Nonostante alcune modifiche dell’ultimo minuto, le riforme del welfare annunciate dal governo laburista rischiano di spingere decine di migliaia di cittadini in povertà nei prossimi anni. Secondo una recente analisi del Comitato interpartitico per il lavoro e le pensioni, entro la fine del decennio circa 50.000 persone che si ammaleranno o diventeranno disabili cadranno sotto la soglia di povertà a causa delle nuove restrizioni ai sussidi sanitari legati al Credito Universale.
Il nodo principale riguarda la riduzione della componente sanitaria dell’Universal Credit (UC), in vigore da aprile 2026. Il taglio previsto quasi dimezza i pagamenti mensili per i nuovi richiedenti, passando da £423,27 a £217,26. Una cifra considerata del tutto insufficiente per sostenere chi, a causa di una patologia o disabilità, non può lavorare o ha bisogno di assistenza costante.
Il governo ha cercato di compensare questa misura con un aumento dell’importo base dell’Universal Credit per tutti i beneficiari, portandolo da £400,14 a £417,53 al mese. È il primo adeguamento sopra il tasso d’inflazione da anni, e dovrebbe continuare a crescere fino al 2030. Ma secondo i parlamentari, questo aumento generalizzato non bilancia affatto il taglio mirato al sostegno sanitario, che colpisce le fasce più fragili della popolazione.
La misura più controversa del disegno di legge – la riforma del Personal Independence Payment (PIP), un’indennità per l’autonomia personale – è stata ritirata dal governo dopo le pressioni di oltre 100 deputati laburisti pronti a votare contro. Ma l’impianto generale resta: meno sostegno diretto a chi si ammala, più pressione all’inserimento nel mondo del lavoro, anche per categorie che necessitano di cure o vivono con patologie croniche.

Il governo ha affidato una revisione completa dei sussidi per disabili e malati al ministro della previdenza sociale Sir Stephen Timms, con esiti attesi non prima dell’autunno 2026. Un orizzonte troppo lontano per chi rischia di perdere il sostegno già nel 2025.
Secondo Debbie Abrahams, presidente del comitato, il vero errore è aver proceduto senza una valutazione seria dell’impatto di queste riforme. “Il taglio al sostegno sanitario dell’UC è destinato ad aumentare la povertà, peggiorare la salute pubblica e danneggiare la possibilità di reinserimento lavorativo”, ha dichiarato. Il comitato chiede che ogni modifica futura venga valutata ex ante, proprio per evitare nuove crisi sociali evitabili.
Dal canto suo, il governo difende la propria strategia, definendola parte di un piano per “riequilibrare il sistema” e rimuovere disincentivi al lavoro. Secondo Downing Street, le riforme in corso faranno uscire 50.000 bambini dalla povertà e permetteranno a molte famiglie di tornare a un reddito stabile, anche grazie a 3,8 miliardi di sterline stanziati per l’occupazione nel corso della legislatura.
Ma i numeri dicono altro: mentre una parte della popolazione vedrà lievi miglioramenti, un’altra rischia di essere abbandonata. Le persone appena colpite da malattie o disabilità, e i loro familiari, saranno costretti a vivere con meno della metà del sostegno attuale. E senza adeguate politiche abitative, sanitarie e sociali, l’inserimento nel mondo del lavoro resterà per molti solo un’ipotesi.
Nel frattempo, le misure accessorie annunciate – dai pasti scolastici gratuiti per le famiglie UC al Fondo di resilienza per le festività – non bastano a compensare un taglio che colpisce proprio chi non ha alternative. Per gli oppositori, non si tratta di riformare il welfare, ma di spostarne il peso sui più fragili. Con una promessa disattesa: quella di un sistema “equo e sostenibile” per tutti.



