Diogene – Agenzia 21/01/2025

Il ritiro degli USA dall’OMS: salute globale a rischio?

DN-EST-210125 – L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha espresso disappunto per la decisione degli Stati Uniti di abbandonare l’agenzia e ha ribadito il ruolo fondamentale dell’OMS nella protezione della salute globale, inclusa quella degli stessi cittadini americani. Nonostante questa scelta, l’OMS ha auspicato un ripensamento da parte degli Stati Uniti e ha dichiarato di voler instaurare un “dialogo costruttivo” per preservare la collaborazione, cruciale per la salute di milioni di persone in tutto il mondo. La reazione dell’agenzia è arrivata dopo l’annuncio ufficiale del presidente Donald Trump, che ha firmato un ordine esecutivo per il ritiro, motivandolo con una presunta cattiva gestione della pandemia di COVID-19 e di altre emergenze sanitarie da parte dell’organizzazione. Il Direttore Generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha condiviso su X (ex Twitter) una dichiarazione in cui si legge: “L’OMS è profondamente rammaricata per la decisione degli Stati Uniti di ritirarsi dall’Organizzazione. Il nostro lavoro è centrale per garantire la salute e la sicurezza delle persone, compresi gli americani, intervenendo su malattie, rafforzando i sistemi sanitari e rispondendo alle emergenze, spesso in contesti difficili dove pochi possono operare”. L’OMS ha ricordato il ruolo degli Stati Uniti come membro fondatore dell’organizzazione nel 1948 e il loro contributo fondamentale nel guidare le politiche sanitarie globali insieme agli altri 193 Paesi membri, grazie anche alla partecipazione attiva all’Assemblea Mondiale della Sanità e al Comitato Esecutivo. Negli oltre 70 anni di collaborazione, l’OMS e gli Stati Uniti hanno ottenuto risultati storici, come l’eradicazione del vaiolo e il quasi totale annientamento della poliomielite. L’agenzia ha sottolineato come le istituzioni americane abbiano tratto beneficio dalla loro appartenenza, contribuendo al contempo a salvare innumerevoli vite. Negli ultimi sette anni, con il supporto degli Stati Uniti e di altri Paesi, l’OMS ha implementato un pacchetto di riforme per migliorare la trasparenza, l’efficienza e l’impatto del suo operato, e ha assicurato che tali sforzi continueranno. La dichiarazione si conclude con un invito al dialogo: “Speriamo che gli Stati Uniti rivedano la loro posizione. La nostra collaborazione è fondamentale per il benessere e la salute di milioni di persone”. L’ordine firmato da Trump accusa l’OMS di non essere riuscita a gestire in modo adeguato la pandemia di COVID-19 e altre crisi, di non aver introdotto le necessarie riforme e di essere influenzata politicamente da alcuni Stati membri. Inoltre, il documento critica il sistema di contribuzione economica, ritenuto ingiusto: gli Stati Uniti, pur avendo una popolazione inferiore rispetto a quella cinese, sarebbero costretti a versare somme molto più elevate rispetto ad altri Paesi”. (Diogene Notizie)


Welcome 2024: record di aziende per l’inclusione dei rifugiati

DN-EST-210125 – L’edizione 2024 del programma “Welcome. Working for Refugee Integration” segna nuovi successi, confermando il costante progresso nella promozione dell’inclusione dei rifugiati e della responsabilità sociale delle imprese. L’Unhcr, l’Agenzia ONU per i rifugiati, ha comunicato i risultati attraverso una nota, evidenziando il numero record di candidature per il logo Welcome. Questo riconoscimento viene assegnato alle aziende che, nell’ultimo anno, hanno avviato percorsi di inserimento lavorativo dedicati ai rifugiati. Nel 2024, le candidature hanno raggiunto quota 253, superando le 244 del 2023, il dato più alto mai registrato. Anche quest’anno, il logo Welcome sarà conferito durante la Giornata mondiale del rifugiato, il 20 giugno. Dal 2017 ad oggi, con le nuove aziende premiate, il numero totale dovrebbe toccare quota 950, un risultato che, secondo l’Unhcr, dimostra il crescente interesse delle imprese italiane verso l’integrazione lavorativa dei rifugiati. “Le persone rifugiate, con il loro coraggio, talento e determinazione, rappresentano una risorsa preziosa per il nostro Paese”, afferma Chiara Cardoletti, rappresentante Unhcr per l’Italia, la Santa Sede e San Marino. “In un periodo in cui l’Italia affronta una crisi demografica senza precedenti, caratterizzata da bassa natalità e carenza di forza lavoro, l’integrazione dei rifugiati offre una risposta concreta. Queste persone portano competenze che possono colmare il divario tra domanda e offerta, contribuendo allo sviluppo economico e sociale”. Cardoletti ha inoltre sottolineato l’importanza del programma Welcome, che nel 2024 ha dimostrato ancora una volta la sua efficacia e il suo impatto positivo nel creare una società più inclusiva. Le candidature ricevute provengono da 17 regioni italiane, con la Lombardia (74) e il Piemonte (39) in testa. La Puglia, in particolare, ha registrato un incremento significativo, passando da 16 a 23 candidature, superando Lazio e Veneto. A livello settoriale, i principali ambiti rappresentati sono il terzo settore, l’ospitalità e l’edilizia. Quest’ultimo ha visto un aumento considerevole, con 43 aziende candidate rispetto alle 29 dell’anno precedente. Il 2024 si configura quindi come un anno record per i percorsi di inclusione lavorativa: i dati preliminari indicano 17.310 iniziative attivate, con un incremento del 47% rispetto al 2023. Dal 2017, si stima che il programma abbia favorito quasi 50.000 percorsi di inserimento. (Diogene Notizie)


Sbarchi 2025: calano gli arrivi, ma i minori non accompagnati restano una costante

DN-ITA-210125 – Dall’inizio dell’anno sono 892 le persone migranti arrivate sulle coste italiane. Lo stesso periodo del 2024 aveva registrato 1.172 arrivi, mentre nel 2023 erano stati 3.862. Questi dati, forniti dal Ministero degli Interni, si riferiscono agli sbarchi monitorati fino alle 8 di questa mattina. Negli ultimi due giorni, 414 migranti sono approdati sulle nostre coste: 283 ieri e 131 oggi, portando il totale mensile a 892. Per confronto, nel gennaio 2024 gli arrivi furono 2.258, mentre nel 2023 raggiunsero i 4.963. Tra i quasi 900 migranti arrivati via mare nel 2025, 111 (13%) hanno dichiarato di essere di nazionalità pakistana. Seguono siriani (82, 11,7%), egiziani (70, 8%), bengalesi (53, 6%), somali (42, 5%), eritrei (39, 4%), algerini (23, 3%), sudanesi (18, 2%), etiopi (12, 1%) e nigeriani (10, 1%). Altri 432 individui, pari al 48%, provengono da diverse nazioni o sono in attesa di identificazione. Per quanto riguarda i minori stranieri non accompagnati, fino ad oggi ne sono stati registrati 72 sbarcati sulle coste italiane nel 2025. Lo scorso anno il numero complessivo era stato di 8.043, mentre nel 2023 furono 18.820. Nei cinque anni precedenti, i dati erano i seguenti: 14.044 nel 2022, 10.053 nel 2021, 4.687 nel 2020, 1.680 nel 2019, 3.536 nel 2018 e 15.779 nel 2017. (Diogene Notizie)


Libano: un terzo dei bambini affronta fame e povertà estrema

DN-EST-210125 – “Quasi un terzo dei bambini in Libano – il 29% – sta affrontando livelli critici di fame all’inizio del nuovo anno, e alcuni sono costretti al lavoro minorile per aiutare le proprie famiglie.” Questo è l’allarme lanciato da Save the Children, che si basa sui dati aggiornati dell’Integrated Food Security Phase Classification (Ipc), i quali evidenziano un aumento della fame infantile del 5% negli ultimi tre mesi. Secondo l’organizzazione, entro marzo circa 526.000 bambini libanesi saranno esposti a livelli di fame definiti “crisi”, “emergenza” o “catastrofe” – corrispondenti alla fase 3 o superiore dell’Ipc. A ottobre 2023, il numero era già drammatico, con 504.000 bambini in questa situazione. Per la prima volta, la storica città di Baalbek ha raggiunto la fase 4 dell’Ipc, indicativa di una condizione di “emergenza”. Le famiglie coinvolte stanno affrontando malnutrizione grave e sono costrette a soluzioni disperate come il lavoro minorile, attività illegali o contrazione di debiti insostenibili. Le comunità di rifugiati palestinesi e siriani in Libano sono tra le più colpite: il 40% vive in condizioni di fame definite “di crisi” o peggiori, secondo le classificazioni Ipc. La situazione umanitaria è stata ulteriormente aggravata dal conflitto tra Hezbollah e Israele, scoppiato nell’ottobre 2023, che ha causato oltre 4.000 morti, tra cui 290 bambini, e ha costretto 1,2 milioni di persone a lasciare le proprie case. Prima del conflitto, più della metà dei 5,5 milioni di abitanti del Libano dipendeva già dagli aiuti umanitari per soddisfare i bisogni essenziali. Oggi, un quarto dei bambini sotto i cinque anni vive in condizioni di grave povertà alimentare. L’accesso all’istruzione è fortemente compromesso da sei anni, a causa di una combinazione di pandemia, instabilità politica, l’esplosione al porto di Beirut e gli scioperi degli insegnanti. “I bambini libanesi hanno subito shock dopo shock negli ultimi anni, e il cibo è diventato un bene sempre più inaccessibile. Il recente conflitto ha peggiorato una situazione già drammatica, portando fame e povertà a livelli critici. Quasi un terzo dei bambini rischia danni permanenti alla salute e allo sviluppo. Per i più piccoli, questa crisi rappresenta una vera questione di vita o di morte,” ha dichiarato Jennifer Moorehead, direttrice di Save the Children in Libano. “Non possiamo permettere che fame e malnutrizione diventino la norma.” Save the Children chiede che l’accordo di cessate il fuoco venga rispettato e reso permanente, garantendo che ogni bambino in Libano possa accedere a servizi essenziali e aiuti umanitari in modo rapido e sicuro. Inoltre, invita i programmi di assistenza alimentare a rispondere alle necessità specifiche dei bambini, assicurando diete nutrienti e bilanciate per prevenire danni irreversibili al loro sviluppo. (Diogene Notizie)


Stellantis in crisi: calo record delle vendite nel 2024

DN-ECO-210125 -La crisi di Stellantis nel mercato automobilistico europeo evidenzia problemi interni profondi, con i dati di vendita del 2024 che mostrano un calo del 7,3% rispetto al 2023, in un contesto in cui il mercato europeo allargato (UE, EFTA e Regno Unito) ha registrato una crescita complessiva dello 0,9%. Questa situazione contrasta con la narrazione sostenuta dall’azienda negli ultimi mesi, che attribuiva le difficoltà a criticità sistemiche del settore. Fiat ha subito un calo del 20,2%, fermandosi a poco più di 304.000 unità vendute, mentre Lancia-Chrysler ha visto un crollo del 27,2%. Anche Ds (-22,4%), Alfa Romeo (-10,3%), Opel (-9,5%) e Citroën (-2,8%) hanno chiuso l’anno in negativo, con i marchi minori che hanno perso complessivamente il 33% delle vendite. Nel totale, Stellantis ha visto una diminuzione della sua quota di mercato dal 16,5% al 15,2%, scendendo sotto i 2 milioni di veicoli immatricolati (1.969.594). Solo Jeep e Peugeot si sono salvate in un panorama che ha visto la maggior parte dei concorrenti crescere o mantenere stabili le vendite. Ford ha registrato il calo più significativo (-17%), seguito da Stellantis (-7,3%) e Hyundai (-3,9%). Mercedes, nonostante un calo complessivo dello 0,4%, è stata penalizzata principalmente dalle performance disastrose del marchio Smart (-53%). Nonostante questi numeri, Stellantis ostenta fiducia: Jean-Philippe Imparato, responsabile per l’Europa allargata, ha dichiarato che il gruppo ha “gettato le basi per un rilancio” e che si prepara a cogliere nuove opportunità di mercato. Tuttavia, i dati suggeriscono che la crisi non sia legata esclusivamente alla transizione verso l’elettrico, ma anche a questioni interne di strategia, posizionamento dei marchi e politiche dei listini. Mentre il mercato evolve, Stellantis dovrà dimostrare la capacità di invertire la rotta e ritrovare competitività per non perdere ulteriore terreno rispetto ai concorrenti. (Diogene Notizie)


Francia: la ministra del Lavoro propone di tassare i pensionati più ricchi

DN-EST-210125 – Intervenendo questa mattina su TF1, la ministra del Lavoro e dell’Occupazione, Astrid Panosyan-Bouvet, ha avanzato l’idea di un contributo economico da parte dei pensionati più abbienti per sostenere il finanziamento della protezione sociale. Parallelamente alla proposta governativa di far lavorare gratuitamente i lavoratori attivi per sette ore in più ogni anno, la ministra ha sottolineato la necessità di distribuire meglio il peso economico tra aziende, lavoratori e pensionati. La proposta delle sette ore di lavoro gratuito, destinata a finanziare il settore dell’autonomia, era già stata approvata dai senatori a novembre nell’ambito della legge di finanza sulla Previdenza Sociale. Secondo Catherine Vautrin, ministra del Lavoro, della Salute e della Solidarietà, questa misura potrebbe generare circa 2 miliardi di euro per le spese sociali nel 2025. Durante l’intervista, Panosyan-Bouvet ha sottolineato che questa proposta, così come l’eventuale contributo dei pensionati, dovrà essere discussa nel “dibattito parlamentare”. Ha aggiunto che il finanziamento del ramo autonomia, che include il sostegno per mantenere gli anziani nelle proprie case o in strutture di assistenza, potrebbe essere sostenuto anche da “tasse e contributi differenziati per i pensionati con redditi sufficienti”. La ministra ha suggerito soglie di pensione come 2.000 o 2.500 euro per identificare i potenziali contribuenti, pur ribadendo che tali dettagli devono essere definiti dai parlamentari. Secondo la ministra, l’attuale sistema grava troppo su aziende e lavoratori, penalizzando il salario netto e incrementando il costo del lavoro. Ha affermato che “è fondamentale affrontare queste tematiche per una distribuzione più equa del carico fiscale”. Tuttavia, l’entourage della ministra ha precisato che si tratta di una “posizione personale”, non di una proposta ufficiale del governo. Anche da Matignon, la sede del primo ministro, è arrivata la conferma che questa ipotesi non figura nell’agenda governativa: “I ministri sono incoraggiati a esprimere idee personali, ma ciò non implica che vengano adottate”, hanno dichiarato fonti vicine al primo ministro. (Diogene Notizie)


Trump e Melania lanciano criptovalute: quando la politica diventa speculazione

DN-ECO-210125 – “$Trump” e “MelaniaCoin” sono le due criptovalute lanciate dalla coppia Trump poche ore prima dell’insediamento del nuovo presidente americano, un’operazione che solleva dubbi sul piano etico e sulla visione repubblicana dell’economia. I valori di mercato di queste valute, che in poche ore hanno superato il PIL di alcuni Paesi, sono rapidamente saliti a livelli record prima di subire una flessione lunedì, in parallelo al bitcoin che ha raggiunto nuovi massimi superando i 109.000 dollari. Secondo la giornalista specializzata Nastasia Hadjadji, intervistata da franceinfo, questa mossa speculativa rappresenta una “strategia di arricchimento a breve termine”, in linea con lo stile opportunistico che ha caratterizzato la carriera di Trump. Lanciando queste criptovalute appena due giorni prima dell’insediamento, l’ex presidente avrebbe cercato di aggirare eventuali conflitti con la legge e la Costituzione americana. Le criptovalute di Trump appartengono alla categoria delle “meme coin”, token digitali che trovano origine in riferimenti ironici della cultura web. Come altri esempi simili, queste monete si basano su una speculazione priva di fondamenta reali, alimentata dalla viralità dei contenuti. Questo tipo di economia, secondo Hadjadji, è “nichilismo finanziario” in cui l’unico obiettivo è il profitto immediato, senza alcuna struttura o progetto economico concreto. Dietro le quinte dell’operazione ci sono due società registrate nel Delaware – CIC Digital LLC e Fight Fight Fight LLC – direttamente collegate a Trump. Attraverso queste entità, il lancio dei token ha generato guadagni considerevoli per l’ex presidente, moltiplicando in pochi giorni il valore della sua fortuna, secondo i dati di Axios. Questo episodio evidenzia il legame sempre più stretto tra politica e criptoeconomia. Le criptovalute sono diventate un importante finanziatore privato delle campagne elettorali. In cambio del loro supporto, il settore si aspetta favori politici, come la deregolamentazione del mercato e la nomina di figure pro-cripto ai vertici delle amministrazioni e del Congresso. Inoltre, c’è una forte spinta verso l’integrazione delle criptovalute nel sistema bancario tradizionale e l’idea, seppur speculativa, di una riserva strategica in bitcoin. Questo riflette un tentativo di legittimazione del settore, che mira a consolidarsi come pilastro dell’economia americana, con l’appoggio del nuovo corso politico repubblicano. (Diogene Notizie)


Trump scuote Canada e Messico: dazi e migranti bloccati al confine

DN-EST-210125 – Il presidente americano ha nuovamente sorpreso il governo canadese annunciando l’intenzione di imporre, a partire dal 1° febbraio 2025, dazi del 25% sui prodotti provenienti dal Canada. Durante il discorso di insediamento, Donald Trump non aveva accennato a questa misura, permettendo al Canada di sperare in una tregua. Tuttavia, una semplice domanda posta da un giornalista nello Studio Ovale ha riportato la questione al centro del dibattito, come riferisce la corrispondente da Montreal, Pascale Guéricolas. Trump ha chiarito senza esitazione la sua determinazione a procedere con questi dazi, spingendo il governo canadese a reagire prontamente. La ministra degli Esteri, Mélanie Joly, ha dichiarato che il Canada difenderà con forza gli interessi dei suoi cittadini e dei posti di lavoro, sottolineando l’importanza di investire nella protezione delle frontiere, con un piano che prevede quasi un miliardo di euro. La situazione ha continuato a evolversi: Trump ha accusato il Canada di facilitare il passaggio di persone e il traffico di farmaci come il fentanil negli Stati Uniti, giustificando così la decisione sui dazi. Ottawa, però, spera ancora di convincere Washington a ritirare la misura. Se ciò non dovesse accadere, il governo canadese potrebbe rispondere tassando prodotti americani come il succo d’arancia della Florida o il bourbon del Kentucky, e valutare ulteriori misure su altre merci. Intanto, il nuovo presidente ha avviato un giro di vite anche al confine con il Messico, rispettando la promessa di chiudere l’accesso e abolire il programma CBP One, che permetteva ai migranti di prenotare un appuntamento per presentare richiesta di asilo dagli uffici in Messico. Questa decisione ha lasciato migliaia di migranti, provenienti principalmente da Sud e Centro America, bloccati nelle città di confine, come Ciudad Juarez. I giornalisti presenti descrivono una situazione di caos e disperazione. (Diogene Notizie)


Il nucleare al 67%: resta il pilastro della produzione elettrica francese nel 2024

DN-EST-210125 – La Francia sta tornando ai livelli di produzione di elettricità precedenti alla crisi Covid, con un notevole incremento nella generazione di energia a basse emissioni di carbonio. Questo è il risultato positivo annunciato lunedì 20 gennaio da RTE, il gestore della rete elettrica ad alta tensione. Per la prima volta, nel 2024, il paese ha superato il 95% di elettricità prodotta da fonti a basse emissioni di carbonio, grazie principalmente al nucleare e alle energie rinnovabili come eolico e idroelettrico. Complessivamente, sono stati prodotti 536 TWh di energia nel corso dell’anno, coprendo quasi interamente il fabbisogno energetico con fonti sostenibili. Analizzando il mix energetico, il nucleare si conferma come la principale risorsa, rappresentando il 67% della produzione elettrica francese. Le energie rinnovabili, tra cui eolico, idraulico, solare e biomassa, contribuiscono per circa il 28%. A livello europeo, i confronti evidenziano la posizione di rilievo della Francia. In Germania, dove il nucleare sarà completamente eliminato nel 2024, la produzione di elettricità da sole fonti rinnovabili si ferma al 59%. Nel Regno Unito, che ha chiuso la sua ultima centrale a carbone a settembre, l’elettricità a basse emissioni di carbonio rappresenta il 58%, con il nucleare che contribuisce appena per il 13%. Sebbene la dipendenza dai combustibili fossili sia in calo in tutta Europa, il percorso verso la sostenibilità energetica è ancora lungo. La Francia, invece, ha raggiunto un livello record nel 2024, registrando la quantità più bassa di energia prodotta da carbone, olio combustibile e gas dagli anni Cinquanta. Il paese punta a chiudere definitivamente le centrali a carbone entro il 2027, seguendo una traiettoria compatibile con l’obiettivo di neutralità carbonica fissato per il 2050. Tuttavia, come sottolineato da Thomas Veyrenc di RTE, per raggiungere questo traguardo sarà essenziale elettrificare completamente e in modo sostenibile settori ancora fortemente dipendenti dai combustibili fossili, come industria, trasporti e riscaldamento domestico. (Diogene Notizie)


Kaufland Donnersdorf: 350 posti a rischio con il ricorso ai subappaltatori

DN-ECO-210125 – Fino a 350 dipendenti della sede logistica di Kaufland a Donnersdorf, in Bassa Franconia, rischiano di perdere il lavoro. Secondo il sindacato, l’azienda ha in programma di affidare gran parte delle attività a subappaltatori che impiegheranno personale proveniente dall’Europa dell’Est. Attualmente, circa 550 persone lavorano nel magazzino di Donnersdorf, ma due terzi di loro potrebbero essere coinvolti nei licenziamenti. Il segretario sindacale Peter König ha dichiarato che i dipendenti sono stati informati del piano aziendale durante assemblee interne, ma un incontro previsto con la direzione è stato cancellato all’ultimo momento. Secondo Kaufland, il cambio di strategia mira a rendere la gestione della logistica “più agile e flessibile”, affidando gran parte delle attività a “aziende di fabbrica”. Queste società esterne, afferma l’azienda, garantirebbero una maggiore capacità di adattarsi alle esigenze mutevoli del mercato. Tuttavia, il sindacato critica duramente questa decisione. König accusa Kaufland di volersi liberare della responsabilità verso i lavoratori, delegando le attività a società esterne e sottraendosi così agli obblighi legali e organizzativi. L’azienda ha dichiarato che collaborerà con il comitato aziendale per cercare soluzioni socialmente accettabili per i dipendenti interessati, ma non ha fornito dettagli specifici su quali alternative concrete saranno offerte. Resta inoltre incerto se i subappaltatori assumeranno il personale esistente o se opteranno per nuovi lavoratori, con il rischio che le condizioni salariali peggiorino. Nel frattempo, non è chiaro neppure quale tipo di rapporto contrattuale legherà i subappaltatori a Kaufland. König ha ricordato un precedente del 2012, quando Kaufland fu multata per circa 9 milioni di euro per l’impiego di oltre 350 lavoratori di aziende esterne senza rispettare le normative. In quell’occasione, l’azienda fu costretta ad assumere direttamente i dipendenti coinvolti. Questa nuova strategia, conclude König, riporta alla ribalta vecchie problematiche legate alla gestione del personale nella logistica. (Diogene Notizie)