sabato, Gennaio 24, 2026

Le aziende dei social media responsabili dei contenuti degli utenti? La Corte Suprema Usa ne discute

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha deciso di rivedere la legge che protegge le aziende proprietarie dei social media dalla responsabilità legale per ciò che gli utenti pubblicano sui loro siti. Il caso specifico in esame, Gonzalez contro Google, riguarda la famiglia di una donna uccisa in un attacco terroristico, secondo cui l’algoritmo di YouTube raccomandava video che incitano alla violenza.

La legge era stata varata nel 1996, agli albori di Internet e affermava che le società online non sono responsabili della trasmissione di materiali forniti da altri. Facebook, Twitter e Google sono stati quindi fin qua sollevati da ogni responsabilità legale, nonstante nel tempo siano cresciute le accuse nei loro confronti di non fare abbastanza per fermare l’odio che spesso si tramuta in violenze al di fuori della rete.

Se la Corte Suprema deciderà di mettere mano alla legge o interpretarla secondo una nuova luce, si aprirebbero una serie di contenziosi che potrebbero procurare grossi danni economici ai giganti del web.

La vicenda da cui prende spunto la decisione della Corte Suprema si riferisce alla studentessa 23enne Nohemi Gonzalez, uccisa a Parigi in un ristorante durante gli attacchi terroristici del novembre 2015, culminati nella strage del Bataclan.

Secondo i legali della famiglia YouTube aveva utilizzato algoritmi per inviare i video dello Stato Islamico agli spettatori interessati, utilizzando le informazioni che la società aveva raccolto su di loro. Per gli avvocati quei video sono stati il principale supporto di reclutamento per l’Isis al di fuori dei paesi d’origine.

La causa intentata dalla famiglia Gonzalez arriva in un momento in cui si sta diffondendo la convinzione tra giuristi e utenti che le gigantesche aziende tecnologiche non possano essere esentate dalle conseguenze della disinformazione, della discriminazione e dei contenuti violenti sulle loro piattaforme.

Gli algoritmi consigliano contenuti, indirizzano annunci o introducono nuove connessioni ai loro utenti, alimentano funzionalità come la funzione di riproduzione automatica di YouTube e i suggerimenti di account da seguire di Instagram. Impossibile quindi che le aziende non ne siano responsabili, come prevede invece la legge attuale.

Sarebbe stata materia legislativa per il Congresso rendere più in linea con le mutazioni avvenute su Internet dal 1996 la legge che si occupa dei contenuti online, ma lo scontro politico sulle elezioni del 2020 e sul covid tra i repubblicani, che combattono la censura sui social, e i democratici, che chiedono la rimozione di contenuti, ha impedito che la soluzione venisse dalla politica.

by Anonymous9000

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