evidenziano che Amazon avrebbe favorito sei venditori, mentre Flipkart, controllata da Walmart, avrebbe privilegiato ben 33 venditori. Questi venditori selezionati beneficerebbero di una serie di vantaggi, come servizi di marketing e gestione del magazzino a costi ridotti, resi possibili dagli utili internazionali delle due piattaforme. La CCI sostiene che questo sistema sia stato progettato per creare un ambiente in cui altri venditori faticano a sopravvivere. Un ulteriore elemento critico è rappresentato dalle politiche di sconto aggressive, che avrebbero portato a vendite sottocosto, marginalizzando una parte significativa dei venditori. Nel mercato indiano dei telefoni cellulari, Xiaomi e Vivo detengono ciascuna il 19% delle vendite in termini di volume, mentre Samsung guida il settore con una quota del 24% in valore. Le piattaforme di e-commerce hanno un’influenza crescente, gestendo circa il 50% delle vendite complessive, una percentuale che nel 2013 non superava il 15%. Questo crescente dominio di Amazon e Flipkart, che controllano rispettivamente il 35% e il 55% del mercato, ha suscitato preoccupazioni nella potente lobby dei piccoli commercianti. L’indagine su Amazon e Flipkart è stata avviata nel 2020 a seguito di una denuncia presentata dalla Confederation of All India Traders, un’organizzazione che rappresenta 80 milioni di commercianti in tutto il Paese. (Diogenenews 16/09/2024)
Povertà educativa: 431 mila giovani italiani hanno solo la terza media
Diogenenews 16/09/2024: L’Italia sta affrontando un problema di vera e propria povertà educativa, come evidenziato dall’ultimo studio dell’Ufficio studi della CGIA basato su dati Eurostat e Istat. Nel nostro Paese, circa 431mila giovani hanno scelto di interrompere gli studi, fermandosi al diploma di terza media. Questi ragazzi, tra i 18 e i 24 anni, nel 2023 hanno dichiarato di aver abbandonato la scuola prematuramente. Oltre alla licenza media, non hanno completato alcun percorso di formazione professionale di durata superiore a due anni e attualmente non frequentano alcun corso di istruzione o formazione. Il fenomeno della povertà educativa è particolarmente sentito nel Mezzogiorno, ma desta preoccupazione anche in alcune aree del Nord. “La percentuale di giovani tra i 18 e i 24 anni che hanno abbandonato gli studi è in calo a livello nazionale negli ultimi anni,” si legge nel rapporto della CGIA. Tuttavia, il problema resta grave per i giovani provenienti da famiglie socialmente fragili e con difficoltà economiche significative. Secondo il comunicato, nei prossimi anni questi giovani incontreranno grandi difficoltà a trovare un impiego di qualità e ben remunerato. Le trasformazioni in corso, come la transizione ecologica e quella digitale, rischiano di escluderli ulteriormente dal mercato del lavoro. Anche le imprese, infatti, saranno sempre più in difficoltà nel reperire figure altamente specializzate, competenze che si acquisiscono solo con il conseguimento di un diploma, un corso ITS o una laurea. Le regioni del Sud e le Isole registrano i tassi di abbandono scolastico più elevati. La Sardegna, con un tasso del 17,3% nel 2023, è la regione più colpita, seguita dalla Sicilia (17,1%) e dalla provincia autonoma di Bolzano (16,2%). A seguire troviamo la Campania con il 16%, la Puglia con il 12,8% e la Calabria con l’11,8%. In termini assoluti, il maggior numero di giovani che hanno abbandonato gli studi si registra in Campania con 72mila persone, seguita dalla Sicilia con 62mila, dalla Lombardia con 53mila e dalla Puglia con 38mila. Nonostante la gravità della situazione, rispetto al 2019 si rileva un calo del tasso di abbandono scolastico in quasi tutte le regioni. Fanno eccezione la Liguria, il Veneto, la Provincia Autonoma di Trento e la Provincia Autonoma di Bolzano, dove il fenomeno è in aumento. (Diogenenews 16/09/2024)
Otto migranti muoiono in un naufragio nel Canale della Manica. 45 i morti nell’area nel 2024
Diogenenews 16/09/2024: Otto migranti hanno perso la vita nel naufragio di una barca clandestina al largo di Ambleteuse, nel Pas-de-Calais, durante la notte tra sabato e domenica. Questo tragico evento ha portato il numero totale delle vittime nelle traversate verso il Regno Unito attraverso la Manica a oltre 45 nel 2024. Secondo una fonte dei soccorsi intervistata dall’AFP, l’imbarcazione, sovraccarica, si è ribaltata quando era ancora molto vicina alla costa. Le autorità hanno confermato la morte di otto passeggeri, come riferito anche da fonti di polizia. Il prefetto del Pas-de-Calais, Jacques Billant, si è recato sul luogo del disastro e avrebbe dovuto aggiornare la stampa sulla situazione nella mattinata di domenica. Questa tragedia segue a meno di due settimane di distanza dal peggior naufragio dell’anno nella stessa zona, avvenuto il 3 settembre, che aveva causato la morte di dodici persone. Con l’episodio più recente, il bilancio dei morti nelle traversate irregolari della Manica nel 2024 è il più alto da quando il fenomeno è iniziato nel 2018. Negli ultimi giorni, le condizioni meteorologiche favorevoli hanno spinto molti a tentare la traversata. Tra venerdì e sabato, la prefettura marittima della Manica e del Mare del Nord ha riferito che circa 200 persone sono state salvate durante operazioni di soccorso in mare. Durante lo stesso periodo, il Centro regionale di sorveglianza operativa e di salvataggio di Cap Gris-Nez ha monitorato 18 tentativi di partenza. La volontaria di un’associazione locale, Christine Leclair, ha riferito all’AFP che una seconda barca è partita da Ambleteuse intorno alle 7:30 della domenica. Leclair ha spiegato che i tentativi di attraversamento avvengono continuamente, indipendentemente dalla stagione o dalle condizioni climatiche, quando il mare è calmo. Le tragedie sono state numerose durante l’estate. A metà luglio, sei migranti sono morti in tre incidenti separati: quattro il 12 luglio, una donna eritrea il 17 e un altro uomo il 19 dello stesso mese. Le traversate avvengono in condizioni estremamente rischiose, spesso su imbarcazioni precarie. Nel naufragio del 3 settembre, solo meno di otto persone avevano ricevuto giubbotti di salvataggio dai trafficanti, ha dichiarato Gérald Darmanin, ministro degli Interni dimissionario, durante una visita a Boulogne-sur-Mer. Darmanin ha sollecitato la firma di un accordo tra il Regno Unito e l’Unione Europea per fermare le partenze illegali. Secondo le autorità britanniche, dall’inizio dell’anno più di 22.000 migranti hanno raggiunto l’Inghilterra attraversando la Manica su piccole imbarcazioni. Dal 2018, quasi 136.000 persone hanno tentato la traversata dalla Francia, in risposta alle crescenti misure di sicurezza che rendono difficile l’accesso al tunnel sotto la Manica e al porto di Calais. Il nuovo governo laburista britannico, guidato da Keir Starmer, ha promesso di intensificare gli sforzi per combattere l’immigrazione illegale, incrementando le deportazioni e contrastando i trafficanti. Quest’estate, il Regno Unito è stato scosso da violente rivolte di estrema destra, seguite all’omicidio di tre ragazze il 29 luglio. La vicenda è stata alimentata da voci, in parte smentite, che identificavano il sospettato come un richiedente asilo musulmano. (Diogenenews 16/09/2024)
Precarietà dei francesi: la progressione della povertà nelle zone rurali è allarmante
Diogenenews 16/09/2024: Secondo l’ultimo rapporto del Secours populaire francese, il 69% degli intervistati vive o teme di cadere in condizioni di precarietà, un dato che rispecchia il crescente impatto dell’inflazione e l’aumento continuo dei prezzi. Questo barometro, realizzato in collaborazione con Ipsos, evidenzia come l’inflazione stia gravando sulle famiglie, in particolare in aree lontane dalle grandi città, dove il controllo delle spese diventa sempre più difficile. La situazione appare particolarmente drammatica nelle zone rurali, dove l’aumento dei prezzi sta aggravando le difficoltà economiche, con una percentuale elevata di persone che si sentono minacciate dalla povertà. Il rapporto sottolinea che quasi la metà degli intervistati fatica a pagare le bollette di luce e riscaldamento, mentre le spese legate ai figli, come l’acquisto di materiale scolastico o vestiti, pesano notevolmente sui bilanci familiari. Inoltre, il 39% degli intervistati segnala che il costo del carburante e dei trasporti rende la vita quotidiana ancora più complicata, soprattutto nelle aree rurali, dove la mancanza di alternative di trasporto amplifica il problema. Uno degli aspetti più preoccupanti emersi dal sondaggio è la crescente difficoltà nell’acquisto di alimenti essenziali come frutta e verdura. Quasi la metà degli abitanti delle zone rurali dichiara di avere problemi economici nell’acquisto di questi beni, una privazione che è più accentuata rispetto alle grandi città, indicando un’espansione della povertà alimentare. Questa realtà mette in evidenza una precarietà che si diffonde anche tra coloro che lavorano: il 31% dei lavoratori e il 25% degli impiegati non riescono a coprire tutte le spese a fine mese, rispetto al 16% della media nazionale. Questo dato dimostra che anche chi ha un impiego non è più immune dalla povertà, specialmente nei settori meno remunerati. Nonostante la situazione critica, esiste ancora un forte spirito di solidarietà. Il 66% degli intervistati ha dichiarato di voler aiutare chi si trova in difficoltà, anche se le buone intenzioni devono tradursi in azioni concrete. Associazioni come il Secours populaire, che cercano costantemente nuovi volontari per far fronte a questa crisi in crescita, potrebbero beneficiare di questo desiderio di supporto da parte della comunità. (Diogenenews 16/09/2024)
Gli aumenti di reddito negli Stati Uniti non raggiungono gli ispanici
Diogenenews 16/09/2024: L’inflazione esplosa nell’aprile del 2022 ha segnato profondamente la vita dei consumatori negli Stati Uniti, ma dal 2023 si è registrato un certo sollievo. Per la prima volta in quattro anni, i redditi delle famiglie hanno iniziato a crescere abbastanza da bilanciare l’aumento dei prezzi, come indicano i nuovi dati del censimento pubblicati questa settimana. Tuttavia, questo miglioramento non ha coinvolto tutti in modo uguale, e gli ispanici ne hanno beneficiato solo in minima parte. Dall’altro lato, una misura più ampia della povertà, elaborata dal censimento, ha mostrato un aumento della povertà, con i bambini tra i più colpiti. La situazione delle donne, in particolare, è peggiorata: i salari corretti per l’inflazione sono aumentati del 3% per gli uomini con impiego a tempo pieno, mentre per le donne l’incremento è stato solo la metà. Se si considera il reddito complessivo, gli uomini hanno guadagnato il 2,6% in più, mentre le donne hanno visto una diminuzione del 2% del loro stipendio. Questo ha fatto scendere il rapporto tra il reddito delle donne e quello degli uomini all’82,7%, rispetto all’84% dell’anno precedente, segnando il primo calo dal 2003. Secondo i dati del censimento, la povertà ufficiale è leggermente diminuita nel 2023, attestandosi all’11,1%, una riduzione di appena lo 0,4% rispetto all’anno precedente. La discesa del tasso di povertà è stata lenta dagli anni ’60, con il 15,3% dei minori e il 17,9% dei neri che vivono ancora in condizioni di povertà, seguiti dal 16,6% degli ispanici. Nonostante il piccolo miglioramento, la povertà colpisce ancora 36,8 milioni di persone, e un’altra misura, la povertà supplementare (SPM), offre un quadro ancora più negativo. L’SPM, che tiene conto sia dei redditi monetari che di quelli non monetari come i buoni pasto e gli aiuti per l’alloggio, è aumentata di mezzo punto percentuale, arrivando al 12,9%. La differenza tra le due misure è in gran parte dovuta al costo crescente delle abitazioni, un fattore che ha reso più difficile per molte famiglie uscire dalla povertà. Durante la pandemia e subito dopo, l’SPM era inferiore al tasso di povertà ufficiale grazie agli aiuti straordinari del governo. Ora, però, la situazione si è ribaltata, con la comunità ispanica che registra un tasso di povertà del 20,9%, seguita dai neri con il 18,5%, mentre per i bianchi non ispanici il tasso si attesta all’8,8%. Secondo i dati annuali del censimento su reddito, povertà e copertura sanitaria, il miglioramento economico e la solidità del mercato del lavoro hanno contribuito ad aumentare il reddito medio delle famiglie a 80.610 dollari, un incremento del 4% rispetto all’anno precedente, ma ancora pari ai livelli del 2019. Ci sono voluti quattro anni per ritornare ai livelli pre-pandemia. Questi dati sono fondamentali per valutare lo stato delle finanze delle famiglie americane, un tema centrale nella campagna elettorale. Per la comunità ispanica, secondo un recente sondaggio di UnidosUS, l’economia e il costo della vita, insieme alla mancanza di alloggi a prezzi accessibili, sono le preoccupazioni principali. Il reddito medio degli ispanici nel 2022 era di 65.540 dollari, con un aumento di appena lo 0,4%, mentre i bianchi non ispanici e i neri hanno registrato aumenti rispettivamente del 5,7% e del 2,8%. L’unica comunità a vedere un calo del reddito medio è stata quella asiatica, che però continua a mantenere il livello di reddito più alto, pari a 112.800 dollari. Nonostante i progressi economici, il reddito degli ispanici è rimasto stagnante, e questa realtà si fa sentire mentre l’economia rallenta e il mercato del lavoro si raffredda, anche se l’inflazione è notevolmente diminuita. Il censimento considera come reddito tutte le entrate di una famiglia, inclusi stipendi, contributi previdenziali, pensioni, disoccupazione e altri redditi da interessi o dividendi, insieme agli aiuti pubblici. Sebbene ci siano stati miglioramenti, la disuguaglianza dei redditi, misurata dall’indice di Gini, non ha mostrato cambiamenti significativi tra il 2022 e il 2023. L’SPM ha anche registrato un aumento della povertà infantile al 13,7%, dopo che era calata nel 2021 grazie ai programmi di aiuto avviati durante il Covid, come l’incremento del credito d’imposta per i figli. Con la fine di questi programmi, la povertà tra i minori è tornata a crescere. La Casa Bianca ha sottolineato i progressi nei redditi e il fatto che il 92% della popolazione è ora coperto dall’assicurazione sanitaria, un livello vicino a un record storico. Tuttavia, ammette che c’è ancora molto lavoro da fare per ridurre la povertà, ad esempio attraverso l’espansione del credito d’imposta per i figli e la costruzione di alloggi a prezzi accessibili, piani che il Congresso, in gran parte a causa dell’opposizione repubblicana, ha finora bloccato. La candidata democratica Kamala Harris ha proposto di espandere il credito d’imposta per i figli ai livelli raggiunti durante la pandemia, aggiungendo un bonus di 6.000 dollari per i neonati. Il candidato repubblicano alla vicepresidenza, JD Vance, ha suggerito di aumentare il credito d’imposta per ogni figlio a 5.000 dollari. (Diogenenews 16/09/2024)
La povertà energetica in Spagna è il doppio della media Ue: il 20% delle case senza riscaldamento in inverno
Diogenenews 16/09/2024: Nonostante il periodo peggiore della crisi energetica sia ormai superato, il problema della povertà energetica resta significativo, con un aumento fino al 10,6% nella popolazione dell’UE nel 2023. Questa percentuale rappresenta coloro che dichiarano di non riuscire a mantenere la propria casa sufficientemente calda durante l’inverno. I paesi più colpiti sono Spagna e Portogallo, dove il 20,8% delle persone riscontra difficoltà a garantire una temperatura adeguata nelle proprie abitazioni, il doppio rispetto alla media europea. Seguono la Bulgaria con il 20,7% e la Lituania con il 20%. Al contrario, i paesi con le percentuali più basse sono Lussemburgo (2,1%), Finlandia (2,6%), Slovenia (3,6%) e Austria (3,9%), secondo quanto riportato dalla Commissione europea nel suo ultimo rapporto sulla situazione energetica nell’UE, pubblicato questo martedì. Il tasso di povertà energetica è aumentato di 1,3 punti percentuali rispetto all’anno precedente, e la Commissione europea attribuisce questo incremento alle guerre in Ucraina e Gaza. Per contrastare questo problema, Bruxelles ha istituito il Fondo sociale per il clima, che entrerà in vigore nel 2024 e mobiliterà circa 86,7 miliardi di euro. Il fondo sosterrà misure e investimenti che gli Stati membri dovranno includere nei loro piani sociali per il clima entro giugno 2025. Questo dovrebbe aiutare a compensare l’aumento previsto delle bollette energetiche, dovuto all’introduzione del prezzo del carbonio per il riscaldamento e i trasporti, come spiegato nel rapporto. La Commissione europea confida anche che la recente riforma del mercato elettrico, concordata pochi mesi fa, possa contribuire ad alleviare la situazione. La nuova legislazione sul mercato energetico prevede infatti una maggiore protezione per le famiglie vulnerabili e quelle colpite dalla povertà energetica, impedendo la disconnessione dei servizi essenziali. Inoltre, in caso di crisi dei prezzi del gas naturale, i governi dell’UE possono intervenire con misure di emergenza, come il controllo dei prezzi, per proteggere i consumatori. Gli Stati membri possono anche adottare azioni dirette per garantire l’accesso ai servizi essenziali e proteggere i consumatori vulnerabili da costi eccessivi, affrontando così la povertà energetica. La guerra in Ucraina ha portato l’UE a cercare di ridurre al massimo la sua dipendenza energetica dalla Russia. Nonostante i progressi, il 18% delle importazioni energetiche proviene ancora da quel paese, sebbene la percentuale sia diminuita rispetto al 45% del 2022. (Diogenenews 16/09/2024)


