Femminicidi, crescita esponenziale nei paesi africani
Diogenenews 20/04/2024: Recentemente, un’allarmante serie di femminicidi ha scosso vari paesi africani, scatenando indignazione pubblica, proteste diffuse e richieste di intervento governativo contro la violenza di genere. In Kenya, la morte di 31 donne a gennaio, seguita da casi raccapriccianti in Somalia e Camerun, ha evidenziato un crescente problema. Questi crimini si inseriscono in un contesto di aumento della violenza legata al genere, aggravata dalle difficoltà economiche e dai lockdown pandemici, con una stima di 20.000 femminicidi in Africa nel 2022, secondo attivisti e Nazioni Unite. La situazione ha portato a proteste su larga scala in Kenya e altre nazioni africane, con almeno 10.000 partecipanti a Nairobi e molti altri in diverse città, per richiamare l’attenzione sulla violenza contro donne e minoranze di genere. Le manifestazioni hanno sottolineato la necessità di riconoscere e combattere il femminicidio, un termine coniato per descrivere l’uccisione di donne e ragazze a causa del loro genere, spesso da parte di partner o familiari. Nonostante la gravità del problema, la risposta delle autorità è stata spesso inadeguata, con critiche alla polizia e ai leader africani per la loro tendenza a minimizzare o ignorare la violenza di genere, o addirittura a incolpare le vittime. In Kenya, il presidente William Ruto è stato criticato per non aver affrontato direttamente il fenomeno del femminicidio, sebbene il suo governo abbia promesso di accelerare le indagini e introdotto un numero verde per le denunce. Gli attivisti chiedono maggiori investimenti in indagini, processi più rapidi, leggi più severe contro i colpevoli e finanziamenti per la ricerca sul femminicidio. (Diogenenews 20/04/2024)
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Cresce negli Usa la domanda di cure per la salute mentale tra i senzatetto
Diogenenews 20/04/2024: Una recente analisi di ABC News basata sui dati del Dipartimento americano per l’edilizia abitativa e lo sviluppo urbano (HUD) indica che negli Stati Uniti negli ultimi dieci anni, c’è stata una crescita costante del numero di persone senza dimora affette da gravi malattie mentali. La loro visibilità negli spazi pubblici è cresciuta a causa di vari fattori, tra cui uno stile di vita maggiormente itinerante, lo sviluppo immobiliare in aree urbane e le azioni di polizia che tendono a spostare queste persone da un luogo all’altro, fattori che possono aggravare le condizioni di salute mentale. La percezione pubblica rispetto alla realtà dei dati mostra che più della metà dei senzatetto si concentra in quattro stati: California, New York, Florida e Washington, con i tassi più alti rispetto alla popolazione residente in California, Vermont, Oregon e Hawaii. Sebbene dal 2020 al 2022 sia stato registrato un leggero aumento del numero di senzatetto a livello nazionale, negli ultimi cinque anni l’incremento è stato del 5,7%, mentre rispetto a dieci anni fa si è osservato un calo del 6,3%. Questi dati, raccolti annualmente in un solo giorno, offrono una visione coerente ma non completa della situazione. L’analisi evidenzia anche un preoccupante aumento delle persone senza dimora con gravi malattie mentali, passate da 108.378 nel 2012 a oltre 122.000 nel 2022. Questo dato sottolinea come la crisi della salute mentale negli Stati Uniti si stia intrecciando con la condizione dei senzatetto, rendendo il problema più evidente in alcune città, dove il numero di denunce civiche supera di gran lunga l’effettivo aumento dei senzatetto. Ad esempio, a San Francisco, nonostante un modesto aumento del 1% di persone senza tetto tra il 2013 e il 2017, le chiamate al 311 per denunce di senzatetto sono aumentate del 781%, e quelle al 911 del 72%, senza che queste fossero associate a crimini ma piuttosto a preoccupazioni sociali. La distinzione tra “senzatetto integrali” che vivono per strada, nei parchi o nei veicoli, e “senzatetto protetti”, che soggiornano in rifugi o alloggi temporanei, evidenzia che il numero e la percentuale di persone che vivono senza riparo sono in aumento, rendendo questa popolazione altamente visibile e soggetta a crescenti preoccupazioni sociali. (Diogenenews 20/04/2024)
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In Nepal aumenta la povertà urbana e diminuisce quella rurale
Diogenenews 20/04/2024: La povertà nelle aree rurali del Nepal sta registrando un trend discendente, mentre nelle aree urbane si verifica un fenomeno contrario con un incremento della povertà, spinto principalmente dalla migrazione delle persone verso le città in cerca di migliori condizioni di vita. L’ultima edizione del Living Standard Survey (2022-23), condotta dall’Ufficio nazionale di statistica del Nepal, ha evidenziato che la percentuale di povertà urbana è aumentata dal 15,46% nel 2010-11 al 18,34% nel 2022-23. Al contrario, la povertà nelle zone rurali è scesa dal 27,43% al 24,66% nello stesso periodo. Questa tendenza riflette una crescita della visibilità della povertà urbana, anche se in passato (2003-2004) la povertà urbana aveva raggiunto un minimo del 9,55%. La migrazione verso le città viene spinta dalla ricerca di migliori opportunità di lavoro, educazione e salute, ma ha portato a un aumento della popolazione urbana, rendendo i poveri urbani più evidenti, in particolare nelle grandi città come Kathmandu e Pokhara, dove la popolazione è cresciuta dell’1,1% dal 2011 al 2021. Questo aumento della popolazione urbana senza una proporzionale offerta di alloggi adeguati, acqua pulita e servizi igienici ha reso i poveri urbani vulnerabili, in particolare alla diffusione di malattie. In risposta a tentativi di sgombero degli abitanti delle baraccopoli a Kathmandu nel 2022, Human Rights Watch ha criticato le politiche della città, sottolineando come queste minaccino i diritti umani dei residenti. Il Ministero per la gestione del territori ammette di non avere programmi specifici per affrontare la povertà urbana. Gli esperti suggeriscono che la creazione di posti di lavoro nelle aree urbane e il potenziamento delle competenze dei poveri urbani potrebbero essere soluzioni efficaci per affrontare la crescente povertà urbana, promuovendo al contempo l’impiego autonomo e l’occupazione al di fuori del settore agricolo. (Diogenenews 20/04/2024)
In Occitania il tenore di vita più basso della Francia
Diogenenews 20/04/2024: L’Occitania è un’area storico-geografica dell’Europa, sviluppatasi in una larga parte della Francia meridionale e in zone limitrofe di Italia e Spagna. Da uno studio sulla parte della Francia meridionale emerge come una regione di forti contrasti in Francia, dove la povertà si estende nonostante il vivace dinamismo delle sue metropoli. Questa situazione è stata messa in evidenza dall’INSEE (Istituto Nazionale di Statistica e Studi Economici), che ha focalizzato l’attenzione sul tenore di vita e sul tasso di povertà monetaria nella regione. Il “tenore di vita” è determinato dal reddito disponibile di una famiglia, suddiviso per il numero di unità di consumo (UC) che la compongono, con valori attribuiti in modo differenziato ai membri della famiglia. Il “tasso di povertà monetaria” identifica invece la quota di individui o famiglie il cui tenore di vita è inferiore alla soglia di povertà, definita come il 60% del tenore di vita medio nazionale o europeo. Confrontando l’Occitania con la regione Ile-de-France, emerge un netto divario. Mentre in Ile-de-France metà della popolazione ha un tenore di vita superiore a 23.000 euro annui e un tasso di povertà al 15,3% nel 2021, l’Occitania presenta una realtà ben diversa. Qui, solo in pochi dipartimenti, come l’Alta Garonna, il tenore di vita medio raggiunge i 24.230 euro, cifra che dista significativamente dai livelli parigini. In particolare, l’INSEE rileva che solo l’Alta Garonna e l’Aveyron si collocano al di sotto della media nazionale per quanto riguarda il tasso di povertà, mentre in altri dipartimenti della regione il tasso di povertà si allinea alla media o risulta più elevato. La situazione è particolarmente critica nella parte mediterranea dell’Occitania, che si evidenzia come la più penalizzata. Questi dati riflettono le disparità territoriali all’interno della Francia, sottolineando come le differenze nel tenore di vita e nei tassi di povertà non solo distinguano l’Occitania da regioni più prospere come l’Ile-de-France, ma rivelino anche significative eterogeneità interne alla stessa Occitania. (Diogenenews 20/04/2024)
In Bretagna pasti a un euro per le mense scolastiche dei bambini poveri
Diogenenews 20/04/2024:Il servizio di ristorazione scolastica rappresenta un’importante risorsa pubblica per le famiglie, fungendo altresì da ambito educativo fondamentale per gli studenti. È particolarmente vantaggioso per i bambini di famiglie economicamente svantaggiate, assicurando loro l’accesso a pasti nutritivi. A partire dal 1° aprile 2019, il governo ha introdotto il concetto di tariffe sociali nei refettori scolastici, con l’obiettivo di garantire che i figli delle famiglie meno abbienti possano pranzare pagando fino a un massimo di 1 euro. Questo tipo di sostegno è rivolto specificamente ai piccoli comuni rurali con una popolazione inferiore a 10.000 abitanti, che adottano un sistema di tariffazione graduale per le mense delle scuole dell’infanzia e primarie. Di conseguenza, per ogni pasto offerto al costo di 1 euro, il governo fornisce al comune un contributo di 3 euro. A partire dal 2024, il contributo statale verrà incrementato a 4 euro per quei comuni che, conformemente alla legge EGAlim, offrono pasti composti per il 50% da prodotti di qualità e sostenibili, inclusa una quota del 20% di prodotti biologici. Questo supporto economico potenziato mira a conseguire tre finalità principali: Diminuire le disparità nell’accesso a cibo di qualità e sostenibile; Incoraggiare un’alimentazione salutare e eco-compatibile; Assicurare una remunerazione giusta agli operatori del settore agricolo.
L’iniziativa del pasto a 1 euro, parte della Strategia nazionale contro la povertà, è stata adottata da 344 comuni della Bretagna (o consorzi intercomunali), consentendo di fornire pasti quotidiani a 19.454 bambini. (Diogenenews 20/04/2024)
La Spagna è il paese dell’UE con il maggior tasso di povertà infantile
Diogenenews 20/04/2024: Circa 20 milioni di bambini e adolescenti nei paesi europei sono colpiti dalla povertà infantile, un numero che ha visto un incremento di 1,6 milioni rispetto al 2019, secondo il primo Rapporto sulla condizione dell’infanzia nell’Unione europea del 2024, pubblicato dall’agenzia delle Nazioni Unite. La Spagna, con oltre due milioni di minori in condizioni di povertà, registra il 28% della sua popolazione giovane in questa situazione, segnando la percentuale più elevata tra i paesi dell’UE. Un dato allarmante riguarda i 11 milioni di minori affetti da disturbi mentali come ansia e depressione, con una prevalenza significativa tra gli adolescenti e un aumento registrato durante e dopo la pandemia di COVID-19. Il rapporto mostra anche un calo della soddisfazione di vita tra i quindicenni, che è diminuita al 74% nel periodo 2018-2022 in 22 Stati membri, mentre la Spagna si posiziona al nono posto per i livelli di benessere e soddisfazione con una percentuale del 76%. Si sottolinea inoltre l’esposizione dei bambini a livelli elevati di contaminazione da pesticidi e i decessi legati all’inquinamento atmosferico, con la Spagna classificata come il settimo paese per i peggiori livelli di qualità dell’aria. Un altro aspetto critico riguarda i rischi legati alla digitalizzazione, che, pur offrendo numerose opportunità, espone i minori a pericoli come messaggi d’odio, cyberbullismo e sfruttamento sessuale online, con un minore su otto dai 12 anni in su che riceve richieste sessuali indesiderate su internet. L’UNICEF Spagna propone specifiche misure nazionali, come una detrazione fiscale rimborsabile per i minori di 18 anni, l’espansione delle politiche di conciliazione, il finanziamento per i professionisti della salute mentale specializzati in età pediatrica e l’engagement dei giovani in questioni chiave, oltre a sollecitare un accordo nazionale per la protezione dei minori nello spazio digitale. (Diogenenews 20/04/2024)
In Austria la burocrazia favorisce l’aumento della povertà
Diogenenews 20/04/2024: Il dibattito sull’assistenza sociale, concentrato sul reddito minimo, è tornato al centro del dibattito politico in Austria, con proposte politiche orientate verso una maggiore rigidità. Secondo i piani presentati dall’ÖVP, il partito della Cancelliera, si prevede l’introduzione di un periodo d’attesa di cinque anni per i rifugiati riconosciuti, una misura già applicata ad altri cittadini non appartenenti all’UE, e un aumento delle prestazioni in natura rispetto a quelle in denaro. L’obiettivo è disincentivare l’arrivo di nuovi rifugiati e spingere i beneficiari dell’assistenza sociale verso il mercato del lavoro. In contrasto con questa visione, un recente rapporto di Amnesty International mette in luce le difficoltà di accesso all’assistenza sociale in Austria, sottolineando come molte persone che ne avrebbero diritto non riescano a ottenerla. La ricerca, pubblicata in occasione della Giornata mondiale della giustizia sociale, evidenzia problemi quali alti tassi di povertà ed esclusione sociale, salute mentale compromessa, inquinamento e rischi online che limitano le opportunità per milioni di bambini e minano il potenziale della giovane generazione dell’UE. Le difficoltà nel richiedere l’assistenza sociale includono l’esigenza di presentare un’ampia documentazione, spesso a pagamento, e la complessità dei moduli, difficili da comprendere per chi è in difficoltà. Inoltre, la necessità di dimostrare il reddito e la situazione finanziaria di tutti i membri del nucleo familiare genera conflitti e dipendenze. Particolari ostacoli riguardano le persone con figli, che devono provare la loro disponibilità al lavoro, e quelle con disabilità, che devono rivolgersi ai propri familiari per il mantenimento prima di poter accedere all’assistenza. Uno studio del 2020 ha rivelato che circa il 30% delle famiglie aventi diritto a Vienna non aveva fatto richiesta per l’assistenza statale, una percentuale che si presume sia ulteriormente aumentata. Le testimonianze raccolte da Amnesty International descrivono un sentimento di solitudine e vergogna tra i beneficiari, con molti che percepiscono la richiesta di aiuto come un atto umiliante. (Diogenenews 20/04/2024)
Metà delle regioni italiane non garantisce le cure sanitarie essenziali
Diogenenews 20/04/2024: Oltre metà delle regioni italiane non riesce a garantire le cure sanitarie essenziali, con soltanto 9 su 21 regioni che soddisfano i requisiti nelle tre principali aree di valutazione: prevenzione, cure territoriali (distrettuali) e ospedaliere. Rispetto all’anno precedente, la situazione mostra un deterioramento, stando ai dati preliminari del 2022 forniti dal Ministero della Salute, presentati in audizione al Senato il 6 febbraio da Americo Cicchetti, direttore della programmazione del ministero. Il numero di regioni con prestazioni sanitarie insufficienti è aumentato da 8 a 12, se si includono le province autonome, non raggiungendo i livelli minimi in almeno uno dei tre ambiti considerati. Il Veneto emerge come la regione con le migliori prestazioni, seguito da Emilia-Romagna e Toscana, con risultati positivi anche per la Lombardia e la provincia autonoma di Trento. Al contrario, la Valle d’Aosta si posiziona all’ultimo posto, essendo l’unica regione con valori inferiori alla soglia in tutte e tre le aree di valutazione. La valutazione dell’assistenza sanitaria regionale si basa su diversi indicatori raggruppati in tre categorie: ospedale, distretto e prevenzione. Ogni indicatore è valutato rispetto a specifiche “soglie” di riferimento, determinando un punteggio complessivo per ciascuna regione. Tra le regioni che non raggiungono la sufficienza in almeno un indicatore ci sono la provincia autonoma di Bolzano, Liguria, Lazio, Abruzzo e Molise, con carenze nell’area della prevenzione. Piemonte (carenze nell’area distrettuale e ospedaliera), Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna presentano invece insufficienze in due delle tre categorie valutate. (Diogenenews 20/04/2024)
Cresce il microcredito in Italia: 90 milioni di euro erogati nel 2023
Diogenenews 20/04/2024: Il microcredito in Italia sta registrando una crescita significativa, tanto da suggerire l’istituzione di una sezione dedicata al sociale all’interno del Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese. Secondo l’Ente nazionale per il microcredito, guidato da Mario Baccini, e come emerge dalla Relazione biennale presentata alla Camera dei deputati, la domanda e l’offerta di microcredito sono in aumento, con circa 3.200 operazioni garantite e erogate nel 2023 per un valore di oltre 90 milioni di euro. Tale incremento è in gran parte mediato dalle banche convenzionate con l’Ente. Nei tre anni precedenti, i finanziamenti concessi hanno permesso di avviare o espandere più di 2.000 imprese, creando circa 5.000 posti di lavoro. Inoltre, oltre 1.100 giovani Neet sono stati assistiti nel percorso di formazione all’autoimprenditorialità, beneficiando di finanziamenti pubblici specifici per l’avvio di imprese. Dall’inizio delle attività, le operazioni di microcredito ammontano a oltre 22.000 per un importo totale superiore ai 550 milioni di euro, contribuendo alla creazione di più di 55.000 posti di lavoro. Ogni operazione di microcredito, in media, genera 2,43 nuovi posti di lavoro a medio termine, con un costo di circa 10.700 euro per posto di lavoro creato. L’importo medio dei finanziamenti è aumentato da 24.500 euro nel 2020 a 34.000 euro nel 2023, grazie all’incremento dell’importo massimo concedibile. La maggior parte dei beneficiari del microcredito ha un’età media di 37 anni, con una prevalenza di soggetti tra i 30 e i 50 anni. La nazionalità dei richiedenti è per il 92% italiana, mentre il resto proviene principalmente da paesi dell’Europa dell’Est, Asia, Africa e Sud America. Le imprese finanziate sono per lo più ditte individuali (62%) e società a responsabilità limitata semplificate (30%). Il tasso di inadempienza registrato dal Fondo Pmi è leggermente superiore al 14%, ben al di sotto della media del settore del microcredito, grazie all’efficace azione di accompagnamento, monitoraggio e tutoraggio fornita dall’Ente. (Diogenenews 20/04/2024)
Strage Firenze, lavoro nero: 61 ditte operanti in subappalto
Diogenenews 20/04/2024: La tragedia avvenuta al cantiere del nuovo centro commerciale Esselunga a Firenze, che ha visto la morte di quattro operai e la scomparsa di un quinto, è oggetto di indagine da parte della procura fiorentina. Attualmente, si stanno esaminando tre principali ipotesi sulle cause del crollo: un potenziale problema strutturale legato a una putrella, un difetto nella costruzione dello scheletro dell’edificio o un errore umano durante il getto del cemento. Al centro delle attenzioni ci sono anche le complesse dinamiche lavorative legate al progetto, con 61 società coinvolte in un articolato sistema di subappalti. Il cantiere, partito il 26 luglio 2021 con un budget di 35 milioni di euro, è gestito da La Villata spa, proprietà di Esselunga e presieduta dall’ex ministro Angelino Alfano, mentre i lavori sono stati affidati all’Aep Attività edilizie pavesi srl. Quest’ultima opera come “General contractor”, coordinando le attività svolte dalle numerose società subappaltatrici. L’indagine sulla sicurezza sul lavoro si estende anche alla verifica della regolarità contrattuale degli operai, inclusi due lavoratori deceduti che sarebbero stati impiegati irregolarmente senza permesso di soggiorno. Questo evento tragico solleva interrogativi sulla sicurezza nei cantieri e sull’efficacia dei controlli, evidenziando la necessità di maggiore attenzione verso le condizioni di lavoro e le pratiche di subappalto nel settore edile. (Diogenenews 20/04/2024)


