Albania, il socialismo di lusso di Rama e la povertà

Il 31,2% della popolazione albanese vive in condizioni di grave deprivazione materiale e sociale. Non è una valutazione delle opposizioni, né uno slogan dei manifestanti che da quasi una settimana si scontrano con la polizia a Tirana. È il dato pubblicato il 15 ottobre dall’INSTAT, l’istituto nazionale di statistica dell’Albania. Significa che quasi un cittadino su tre non può permettersi almeno sette delle tredici condizioni materiali e sociali considerate necessarie per una vita adeguata.

La percentuale è diminuita rispetto al 32,8% del 2024, ma rimane impressionante. Nello stesso Paese, il governo del socialista Edi Rama promuove investimenti miliardari nel turismo di lusso, resort esclusivi e trasformazioni delle coste destinate a una clientela internazionale facoltosa. Due fotografie della stessa Albania, difficili da sovrapporre.

Intanto le proteste non si fermano. Tirana è attraversata da incendi, lanci di molotov e scontri con le forze dell’ordine. Il bilancio delle persone coinvolte nei procedimenti di polizia continua a crescere: Reuters riferisce di 388 persone accusate di reati nel contesto dei disordini, mentre si registrano feriti tra manifestanti e agenti. Rama respinge le richieste di dimissioni, sostenendo che le violenze minaccino soprattutto il percorso di adesione all’Unione europea. La Commissione europea ha condannato gli episodi violenti, ribadendo il diritto alla manifestazione pacifica.

Le mobilitazioni sono iniziate il 13 ottobre, con gli studenti scesi in piazza per denunciare il costo dell’istruzione, le condizioni delle università e l’assenza di prospettive occupazionali. Ma la protesta ha rapidamente assunto un significato più ampio, raccogliendo il malcontento verso un governo al potere dal 2013 e coinvolgendo anche gli oppositori dei grandi progetti turistici. Non tutti i manifestanti condividono le stesse rivendicazioni, né la violenza può essere attribuita indistintamente all’intero movimento. Rimane però un dato politico: sotto la crescita economica albanese si è accumulata una sfiducia che gli indicatori del Pil non riescono a raccontare.

L’Albania, infatti, non attraversa una recessione. Anzi. L’economia cresce e gli indicatori ufficiali della povertà migliorano lentamente. Il reddito disponibile medio è aumentato nel 2025, mentre la popolazione a rischio di povertà è scesa dal 19,2 al 19%. Ma il 39,4% degli albanesi rimane a rischio di povertà o esclusione sociale. Una quota enorme, che suggerisce quanto sia insufficiente valutare il benessere di un Paese attraverso la sola capacità di attrarre capitali e aumentare la produzione.

In questo contesto il turismo di lusso è diventato una questione politica. Da mesi il cosiddetto movimento dei fenicotteri contesta i progetti immobiliari e turistici legati a Jared Kushner, genero di Donald Trump, nell’isola di Sazan e nell’area costiera di Zvërnec. Ville, alberghi esclusivi e strutture ricettive destinate a trasformare una parte del patrimonio naturale albanese in una destinazione internazionale per clienti facoltosi.

Il governo promette investimenti, posti di lavoro e valorizzazione del territorio. Gli oppositori denunciano invece rischi ambientali, scarsa trasparenza e una gestione delle risorse pubbliche troppo favorevole agli investitori. Rama nega che l’isola di Sazan venga venduta e sostiene che lo Stato parteciperà all’investimento, mantenendo la proprietà pubblica del territorio.

La contraddizione risulta particolarmente evidente per un governo a guida “socialista”. Esiste una distanza considerevole tra utilizzare gli investimenti per migliorare le condizioni materiali della popolazione e costruire un modello di sviluppo nel quale l’attrattività per i grandi capitali diventa il principale criterio delle decisioni pubbliche. Il punto è stabilire se la ricchezza prodotta venga redistribuita oppure se il territorio finisca soprattutto per offrire nuove opportunità di rendimento agli investitori.

Il rapporto tra Rama e Giorgia Meloni offre un esempio diverso, ma significativo, della medesima disponibilità a mettere una parte del territorio albanese al servizio di progetti concepiti all’estero. Con l’accordo del novembre 2023, Tirana ha consentito all’Italia di realizzare e gestire i centri per migranti di Shëngjin e Gjadër. Le strutture rimangono sottoposte alla gestione italiana secondo le condizioni previste dal protocollo. L’operazione, presentata dai due governi come un modello innovativo di cooperazione, ha incontrato ostacoli giudiziari e difficoltà operative. Secondo un’analisi di ActionAid e dell’Università di Bari, il costo per posto effettivamente operativo è risultato circa sette volte superiore a quello di una struttura comparabile in Sicilia. Pagella Politica

Il governo Rama rivendica la crescita, gli investimenti e il percorso verso l’Unione europea. Sono risultati e obiettivi che possono essere valutati nel merito. Ma il dato del 31,2% di cittadini in grave deprivazione materiale e sociale impedisce di confondere lo sviluppo economico con il benessere collettivo. Il rischio è che, terminata la stagione dei grandi investimenti, al Paese rimangano territori trasformati, risorse naturali compromesse e occasioni di redistribuzione perdute, senza aver risolto le condizioni materiali che oggi alimentano il malcontento.