Migranti, nel 2023 sbarcati in Italia 26.800 minori
Diogenenews 30/04/2024: Nel corso del 2023, l’Italia ha registrato l’arrivo di circa 157.000 rifugiati e migranti via mare, attraverso la rotta del Mediterraneo centrale. Questo numero comprende 26.800 minori, di cui 17.319 erano minori stranieri non accompagnati. Lampedusa ha rappresentato il principale approdo, accogliendo circa il 70% di questi arrivi. Altri sbarchi significativi si sono verificati nelle regioni meridionali del Paese, come Calabria e Puglia, mentre altri migranti sono entrati attraverso le frontiere terrestri del nord, seguendo la rotta balcanica. Tali dati emergono dal Rapporto annuale dell’Ufficio Unicef per l’Europa e l’Asia Centrale in Italia, che sottolinea anche i pericoli di questa via migratoria: nel 2023, si sono registrati 2.476 morti o dispersi, inclusi più di 90 minori. I primi mesi del 2024 hanno visto un calo degli arrivi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con un totale di 16.090 persone, tra cui 2.351 minori stranieri non accompagnati. Notevole è l’aumento percentuale di questi ultimi sul totale degli arrivi, passando dal 10% al 14,6%. L’Unicef ha fornito assistenza diretta a oltre 37.000 persone nel 2023, inclusi 29.406 minori attraverso servizi di protezione, azioni contro la violenza di genere, e programmi di sviluppo delle competenze linguistiche e digitali. Sono stati anche coinvolti 295 adolescenti in programmi di affido familiare e mentorship. Inoltre, 7.587 minori hanno beneficiato di accesso a programmi di sviluppo delle competenze. L’uso di piattaforme digitali ha permesso di iscrivere 3.969 minori stranieri non accompagnati e giovani migranti alla piattaforma U-Report On The Move, totalizzando 13.000 iscritti. Nicola Dell’Arciprete, coordinatore del programma in Italia per l’Ufficio Unicef, ha evidenziato il successo delle iniziative, sottolineando che i risultati ottenuti dimostrano la fattibilità di migliorare significativamente la condizione dei minori rifugiati e migranti. Dell’Arciprete ha riaffermato l’impegno dell’Unicef a proseguire il lavoro nel 2024, con l’obiettivo di raggiungere oltre 48.000 persone, continuando a sviluppare e implementare soluzioni per l’inclusione sociale e l’accesso ai servizi essenziali per i rifugiati e migranti in Italia. (Diogenenews 30/04/2024)
Autonomia differenziata, il Forum Terzo Settore contro la disparità nell’accesso ai servizi
Diogenenews 30/04/2024: Il progetto di legge sull’autonomia differenziata è stato presentato alla Camera dei deputati senza specificare le fonti di finanziamento necessarie per garantire uniformità nei servizi offerti su tutto il territorio nazionale, né si è previsto un sistema di compensazione per impedire un incremento delle disuguaglianze regionali. “Questo rischia di compromettere la coesione nazionale, favorendo un regionalismo che accentua le disparità”, ha dichiarato Vanessa Pallucchi, portavoce del Forum Terzo Settore. Pallucchi ha inoltre criticato la mancanza di coinvolgimento delle parti interessate e la scarsa trasparenza del processo, evidenziando che non sono stati resi pubblici i documenti del comitato incaricato di stabilire i Livelli essenziali delle prestazioni (Lep), lasciando così incertezze sulle reali intenzioni e considerazioni sociali del progetto. Pallucchi ha proseguito evidenziando la grave situazione di disparità esistente in Italia, con il Sud che mostra una spesa per il welfare territoriale significativamente inferiore rispetto alla media nazionale. “Al Sud si registra una spesa inferiore di 155 euro per ogni minore, di 917 euro per persona con disabilità e di 49 euro per l’assistenza agli anziani rispetto alla media”, ha spiegato, aggiungendo che la povertà sanitaria colpisce il doppio delle famiglie nel Mezzogiorno rispetto al Nord-Est. Anche i servizi socio-educativi come mense e palestre scolastiche, così come l’offerta di asili nido, sono molto carenti nelle regioni meridionali e nelle aree interne rispetto alla media nazionale. “In questo contesto, l’Italia necessita urgentemente di iniziative che promuovano un’effettiva equità sociale. Tuttavia, il disegno di legge sull’autonomia differenziata non sembra orientato in tale direzione”, ha concluso Pallucchi, sottolineando la necessità di un impegno concreto per ridurre le disuguaglianze esistenti. (Diogenenews 30/04/2024)
Previsto rallentamento della crescita nell’Asia-Pacifico nel 2024
Diogenenews 30/04/2024: Secondo l’ultimo “Regional Economic Outlook for Asia and the Pacific” pubblicato dal Fondo Monetario Internazionale (FMI), si prevede che il tasso di crescita economica dell’Asia-Pacifico rallenterà leggermente, passando dal 5% nel 2023 al 4,5% nel 2024. Nonostante questo rallentamento, la regione continua a essere un motore significativo dell’economia globale, contribuendo circa il 60% alla crescita mondiale. La regione Asia-Pacifico, spesso abbreviata in APAC, include una vasta area che si estende dalla parte orientale e meridionale dell’Asia fino all’Oceania, vicino all’Oceano Pacifico occidentale. Questa area si distingue per una crescita economica robusta accompagnata da un processo di disinflazione rapido. Krishna Srinivasan, direttore del Dipartimento Asia e Pacifico del FMI a Singapore, ha evidenziato nel suo discorso di apertura che i fattori di crescita della regione sono vari. Essi includono la resilienza dei consumi interni nei paesi dell’ASEAN, significativi investimenti pubblici in nazioni come Cina e India, e un marcato incremento del turismo nei paesi insulari del Pacifico. Allo stesso tempo, la disinflazione è un fenomeno diffuso, anche se con ritmi differenti tra i vari paesi: mentre alcune nazioni come Australia e Nuova Zelanda registrano tassi di inflazione superiori agli obiettivi, altre come i mercati emergenti e il Giappone si avvicinano o raggiungono i loro target. La Cina e la Tailandia, invece, affrontano rischi di deflazione. Srinivasan ha inoltre segnalato che la Cina rappresenta una fonte di potenziali rischi ma anche di opportunità per la regione. Le misure per risolvere le tensioni nel settore immobiliare e per stimolare la domanda interna potrebbero beneficiare tanto la Cina quanto l’intera regione Asia-Pacifico. Tuttavia, ha avvertito che politiche settoriali che portano a un eccesso di capacità potrebbero avere effetti dannosi. Il FMI ha sottolineato l’importanza per le banche centrali asiatiche di mantenere un focus rigoroso sulla stabilità dei prezzi interni, evitando di basare eccessivamente le loro politiche sui movimenti anticipati dei tassi di interesse della Federal Reserve. Ha concluso affermando che i paesi asiatici sono oggi meglio equipaggiati per gestire le fluttuazioni del tasso di cambio rispetto al passato e dovrebbero lasciare che il tasso di cambio funzioni come ammortizzatore contro gli shock esterni. (Diogenenews 30/04/2024)
35 persone uccise dopo la rottura di una diga in Kenya
Diogenenews 30/04/2024: Un tragico incidente ha colpito il sud del Kenya dove il crollo di una diga a Mai Mahiu, nella contea di Nakuru, ha causato la morte di almeno 35 persone e il dispersimento di dozzine di altre. Questo drammatico evento si inserisce in un contesto più ampio di gravi inondazioni che hanno afflitto il paese, causando oltre 100 vittime dall’inizio di marzo e costringendo migliaia di persone ad abbandonare le loro case. Le squadre di soccorso stanno lavorando intensamente, scavando tra fango e detriti per trovare sopravvissuti. La governatrice di Nakuru, Susan Kihika, ha espresso preoccupazione per la possibilità di un aumento significativo del bilancio delle vittime e ha descritto la situazione a Mai Mahiu come estremamente grave, con le acque alluvionali che hanno travolto persone e abitazioni. L’accesso alla zona colpita è complicato a causa delle intense piogge recenti che hanno danneggiato le infrastrutture stradali. Intanto, la Croce Rossa del Kenya sta facendo tutto il possibile per fornire soccorso e ha riferito di aver trasportato diverse persone in strutture sanitarie locali a seguito delle inondazioni che hanno colpito il villaggio di Kamuchiri. Il segretario generale della Federazione Internazionale delle Società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa (IFRC), Jagan Chapagain, ha rivelato che le devastanti condizioni sono state aggravate da El Niño e dalle piogge prolungate che perdurano dal marzo scorso. Chapagain ha rilevato che circa 131.450 persone sono state direttamente colpite dagli eventi alluvionali, con inondazioni massicce che hanno investito quasi metà del territorio keniano. Immagini e video diffusi mostrano la drammatica situazione in varie parti del paese, con persone bloccate sui tetti o impegnate a recuperare i loro beni dalle abitazioni sommerse. La situazione critica ha spinto il Ministero dell’Istruzione a posticipare l’inizio del nuovo anno scolastico di una settimana. La Croce Rossa del Kenya ha comunicato di aver salvato 23 persone e di essere alla ricerca di altri dispersi dopo il ribaltamento di una barca a Kona Punda. La portata delle piogge ha colpito anche altre nazioni dell’Africa orientale, come Tanzania e Burundi, evidenziando una crisi regionale di vasta portata. (Diogenenews 30/04/2024)
In Pakistan oltre 200 giornalisti presi di mira con azioni legali
Diogenenews 30/04/2024: Nel suo ultimo rapporto annuale, pubblicato alla vigilia del World Press Freedom Day, Freedom Network delinea una crescente crisi per la libertà dei media in Pakistan. Il documento, intitolato “L’erosione della libertà di parola: il silenzio dei cittadini, dei partiti politici e dei media”, copre il periodo da maggio 2023 ad aprile 2024 e segnala un preoccupante aumento di azioni repressive e intimidatorie, sia statali che non, contro i media. Secondo il rapporto, più di 200 giornalisti e blogger sono stati bersagliati con azioni legali. Inoltre, il periodo esaminato è stato segnato dal tragico assassinio di quattro giornalisti, sottolineando un ambiente sempre più pericoloso per coloro che cercano di mantenere il governo responsabile attraverso il giornalismo e il blogging. Il rapporto evidenzia in particolare la formazione di una “squadra investigativa congiunta” da parte di vari dipartimenti governativi, incaricata di individuare coloro che sarebbero stati coinvolti in una campagna diffamatoria contro alcuni giudici. In totale, sono stati documentati 104 casi di violazioni contro il personale dei media, inclusi omicidi, aggressioni, sequestri, minacce e procedimenti legali. Il rapporto descrive anche un ambiente politico profondamente polarizzato e una situazione di instabilità economica e governativa, con tre diversi governi che si sono succeduti nell’arco di un anno. Questi cambiamenti hanno contribuito a un’atmosfera di minore tolleranza verso la libertà di espressione, in particolare riguardo al dissenso online. Il rapporto mette in luce anche un disegno di legge proposto dal governo, la “Legge sulla sicurezza elettronica e sulla protezione dei dati personali”, che potrebbe ulteriormente limitare la libertà di espressione online introducendo rigide regolamentazioni sui contenuti e conferendo ampi poteri di penalizzazione agli utenti dei social media. Questa mossa, secondo Freedom Network, non solo potrebbe istituzionalizzare una censura coercitiva, ma rischierebbe anche di danneggiare l’emergente economia digitale del Pakistan. In questo contesto di crescente repressione e di tentativi di controllare più strettamente l’espressione online, il rapporto conclude su una nota di allarme per il futuro della libertà di parola nel paese, sollecitando attenzione e azione internazionale per invertire questa pericolosa tendenza. (Diogenenews 30/04/2024)
Migranti, da inizio anno sbarcate 16.137 persone in Italia. I minori non accompagnati più del 14,5%
Diogenenews 30/04/2024: Sono finora 16.137 le persone migranti sbarcate sulle coste da inizio anno. Nello stesso periodo, lo scorso anno furono 42.068 mentre nel 2022 furono 10.453. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Nella giornata di ieri sono state 47 le persone registrate in arrivo sulle nostre coste che hanno fatto salire a 4.721 il totale delle persone arrivate via mare in Italia ad aprile. L’anno scorso, in tutto il mese, furono 14.506, mentre nel 2022 furono 3.929. Degli oltre 16.100 migranti sbarcati in Italia nel 2024, 3.425 sono di nazionalità bengalese (21%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Siria (2.460, 15%), Tunisia (2.224, 14%), Guinea (1.629, 10%), Egitto (1.037, 7%), Pakistan (690, 4%), Mali (596, 4%), Sudan (497, 3%), Gambia (495, 3%), Costa d’Avorio (472, 3%) a cui si aggiungono 2.612 persone (16%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione. Fino ad oggi sono stati 2.351 i minori stranieri non accompagnati ad aver raggiunto il nostro Paese via mare. Il dato è aggiornato a oggi, 29 aprile. I minori stranieri non accompagnati sbarcati sulle coste italiane lungo tutto il 2023 sono stati 18.820, 14.044 nel 2022, 10.053 nel 2021, 4.687 nel 2020, 1.680 nel 2019, 3.536 nel 2018 e 15.779 nel 2017. (Diogenenews 30/04/2024)
Gli anziani saranno il triplo dei giovani nell’Italia del 2050
Diogenenews 30/04/2024: Il rapporto “Esserci – Più giovani più futuro”, presentato in preparazione agli Stati Generali della Natalità che si terranno a Roma l’9 e il 10 maggio presso l’Auditorium della Conciliazione, rivela un quadro allarmante della demografia italiana. Secondo questo studio, condotto dalla Fondazione per la Natalità in collaborazione con l’Istat, la popolazione italiana sta invecchiando a un ritmo senza precedenti: nel 1951 c’erano 31 anziani per ogni 100 giovani, mentre oggi se ne contano 200. Le proiezioni indicano che questa cifra potrebbe salire a oltre 300 entro il 2050. Una delle tendenze più preoccupanti evidenziate dal rapporto è la diminuzione delle donne in età fertile, che sono passate da quasi 14 milioni nel 2011 a circa 11,5 milioni oggi. Questa riduzione si traduce in un calo del numero di potenziali genitori, una situazione aggravata dalle difficili condizioni economiche che colpiscono principalmente i giovani. L’analisi ha rivelato che il rischio di povertà è maggiore tra i giovani: una persona su tre tra i 16 e i 24 anni vive in condizioni di povertà, confrontato con una su quattro tra i 25 e i 54 anni e una su cinque oltre i 55 anni. Questo fenomeno è in parte attribuibile alle dinamiche del mercato del lavoro. Dal 2004, l’occupazione tra i 50-64 anni è aumentata del 21%, mentre quella tra i 15-34 anni è diminuita del 7,3%. Inoltre, l’Italia investe una percentuale del PIL in istruzione inferiore rispetto alle maggiori economie europee: solo il 4,1%, contro il 5,2% della Francia, il 4,6% della Spagna, il 4,5% della Germania e il 4,8% della media UE. Gigi De Palo, presidente della Fondazione per la Natalità, ha sottolineato che il problema della natalità in Italia non è solamente economico o culturale, ma di libertà. Le coppie che desiderano avere figli spesso si trovano ad affrontare difficoltà economiche tali da rendere la nascita di un figlio un fattore di impoverimento. Inoltre, molte donne sono costrette a scegliere tra maternità e carriera, e i giovani affrontano un mercato del lavoro particolarmente precario. Di fronte a queste sfide, De Palo ha urgito l’adozione di un piano serio e strutturato, simile a quelli già realizzati con successo in Francia e Germania, per affrontare queste problematiche in modo sostenibile e misurabile. “Questo non è più il tempo delle analisi, ma della sintesi,” ha affermato, sottolineando l’urgenza di agire per garantire un futuro prospero per l’Italia. (Diogenenews 30/04/2024)
In Libano la povertà costringe i genitori a lasciare i propri figli all’orfanotrofio
Diogenenews 30/04/2024: In Libano, un paese segnato da una prolungata crisi economica, molte famiglie sono costrette a fare scelte strazianti per garantire un futuro migliore ai propri figli. Nel cuore di Beirut, un orfanotrofio sta diventando un rifugio per bambini che, nonostante non siano orfani, non possono più vivere con le loro famiglie a causa delle difficoltà finanziarie. La gravità della situazione economica libanese ha portato molti genitori a una decisione drastica: affidare i propri figli agli orfanotrofi. Tagesschau riporta il caso delle gemelle di otto anni, Safa e Marwa, che vivono in un orfanotrofio da tre anni. Nonna Lothia, con una voce carica di preoccupazione, spiega: “La situazione in Libano è molto difficile. Mio marito è un lavoratore giornaliero e non ha lavoro da un anno. Viviamo alla giornata”. All’orfanotrofio, nonostante la lontananza dai loro cari, le gemelle ricevono istruzione, cibo adeguato e assistenza medica. “Possono dormire qui, mangiare bene, ricevere cure mediche e sono felici. Hanno tutto ciò di cui hanno bisogno qui”, sottolinea la nonna, che visita le nipoti ogni due settimane. La decisione di affidare i bambini agli orfanotrofi è spesso l’ultima risorsa per molte famiglie. Rania Sandout, amministratrice dell’orfanotrofio, riferisce che il numero di bambini “non orfani” è aumentato drasticamente. “La situazione economica ha spinto i genitori all’estremo. Non sanno più come nutrire i propri figli. Qui, almeno, sono ben curati.” Il Libano sta affrontando la peggiore crisi economica della sua storia, con una svalutazione della valuta del 90% e un aumento dei prezzi alimentari del 600%. Queste condizioni hanno spinto anche le famiglie della classe media nella disperazione, incapaci di mantenere uno standard di vita accettabile per i propri figli. L’orfanotrofio di Beirut ospita fino a 900 bambini, tra neonati e adolescenti. La direttrice Rania Zahar descrive la situazione come “casi di povertà estrema”. Racconta di una bambina di quattro anni che non sapeva masticare perché alimentata solo con latte, e di bambini che non riconoscono una doccia o un bagno. Nonostante le difficoltà, l’istituto cerca di offrire un ambiente accogliente e stimolante. Le pareti sono dipinte con colori vivaci, ci sono stanze da gioco e insegnanti amorevoli. Si insegna ai bambini le basi educative e si cerca di prepararli per il futuro, incoraggiandoli a perseguire obiettivi personali e professionali. (Diogenenews 30/04/2024)
Unione Africana: l’eliminazione della povertà in Africa entro il 2030 è fuori portata
Diogenenews 30/04/2024: Durante l’apertura del vertice dei capi di Stato africani e dell’Associazione Internazionale per lo Sviluppo (IDA) tenutosi a Nairobi, il presidente della Mauritania e attuale presidente dell’Unione Africana, Mohamed O. Cheikh El Ghazouani, ha espresso preoccupazioni significative riguardo alla lotta contro la povertà e la fame in Africa. Il presidente ha rivelato che gli obiettivi di sviluppo sostenibile previsti per il 2030 sono ormai irraggiungibili per la maggior parte delle nazioni del continente.
El Ghazouani ha sottolineato che, secondo stime della Banca Africana di Sviluppo, il continente necessita di un finanziamento aggiuntivo di 190 miliardi di dollari all’anno per poter affrontare le sue sfide economiche e sociali. Ha inoltre evidenziato come le crisi e i conflitti non solo causino tragedie umane ma destabilizzino anche l’economia globale, complicando ulteriormente la situazione in Africa a causa di problemi come la disgregazione delle catene di approvvigionamento e l’insicurezza energetica e alimentare.
Il presidente dell’Unione Africana ha fatto notare la necessità di una considerevole ricostituzione delle risorse di IDA per affrontare le pressanti sfide del XXI secolo, come il servizio del debito, gli shock climatici, i conflitti e l’afflusso di rifugiati. Ha sottolineato l’importanza di attrarre massicce risorse finanziarie private e investimenti esteri diretti per ottimizzare i costi di finanziamento e promuovere una crescita rapida, inclusiva e sostenibile in Africa. El Ghazouani ha anche appoggiato le riforme iniziate dal presidente della Banca Mondiale, Ajay Banga, volte a trasformare l’istituzione in una realtà più grande, efficiente e integrata, dove i settori pubblico e privato possano operare in sinergia. Ha evidenziato che l’inazione avrebbe costi proibitivi in termini di instabilità sociale, perdita di vite umane, anni di istruzione e opportunità di crescita, oltre al degrado ambientale e allo spreco delle risorse giovanili del continente. Concludendo il suo intervento, El Ghazouani ha riaffermato che queste gravi conseguenze possono essere evitate solo se l’Africa riuscirà a ottenere un rapido rinnovo delle risorse da parte delle istituzioni internazionali dedicate allo sviluppo. (Diogenenews 30/04/2024)
In Colombia il 76,4% degli sfollati vive in povertà monetaria
Diogenenews 30/04/2024: L’ultima indagine nazionale condotta dalla Public Policy Monitoring Commission on Forced Displacement in Colombia, con il supporto dell’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), ha evidenziato una realtà preoccupante tra la popolazione sfollata del paese. La ricerca, che ha coinvolto 9.715 famiglie di sfollati e 1.982 famiglie residenti in 80 comuni, mostra che quasi il 76,1% degli sfollati vive in condizioni di povertà monetaria, e di questi, il 40% si trova in una situazione di povertà estrema. Durante la presentazione dei risultati, Mireille Girard, rappresentante dell’UNHCR in Colombia, ha sottolineato l’importanza dei dati raccolti per sviluppare soluzioni durature per questi cittadini. In Colombia, oltre 8,6 milioni di persone hanno subito spostamenti forzati dalle proprie abitazioni, e di questi, circa 6,9 milioni necessitano ancora di assistenza o riparazioni. Uno degli aspetti più allarmanti rilevati dall’indagine è il tasso di disoccupazione tra gli sfollati, che si attesta al 17,6%, ben sei punti percentuali sopra la media nazionale. L’indagine rivela inoltre un alto livello di informalità lavorativa, con l’82,4% degli sfollati impiegati in settori non regolamentati. Solo il 21,8% riesce a guadagnare più del salario minimo. Questa situazione di precarietà è aggravata da un accesso limitato ai beni di prima necessità, con quattro sfollati su dieci che segnalano di aver sofferto la fame a causa della mancanza di risorse sufficienti per acquistare cibo. Luis Jorge Garay, economista e direttore del gruppo di verifica della Commissione, ha enfatizzato la grave vulnerabilità di questa popolazione, sottolineando che il 42,4% degli sfollati ha dovuto saltare almeno un pasto principale nella settimana precedente alla rilevazione dei dati. Le difficoltà si estendono anche all’ambito educativo, con più della metà degli sfollati adulti che presentano bassi livelli di istruzione: l’11,3% non ha ricevuto alcuna istruzione formale e il 39,8% non ha superato la scuola primaria. Nonostante le avversità, solo il 5,2% delle famiglie sfollate esprime il desiderio di tornare alle proprie case originarie, mentre la grande maggioranza, il 74,9%, preferirebbe rimanere nelle loro attuali località di residenza. (Diogenenews 30/04/2024)


