La recente dichiarazione del presidente burkinabé, il capitano Ibrahim Traoré, ha scosso il panorama economico e geopolitico del Burkina Faso. Traoré ha annunciato la volontà del suo governo di assumere il controllo diretto delle miniere d’oro del Paese, attualmente gestite in gran parte da multinazionali straniere, soprattutto canadesi e australiane.
Questo gesto rappresenta non solo una presa di posizione forte contro il dominio economico esterno, ma anche un tentativo di recuperare sovranità sulle risorse naturali e affrontare le gravi sfide socioeconomiche del Paese.
Il contesto socioeconomico
Il Burkina Faso è uno dei Paesi più poveri al mondo. Secondo le stime della Banca Mondiale, oltre il 40% della popolazione vive sotto la soglia di povertà. La situazione è aggravata dalla crescente insicurezza, con gruppi armati jihadisti che controllano ampie porzioni del territorio, e dalla scarsità di risorse fondamentali come l’acqua e il cibo.
In un contesto in cui le disuguaglianze economiche si stanno approfondendo, la gestione delle risorse naturali diventa cruciale per il futuro del Paese.
L’oro è una delle principali fonti di reddito per il Burkina Faso, rappresentando circa il 12% del PIL e oltre il 70% delle esportazioni nazionali. Tuttavia, la maggior parte delle miniere d’oro è controllata da aziende straniere, che ne traggono la maggior parte dei benefici economici.
Questo squilibrio ha suscitato critiche tra i cittadini, che vedono sfumare i potenziali vantaggi economici derivanti dalle risorse del Paese. La povertà endemica, aggravata dall’insicurezza e dalla crisi economica globale, rende urgente una redistribuzione più equa delle risorse.
La strategia di Traoré
Traoré, arrivato al potere con un colpo di stato nel 2022, ha sostenuto fin da subito una maggiore partecipazione statale nel settore minerario, come parte di una strategia più ampia di “local content”.
La sua visione è quella di far sì che il Burkina Faso non sia più spettatore passivo nell’estrazione delle proprie risorse, ma attore primario in grado di ottenere una quota maggiore dei profitti generati dall’oro.
Durante una recente trasmissione radiofonica, il presidente ha chiaramente indicato che il Paese intende sfruttare autonomamente le risorse aurifere. “Non capisco perché dobbiamo lasciare che le multinazionali estraggano il nostro oro quando possiamo farlo noi stessi”, ha affermato, sottolineando la necessità di ridurre la dipendenza dalle aziende straniere.

Questa mossa, tuttavia, non è priva di rischi. La nazionalizzazione delle risorse, pur essendo vista come una soluzione per creare posti di lavoro e migliorare le finanze pubbliche, potrebbe scoraggiare gli investimenti esteri, come già accaduto in altri Paesi africani che hanno intrapreso percorsi simili.
Le multinazionali, infatti, rappresentano non solo una fonte di capitali, ma anche di know-how tecnico e tecnologico che il Burkina Faso potrebbe non essere in grado di sostituire rapidamente.
L’alleanza con Endeavour Mining e Lilium Mining
Un segnale importante di questa nuova strategia è l’accordo tripartito recentemente concluso con Endeavour Mining e Lilium Mining, un gruppo guidato dall’imprenditore burkinabé Simon Tiemtoré. Grazie a questo accordo, lo Stato ha acquisito le miniere d’oro di Boungou e Wahgnion, cedute da Endeavour a Lilium, in un contesto di contenzioso legale.
La Société de Participations Minière du Burkina (SOPAMIB) sarà incaricata di gestire queste miniere, mentre l’Agenzia per la Promozione dell’Imprenditorialità Comunitaria (APEC) ha già avviato l’estrazione dell’oro nel sud-ovest del Paese.
Questa partnership pubblico-privata potrebbe essere un modello per il futuro, permettendo al Burkina Faso di mantenere il controllo sulle sue risorse strategiche senza rinunciare alla collaborazione con attori privati che possano fornire competenze tecniche e finanziamenti.
Il ruolo di Traoré e la comunità internazionale
Dal suo insediamento, Traoré ha cercato di bilanciare la pressione interna con una visione politica che cerca di rafforzare il ruolo del Burkina Faso sulla scena internazionale. Il presidente ha coltivato legami con altre potenze non occidentali, come la Russia, rafforzando la sua posizione sia a livello locale che globale.
Questo avvicinamento ha suscitato preoccupazioni tra le potenze occidentali, che temono un’ulteriore erosione della loro influenza nella regione.
La comunità internazionale, infatti, osserva con attenzione i passi del presidente Traoré, temendo che la nazionalizzazione delle risorse possa destabilizzare ulteriormente il Paese, già alle prese con una situazione di grave insicurezza interna.
D’altro canto, alcuni analisti vedono nella sua strategia un’opportunità per il Burkina Faso di affermarsi come attore indipendente e sovrano nel panorama globale, soprattutto in un’epoca in cui i Paesi africani stanno cercando di ridurre la loro dipendenza dalle ex potenze coloniali.
Conseguenze
La decisione di Ibrahim Traoré di voler gestire direttamente le riserve d’oro del Burkina Faso riflette un desiderio di maggiore sovranità e controllo sulle risorse nazionali. Se da un lato questa scelta può portare benefici a breve termine, dall’altro potrebbe avere conseguenze negative sugli investimenti stranieri e sulla stabilità economica del Paese.
Resta da vedere se il Burkina Faso riuscirà a mantenere un equilibrio tra autonomia e cooperazione internazionale, in un contesto di crescente pressione sia interna che esterna.



