sabato, Gennaio 24, 2026

Il barbonismo domestico o “sindrome di Diogene”

Il barbonismo domestico, o sindrome di Diogene, è un fenomeno di povertà sociale sommerso che nasce attraverso condizioni di difficoltà impreviste, che fanno spesso scivolare le persone verso percorsi di progressivo impoverimento economico e relazionale, fino ad arrivare a forme di isolamento estremo tali da chiudersi in casa e vivere in condizioni igienico sanitarie insostenibili.

Il barbonismo domestico negli ultimi anni si è posto all’attenzione dei media soprattutto quando alcune di queste situazioni sono esplose e sono diventate fatti di cronaca per la loro gravità e pericolosità sociale, sia per la persona o il nucleo interessati, che per il vicinato, ma anche per la criticità dei casi descritti.

Il disturbo compulsivo da accumulo è stato il tema centrale di trasmissioni televisive che hanno portato all’attenzione del grande pubblico situazioni dove si evidenzia l’incapacità di liberarsi di ciò che non è necessario e l’accumulo di oggettistica e materiali fino a rendere le proprie abitazioni non accessibili o funzionali.

Il fenomeno riguarda in equa misura uomini e donne, con un livello di istruzione medio alto, un reddito sicuro e una casa di proprietà. Gli indicatori costanti dei casi trattati sono legati alla solitudine e all’isolamento sociale, in stretta connessione con l’impoverimento economico.

E’ un fenomeno non visibile perché nascosto dietro la porta di un’abitazione, davanti alla quale, per pudore o per paura, non ci sentiamo di entrare. E anche quando viene intercettato e portato all’attenzione dei più, spesso non è compreso, ma derubricato a semplice “stravaganza” della persona.

Se ne occupa spesso sul suo sito lo psicologo e psicoterapeuta Fabio Meloni, che sottolinea come il fenomeno sia analogo alla maggioranza dei senzatetto, che vive in strada perché si trova in condizioni di povertà estrema o perché affetta da sindromi psichiatriche. Così anche i barboni domestici vivono la loro condizione per cause pressoché simili.

“A differenza del filosofo greco Diogene, che aveva scelto una vita povera dopo una acuta riflessione filosofica, i moderni Diogene si recludono nelle mura domestiche – spiega il dottor Meloni – per una totale disattenzione alle proprie necessità basilari, come la salute o l’igiene. L’autosegregazione praticata dai barboni domestici li tiene lontani da qualsiasi possibilità di relazione”.

Nel corso del tempo, quindi, le loro case si trasformano in vere e proprie “discariche”. Nelle abitazioni dei barboni domestici gli oggetti e l’immondizia si accumulano, sovrapponendosi e confondendosi. L’incapacità di liberarsi degli oggetti e dell’immondizia suggerisce un sostanziale “rifiuto” o l’incapacità di vivere le relazioni esprimendo i propri vissuti e le proprie emozioni, che finiscono per “accumularsi” in casa.

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