Draghi striglia i leader Ue, che non sembrano disposti a seguirlo

Mario Draghi ha illustrato, in una conferenza stampa a Bruxelles, il suo rapporto tutto dedicato alla competitività. E ha esortato le istituzioni unionali a seguirne le indicazioni per evitare “una lenta agonia”.

In concreto, ha avvertito, l’Ue deve potenziare di 800 miliardi di euro all’anno il volume degli investimenti in una nuova strategia industriale per finanziare il cambiamento radicale del proprio modello di sviluppo.

Una cifra colossale, circa il 5 per cento del suo Pil, ben più del doppio della manna a suo tempo dispensata dal piano Marshall. È il prezzo da pagare per recuperare competitività rispetto a Stati Uniti e Cina.

Le 400 pagine del rapporto contengono 170 proposte per colmare una serie di lacune che si sono accumulate negli ultimi due decenni. In primo luogo è calata la produttività: in termini di Pil (prezzi 2015) il fossato tra Europa e Stati Uniti è passato dal 15 al 30 per cento. Mentre il reddito pro capite reale degli Usa è, nello stesso periodo, raddoppiato.

C’è stato poi un crollo nell’innovazione più avanzata: solo 4 società Ue sono oggi tra le 50 top tech del mondo. Manca una ricetta – ha continuato l’ex governatore della Bce ed ex premier – per coniugare insieme decarbonizzazione dell’economia e competitività che devono allearsi per essere fonte di crescita, altrimenti si neutralizzano a vicenda.

Manca una politica comune che abbatta i prezzi dell’energia separando quelli di fossili e rinnovabili. Mancano politiche commerciali e della concorrenza adeguate alle sfide globali. Mancano politiche per la difesa e la sicurezza.

E, infine, la proposta generale per uscire dall’immobilismo in cui si è cacciata l’Unione: un debito comune per affrontare la sfida.

Ma la prima a non prendere seriamente le raccomandazioni di Draghi è stata la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen. Per lei sono come un menù al ristorante. Si prendono quelle su cui si consolida un consenso tra i 27 paesi membri. Le altre vanno lasciate nel cassetto. A partire dal debito comune.

“Saranno necessari finanziamenti comuni per alcuni progetti comuni europei”, ha ammesso von der Leyen in conferenza stampa al fianco di Draghi. Ma, una volta concordati gli obiettivi, dovranno essere finanziati con “contributi nazionali e risorse proprie, ha precisato la presidente della Commissione.

Cioè gli strumenti già previsti dal tradizionale bilancio dell’Ue, che ammonta ad appena l’1 per cento del Pil. Anche il ministro tedesco delle Finanze, Christian Lindner, ha detto “no” al debito comune per la competitività dell’Ue. Quali altre crisi saranno necessarie per affrontare la sfida?

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Tutti hanno battuto una pacca sulla spalla a Draghi, tutti l’hanno elogiato, ma nessuno l’ha davvero preso in considerazione. Tutti sanno, infatti, che per seguire le sue ricette bisogna por mano alla revisione dei trattati.

Di che si tratta, in sintesi? Il Parlamento andrebbe trasformato in due Camere: la Camera dei popoli e la Camera degli stati. Si eliminerebbe così il Consiglio europeo. Si dovrebbe affidare al Parlamento la funzione legislativa e di bilancio in modo esclusivo; e il potere di dare o revocare la fiducia al Governo dell’Unione. Abolendo così la Commissione.

Si dovrebbero costituire le due sovranità, quella unionale e quella nazionale. L’Unione potrebbe così agire liberamente. Le due sovranità dovrebbero essere rese autonome. Ciascuna di esse dovrebbe così estrinsecarsi nelle specifiche competenze e attribuzioni.

L’Unione andrebbe dotata di un bilancio autonomo e non derivato; fondato su risorse proprie, attraverso una fiscalità diretta ed esercitando il potere di aumentare il debito comune. L’Unione dovrebbe assumere il principio dell’integrazione differenziata, in modo tale che le politiche comuni vedano partecipi solo gli stati che volontariamente intendono aderirvi.

Le politiche comuni dovrebbero essere poche e ben delimitate: difesa, clima, energia, alimentazione, demografia, migrazioni. Per queste materie la competenza dovrebbe essere esclusiva. Tutto il resto dovrebbe essere restituito alla sovranità nazionale.

Draghi ha presentato le sue proposte senza fare il minimo cenno alla riforma dei trattati. Non era questo il suo compito. E sarebbe stato criticato se lo avesse fatto. Egli si è, pertanto, limitato a parlare di cooperazione rafforzata: uno strumento già previsto dai trattati.

Ma tutti sanno che per seguire i suoi suggerimenti non basta la cooperazione: bisogna rivedere la carta fondamentale dell’Unione. Chi sono i leader europei che presenteranno una proposta?

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