Allarme ansia tra i giovani: boom di farmaci e abbandoni scolastici

L’ansia tra i giovani italiani ha raggiunto livelli preoccupanti, con il 51,4% degli adolescenti che riporta stati d’ansia o tristezza prolungata, secondo una consultazione condotta su 7.500 studenti italiani.

Il quadro è ulteriormente aggravato da sintomi fisici come l’eccesso di stanchezza (49,8%), nervosismo (46,5%), frequenti mal di testa (29%) e difficoltà nel dormire (25,4%).

Questo scenario riflette l’impatto duraturo della pandemia sulla salute mentale delle nuove generazioni, che continuano a risentire di cambiamenti nelle loro abitudini e nel benessere psicologico.

Secondo la stessa indagine, il 24% dei ragazzi si dichiara ansioso, mentre solo il 35% si sente sereno. In questo contesto, il rendimento scolastico sembra aver subito un miglioramento per il 40,3% dei partecipanti, ma permangono difficoltà nello studio regolare e nella gestione del tempo.

La pandemia ha lasciato segni profondi: tra le abitudini che hanno preso piede, vi è il dormire poco o tardi (33,3%), lo studio discontinuo (40,4%) e l’attività fisica ridotta (31,8%).

A questo malessere psicologico si affianca una crescente dipendenza da farmaci per gestire ansia e depressione tra i giovani. Secondo dati AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), negli ultimi cinque anni si è osservato un incremento del 20% nell’uso di ansiolitici e antidepressivi tra adolescenti, un dato che rispecchia un trend internazionale.

In Italia, la spesa per farmaci psicotropi ha superato i 1,5 miliardi di euro nel 2023, con una fetta significativa legata alla cura dei disturbi mentali tra giovani e giovanissimi.

Nel 2023, l’utilizzo di farmaci antidepressivi e ansiolitici tra i giovani in Italia è aumentato significativamente, con una crescita complessiva del 18% rispetto agli anni precedenti.

Gli adolescenti sono stati particolarmente colpiti, con un incremento nelle prescrizioni di farmaci antidepressivi, soprattutto tra le ragazze, che hanno registrato una crescita del 22% nel consumo di questi farmaci.

Tra i giovani italiani di età compresa tra 15 e 24 anni, l’uso di antidepressivi, in particolare gli inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI), è diventato sempre più comune per trattare disturbi legati all’ansia e alla depressione.

Secondo i dati di alcune regioni italiane, come il Piemonte, si è osservato che le prescrizioni di antidepressivi sono aumentate costantemente dalla fine del 2020, con un impatto prolungato della pandemia sulla salute mentale dei giovani.

La regione Friuli Venezia Giulia ha riportato un incremento notevole nell’utilizzo di questi farmaci durante il primo anno post-pandemia, sottolineando un trend generale in aumento su scala nazionale.

Questo aumento nell’uso di farmaci psicotropi, legato alla salute mentale dei giovani, ha generato un impatto economico rilevante: il mercato dei farmaci antidepressivi in Italia ha superato 1,5 miliardi di euro nel 2023, con una quota significativa derivante dalle prescrizioni ai giovani adulti.

L’industria farmaceutica non è l’unico attore coinvolto: il mercato della salute mentale giovanile si estende anche alle terapie psicologiche. Secondo un rapporto di Cittadinanzattiva, la spesa media annua per la terapia psicologica è di circa 1.500 euro per famiglia, un costo che non tutte le famiglie possono permettersi.

Inoltre, le lunghe liste d’attesa nel settore pubblico spingono molti a rivolgersi a servizi privati, aumentando la pressione economica sui nuclei familiari.

L’impatto sociale di questi disturbi è altrettanto significativo. Il disagio emotivo non trattato tra i giovani può portare a gravi conseguenze, come l’abbandono scolastico, che in Italia ha già raggiunto tassi preoccupanti: il 13,1% dei giovani tra i 18 e i 24 anni lascia prematuramente la scuola, spesso a causa di problematiche psicologiche non affrontate adeguatamente.

Questi dati richiamano l’urgenza di potenziare i servizi di supporto psicologico nelle scuole e nelle strutture pubbliche. L’introduzione del bonus psicologo da parte del governo nel 2022 è stata una risposta parziale al problema, ma non sufficiente.

Gli esperti chiedono un piano di intervento strutturale che preveda un accesso più rapido e gratuito a consulenze psicologiche, per evitare che il ricorso ai farmaci diventi l’unica soluzione per una generazione sempre più sotto pressione.

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