A giudicare da quanto emerge dai mass media, si potrebbe essere indotti a ritenere che il termine “criminologo” si associ talvolta a tratti e attitudini ciarlataneschi.
Nel nostro Paese, del resto, chiunque può definirsi criminologo, quasi come accade per i cartomanti e gli acchiappafantasmi. Non sono sostenitore a oltranza di albi professionali e ingerenze istituzionali, in generale ritengo anzi che bisognerebbe rimuovere quanti più ostacoli possibile all’iniziativa privata.
Ma certo l’assenza di un albo che rappresenti e tuteli questa figura professionale – attualmente rientrante tra quelle di cui alla legge 4/2013 sulle professioni non regolamentate – fa sì che ci si possa attribuire il titolo con fin troppa disinvoltura.
Non vi sono sufficienti controlli dell’effettivo livello di competenza del singolo operatore del settore, attesa la non obbligatorietà dell’iscrizione alle associazioni private di categoria che effettuano verifiche curriculari. E ovviamente non basta snocciolare altezzosamente nei talk show categorie psicologiche in libertà o termini tratti dal glossario delle scienze forensi per dimostrarsi esperti in questo ambito: così la si potrà dare a intendere a quella parte di pubblico smaniosa di veder legittimata, dal presunto “scienziato” di turno, la propria inesausta ansia di linciaggi mediatici, ma gli addetti ai lavori sanno distinguere chi è effettivamente competente dai mistificatori i cui unici, presunti punti di forza sono i contatti grazie ai quali possono garantirsi visibilità e la capacità di sovrastare con le urla i propri interlocutori negli studi televisivi.
In molti sembrano peraltro ritenere che le attitudini e le competenze del criminologo rientrino tout court in quelle dello psicologo. Il che significa ignorare, oltre che gli ulteriori, possibili ambiti di applicazione del sapere criminologico, anche le dinamiche dello sviluppo della ricerca scientifica e accademica in questo settore, invero principalmente di matrice sociologica.
Eppure, non è insolito che iscritti all’albo degli psicologi ritengano, per ciò stesso, di potersi definire criminologi. Come del resto, chiunque altro, magari dopo aver conseguito, chissà dove, un qualche genere di attestato.
Ripeto: non sono fanatico di titoli e attestazioni ufficiali, credo piuttosto che il valore e la preparazione di un operatore del settore vada dimostrato sul campo, al di là delle certificazioni conseguite e del “riconoscimento-del-Miur”. Insegno presso una Università Popolare i cui iscritti risultano decisamente più preparati, consapevoli e motivati di molti studenti universitari.
Ciò non toglie che millantatori e ciarlatani in questo ambito abbondino e questo grazie anche all’assenza di una specifica e incisiva tutela della figura del criminologo.
La strada da percorrere per giungere al pieno riconoscimento della professione è ancora lunga e impervia. Resa ancora più problematica proprio dalla presenza dei criminologi autocertificati e dalle loro performance mediatiche, che poco o nulla hanno di scientifico e professionale, afferendo piuttosto all’ambito dello spettacolo e dell’intrattenimento.



