Il giorno in cui si.apriva la Porta Santa, in via della Conciliazione a Roma, la strada che porta alla Santa Sede, una persona senza fissa dimora e stata trovata senza vita. Morta di freddo.
Nella Roma Capitale di un Paese del G/7, si muore di freddo, come di caldo in estate.
Come se fosse normale morire nel terzo millennio di freddo o di caldo solo perché poveri.
In Italia al momento in cui scrivo sono morti nel 2024, 403 senza fissa dimora. Oltre 30 al mese. Nel 2023 furono 415 i senza fissa dimora morti per strada, da soli.
In due anni oltre 800 senza fissa dimora sono morti mentre gli passavamo accanto con i nostri panettoni o mentre allegramente salivamo in macchina per le nostre vacanze estive.
I senza fissa dimora sono l’emblema della nostra società.
Di loro si parla e pure poco, persino quando muoiono. C’è un significato profondo e terribile che dovrebbe stracciare le nostre coscienze. Morire di freddo davanti alla Porta Santa che si apre rappresenta pienamente la nostra ipocrisia.
Non è il segno di un destino ineluttabile. Quando muoiono oltre 30 persone al mese o meglio una persona al giorno di emarginazione e di esclusione sociale, significa che non siamo una civiltà.
Vedo in questi giorni migliaia di persone accapigliarsi su un concerto di capodanno a favore di questo o quel cantante associandoli astrusamente a cultura, arte, censura, ma quasi nessuno di questi arguti commentatori social sa che ogni giorno muore un senza fissa dimora.
Eppure l’Unione europea ha posto ai Paesi aderenti l’obiettivo di dare un tetto ai senza fissa dimora entro il 2030, noi a cinque dal termine, non solo.siamo lontanissimi, non dico dall’obiettivo, ma anche dal solo approcciare avviando o ipotizzando programmi di offerta alloggiativa per i senza tetto.

Divampano polemiche tra cancellate e tensostrutture come se 4 tenso strutture per qualche centinaio di senza tetto rappresentino la risposta. Ma a Roma, dice Istat, i senza fissa dimora sono oltre 20.000.
Una Roma dove insistono centinaia di palazzi cielo terra, milioni di metri cubi, lasciati vuoti in nome di un malinteso e diciamolo pure incostituzionale diritto alla proprietà privata, quando questa confligge con il buon senso, il decoro e la sua funzione sociale, in questa città, convivono persone che muoiono per strada e palazzi vuoti, anche pubblici.
Quale rigenerazione urbana può scaturire se a questa non si associa una rigenerazione umana.
Infatti la parola che spesso segue la rigenerazione è, non a caso, valorizzazione, non degli uomini e donne di questa città; ma degli immobili.
Avrei gradito che qualche uomo o donna delle istituzioni si fosse espresso sulla morte della senza fissa dimora nel giorno dell’apertura della Porta Santa. Sono andato a vedere molte pagine social di amministratori di Roma, in primis sindaco, assessori, consiglieri comunali e di rappresentanti politici nazionali, nessuno parla della senza fissa dimora che è morta a pochi metri dalla Porta Santa.
Mentre ci stiamo assolvendo, magari con qualche preghierina o donando qualche euro via telefono o bancomat, resta il sapore acre dell’indifferenza.
Che Giubileo sia ma non dell’inclusione sociale o della solidarietà, ma dell’ipocrisia.
Arriveranno a decine di milioni a Roma e in Italia, saranno accolti e alloggeranno nella nostra città, ma quei palazzi vuoti lasciati nel degrado e quelle persone senza fissa dimora per strada rappresenteranno nel 2025 la vera contraddizione della gente di buona volontà.



