Il rapporto Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum traccia un quadro ambizioso e dettagliato delle trasformazioni che attendono il mercato del lavoro nei prossimi anni. Secondo lo studio, entro il 2030 verranno creati 170 milioni di nuovi posti di lavoro, mentre 92 milioni saranno ridefiniti o spostati, portando a un saldo netto positivo di 78 milioni di nuove opportunità lavorative. Tuttavia, queste trasformazioni non sono prive di conseguenze sociali e richiederanno un’attenzione critica per affrontare le sfide che pongono.
Un Mercato del Lavoro in Evoluzione
Il rapporto evidenzia che il mercato del lavoro globale è influenzato da quattro fattori principali: il progresso tecnologico, i cambiamenti demografici, le tensioni geoeconomiche e la transizione ecologica. Tuttavia, queste trasformazioni, per quanto presentate come inevitabili, portano con sé l’ombra della disoccupazione strutturale e dell’omogeneizzazione culturale.
I Settori in Crescita
Alcune professioni sono destinate a registrare una forte crescita. Tra queste troviamo:
Tecnologia e dati: Ruoli legati all’intelligenza artificiale (IA), ai big data e alla cybersecurity sono in testa alla classifica dei lavori emergenti. Questo pone però una domanda cruciale: come verranno riassorbiti i milioni di lavoratori che non possiedono le competenze necessarie per accedere a questi ruoli?
Assistenza e sanità: L’invecchiamento della popolazione nei Paesi ad alto reddito sta spingendo la domanda di infermieri e operatori sanitari. Ma chi garantirà condizioni dignitose a questi lavoratori, spesso sottopagati e sfruttati?
Educazione: Gli insegnanti, in particolare nelle scuole secondarie, saranno sempre più richiesti. Tuttavia, senza un adeguato investimento nei sistemi educativi, c’è il rischio di una crescente disparità tra Paesi ricchi e poveri.
Agricoltura: Braccianti agricoli e lavoratori del settore alimentare vedranno una ripresa, ma con quale costo sociale e ambientale? L’agricoltura intensiva, spesso promossa dalle multinazionali, ha già devastato molte comunità rurali.
I Settori in Declino
Parallelamente, alcune professioni rischiano di scomparire o ridimensionarsi significativamente. Tra i lavori in declino troviamo:
Cassieri e addetti ai biglietti, sempre più sostituiti dall’automazione. Questo significa un risparmio per le aziende, ma una perdita di lavoro per milioni di persone.
Assistenti amministrativi, il cui ruolo è in calo con la diffusione dell’IA generativa. Questo solleva la questione: è giusto sacrificare intere categorie per un’efficienza aziendale che avvantaggia pochi?
Designer grafici, un settore che, sorprendentemente, sta subendo una contrazione a causa dell’avanzamento delle tecnologie creative automatizzate. Il rischio è la perdita di diversità culturale nelle produzioni creative.

Il Divario di Competenze: Una Sfida Critica
Una delle sfide più urgenti è rappresentata dal divario di competenze. Il 63% dei datori di lavoro identifica questa carenza come il principale ostacolo alla trasformazione aziendale. Si prevede che entro il 2030 quasi il 40% delle competenze richieste cambierà. Di fronte a questo scenario, circa il 59% della forza lavoro globale necessiterà di aggiornamenti o riqualificazioni significative. Tuttavia, 11 lavoratori su 100 difficilmente riceveranno questa formazione, lasciando oltre 120 milioni di persone a rischio di disoccupazione.
Questa è una chiara dimostrazione delle conseguenze di un sistema economico orientato al profitto, che si limita a “scaricare” le proprie inefficienze sui lavoratori. Le proposte keynesiane suggerirebbero invece investimenti pubblici massicci per garantire formazione gratuita e accessibile, riducendo le disuguaglianze sociali.
Tra le competenze più richieste nei prossimi anni troviamo:
Competenze tecnologiche: alfabetizzazione digitale, gestione dei big data, cybersecurity e alfabetizzazione tecnologica. Ma queste competenze sono oggi accessibili solo a chi ha già mezzi e istruzione adeguati.
Competenze umane: pensiero creativo, resilienza, flessibilità, leadership e capacità di collaborazione. Tuttavia, la crescente pressione sui lavoratori rischia di trasformare queste “soft skills” in requisiti che mascherano condizioni di lavoro sempre più precarie.
Il Ruolo dell’Intelligenza Artificiale
L’IA sta trasformando profondamente i modelli di business e i mercati del lavoro. Secondo il rapporto, il 77% dei datori di lavoro pianifica di aggiornare il personale per affrontare le nuove opportunità create dalla tecnologia, ma il 41% prevede di ridurre la propria forza lavoro a causa dell’automazione. Questo evidenzia come l’IA, presentata come un progresso, rischi di aumentare ulteriormente il divario tra chi trae beneficio dall’innovazione e chi ne è vittima.
Oltre la Tecnologia: Altri Fattori di Cambiamento
Il mercato del lavoro è influenzato anche da fattori economici, demografici e geopolitici:
Cambiamenti economici: L’aumento del costo della vita e il rallentamento della crescita economica globale potrebbero causare la perdita di 6 milioni di posti di lavoro entro il 2030. Questo evidenzia l’incapacità del sistema di garantire stabilità economica e benessere per tutti.
Demografia: L’invecchiamento della popolazione nei Paesi a reddito alto aumenterà la domanda di professionisti sanitari, mentre l’espansione della popolazione in età lavorativa nei Paesi a basso reddito contribuirà alla crescita di professioni educative e agricole. Tuttavia, il rischio è una crescente disparità globale.
Geopolitica: Le tensioni internazionali e le nuove politiche commerciali stanno spingendo molte aziende a rivedere le proprie strategie, aumentando la domanda di competenze come la cybersecurity e l’adattabilità operativa. Ma queste trasformazioni si basano spesso su logiche di sfruttamento dei Paesi più deboli.
Azioni Necessarie: La Reskilling Revolution
Per affrontare le sfide delineate, il World Economic Forum ha lanciato l’iniziativa Reskilling Revolution, che mira a fornire migliori competenze a un miliardo di persone entro il 2030. Tuttavia, questa iniziativa, pur ambiziosa, rischia di favorire esclusivamente i lavoratori dei Paesi già sviluppati, lasciando indietro milioni di persone nei Paesi emergenti.
Politiche che per essere egalitarie suggeriscono una diversa impostazione: interventi pubblici diretti, protezione sociale per i lavoratori colpiti e regolamentazioni per limitare gli eccessi delle multinazionali.
Il Future of Jobs Report 2025 non è solo un’analisi del mercato del lavoro, ma un invito all’azione. Tuttavia, è anche un promemoria di come le decisioni prese da pochi influenzino la vita di milioni di persone. La necessità di investimenti pubblici, politiche redistributive e regolamentazioni più stringenti è più urgente che mai. Solo così sarà possibile trasformare le sfide in opportunità per tutti, non solo per una minoranza privilegiata.



