Agbogbloshie, Ghana: dove l’infanzia brucia insieme all’elettronica
Agbogbloshie è il nome di un luogo che pochi conoscono, ma che racchiude al suo interno molte delle contraddizioni del nostro tempo: consumo sfrenato, disuguaglianza globale, degrado ambientale e sfruttamento minorile.
A pochi chilometri dal centro di Accra, capitale del Ghana, sorge quella che per anni è stata definita la più grande discarica elettronica dell’Africa occidentale, se non del mondo. È qui che ogni giorno centinaia di bambini e adolescenti lavorano smontando rifiuti elettronici per ricavarne materiali rivendibili. A mani nude, tra fumi tossici, acidi e incendi controllati solo dal caso.
Il volto oscuro del consumo globale
Computer, stampanti, cellulari, televisori. Molti provengono dall’Europa, dal Nord America, dall’Asia industrializzata. Vengono etichettati come “dispositivi di seconda mano”, ma in realtà sono spesso solo rifiuti inutilizzabili.
Sebbene la Convenzione di Basilea vieti il trasferimento di rifiuti pericolosi nei Paesi a basso reddito, aggirarla è semplice: basta dichiarare il materiale come “donazione” o “ricondizionato”. E così Agbogbloshie riceve ogni anno tra le 200.000 e le 215.000 tonnellate di e-waste, finendo per trasformarsi in un cimitero digitale alimentato dal colonialismo dei rifiuti.
Bambini tra i roghi
Lavorano bambini dai 7 ai 17 anni. Alcuni hanno lasciato la scuola per sostenere le famiglie, altri non ci sono mai andati. Rompono monitor con pietre, bruciano cavi per estrarne il rame, respirano diossine e metalli pesanti.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, più di 18 milioni di bambini nel mondo lavorano nel settore del riciclo dei rifiuti. In Ghana si stimano quasi 2 milioni di minori coinvolti in attività lavorative, molte delle quali pericolose. Ad Agbogbloshie, l’infanzia è un lusso che pochi possono permettersi.
Veleni nel sangue, nell’aria e nel piatto
Piombo, mercurio, cadmio, PCB, diossine: l’aria è intrisa di veleni. Studi scientifici hanno rilevato livelli di contaminazione nei suoli e nelle acque ben oltre ogni limite di sicurezza. Le uova raccolte nei pollai della zona contengono diossine fino a 200 volte superiori agli standard europei.

I bambini sviluppano patologie respiratorie, neurologiche, dermatologiche. L’esposizione prolungata a queste sostanze può compromettere lo sviluppo cognitivo e causare danni irreversibili. La Korle Lagoon, su cui si affaccia Agbogbloshie, è diventata una palude tossica.
Demolizioni, progetti e nuove marginalità
Nel 2021, il governo ghanese ha avviato lo sgombero dell’area, demolendo gran parte delle baracche e dei laboratori artigianali con l’intento dichiarato di bonificare la zona e avviare progetti di riqualificazione ambientale. Ma molti attivisti hanno denunciato che la demolizione è avvenuta senza alternative reali per gli abitanti, generando nuove marginalità.
Le iniziative locali, come l’Agbogblo Shine Initiative, cercano di invertire la rotta con approcci innovativi: trasformare i rifiuti in arredi e opere d’arte, formare i giovani, costruire un’economia circolare africana. Ma l’impatto strutturale di queste esperienze è ancora troppo limitato.
ActionAid e Progetto Happiness: riflettori accesi sull’invisibile
In occasione della Giornata mondiale contro il lavoro minorile, ActionAid e Progetto Happiness hanno scelto di raccontare la realtà di Agbogbloshie con un reportage firmato da Giuseppe Bertuccio D’Angelo.
L’obiettivo è rompere il silenzio mediatico e sensibilizzare l’opinione pubblica su un fenomeno troppo spesso invisibile: bambini che crescono tra i rifiuti, condannati a respirare le conseguenze dell’opulenza altrui. Il reportage mostra volti, storie e sogni soffocati dal fumo dei cavi bruciati. Ma racconta anche una possibilità: quella di un futuro diverso.
Una campagna per il diritto all’infanzia
Il reportage è parte integrante della nuova campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi lanciata da ActionAid. Il suo scopo è contrastare lo sfruttamento minorile attraverso progetti di scolarizzazione, formazione degli insegnanti e coinvolgimento delle famiglie in Ghana, Bangladesh e Sierra Leone.
“Ogni bambino ha il diritto di crescere libero dallo sfruttamento”, ha dichiarato Lorenzo Eusepi, co-segretario generale di ActionAid. In un mondo in cui il benessere di pochi produce le macerie di molti, scegliere di sostenere questi progetti significa non solo aiutare, ma restituire giustizia.



