I talebani non si accontentano di aver espulso le donne dalle aule: ora vogliono espellere anche le loro idee. Con due direttive di fine agosto, il Ministero dell’Istruzione superiore ha ordinato alle università di cancellare 18 materie e di “correggerne” oltre 200 per allinearle alla loro lettura della legge islamica. Nello stesso pacchetto, hanno imposto il bando di centinaia di manuali universitari: almeno 679–700 titoli, di cui almeno 140 scritti da donne. Motivo ufficiale? Sono “contrari alla Sharia e alle politiche del sistema”.
Cosa dicono le carte (e cosa comportano)
Una lettera firmata dal vice-ministro Zia ur-Rahman Aryoubi ordina la rimozione delle 18 materie e impone che 201 corsi siano insegnati d’ora in poi con un approccio “critico e correttivo”, cioè conforme all’ideologia del regime. Le facoltà più colpite: diritto, scienze politiche, sociologia, filosofia, pubblica amministrazione. Per i rettori: eliminare subito gli insegnamenti vietati dai piani e aggiornare i syllabi. Traduzione: talebanizzazione del curriculum e produzione forzata di dispense “allineate”.
Le 18 materie bandite
Diritto costituzionale dell’Afghanistan
Movimenti politici islamici
Buona governance
Sistemi elettorali
Sistema politico dell’Afghanistan
Sociologia politica dell’Afghanistan
Genere e sviluppo
Diritti umani e democrazia
Analisi della Costituzione dell’Afghanistan
Globalizzazione e sviluppo
Storia delle religioni
Sociologia delle donne
Filosofia morale
Molestie sessuali
Pari opportunità occupazionali
Leadership dei piccoli gruppi
Comunicazioni di genere
Ruolo delle donne nella comunicazione pubblica.
Il bando sui libri: colpire autrici, colpire conoscenza
Le liste circolate agli atenei indicano centinaia di manuali proibiti: non solo testi su diritti, genere e scienze sociali, ma anche libri tecnici (sì, persino titoli come “Sicurezza nei laboratori chimici”). Almeno 140 sono firmati da donne; molte altre decine sono pubblicati in Iran (es. SAMT, Università di Teheran, IRIB), bersagliati — spiegano fonti accademiche — per “impedire l’ingresso di contenuti iraniani” nelle lezioni. In pratica: proibito assegnarli, adottarli, perfino citarli come testi d’esame.

La stretta digitale: spegnere la fibra per spegnere la società
Come se non bastasse, da metà settembre il leader supremo Hibatullah Akhundzada ha ordinato lo stop della fibra ottica/Wi-Fi in numerose province “per prevenire l’immoralità”. La misura, partita da Balkh, è stata estesa in pochi giorni ad almeno 5–10 province del Nord (tra cui Baghlan, Badakhshan, Kunduz, Nangarhar, Takhar): case, uffici pubblici, imprese, università tagliati fuori; resta solo il mobile (lento e instabile). Organizzazioni media e ONG denunciano una censura di fatto che colpisce soprattutto donne e ragazze, per cui la rete era rimasta l’ultimo canale di studio e socialità.
Quattro anni di arretramento brutale
Settembre 2021: chiusura delle scuole oltre la sesta per le ragazze. Dicembre 2022: divieto totale di università per le donne. Fine 2024: stretta anche su corsi sanitari (ostetricia, infermieristica), con allarmi UE/OMS. Marzo 2025: l’ONU ribadisce che il blocco all’istruzione femminile entra nel quarto anno. Risultato: 2,2 milioni di ragazze fuori dalla scuola, un disastro umano ed economico.
Perché queste misure sono devastanti ben oltre l’ideologia
Università amputate: tagliare diritto costituzionale, storia delle religioni, diritti umani e filosofia morale significa spezzare la spina dorsale di ogni formazione civile e critica. Le facoltà di legge e scienze politiche non sono più in grado di formare giuristi, funzionari e giornalisti indipendenti.
Censura di genere sistemica: eliminare autrici dai corsi non è “valori tradizionali”, è cancellazione intenzionale di prospettive e contributi femminili. È la logica del silenzio imposta per decreto.
Isolamento informativo: spegnere la fibra uccide didattica online, ricerca, impresa e informazione locale. Per donne e ragazze — già escluse dagli atenei — è togliere l’ultima finestra sul mondo.
Danno permanente al capitale umano: ONU, UNESCO e UNICEF avvertono che questo apartheid educativo si traduce in costi economici enormi, crisi sanitaria (mancanza di mediche e ostetriche), povertà intergenerazionale.
Cosa rispondono i talebani e perché non regge
La linea ufficiale ripete che i “diritti delle donne” sono rispettati “nel quadro della Sharia e della cultura afghana” e che i contenuti universitari devono conformarsi ai “principi islamici”. Ma bandire manuali tecnici, vietare corsi su molestie sessuali o pari opportunità, e spegnere la fibra non è religione: è controllo politico dell’istruzione e dell’informazione. I documenti e i portavoce lo ammettono tra le righe: ciò che non si allinea alla loro politica va epurato.
Cosa osservare adesso
Ulteriori “revisioni” di corsi (le 201 materie “con problemi relativi” sono una pistola sul tavolo pronta a diventare bando pieno).
Estensione nazionale del blocco fibra (già 5–10 province; fonti locali parlano di decisione a livello paese).
Resistenza accademica: migrazione di docenti/studenti, reti clandestine e programmi di istruzione femminile online messi a rischio dal blackout.



