Zimbabwe: torna la malaria, triplicati morti e contagi

Per lo Zimbabwe la malaria non è mai stata solo una malattia. È stata, per decenni, un simbolo della resilienza sanitaria di un Paese martoriato da crisi politiche e scarsità cronica di risorse. Oggi, però, quel simbolo vacilla: la malaria è tornata, con numeri triplicati e risorse dimezzate, mentre la promessa di eliminarla entro il 2030 sembra allontanarsi.

Una recrudescenza annunciata
Il 2025 ha segnato un drammatico passo indietro. Nei primi sei mesi dell’anno, oltre 119.000 casi e più di 330 decessi sono stati registrati, con un aumento del 180% rispetto all’anno precedente. E in alcune regioni, come Manicaland, le cifre sono addirittura peggiori. La malattia è esplosa in 115 focolai, contro un solo focolaio rilevato nel 2024. Un’impennata improvvisa, ma non imprevedibile.

Il taglio che ha fatto saltare il sistema
A gennaio, l’amministrazione statunitense ha interrotto un flusso di finanziamenti essenziali. Oltre 270 milioni di dollari destinati a progetti sanitari e agricoli sono stati ritirati. La conseguenza è stata immediata: il programma Zento (Zimbabwe Entomological Support) — fiore all’occhiello della prevenzione — è stato sospeso, insieme alla distribuzione di zanzariere e all’intera rete di monitoraggio.

Le conseguenze sono state tanto brutali quanto aritmetiche: meno zanzariere, più zanzare; meno prevenzione, più infezioni; meno fondi, più morti.

Le zanzariere che non arrivano
Nel solo 2025 sono mancate all’appello 600.000 zanzariere impregnate di insetticida. Una barriera fondamentale — e a basso costo — che protegge le famiglie durante le ore notturne, quando le zanzare della malaria sono più attive. Il governo ha cercato di intervenire, ma ha potuto farlo solo parzialmente, con fondi interni spesso inadeguati e distribuzioni ridotte all’osso.

“DSCN1277” by Yuen-Ping aka YP is licensed under CC BY-NC-SA 2.0.

“Itai Rusike”, responsabile di un’importante ONG sanitaria locale, è stato chiaro: “Se salta la catena di fornitura di reti, farmaci e test rapidi, il sistema si disintegra. Lo stiamo già vedendo.”

L’infanzia in prima linea
A pagare il prezzo più alto, come sempre, sono i più vulnerabili. Il 14% dei casi riguarda bambini sotto i cinque anni. Eppure, è proprio nei confronti delle donne in gravidanza e dei bambini piccoli che i programmi sanitari miravano a concentrare la prevenzione. Con i tagli, quella protezione è evaporata.

Più piogge, più malaria
A peggiorare la situazione ci ha pensato il clima: le piogge anomale del 2025 hanno creato le condizioni ideali per la proliferazione delle zanzare. I ristagni d’acqua sono ovunque. La malaria, già fuori controllo, trova così un alleato naturale.

Non è solo una questione di dollari
Lo Zimbabwe ha firmato l’impegno con l’Unione Africana per eliminare la malaria entro il 2030. Ma a sette anni dalla scadenza, l’obiettivo sembra più una speranza che un piano. L’ex ministro della Sanità Henry Madzorera ha lanciato un appello concreto: “Abbiamo tasse destinate alla salute. Usiamole. Non possiamo più dipendere dai donatori.”

Il problema però non è solo di bilancio: serve governance, continuità e capacità di risposta. Zento, il programma di sorveglianza delle zanzare, aveva portato in soli tre anni a una riduzione drastica dei casi: da 145.000 nel 2020 a poco più di 8.000 nel 2024. I dati più recenti dimostrano che, senza quel programma, i numeri sono tornati immediatamente a livelli preoccupanti.

La lezione
La malaria è curabile. È prevenibile. Eppure resta una delle principali cause di morte evitabile nel continente africano. Lo Zimbabwe aveva mostrato che è possibile invertire la rotta. Oggi dimostra, purtroppo, quanto sia fragile ogni progresso quando poggia sul sostegno di attori esterni. Senza investimenti stabili e locali, senza una strategia sanitaria solida e indipendente, ogni passo in avanti può trasformarsi in una corsa all’indietro.

E mentre si dibatte di fondi, governance e strategie, migliaia di famiglie piangono i propri cari. La malaria è tornata, ma stavolta non è solo una malattia: è anche il segnale di un sistema che rischia di non reggere più.

“Zimbabwe” by Ullisan is licensed under CC BY-ND 2.0.

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