Nel 2024, i centri e servizi della rete Caritas hanno sostenuto 277.775 persone, cifra che corrisponde ad altrettanti nuclei familiari. Questo dato rappresenta non solo la punta di un iceberg sociale, ma anche la cartografia concreta del disagio italiano, mappata attraverso 3.341 servizi in 204 diocesi, che coprono il 92,7% del territorio ecclesiastico italiano. Sono alcuni dei dati che emergono dal Report statistico 2025 “La povertà in Italia” di Caritas italiana, presentato ieri a Roma
Un bisogno sempre più radicato e cronico
Se si guarda all’evoluzione degli ultimi dieci anni, il numero di persone accompagnate è cresciuto del 62,6%, con punte del +77% nel Nord. Il Mezzogiorno, storicamente più vulnerabile, segna un +64,7%. Tali cifre mostrano un’inarrestabile cronicizzazione della povertà, legata a crisi multiple: dalla pandemia al caro energia, fino all’inflazione persistente.
Il 26,7% degli utenti è in carico da almeno cinque anni. Questo “zoccolo duro” di povertà cronica cresce costantemente. Nel 2024 la media di incontri per persona ha superato le otto volte l’anno (era 4 nel 2012), segno di una crescente intensità del bisogno.
Chi sono i nuovi poveri: età, cittadinanza, genere
- Il 56,2% degli assistiti è straniero, ma tra gli italiani (42,1%) cresce la quota di over 65, raddoppiata in dieci anni fino al 14,3%, con un picco del 24,3% tra i soli italiani.
- L’età media generale è 47,8 anni, ma per gli italiani è 54,6, segno di una povertà che invecchia.
- Il 50,4% degli utenti è donna, con una prevalenza femminile più marcata nel Sud e nelle Isole.
Famiglie in crisi: povertà che si eredita
Il 63,4% delle persone ha figli; di queste, oltre la metà vive con minori, cioè 146.000 famiglie povere con bambini, generando un forte allarme sulla trasmissione intergenerazionale della povertà. L’Italia è uno dei Paesi europei dove questa trasmissione è più marcata: il 34% degli adulti a rischio povertà proviene da famiglie disagiate.
Le famiglie di italiani sono spesso unipersonali o segnate da rotture (vedovanza, separazioni), mentre quelle straniere appaiono più strutturate. Il 31,2% degli utenti vive da solo, un altro campanello d’allarme sul fronte della solitudine sociale.

Istruzione e lavoro: due fattori decisivi
Il 67,3% ha un’istruzione pari o inferiore alla licenza media. Il livello di scolarizzazione è molto basso, e chi nasce da genitori non scolarizzati spesso rimane ai margini (il 29,6% dei figli di analfabeti ha solo la licenza elementare).
Sul fronte occupazionale:
- Il 47,9% è disoccupato.
- Il 23,5% è un “working poor”, cioè lavora ma non guadagna abbastanza per vivere.
- Tra i 35-54enni, oltre il 30% lavora, ma continua a chiedere aiuto.
Nel 2007, i disoccupati erano il 66,4% dell’utenza e gli occupati solo il 15%. Oggi si assiste a una nuova normalità fatta di lavoratori poveri, precari, intermittenti o sfruttati.
Emergenze casa e salute: due ferite strutturali
Due focus del report richiamano l’attenzione sulle gravi vulnerabilità abitative e sanitarie:
- Aumentano i casi di senza dimora, sfratti e abitazioni precarie.
- Crescono le fragilità sanitarie: assenza di cure, patologie croniche senza assistenza, accesso difficile ai servizi pubblici.
Il ruolo dei territori e la geografia della povertà
La media nazionale di assistiti è di 83 persone per centro, ma con forti disuguaglianze:
- In Liguria si raggiungono i 147 assistiti per centro.
- In Sardegna e Calabria si superano i 100.
- In Trentino, il valore crolla a 1,2 ogni 1.000 famiglie, ma nelle Marche si arriva a 13 ogni 1.000.
Cosa chiede Caritas?
Il rapporto invoca con forza politiche strutturali, di lungo periodo, che vadano oltre l’emergenza: reddito minimo, alloggi accessibili, accesso universale alla sanità e inclusione lavorativa vera.
Al contempo, si sottolinea il ruolo chiave della rete comunitaria, dei volontari, delle parrocchie, e delle alleanze locali con enti pubblici e del Terzo Settore.
“Il mattino viene, ma è ancora notte”
Il report Caritas 2025 non si limita a contare i poveri: ne narra la storia, le ferite e le speranze. È uno strumento prezioso non solo per il mondo ecclesiale, ma per tutti coloro che si interrogano sul futuro sociale del Paese. L’Italia ha bisogno di politiche coraggiose e comunità capaci di ascoltare. Perché, come scrive Don Marco Pagniello nell’introduzione, “il mattino viene, ma è ancora notte”.



