Acca Larenzia, una strage che fa ancora paura a sinistra

Monterotondo ha detto no. Con una comunicazione dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio comunale di Monterotondo viene negata la Sala consiliare “Peter Benenson” per un’iniziativa prevista il 21 febbraio 2026: la presentazione del libro di Valerio Cutonilli sui fatti di via Acca Larenzia.

Le motivazioni del diniego sono politicamente pesanti, perché non entrano nel merito del libro: Acca Larenzia, la strage in cui vennero uccisi inizialmente due giovani missini, Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta, a cui si aggiunse poche ore dopo durante una manifestazione Stefano Recchioni, viene definita questione ancora oggi “di scontro e divisione” e nella lettera si richiama il contesto delle recenti commemorazioni con saluto romano, con riferimento alle leggi Mancino e Scelba. In sostanza: tema divisivo, rischio tensioni, e quindi spazio istituzionale negato. Ma in realtà il libro è un’inchiesta puntuale e disturbante sulla strage

Da anni, alle presentazioni del libro, Cutonilli racconta con rispetto anche le vittime “dall’altra parte”, lanciando un messaggio ai ragazzi: non ricadere la trappola degli anni ’70. A Monterotondo, inoltre, sarebbe stato accanto a lui anche Luca Tarantelli, figlio di Ezio Tarantelli, assassinato dalle Brigate Rosse. Un dettaglio che rende meno facile liquidare l’iniziativa come semplice passerella identitaria. Un particolare non da poco: l’arma con cui furono trucidati Bigonzetti e Ciavatta fu rinvenuta anni dopo in un covo delle Brigate Rosse.

Il punto allora diventa: si sta prevenendo un rischio concreto o si sta praticando una forma di censura preventiva? Perché se la regola implicita è negare la sala per un tema potenzialmente esplosivo, si apre una scorciatoia pericolosa: non si governa il conflitto, lo si espelle dagli spazi civici.

E forse è proprio questo il problema. Ascoltare, capire, parlarsi, approfondire non piace a qualcuno, che trova più funzionali al sistema muri, divisioni e risse. I muri separano e semplificano; le risse producono titoli e giustificano strette. Il confronto vero, invece, incrina le appartenenze e costringe a distinguere tra persone e simboli, tra memoria e propaganda.

Ripropongo qui la mia intervista a Cutonilli su Acca Larenzia, utile per inquadrare il senso del libro: non una commemorazione militante, ma una ricostruzione dei fatti del 7 gennaio 1978 e delle sue conseguenze, con l’idea dichiarata di parlare ai più giovani e di sottrarre quella stagione alla ripetizione identitaria.

https://www.youtube.com/watch?v=RArLxz–D4Q