Europa sempre più vecchia: gli under 18 sono solo un quinto nell’UE, il 16,5% in Italia
Diogenenews 23/07/2024: Il 18% degli europei ha meno di 18 anni. Nel 2010 era il 18,7%; sarà il 16,4% nel 2050. Una proiezione preoccupante pubblicata oggi da Eurostat – l’ufficio europeo di statistica – che ha pieghe ancora più allarmanti se scomposta su base regionale: si vede allora che in Italia, ad esempio, gli under18 sono già meno del 16,5% (ad eccezione di Sardegna e Campania), così come nella Germania orientale, in Portogallo, nella Spagna settentrionale, a Malta, in alcune regioni della Grecia. I nuclei familiari in Europa sono 47,7 milioni, di cui il 48,9% con un figlio, il 38,2% con due, solo il 12,9% ne ha tre o più. Del totale dei nuclei familiari, 5,9 milioni è monogenitoriale (papà o mamma single). Un altro dato che Eurostat mette in evidenza oggi è legato ai piccoli nella fascia 0-3 anni: di questi, il 62,6% non frequenta alcuna istituzione educativa o di cura. Un dato positivo invece è quello legato al trend degli abbandoni scolastico/formativi: se nel 2013 il fenomeno ha interessato l’11,8% della popolazione scolastica tra i 18 e i 24 anni, nel 2023 la percentuale si è ridotta al 9,5% (pari al 7,7% per le ragazze e 11,3% per i ragazzi). La spesa dei governi europei per l’istruzione ammonta a circa 746 miliardi di euro l’anno (pari, in media, al 4,7% del Pil). I ragazzi e le ragazze europee godono di buona salute, per una percentuale pari al 96,5%. C’è però un 3,6% che ha bisogni medici che non trovano risposta. Nonostante questo dato, i bambini a rischio povertà ed esclusione sociale nel 2023 erano ancora 19,9 milioni (solo 800mila in meno rispetto al 2019). A questo ritmo, l’obiettivo europeo di togliere dalla povertà almeno 5 milioni di bambini entro il 2030 appare irraggiungibile. (Diogenenews 23/07/2024)
Unicef: da ottobre scorso in Cisgiordania ucciso un bambino palestinese ogni due giorni
Diogenenews 23/07/2024: Un totale di 143 bambini palestinesi sono stati uccisi in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, dall’ottobre dello scorso anno, in pratica 1 ogni 2 giorni, con un’impennata di quasi il 250% rispetto ai nove mesi precedenti, durante i quali erano stati uccisi 41 bambini palestinesi. Lo rivela l’Unicef precisando che nello stesso periodo, sono stati uccisi due bambini israeliani in Cisgiordania in episodi di violenza legati al conflitto. Inoltre, più di 440 bambini palestinesi sono stati feriti con munizioni vere.
“Da anni ormai i bambini che vivono in Cisgiordania, compresa Gerusalemme Est, sono esposti a violenze terribili”, ha dichiarato la direttrice generale Unicef, Catherine Russell. “La situazione è peggiorata in modo significativo, in coincidenza con l’escalation delle ostilità all’interno di Gaza. Ci giungono spesso notizie di bambini palestinesi arrestati mentre tornano a casa da scuola o colpiti da proiettili mentre camminano per strada. La violenza deve cessare ora”. Le vittime sono state segnalate in 10 degli 11 governatorati della Cisgiordania, con più della metà delle uccisioni avvenute a Jenin, Tulkarm e Nablus. I bambini riferiscono di avere paura di camminare nei loro quartieri o di andare a scuola.
L’Unicef rinnova l’appello alle parti a “porre immediatamente fine e prevenire ulteriori gravi violazioni contro i bambini, tra cui l’uccisione e la mutilazione dei bambini. Le parti devono attenersi ai loro obblighi di diritto internazionale per proteggere i bambini. Il diritto alla vita dei bambini deve essere sostenuto e i bambini non dovrebbero mai essere bersaglio di violenza, indipendentemente da chi siano o dove si trovino. “Il vero costo della violenza nello Stato di Palestina e in Israele si misurerà in vite di bambini, quelli persi e quelli cambiati per sempre”, ha dichiarato Russell. “Ciò di cui i bambini hanno disperatamente bisogno è la fine della violenza e una soluzione politica duratura alla crisi, in modo che possano raggiungere il loro massimo potenziale in pace e sicurezza”. (Diogenenews 23/07/2024)
Pedofilia, Meter denuncia un archivio dell’orrore sul deepweb. Oltre 5 mila utenti pedopornografi
Diogenenews 23/07/2024: Denunciato un archivio sul deep web: 168 mila video, 11.5662 foto, 5.443 utenti pedopornografi che impunemente trafficano materiale che è “difficile descrivere per la crudeltà e la esponenziale perversione sessuale sui bambini. Un orrore senza fine: da neonati a bambini in tenerissima età e i 5.443 (sempre in aumento) mentre utenti continuano impuniti nel loro traffico criminale”. La denuncia (n. 728/2024) dell’associaizone Meter è stata immediatamente inviata alla Polizia postale italiana con la richiesta di approfondimento e l’individuazione dei responsabili che diffondono, scambiano e commercializzano un tale ingente materiale. L’attento monitoraggio della rete – anche quella del deepweb e dark web – da parte dei volontari Meter dell’Osservatorio mondiale contro la pedofilia (Osmocop) ha portato a questa scoperta che conferma ulteriormente la complessa e strutturata rete pedocriminale. “Il mio pensiero – dichiara don Fortunato Di Noto, presidente e fondatore di Meter, prendendo atto di questa inquietante segnalazione a danno dei minori – va alle vittime e all’immane tragedia già consumata. Come poter tollerare questo orrore, questo scempio già avvenuto sui bambini? Impressionano i numeri: in ogni video ci sono uno o più bambini coinvolti, pertanto in media centinaia di migliaia di bambini abusati che hanno già subito l’annientamento della loro innocenza. Non è affatto una esagerazione. Dobbiamo continuare a operare e fare molto di più in prevenzione, informazione e contrastando con determinazione la pedocriminaità”. (Diogenenews 23/07/2024)
Spesa farmaceutica dello Stato alle stelle in Italia nel 2023. Il rapporto dell’Aifa
Diogenenews 23/07/2024: Una spesa complessiva a carico dello stato che sfiora i 22 miliardi, una spesa per acquisti diretti che pare inarrestabile e sfonda il tetto previsto di 3,287 miliardi contro una spesa convenzionata che va sotto il tetto di 846 milioni. Sono questi i dati definitivi sulla spesa farmaceutica del 2023 pubblicati dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa). Spesa complessiva vicina a quota 22 miliardi. A livello nazionale la spesa complessiva del periodo gennaio-dicembre 2023 si è attestata a 21.766 mln di euro, evidenziando uno scostamento assoluto rispetto alle risorse complessive del 15,15% (19.329 mln di €) pari a +2.437 mln di euro (differenza tra diretta e convenzionata), corrispondente ad un’incidenza percentuale sul FSN 2023 del 17,06%. I valori dell’anno precedente (2022) erano pari a +20.496 mln di €, e avevano fatto segnare uno scostamento assoluto rispetto alle risorse complessive del 14,85% pari a +1.992 mln di euro. Per quanto riguarda la spesa farmaceutica convenzionata al netto dei payback vigenti rispetto al tetto del 7,00% (8.930 mln di € calcolato sul FSN 2023), pari a 8.084 milioni di euro che incide sul FSN per il 6,34 % generando un avanzo di 846 milioni di euro. I consumi, espressi in numero di ricette (567,3 milioni di ricette), mostrano un lieve aumento (+0,6%) rispetto al 2022; mentre l’incidenza del ticket totale mostra lieve calo (-1,3%). Per quanto concerne le dosi giornaliere dispensate, anch’esse mostrano un lieve calo rispetto al 2022 (-1,3%, pari a 320,6 milioni). Per medicinali innovativi la spesa è stata di 852 milioni (ne avanzano 347 mln rispetto al fondo stanziato dal Ministero). Per quanto concerne il valore della spesa per acquisti diretti al netto dei gas medicinali (13.430 mln di €), lo scostamento assoluto (+3.287mln di euro) rispetto al tetto del 7,95% (calcolato sul FSN 2023 è pari a 10.143mln di euro). (Diogenenews 23/07/2024)
Nel 2024 le rinnovabili nel nostro Paese superano per la prima volta la produzione da fonti fossili
Diogenenews 23/07/2024: Nel primo semestre di quest’anno, la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili ha fatto segnare +27,3% rispetto allo stesso periodo del 2023 e con questo ha superato per la prima volta la produzione da fonti fossili, che è diminuita complessivamente del 19%. I dati compaiono nel rapporto mensile sul sistema elettrico appena pubblicato da Terna. La società che gestisce la rete nazionale evidenza che nei primi sei mesi del 2024 la produzione idroelettrica rinnovabile ha raggiunto il risultato record di 25,92 TWh, facendo registrare un +64,8% rispetto ai 15,73 TWh del periodo gennaio-giugno 2023. Ma anche le altre fonti green hanno contribuito a far ottenere un altro record storico su base semestrale: la richiesta di energia è stata coperta dalle fonti rinnovabili per il 43,8% (contro il 34,9% dei primi sei mesi del 2023). Nel periodo considerato, la capacità rinnovabile in esercizio è aumentata di 3.691 MW (di cui 3.341 MW di fotovoltaico) e, si legge nel rapporto, tale valore è superiore di 1.074 MW (+41%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Andando ancor più nel dettaglio, si legge tra i dati diffusi da Terna che la produzione nazionale netta, nel primo semestre di quest’anno, è risultata pari a 22,9 miliardi di kWh e le fonti rinnovabili hanno coperto il 52,5% della domanda elettrica (era 43,8% a giugno 2023). In aumento sono state soprattutto la fonte idrica (+29,4%), grazie essenzialmente al contributo degli impianti del Nord Italia, la fonte eolica (+29,2%) e fotovoltaica (+18,2%). L’incremento del fotovoltaico (+638 GWh) è dovuto alla maggior produzione per l’aumento della capacità in esercizio (+803 GWh) che ha compensato la minore producibilità legata all’irraggiamento (-165 GWh). In diminuzione la fonte geotermica (-2,8%) e termica (-13,7%) come diretta conseguenza, viene spiegato, della crescita di rinnovabili. Tra giugno 2023 e giugno 2024, inoltre, la capacità installata di fotovoltaico ed eolico è aumentata di 6.831 MW (+17,3%), raggiungendo i 46.321 MW complessivi. Tutto bene? Sì, se si guarda al -19% di produzione da fonti fossili, e in particolare alla drastica diminuzione di quella legata al carbone, che ha fatto registrare nel primo semestre 2024 un -77,3% rispetto allo stesso periodo del 2023. Ma benché siano da registrare positivamente i nuovi impianti green, benché il +41% di capacità rinnovabile in esercizio non è affatto trascurabile, è pur vero che l’Italia si sta muovendo con ritmi ancora troppo lenti perché sia possibile centrare gli obiettivi fissati per il 2030. E questo è un dato di fatto che era emerso anche qualche settimana fa, in occasione di un’analoga comunicazione diffusa da Terna in cui pure si segnalavano diversi record legati alle rinnovabili. Nel frattempo il governo italiano ha approvato misure che vanno in direzione totalmente contraria, rispetto alle rinnovabili. Come il decreto Agricoltura, quello Aree idonee e il Pniec, che hanno fatto perdere tanto tempo e alla fine hanno delegato alle Regioni la decisione sull’installazione dei nuovi impianti. E questo, quando ben si sa che il trend necessario alla decarbonizzazione richiede all’Italia di produrre circa +12 GW l’anno fino al 2030. Una cifra da cui, pur con tutti i record segnati nel primo semestre, quest’anno l’Italia è ancora ben lontana. (Diogenenews 23/07/2024)
Luxottica sperimenta la settimana corta di 4 giorni a parità di stipendio per i lavoratori. Anche Lamborghini e Sace sulla stessa strada
Diogenenews 23/07/2024: Da aprile Luxottica ha rivoluzionato l’organizzazione del lavoro. Il più grande gruppo mondiale dell’occhialeria e le organizzazioni sindacali nazionali e territoriali con il nuovo Contratto Integrativo Aziendale ha introdotto per la prima volta la settimana corta di 4 giorni per i 20 mila dipendenti dell’azienda. Questi ultimi possono ritagliare per sé e per le proprie esigenze personali venti giornate l’anno, per lo più il venerdì, coperte in larga parte dall’azienda, a parità di salario. La novità, inizialmente introdotta in via sperimentale in alcuni reparti e aree produttive, si inserisce in un contesto aziendale dinamico e offre un’ulteriore soluzione per disegnare i contorni del proprio orario di lavoro in funzione delle esigenze personali. “In un’epoca di grandi trasformazioni economiche e sociali emerge l’urgenza di ridisegnare nuovi modelli organizzativi delle aziende per guidare il cambiamento verso percorsi che riconoscano e premino le professionalità e le eccellenze del nostro paese”, ha spiegato Francesco Milleri, presidente e ad di EssilorLuxottica presentando l’esperimento. I contratti per la settimana corta si articolano in due modi. Il primo modello (5 giorni a carico del lavoratore e 15 dell’azienda) prevede: 94% dello stipendio pagato in denaro dall’azienda, un 4% in contanti spalmato su 13 mensilità (pari a mille euro) e un 2% riconosciuto sotto forma di servizi di welfare (500 euro). Altrimenti, se il lavoratore rinuncia a 7 giorni di permesso e l’azienda ne mette 13, lo stipendio è corrisposto al 100%. La stessa strada è stata intrapresa da Lamborghini, dove proprietà e sindacati si sono accordati per arrivare a una settimana lavorativa di 33 ore e mezzo. A gennaio 2023 Intesa Sanpaolo aveva proposto su base volontaria un nuovo modello di organizzazione del lavoro con più smart working e la possibilità di lavorare quattro giorni a settimana anziché cinque, aumentando però a nove le ore giornaliere. Infine Sace, l’azienda controllata dal ministero dell’Economia e delle finanze che si occupa di garanzie per l’export, ha avviato la sperimentazione su base volontaria della settimana di 4 giorni. (Diogenenews 23/07/2024)
Nella Florida, rifugio degli statunitensi benestanti, il 46% delle famiglie fa fatica ad arrivare a fine mese
Diogenenews 23/07/2024: La Florida potrebbe essere uno degli stati americani in più rapida crescita, ma secondo un recente rapporto molti dei suoi residenti potrebbero avere difficoltà a permettersi di vivere lì. Secondo United for ALICE, circa il 46% delle famiglie della Florida, ovvero oltre 4 milioni, ha avuto difficoltà a pagare i beni di prima necessità nel 2022. ALICE sta per “asset-limited, income-constrained, employed” (limitato in beni, limitato in reddito, impiegato) e si riferisce alle famiglie che sono al di sopra della soglia di povertà federale ma che guadagnano comunque meno di quanto l’organizzazione afferma sia necessario per permettersi le cose essenziali nella zona in cui vivono. Ciò include affitto, cibo, trasporti, assistenza sanitaria, assistenza all’infanzia, tecnologia, tasse e il 10% di un budget per risparmi o emergenze. La cifra sopra citata comprende il 13% delle famiglie dello Stato che guadagnano al di sotto della soglia federale di povertà, più il 33% delle famiglie considerate ALICE. Secondo il Census Bureau , la Florida è uno degli stati in più rapida crescita del Paese: nel 2023 ha registrato un incremento di 365.205 residenti. È da tempo considerata un rifugio popolare per i pensionati, grazie al clima caldo, alle comunità di anziani e al costo della vita, che è inferiore del 2% rispetto alla media nazionale, secondo RentCafe. Vanta un mercato del lavoro dignitoso rispetto al resto della nazione. Un rapporto di Wells Fargo di dicembre afferma che, nonostante l’economia statunitense stia rallentando, “i solidi fondamentali economici alimentati da una costante immigrazione e da un’ondata di trasferimenti aziendali aumentano le probabilità che la Florida continui a oscurare la nazione nei prossimi anni”. Nonostante l’aumento della popolazione, si sono verificati diversi casi di residenti in fuga dalla Florida a causa di altri fattori, come l’aumento dei costi assicurativi e il clima politico. Una serie di eventi meteorologici estremi, uniti al fatto che le compagnie assicurative hanno abbandonato lo Stato o aumentato le loro tariffe, hanno portato a questa situazione. Inoltre, secondo un’analisi di HelpAdviser, lo Stato ha uno dei costi dei generi alimentari più elevati della nazione. Leah Stockton, presidente dell’area Keys per United Way of Collier and the Keys, sottolinea che le famiglie sono sull’orlo del baratro. Circa il 43% delle famiglie nelle Florida Keys e Key West sono al di sotto della soglia ALICE. (Diogenenews 23/07/2024)
La povertà è più alta nelle città più latine degli Stati Uniti
Diogenenews 23/07/2024: Un rapporto Axios indica che le dieci città più grandi a maggioranza ispanica superano di gran lunga il tasso di povertà nazionale, nonostante un aumento stabile del reddito di questa popolazione da decenni. La disuguaglianza endemica, l’alto costo della vita o la mancanza di accesso ai programmi sanitari sono alcuni dei motivi per cui dieci delle più grandi città a maggioranza latina hanno registrato tassi di povertà superiori del 50% rispetto alla media nazionale. Queste città, che includono Laredo in Texas, East LA in California e la città di Hiealeah in Florida, avevano un tasso di povertà medio del 18,7% nel 2022, ben al di sopra dell’11,5% a livello nazionale, secondo un rapporto di Axios . Questo tasso di povertà è anche più alto di quello registrato dai latinoamericani in generale, che, sebbene sia in costante diminuzione da decenni, è ancora al 17,2%. Le città con la più alta incidenza di povertà si trovano nello stato del Texas, con Bronxsville ed Edinburg in testa, dove rispettivamente il 94,6% e l’86,9% della popolazione latina è al di sotto della soglia di povertà, stabilita per una famiglia composta da due adulti e un bambino con un reddito inferiore a $ 23.556 all’anno. Se si considerano tutti gli abitanti di queste città, una persona su quattro si trova al di sotto della soglia di reddito minimo. Solo una delle città più latine, Santa Ana, in California, ha un tasso inferiore alla media nazionale. Questa città californiana situata a sud-est di Los Angeles ha una popolazione crescente di latinoamericani istruiti nelle università e nelle imprese di questa comunità. Mentre la tendenza nazionale è che i latini siano principalmente lavoratori poco qualificati, il che porta con sé salari più bassi e maggiore precarietà. (Diogenenews 23/07/2024)
In Francia gli ex adolescenti precari hanno maggiori probabilità di diventare poveri da adulti
Diogenenews 23/07/2024: Un fenomeno di riproduzione sociale che trova conferma. Secondo uno studio, le persone che hanno vissuto in una situazione precaria da adolescenti hanno infatti maggiori probabilità di diventare povere da adulte. Le associazioni sostengono l’importanza, per evitarlo, di promuovere la diversità e il sostegno educativo. Tra gli ex adolescenti precari, quasi uno su quattro sono adulti poveri, rispetto a circa uno su dieci tra gli ex adolescenti non precari, vale a dire un rischio di povertà 2,25 volte superiore, secondo lo studio di France Stratégie pubblicato lunedì 22 luglio e realizzato su un campione di circa 5.500 adulti di età compresa tra 30 e 54 anni nel 2019. Per un ambiente familiare paragonabile a quello dell’adolescenza (livello di istruzione dei genitori, provenienza migratoria, tipo di nucleo familiare, ecc.), il rischio di povertà rimane 1,6 volte più elevato. Con un rischio ancora maggiore per le donne (1,9 volte rispetto a un adolescente non precario) che per gli uomini (1,2). «In effetti, purtroppo, ogni giorno arrivano nuove famiglie o ex giovani, provenienti da famiglie che avevamo aiutato in passato», conferma all’AFP Jean Stellittano, segretario nazionale del Secours populaire français. “La povertà mantiene la povertà, di generazione in generazione”. Gli adolescenti in situazioni precarie, secondo France Stratégie, sperimentano almeno due dei seguenti quattro criteri: sensazione di insicurezza finanziaria, incapacità di andare in vacanza, carenza quotidiana di proteine e mancanza di materiale scolastico. Vivono in ambienti meno favorevoli : madri spesso inattive, famiglie monoparentali, genitore assente o deceduto, famiglie numerose. Divari significativi sono legati anche al fatto di non avere un genitore con un titolo di studio superiore, di due genitori immigrati o di essere nati all’estero. (Diogenenews 23/07/2024)
In Senegal sciopero della fame dei detenuti per denunciare percosse e umiliazioni
Diogenenews 23/07/2024: I detenuti senegalesi raccontano che la loro protesta è iniziata il 19 giugno, dopo una perquisizione delle celle al termine della quale scoppiarono scontri con le guardie. Da allora i detenuti sono stati trasferiti nel carcere di Rebeuss e coloro che rimangono nel campo di pena denunciano la morte in circostanze “discutibili ” di uno di loro, dopo il suo trasferimento. I prigionieri devono affrontare anche le guardie che “nutrono rancore nei loro confronti ”. Lo riporta l’Associazione per il sostegno e la reintegrazione sociale dei prigionieri (Asred). Lo sciopero della fame è quindi l’unico modo legale per farsi sentire, secondo il presidente Ibrahima Sall. “Poiché i prigionieri non hanno mezzi, non possono lanciare pietre contro gli agenti della prigione. Non possono combattere con le guardie. La loro unica arma è lo sciopero della fame che ha uno scopo ben preciso: far capire che non siamo animali. Siamo esseri umani. Accettiamo il nostro destino, ma veniamo in nostro aiuto”, ha aggiunto Sall. Per l’amministrazione penitenziaria le accuse mosse dai detenuti sono infondate. Asred chiede impegno alle autorità per migliorare le condizioni di detenzione. “È una responsabilità che le autorità devono assumersi. Chiediamo anche un viaggio del Ministro della Giustizia per informarsi sulla situazione di queste persone ”, ha spiegato Ibrahima Sall. I detenuti affermano che il loro sciopero della fame durerà finché il ministro non si recherà a visitarli. (Diogenenews 23/07/2024)

