Atlantic Council: 40% statunitensi temono guerra mondiale entro il 2035

Il think tank statunitense Atlantic Council, con sede a Washington D.C., è noto per il suo sostegno alla leadership americana e per la promozione di accordi internazionali nell’ottica di una centralità della comunità atlantica. Con questa premessa, è chiaro che ogni sua analisi deve essere letta tenendo conto di un punto di vista fortemente allineato agli interessi degli Stati Uniti e dei loro alleati.

Tuttavia, il suo ultimo studio, Global Foresight 2025, offre una visione dettagliata e utile per comprendere come la politica estera statunitense percepisca l’evoluzione del contesto geopolitico internazionale.

Condotto tra novembre e dicembre 2024, subito dopo le elezioni presidenziali negli USA, il sondaggio ha coinvolto 357 esperti e strateghi globali, per il 55% cittadini statunitensi e per il resto distribuiti in sessanta paesi.

Gli intervistati erano principalmente uomini e di età avanzata, appartenenti a settori che spaziano dal privato al non-profit, dall’accademia alle istituzioni governative.

Il quadro emerso è decisamente pessimista: il 62% degli esperti ritiene che nei prossimi dieci anni il mondo sarà in una situazione peggiore rispetto a oggi e solo il 38% prevede un miglioramento. Le preoccupazioni principali riguardano il rischio di un nuovo conflitto mondiale, l’uso di armi nucleari e l’instabilità delle istituzioni multilaterali.

Una nuova guerra mondiale entro il 2035?

Per la prima volta, il sondaggio ha chiesto direttamente se una nuova guerra mondiale fosse probabile entro il 2035. Il 40% degli intervistati ha risposto affermativamente, prevedendo un conflitto multifronte tra grandi potenze. Un dato che si allinea con il 28% degli esperti che considera una guerra tra grandi potenze la minaccia più grave alla prosperità globale nei prossimi dieci anni.

Ad aggravare il quadro c’è la possibilità di un uso di armi nucleari. Il 48% degli intervistati ritiene che nei prossimi dieci anni almeno un attore utilizzerà un’arma nucleare, mentre tra chi prevede una nuova guerra mondiale, la percentuale sale al 63%. Anche il dominio spaziale diventa un potenziale teatro di guerra: il 45% degli esperti ritiene probabile che un futuro conflitto si combatta anche nello spazio.

Cina, Russia e i nuovi blocchi geopolitici

Le tensioni tra Stati Uniti e Cina sono al centro delle preoccupazioni. Il 65% degli intervistati ritiene che la Cina tenterà di riprendersi Taiwan con la forza entro il 2035, un aumento significativo rispetto al 50% del rapporto dell’anno precedente. Tra coloro che prevedono una guerra mondiale, il 79% considera quasi certa un’azione militare cinese su Taiwan.

Oltre alla Cina, anche la Russia continua a essere vista come un pericolo imminente. Il 45% degli esperti pensa che un conflitto diretto tra Russia e NATO sia probabile entro il prossimo decennio, in aumento rispetto al 29% del 2024. Tra chi crede nella possibilità di una guerra mondiale, la percentuale sale al 69%.

“The Atomic Blast Newspaper – Kwajalein Island June 22, 1946 – Dave’s Dream Selection” by rocbolt is licensed under CC BY-NC 2.0.

Parallelamente, il mondo potrebbe essere diviso in due blocchi contrapposti. Il 47% degli intervistati ritiene che il pianeta si polarizzerà tra paesi allineati agli USA e paesi allineati alla Cina, con Russia, Iran e Corea del Nord come alleati formali di Pechino. Il 62% di chi prevede una guerra mondiale ritiene che questo scenario aumenti il rischio di conflitto globale.

Armi nucleari: una minaccia crescente

L’88% degli esperti crede che almeno un nuovo paese acquisirà armi nucleari entro il 2035. L’Iran è il principale candidato a diventare una potenza nucleare, con il 74% degli intervistati che prevede il suo ingresso nel club atomico. Tuttavia, cresce anche il numero di esperti che ritiene che altri paesi seguiranno questa strada: il 40% prevede che la Corea del Sud svilupperà armi nucleari (rispetto al 25% dell’anno precedente), mentre il 29% pensa che lo farà anche il Giappone.

Un altro dato allarmante riguarda l’uso effettivo delle armi nucleari: il 48% degli esperti prevede che un’arma nucleare verrà impiegata nei prossimi dieci anni, un aumento rispetto al 37% del rapporto del 2024. Russia e Corea del Nord sono viste come le nazioni più probabili a lanciare un attacco nucleare, con il 25% degli esperti che considera questo scenario realistico.

Il ruolo degli Stati Uniti in un mondo multipolare

Secondo il sondaggio, gli Stati Uniti manterranno la loro supremazia militare nel 2035 (71% degli intervistati), ma perderanno peso in altri settori. Solo il 49% degli esperti crede che rimarranno la potenza economica dominante, mentre il loro predominio diplomatico è previsto in calo al 24%.

Anche la stabilità delle alleanze occidentali è messa in discussione. Il 61% degli esperti ritiene che gli Stati Uniti manterranno le loro partnership di sicurezza con Europa, Asia e Medio Oriente, ma questa percentuale è in netto calo rispetto al 79% dell’anno precedente. Inoltre, il 48% prevede che l’Europa raggiungerà una maggiore autonomia strategica, riducendo la propria dipendenza militare dagli USA.

Democrazia e libertà di stampa in declino

Un altro dato allarmante riguarda la democrazia globale: il 48% degli esperti ritiene che l’attuale recessione democratica si trasformerà in una depressione democratica, con un drastico peggioramento delle libertà civili. Solo il 17% prevede una “rinascita democratica” nei prossimi dieci anni.

Particolarmente preoccupante è la previsione sulla libertà di stampa: il 65% degli esperti ritiene che diminuirà entro il 2035, mentre solo pochi credono in un miglioramento della situazione.

Cosa dobbiamo aspettarci?

Il rapporto dell’Atlantic Council offre una prospettiva profondamente pessimista sul futuro globale, enfatizzando il rischio di conflitti, l’aumento delle tensioni tra grandi potenze e il declino della democrazia. Tuttavia, come sempre, è necessario considerare la fonte: essendo un think tank apertamente schierato con la leadership americana, le sue previsioni tendono a riflettere gli interessi strategici degli Stati Uniti.

Ciò non toglie che il sondaggio rappresenti uno strumento utile per comprendere le principali preoccupazioni dell’establishment statunitense e per delineare le possibili traiettorie della politica globale nei prossimi anni.

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