Il Black Friday è il giorno dell’anno in cui gli avversari irriducibili del consumismo sfrenato, noi vecchi lo chiamiamo ancora capitalismo, dovrebbero riflettere con una serietà che prescinde dagli slogan sulla propria presenza terrena come pura decorazione, malinconico e inoffensivo borbottio verso il potere del mercato.
Immaginate cosa sta accadendo nei magazzini Amazon, le piantagioni di cotone del ventunesimo secolo, in queste ore? Decine di migliaia di operai sotto la pressione di capetti infervorati dal miraggio del premio-produzione, che corrono come matti sulla linea di distribuzione, che già nei giorni normali non ti mandano al bagno o in pausa sigaretta, figuriamoci in questi giorni cosa accade.
Allora cominciamo con le questioni. Chi legge che uno per pochi euro l’ora, ma tutti gli dicono che è già fortunato ad avere un lavoro, subisce dei ritmi di produzione disumani, resta disgustato. Poi va al suo computer, legge due notizie online incartate con il filmato tenerissimo del gattino che devasta una casa, e dieci minuti dopo sta acquistando un bell’accappatoio su Amazon. Senza mettere in collegamento i due fatti.
D’altronde, dove diavolo lo trovi un accappatoio a dieci euro che te lo portano pure a casa e tu abiti in dei posti che nemmeno il Gps più aggiornato registra? Pazienza per gli sfruttati, anche tu sei sfruttato e non importa niente a nessuno, non sarai certo tu a salvare il mondo evitando di premere un tasto.
Quel ragionamento in fondo l’avevi già fatto anche tu che vivi in città quando l’antipaticissimo padrone del negozietto sotto casa aveva chiuso i battenti dopo aver evaso il fisco per decenni. 40 centesimi un barattolo di pelati al Conad contro 1 euro e 40 del negozietto e senza nemmeno dover vedere quella faccia brutta del commerciante.
Quei 40 centesimi dei pelati hanno un costo anche maggiore dell’e-commerce di Amazon. Sono frutto di gente che muore in mare cercando salvezza, che viene torturata nei centri di detenzione libici e poi, forse, ha la “fortuna” di approdare nelle piantagioni di cotone del ventunesimo secolo.
Sappiamo tutti come funziona il mondo, la sua profonda malvagità e ingiustizia . Poi però dobbiamo mangiare. Quindi se McDonald’s ci dà un panino a un 1,20 euro affanculo le foreste e i disboscamenti per far posto agli allevamenti intensivi, che con un euro nemmeno ci compri più un chilo di pane.
Educare al consumo. Che bella frase! Quanta ipocrisia. Siamo circondati da offerte strabilianti basate sulla morte di esseri umani e la distruzione ambientale del pianeta, poi facciamo una bella conferenza di un’ora in una scuola, un bel convegno che denuncia la distruzione dell’Amazzonia e poi torniamo a casa con la nostra nuova macchina ibrida e lo smartphone che fa anche la pizza.
Ho partecipato a molti inutili tentativi di boicottaggio di grandi marchi, bibite gassate statunitensi, pompelmi israeliani,prodotti sudafricani. L’unico motivo per cui non è stato inutile è che ne ho capito in pieno l’inutilità.
Qualcuno ha tentato la strada del commercio equo e solidale. Creare una filiera etica intorno a un prodotto pagato il giusto per la vita di chi lo produce o lavora e. rivenduto … al doppio del prezzo del mercato non etico. Non è roba per poveracci il commercio equo e solidale, si offendano quanto vogliono i suoi sostenitori e addetti.
“Quando hai finito d’illuminare le masse mi dai la password del tuo paypal che devo comprare le scarpe, novello Savonarola dell’anticapitalismo?” mi grida dall’altra stanza uno di quei tre individui che porta il mio stesso cognome. Posso contestargli solo il termine “novello”, ma di fatto ha ragione.
Perchè attaccare a mo’ di bandiera al cancello esterno dello stabilimento i capetti del logistico di un’azienda non ha portato lontano. Perchè pensare che le masse una volta svelata la verità dello sfruttamento lo avrebbero combattuto si è rivelato sbagliato. Perchè nessuno esce più da casa.
Non resta che lo Stato. Ovvero l’unica realtà legata all’elezione delle persone che devono conquistarsi un consenso e non possono superare un certo livello di profitti. Tramite lo Stato possiamo agire sulla riduzione dei prezzi dei servizi essenziali come luce e gas, per fare un esempio di estrema attualità.
Si può anche pensare che se per qualche miracolo della storia un giorno esisterà una sinistra in grado di prendere il potere questa potrà agire su stipendi e tetti dei prezzi anche sui beni di consumo. Sui beni in comune come l’acqua.
L’unica possibilità di manovra per spezzare questo circuito infernale di produzione e consumo che passa sopra le vite di tutti è oggi l’intervento statale. Su quello dovrebbe essere grande la pressione di chi ancora ci prova, dagli operai dell’ex Gkn agli attivisti per il clima.
Anche qui però dobbiamo registrare il fallimento. Se per intervento statale intendiamo conquistare una maggioranza politica che governi in questa direzione d’intervento su prezzi e salari allora basta che ci guardiamo intorno per scoprire che questa giornata è più black che friday.
E allora forse non resta che rubare. Certo, l’e-commerce con una carta di credito rubata non dà la soddisfazione materiale del furto delle merce in negozio, ma vista la situazione ci si può accontentare.

by Powhusku


