Industria del lusso in calo nel 2024: attese timide riprese nel 2025
Diogenenews 14/11/2024: Il 2024 si è rivelato uno degli anni più difficili per l’industria del lusso, con una riduzione significativa della base dei consumatori e una contrazione produttiva che oscilla tra il 20 e il 25% rispetto ai livelli del 2022. I dati del settore mostrano un calo delle vendite per i grandi gruppi, tra cui LVMH, Kering e Richemont, mentre il Luxury Goods Worldwide Market Study Altagamma-Bain indica una riduzione del mercato globale a 1.478 miliardi di euro, in discesa del 2% rispetto al 2023, con i beni di lusso personali che scendono a 363 miliardi di euro. La contrazione dei consumi è attribuita a fattori come l’incertezza economica e geopolitica, insieme a un incremento dei prezzi percepito dai consumatori come eccessivo. Anche la catena di approvvigionamento risente delle difficoltà, specialmente in settori come calzature e pelletteria. Il rallentamento del comparto, il primo in 15 anni escludendo l’eccezione pandemica, impone una riflessione sui prezzi, aumentati del 20% tra il 2021 e il 2023, e sul ruolo di canali di vendita alternativi come outlet e second hand, oltre che sui consumi di categorie accessibili come la cosmetica. Nel 2025, secondo le stime dell’Altagamma Consensus, è prevista una ripresa moderata del settore, con una crescita stimata al 3%. Tra le regioni, il Medio Oriente dovrebbe registrare un +5%, gli Stati Uniti un +3,5%, e l’Europa un +2%, trainata dai flussi turistici. In Asia e Cina si attende una ripresa del 3%. Tra le categorie, cosmesi e gioielleria sono indicate come le più performanti, con aumenti del 6% e 4,5%, mentre calzature e orologi segneranno un modesto +1%. A livello europeo, la Fondazione Altagamma ha presentato una serie di richieste al governo italiano, tra cui la riduzione del credito d’imposta per la ricerca e sviluppo e agevolazioni per la formazione e l’assunzione di giovani sotto i 30 anni. (Diogenenews 14/11/2024)
Italia: povertà infantile e crollo delle nascite aggravano il divario
Diogenenews 14/11/2024: Nel 2023, circa 200.000 bambini italiani tra 0 e 5 anni vivono in condizioni di povertà alimentare, privi della possibilità di un pasto proteico ogni due giorni. Questa situazione colpisce l’8,5% dei bambini in questa fascia d’età, con oltre la metà concentrata nel Sud e nelle isole, dove il tasso sale al 12,9%, mentre al Centro e al Nord è rispettivamente del 6,7% e 6,1%. Inoltre, il 9,7% dei bambini tra 0 e 5 anni ha sperimentato povertà energetica, vivendo in case non adeguatamente riscaldate durante l’inverno. Questi dati emergono dall’Atlante dell’Infanzia a rischio di Save The Children, che per la XV edizione si concentra sui primi anni di vita dei minori. Anche nella povertà energetica si riscontrano forti disparità territoriali: nel Sud e nelle isole, il fenomeno raggiunge il 16,6%, mentre al Centro e al Nord si ferma rispettivamente al 7,3% e al 5,7%. La percentuale nazionale di povertà energetica ha visto un incremento rispetto al 2021, passando dall’8,6% a un valore superiore. Tali condizioni di deprivazione nell’infanzia rappresentano fattori di rischio per la salute e il benessere e contribuiscono a perpetuare la povertà intergenerazionale. Nel contesto italiano, il 2023 ha segnato un ulteriore record negativo di natalità, con meno di 380.000 nuovi nati. Il tasso di povertà assoluta tra i minori rimane elevato, toccando il 13,4% nella fascia 0-3 anni e salendo al 14,8% tra i bambini di 4-6 anni. Inoltre, la natalità in calo porta a un forte squilibrio demografico, con i bambini tra 0 e 2 anni che rappresentano solo il 2% della popolazione totale. In 340 comuni con meno di 5.000 abitanti non si è registrata alcuna nascita nel 2023 e in 72 di essi non vi sono bambini sotto i 2 anni. Il Piemonte conta il maggior numero di comuni senza bambini sotto i 3 anni (34), seguito dalla Lombardia (10) e dall’Abruzzo (8). (Diogenenews 14/11/2024)
Francia in trincea contro il Mercosur: scontro in UE sul trattato
Diogenenews 14/11/2024: La Francia sta impiegando tutte le risorse disponibili per impedire l’approvazione del trattato di libero scambio tra l’Unione Europea e i paesi del Mercosur (l’alleanza commerciale sudamericana per il libero scambio tra Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay), contrastato fortemente dagli agricoltori francesi. Oggi, giovedì 14 novembre, il ministro dell’Economia, Antoine Armand, ha sottolineato che la Francia ricorrerà a tutti gli strumenti istituzionali e di voto a livello europeo per fermare l’accordo nella sua forma attuale. L’UE sembra determinata a firmare l’accordo entro la fine dell’anno, suscitando preoccupazione in Francia, che punta a costruire una minoranza di blocco nel Consiglio europeo, dove sono necessari almeno quattro Stati per fermare l’intesa. Germania e Spagna, tuttavia, supportano l’accordo, e mentre Polonia e Austria si oppongono regolarmente, le loro posizioni non sono ancora sufficienti per formare un blocco. Diplomazie europee sperano nell’adesione di paesi come Italia, Irlanda o Paesi Bassi, attualmente in attesa di definire la loro posizione. Secondo Armand, la Francia si sta coordinando con altri Stati membri per evidenziare i rischi legati all’accordo e ribadisce la volontà di non approvare il trattato a livello nazionale, sostenendo che l’accordo risulta inaccettabile per gli interessi degli agricoltori francesi. Gli agricoltori francesi temono che l’apertura ai prodotti agricoli sudamericani—spesso prodotti a costi inferiori e con standard ambientali meno rigorosi—possa danneggiare l’agricoltura locale, mettendo sotto pressione i piccoli produttori francesi e aumentando la concorrenza con merci più economiche. Inoltre, l’accordo è criticato per il suo potenziale impatto negativo sulla deforestazione in Amazzonia, poiché potrebbe incentivare un aumento della produzione agricola intensiva in Brasile e Argentina, aggravando la crisi climatica. (Diogenenews 14/11/2024)
Parigi blocca Google: stop al test sui diritti d’autore della stampa
Diogenenews 14/11/2024: Il tribunale commerciale di Parigi ha ordinato a Google di interrompere il progetto volto a rendere invisibili alcuni articoli di stampa con cui è in controversia sui diritti connessi. La decisione, emessa su richiesta dell’Unione dei redattori della stampa di riviste (SEPM) in procedura d’urgenza, ha evitato che Google attuasse il test come presunto mezzo di pressione. Google ha descritto l’iniziativa come un “esperimento temporaneo”, progettato per valutare l’effetto della visualizzazione dei contenuti degli editori europei sull’esperienza degli utenti e sul traffico restituito agli editori stessi. La controversia è legata ai diritti d’autore regolati da una direttiva europea del 2019, che permette ai media di essere compensati per l’utilizzo dei loro contenuti da parte delle piattaforme digitali, inclusi titoli e estratti visualizzati nei risultati di ricerca e su Google News. Il tribunale ha disposto a Google LLC, Google Ireland e Google France di annullare il test, imponendo una multa giornaliera di 300.000 euro per ciascuna entità in caso di inadempienza, per un totale di 900.000 euro. Il caso verrà successivamente valutato da un giudice in procedimento sommario. La SEPM ha accolto favorevolmente la decisione, considerandola una protezione per tutta la stampa francese, e ha dichiarato che seguirà attentamente i prossimi sviluppi presso il giudice sommario e l’Autorità garante della concorrenza. Google ha reagito esprimendo sorpresa, sottolineando di aver avviato il test per ottenere dati richiesti da autorità amministrative indipendenti e dagli editori stessi, riguardanti l’impatto della visualizzazione di notizie nel motore di ricerca. A marzo, Google era già stata multata per 250 milioni di euro dall’Autorità francese per la concorrenza, accusata di non aver rispettato alcuni impegni presi nel 2022 su questo tema. Il caso è solo uno dei numerosi contenziosi aperti tra le grandi piattaforme digitali e i media francesi. (Diogenenews 14/11/2024)
Belgio: assenteismo dovuto a disturbi mentali raddoppiato in quattro anni
Diogenenews 14/11/2024: Uno studio condotto da IDEWE e Acerta su oltre 50.000 lavoratori in Belgio ha confermato che i disturbi mentali e muscolo-scheletrici sono le principali cause dell’assenteismo di lunga durata. Dal 2018 al 2022, si è osservato un aumento significativo di questo fenomeno, che nel 2022 ha raggiunto livelli record. Lo studio attribuisce l’incremento dei disturbi mentali a fattori come stress, carenza di riposo e pressione sociale, mentre l’aumento del tasso di assenteismo, che è passato dal 3% al 6% nel periodo analizzato, è stato più rilevante nelle grandi aziende. Anche abitudini come il fumo e l’obesità hanno un impatto sull’assenteismo: quasi la metà dei lavoratori fumatori o in sovrappeso ha riportato assenze di media o lunga durata, spesso a causa di dolori muscolari o articolari. Le aziende con oltre 200 dipendenti registrano infatti tassi di assenteismo più elevati rispetto alle strutture più piccole, con il 79% dei dipendenti di grandi organizzazioni che ha mancato almeno un giorno di lavoro nel 2022, rispetto al 62% nelle aziende con meno di 50 dipendenti. L’analisi rivela inoltre che i lavoratori più anziani tendono ad assentarsi per periodi più prolungati, mentre i dipendenti più giovani, pur registrando un numero maggiore di assenze, presentano periodi di assenza più brevi. IDEWE, attraverso il suo CEO Lode Godderis, sollecita i datori di lavoro a investire in una politica di prevenzione globale per ridurre l’assenteismo, promuovendo ambienti di lavoro sani e incoraggiando scelte di vita salutari, integrando misure preventive contro il fumo e l’obesità, insieme a un efficace piano di reinserimento lavorativo. (Diogenenews 14/11/2024)
Canada: sindacati portuali sfidano in tribunale l’arbitrato forzato
Diogenenews 14/11/2024: Il sindacato dei lavoratori portuali di Montreal ha deciso di contestare in tribunale la decisione del ministro federale del Lavoro di imporre la fine della serrata attraverso un arbitrato vincolante. Anche il sindacato dei lavoratori portuali della Columbia Britannica, coinvolto in una simile disputa, ha annunciato l’intenzione di opporsi alla decisione governativa. L’Associazione dei datori di lavoro marittimi ha sospeso le attività di 1.200 lavoratori portuali a Montreal dopo che questi ultimi hanno respinto l’ultima proposta contrattuale dei datori di lavoro. Questa interruzione è avvenuta in parallelo al blocco che ha colpito i lavoratori portuali della Columbia Britannica, dove oltre 700 supervisori sono stati esclusi, causando un arresto del flusso di container nei terminal della costa occidentale. In risposta, il ministro federale del Lavoro, Steven MacKinnon, è intervenuto per risolvere entrambe le dispute, ordinando la ripresa delle operazioni e sottoponendo i negoziati a un arbitrato vincolante attraverso il Canada Industrial Relations Board. Anche Teamsters Canada ha espresso opposizione all’uso di tale procedura, contestando precedenti interventi del governo per risolvere un’interruzione del lavoro nelle principali compagnie ferroviarie del paese. (Diogenenews 14/11/2024)
Svizzera: povertà e sistema penale, il carcere punisce i più fragili. 53% di ingiuste detenzioni
Diogenenews 14/11/2024: Nel 2022, circa 9.200 persone sono state incarcerate in Svizzera, ma il 53% di loro non avrebbero dovuto esserlo. La maggior parte dei detenuti ha scontato brevi condanne, spesso legate a reati minori come viaggiare senza biglietto o piccoli furti, con un’alta incidenza tra le persone in condizioni economiche difficili. In effetti, più della metà dei detenuti si trova in carcere per l’incapacità di pagare multe o sanzioni pecuniarie, configurando il sistema penale come un meccanismo che colpisce sproporzionatamente i meno abbienti. Le alternative alla detenzione, come il braccialetto elettronico o il regime di semi-detenzione, non sono facilmente accessibili per chi non possiede un’abitazione stabile o un impiego. Inoltre, il rischio di fuga attribuito agli stranieri contribuisce a un’elevata percentuale di detenzioni preventive e condanne carcerarie per persone non svizzere. La situazione evidenzia un circolo vizioso tra povertà e carcere, dove l’incarcerazione aggrava la vulnerabilità economica, rendendo difficile la reintegrazione sociale. Le carceri svizzere, inoltre, sono sovraffollate, con un tasso di occupazione vicino al 95%, limitando le risorse per il reinserimento dei detenuti realmente pericolosi. Alcuni ricercatori suggeriscono che il sistema penale svizzero penalizzi involontariamente i poveri, evidenziando una carenza di rappresentanza e consapevolezza pubblica su queste problematiche. (Diogenenews 14/11/2024)
Marocco: caro prezzi su frutta e verdura colpisce le famiglie
Diogenenews 14/11/2024: Per molte famiglie in Marocco, il continuo aumento dei prezzi dei prodotti alimentari, in particolare frutta e verdura, rappresenta un problema crescente. Questa tendenza, accentuatasi negli ultimi anni, è attribuibile a una combinazione di fattori economici, climatici e strutturali che pesano sul potere d’acquisto dei consumatori marocchini. Attualmente, le condizioni climatiche estreme, come siccità e ondate di caldo, sono le principali cause dell’aumento dei prezzi nel settore agricolo, poiché colpiscono negativamente la produzione nelle aree rurali. Il calo dei raccolti di alimenti di base come pomodori, patate e cipolle riduce l’offerta disponibile, causando un’impennata dei prezzi sui mercati. Contemporaneamente, i costi di produzione aumentano a causa dei rincari su fertilizzanti, sementi e carburanti, elementi essenziali per l’agricoltura. L’inflazione alimentare colpisce in particolare le famiglie marocchine a basso reddito, che destinano una buona parte del loro bilancio all’acquisto di cibo, e rende sempre più inaccessibili i prodotti base della dieta quotidiana. A Casablanca, i prezzi al dettaglio delle verdure sui mercati locali sono notevolmente più alti rispetto al mercato all’ingrosso: ad esempio, i pomodori costano tra 2 e 6 dirham al kg all’ingrosso, ma superano i 7 dirham sui mercati locali. Anche le banane locali, che variano da 6 a 12 dirham al kg all’ingrosso, arrivano a 14 dirham nei mercati cittadini. A ciò si aggiunge il rincaro di altri alimenti di base come cereali e latticini, che mette sotto pressione il potere d’acquisto dei consumatori, soprattutto nelle aree urbane dove i costi di trasporto e i margini degli intermediari fanno ulteriormente lievitare i prezzi. La mancanza di una regolamentazione efficace dei prezzi e della distribuzione aggrava ulteriormente la situazione. In assenza di misure di controllo rigorose, molti intermediari aumentano i propri margini, approfittando della vulnerabilità del mercato. La scarsa trasparenza delle pratiche commerciali nel settore alimentare contribuisce inoltre a un aumento dei prezzi spesso ingiustificato, aggravando le difficoltà per le famiglie marocchine. (Diogenenews 14/11/2024)
Nasce l’African Energy Bank: l’Africa punta all’autonomia energetica
Diogenenews 14/11/2024: Il 28 gennaio 2025 verrà inaugurata l’African Energy Bank (AEB), una nuova banca panafricana promossa dall’Organizzazione africana dei produttori di petrolio (APPO) e Afreximbank. Con sede ad Abuja, Nigeria, l’AEB nasce per rispondere alle sfide finanziarie che il settore energetico africano, in particolare nei progetti di petrolio e gas, deve affrontare a causa del progressivo ritiro degli investimenti globali nei combustibili fossili, motivato dalle preoccupazioni climatiche. La banca avrà un capitale iniziale di 5 miliardi di dollari e intende colmare il vuoto lasciato dagli investitori esteri, consentendo all’Africa di valorizzare le sue vaste risorse energetiche, tra cui oltre 125 miliardi di barili di petrolio e 600 trilioni di piedi cubi di gas. Queste risorse sono considerate fondamentali per lo sviluppo economico e l’accesso all’energia nel continente. Il governo nigeriano ha già fornito capitale iniziale per il progetto e ha predisposto la sede dell’istituzione, il cui edificio sarà pronto all’inizio del 2025. La nascita dell’AEB rappresenta un passo importante verso l’autosufficienza energetica dell’Africa, offrendo una fonte di finanziamento interna per progetti su combustibili fossili, ambito sempre più trascurato dai fondi internazionali. L’AEB punta a ridurre la dipendenza dei paesi africani dai finanziamenti esterni e a rafforzare la sicurezza energetica del continente. Concentrandosi sullo sfruttamento sostenibile delle risorse interne, la nuova banca costituisce un elemento chiave per il percorso di indipendenza energetica dell’Africa nel contesto di un panorama finanziario globale in trasformazione verso obiettivi climatici. (Diogenenews 14/11/2024)
Germania: rischio deportazione per infermiere colombiane, la clinica dove lavoravano costretta a chiudere
Diogenenews 14/11/2024: Dieci assistenti infermieristiche colombiane impiegate in una casa di cura a Wilstedt, nel distretto di Rotenburg, sono a rischio di deportazione poiché le loro richieste di asilo sono state respinte. Questa situazione ha allarmato la direzione della struttura, che teme la chiusura della casa di cura, la “Haus Wilstedt”, in caso di rimpatrio del personale. La direzione, in collaborazione con i familiari degli ospiti, ha inviato una lettera aperta ai politici tedeschi, tra cui ministri federali e regionali, chiedendo la sospensione delle espulsioni e un permesso di soggiorno permanente per le lavoratrici. Se le infermiere venissero deportate, la struttura perderebbe un terzo del personale, mettendo a rischio la continuità assistenziale per i 48 residenti affetti da demenza. I familiari temono che questi ultimi, in caso di chiusura, potrebbero essere trasferiti in strutture lontane, con effetti dannosi sul loro benessere, a causa della loro vulnerabilità. La casa di cura ha dichiarato che le infermiere hanno motivato le loro domande di asilo con storie personali di minacce e violenze subite in Colombia, ma queste richieste sono state respinte poiché la Colombia è considerata un paese sicuro. Il tasso di riconoscimento delle domande di asilo dalla Colombia è infatti molto basso, intorno allo 0,6%, e la legge tedesca non consente di convertire una domanda di asilo rifiutata in una richiesta di immigrazione qualificata. Inoltre, il distretto di Rotenburg ha specificato che le infermiere non sono considerate “lavoratori qualificati” secondo gli standard tedeschi, ma piuttosto personale non qualificato. Secondo la normativa vigente, solo i richiedenti asilo che hanno ritirato la loro richiesta entro determinate scadenze e si sono inseriti come lavoratori qualificati possono richiedere la residenza permanente. Le infermiere colombiane non hanno percorso questo iter e ora possono rivolgersi solo alla commissione per i casi di disagio della Bassa Sassonia come ultima risorsa. La direzione della casa di cura denuncia l’assurdità di una possibile deportazione per persone ben integrate, che contribuiscono al sistema sociale e pagano le tasse in Germania. Di fronte alla grave carenza di personale infermieristico, trovare nuovi lavoratori risulta molto difficile. (Diogenenews 14/11/2024)


