domenica, Gennaio 18, 2026

Diogene – Agenzia 13/03/2024

Il governo italiano aumenta il numero di rate per chi ha debiti con il fisco

Diogenenews 13/03/2024: il governo guidato da Giorgia Meloni ha optato per estendere fino a un massimo di 10 anni il periodo concesso ai contribuenti inadempienti per regolarizzare la propria situazione fiscale. Il piano, delineato in un progetto di decreto legislativo valutato di recente dal consiglio dei ministri, stabilisce che, ordinariamente, il numero di rate mensili ammissibili per il pagamento dei debiti fiscali possa essere incrementato da 72 a 120. Questa opzione è riservata, secondo le dichiarazioni del viceministro dell’Economia Maurizio Leo, solamente a coloro che dimostrano di non essere in grado di saldare l’intero importo dovuto. Tuttavia, la realtà svela una facilitazione nell’accesso a questi piani di pagamento dilazionato anche per chi non riesce a provare tale condizione, basandosi semplicemente sulla fiducia. Inoltre, il decreto propone per le aziende un approccio che legittima l’utilizzo del mancato pagamento delle tasse come una forma di finanziamento alternativo, spesso più vantaggiosa dei prestiti bancari. Rispetto alla normativa precedente, modificata l’ultima volta nella primavera del 2022, questa novità introduce una maggiore flessibilità nelle condizioni di rateizzazione, anche senza la necessità di dimostrare situazioni di difficoltà economica. Per i debiti fino a 120mila euro, i termini di rateizzazione vengono estesi, con un incremento graduale nei prossimi anni fino a raggiungere un massimo di 108 rate a partire dal 2029. Coloro che hanno debiti superiori a questa soglia e possono dimostrare di essere in difficoltà economica potranno usufruire di un piano di rateizzazione su dieci anni. I criteri di valutazione per l’ammissibilità a questi piani includono indicatori finanziari specifici per individui e imprese, con alcune esclusioni e aggiustamenti previsti dal governo. Questa direzione solleva preoccupazioni tra gli esperti sul rischio di abuso del sistema fiscale come mezzo di finanziamento, incentivando pratiche di elusione fiscale e minando la capacità di raccolta delle entrate statali. (Diogenenews 13/03/2024)


L’Europarlamento approva la direttiva sulle case green, in vigore dal 2030

Diogenenews 13/03/2024: Dopo tre anni di intensi negoziati, il Parlamento europeo ha dato il via libera definitivo alla direttiva che mira a migliorare l’efficienza energetica degli edifici, comunemente nota come direttiva delle “case green”. Il voto si è concluso mostrando divisioni prevedibili, con 370 voti a favore, 199 contrari e 46 astensioni. Il documento approvato è il risultato di vari compromessi raggiunti durante le discussioni tra i membri dell’Unione Europea e all’interno delle istituzioni europee. L’obiettivo principale della direttiva è quello di raggiungere un impatto zero sul clima entro il 2050 per il settore immobiliare dell’UE, nonostante il testo abbia subito modifiche che ne hanno ridotto la portata iniziale durante il processo negoziale. La direttiva prevede la ristrutturazione degli edifici meno efficienti e promuove una maggiore trasparenza riguardo alle informazioni sul rendimento energetico. Secondo le nuove regole, tutte le nuove costruzioni dovranno essere a emissioni zero entro il 2030, con un obiettivo anticipato al 2028 per gli edifici occupati dalle autorità pubbliche. Gli stati membri dell’UE avranno la flessibilità di considerare l’impatto sull’ambiente di tutto il ciclo di vita degli edifici nella valutazione delle emissioni. Per quanto riguarda l’efficienza energetica, la direttiva stabilisce che gli stati dell’UE devono assicurare una diminuzione del consumo di energia primaria del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035 per gli edifici residenziali. Viene inoltre richiesta la ristrutturazione del 16% degli edifici non residenziali più inefficienti entro il 2030, e del 26% entro il 2033, introducendo standard minimi di rendimento energetico. Se fattibile, i paesi dovranno favorire l’installazione di pannelli solari negli edifici pubblici e residenziali di nuova costruzione entro il 2030. La direttiva impone anche la decarbonizzazione dei sistemi di riscaldamento e raffreddamento, con l’obiettivo di eliminare l’uso di combustibili fossili entro il 2040. Dal 2025, verrà proibita l’erogazione di sussidi per le caldaie a combustibile fossile, sebbene siano previsti incentivi per i sistemi che integrano energie rinnovabili. Nonostante le esenzioni concesse per certi edifici, come quelli agricoli, storici o di particolare valore architettonico, la direttiva ha trovato opposizione da parte di alcuni partiti italiani al governo, mentre altri gruppi italiani in Parlamento hanno espresso il loro sostegno. La votazione ha visto anche momenti di tensione, con una protesta eclatante da parte dell’eurodeputato della Lega Angelo Ciocca. Rispetto alla proposta originale della Commissione europea del dicembre 2021, molti degli obiettivi sono stati ridimensionati e i termini per il loro raggiungimento prolungati. In conclusione, il testo finale lascia ampio margine agli Stati membri nella definizione delle strategie per l’efficienza energetica degli edifici. (Diogenenews 13/03/2024)


Dispersione scolastica del 30% per gli studenti stranieri rispetto al 9,8% degli italiani

Diogenenews 13/03/2024: Il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha sollevato l’urgente questione della dispersione scolastica tra gli alunni immigrati in Italia, un fenomeno particolarmente grave tra gli studenti disabili, che tocca il 30,1% rispetto al 9,8% degli italiani. Con un appello a imitare le “migliori pratiche” europee, Valditara sottolinea la necessità di un sistema meno penalizzante per gli studenti stranieri, che costituiscono una significativa porzione degli alunni, con una prevalenza di casi nati in Italia. Le iscrizioni degli studenti con background migratorio sono in aumento, raggiungendo quest’anno il numero più alto degli ultimi cinque anni. Camilla Borgna, sociologa dell’Università di Torino, enfatizza l’importanza di maggiori investimenti nei servizi per la prima infanzia e nel reclutamento di educatrici per combattere la dispersione scolastica. Borgna sottolinea la necessità di compensare gli svantaggi iniziali per garantire pari opportunità a tutti gli studenti. Alcuni Paesi europei, come la Gran Bretagna e la Norvegia, si distinguono per le loro politiche di inclusione precoce e per un sistema scolastico meno segregato, che contribuisce a ridurre il tasso di abbandono scolastico tra gli alunni immigrati. In Gran Bretagna, ad esempio, la scuola obbligatoria inizia a 4 anni, con servizi disponibili per tutte le famiglie già a 3 anni, mentre in Italia le differenze territoriali e socio-economiche penalizzano pesantemente le famiglie immigrate nei servizi per la fascia 0-3 anni. Un altro fattore chiave nel Regno Unito è il posticipo dell’età in cui avviene la scelta dell’istruzione superiore, a 16 anni, che riduce il rischio di abbandono scolastico. Infine, la minore segregazione scolastica nel Regno Unito aiuta a contenere la dispersione, diversamente dall’Italia, dove il fenomeno delle “scuole-ghetto” è ancora diffuso. (Diogenenews 13/03/2024)


Argentina, il tasso di povertà infantile si avvia al 70%, il monito dell’Unicef

Diogenenews 13/03/2024: L’UNICEF ha lanciato un allarme riguardo la situazione di povertà infantile in Argentina, prevedendo che potrebbe salire al 70% nel primo trimestre se non si interviene per invertire la tendenza. Questo incremento rappresenterebbe un netto peggioramento rispetto al 57% registrato alla fine dell’anno precedente, con la povertà estrema che potrebbe raddoppiare dal 19,4% al 34%. L’agenzia delle Nazioni Unite sottolinea come la combinazione di inflazione elevata, rallentamento della crescita economica e misure di austerità stiano aggravando le condizioni di vita nel paese. Sebastian Waisgrais, specialista UNICEF in inclusione sociale e monitoraggio, ha evidenziato che il persistere di queste tendenze avrebbe impatti negativi sia immediati che a lungo termine sul benessere dei bambini e degli adolescenti. Ha criticato le politiche di austerity introdotte dal nuovo presidente argentino Javier Milei, orientate al risanamento del deficit fiscale e alla stabilizzazione economica, ma che si sono rivelate dannose per la crescita e hanno contribuito all’incremento della povertà. Il report dell’UNICEF mette in luce come i tagli alle spese rischino di colpire anche i programmi assistenziali destinati alla protezione dell’infanzia, esortando il governo a dare priorità agli investimenti in politiche sociali per evitare un ulteriore peggioramento delle condizioni di povertà. (Diogenenews 13/03/2024)


Uk: quattro persone su cinque con un reddito inferiore al livello minimo sono indebitate a causa delle bollette domestiche

Diogenenews 13/03/2024: Uno studio commissionato dall’ente benefico Christians Against Poverty evidenzia un’escalation del debito tra le famiglie britanniche a basso reddito, costrette ad indebitarsi per far fronte alle spese quotidiane essenziali. Questa situazione emerge in un contesto dove un sondaggio YouGov rileva che oltre 15 milioni di persone nel Regno Unito sono oberate dai debiti. L’ente ha affidato al Centro di ricerca sulle politiche sociali l’incarico di indagare l’impatto del debito sugli standard di vita, basandosi su un’analisi di oltre 35.000 individui in un arco di dieci anni. Utilizzando come parametro il Minimum Income Standard (MIS), lo studio evidenzia come l’82% delle persone sotto la soglia di reddito minima si trovi in difficoltà con i pagamenti delle bollette, implicando circa un milione di cittadini nel Regno Unito. Il rapporto mette in luce che il ritardo nei pagamenti essenziali aumenta il rischio di persistere sotto la soglia del MIS nei successivi anni. In particolare, i lavoratori a basso reddito sono i più colpiti, trovandosi spesso a guadagnare meno di quanto necessario per vivere degnamente, con una riduzione di circa 50 sterline a settimana per una famiglia con due bambini. Juliet Stone, ricercatrice del Centro di ricerca sulle politiche sociali, sottolinea come il debito spinga il reddito delle famiglie ben al di sotto di quanto necessario per una vita dignitosa, costringendo a scelte difficili tra il pagamento delle spese quotidiane e il rimborso dei debiti. La situazione appare destinata a peggiorare a causa dell’aumento dei costi, della lenta crescita salariale e di benefit insufficienti. Il sondaggio YouGov aggiunge che oltre 4,5 milioni di persone hanno ricorso al credito negli ultimi sei mesi per coprire le bollette, il 42% ha ridotto l’uso di elettricità o gas per risparmiare e il 17% ha saltato i pasti a causa della crisi del costo della vita. Un debito di 30 sterline a settimana può far scendere il reddito sotto lo standard minimo, aumentando il rischio di privazioni severe. Oltre 8 milioni di adulti affermano che sarebbe difficile prendere in prestito anche solo 200 sterline in caso di emergenza. (Diogenenews 13/03/2024)


Germania: l’industria chimica provoca il 14% di tutte le emissioni di CO2 nel settore industriale

Diogenenews 13/03/2024: Uno studio realizzato dall’Öko-Institut per conto del WWF Germania ha evidenziato che i dodici principali complessi chimici della Germania contribuiscono al 14% delle emissioni industriali totali del paese, pari a circa il 3% delle emissioni di gas serra nazionali. In testa a questa lista c’è lo stabilimento BASF di Ludwigshafen, con emissioni di CO2 pari a 5,9 milioni di tonnellate nel 2022, contribuendo in maniera significativa al totale di 23 milioni di tonnellate di CO2 emesse dai dodici impianti principali. Viviane Raddatz del WWF Germania sottolinea l’urgenza di un cambio di rotta strutturale nell’industria chimica, settore esaminato dall’Öko-Institut nell’ambito di uno studio più ampio sui “sporchi trenta” maggiori emettitori industriali, che include i settori siderurgico, del cemento e chimico. L’obiettivo è identificare e attuare strategie per ridurre le emissioni di CO2. La ricerca attribuisce la maggior parte delle emissioni (40%) alle centrali elettriche che forniscono energia agli impianti chimici, seguite dal 24% degli steam cracker e dal 14% degli impianti di ammoniaca. La produzione di materie prime chimiche è la principale fonte di emissioni, mentre la lavorazione successiva ha un impatto minore. BASF ha dichiarato di puntare a zero emissioni nette di CO2 entro il 2045 a Ludwigshafen, promuovendo l’uso di energie rinnovabili e sviluppando processi a basse emissioni, incluso un progetto per un parco solare. La conversione verso un consumo di elettricità più flessibile e basato su energie rinnovabili è considerata cruciale, ma richiede adeguamenti nei meccanismi di incentivazione e nella normativa sulle tariffe della rete elettrica. Hauke Hermann, ricercatore dell’Oeko-Institut, sottolinea l’importanza di eliminare i sussidi per le centrali basate su combustibili fossili entro il 2026 e promuovere l’uso di idrogeno verde. La ricerca sottolinea inoltre la necessità per l’industria chimica di adattarsi ai principi dell’economia circolare, con un focus su minor consumo di risorse, maggior riciclo e efficienza dei materiali, proponendo anche l’introduzione di una tassa sulle risorse per gli imballaggi per riflettere meglio i costi ambientali. (Diogenenews 13/03/2024)


Lavoratori delle piattaforme online, approvata la direttiva europea con il voto contrario di Francia e Germania

Diogenenews 13/03/2024: Nell’Unione europea, oltre 28 milioni di persone lavorano tramite piattaforme digitali, un numero destinato a crescere fino a 43 milioni entro il 2025. Questi lavoratori, che spaziano dalla consegna di cibo a domicilio ai trasporti fino alla cura di persone, spesso si trovano a fronteggiare ritmi di lavoro insostenibili e una mancanza di diritti fondamentali. La crescita della gig economy ha spinto l’UE a considerare una direttiva per stabilire standard minimi di protezione per questi lavoratori, nonostante l’opposizione di grandi aziende come Uber o Bolt, che preferiscono etichettare questi lavoratori come liberi professionisti per evitare responsabilità. La cosiddetta “direttiva rider” mira a fornire tutele a un ampio spettro di lavoratori digitali, non solo ai rider. Tuttavia, l’approvazione della direttiva è stata ostacolata da una minoranza di quattro stati membri dell’UE: Francia, Germania, Grecia ed Estonia, nonostante il sostegno parlamentare europeo. La direttiva propone di chiarire la linea tra lavoratori indipendenti e dipendenti, introducendo una “presunzione legale di occupazione” che riclassificherebbe circa 5,5 milioni di lavoratori come dipendenti, garantendo loro maggiori diritti. Questa misura mira anche a regolamentare l’uso degli algoritmi nel controllo delle prestazioni lavorative, per prevenire abusi. Nonostante la resistenza di alcuni governi e multinazionali, che vantano la flessibilità della gig economy come vantaggio sia per le aziende che per i lavoratori, molti lavoratori e sindacati spingono per la direttiva, cercando protezioni lavorative più solide e condizioni più eque. La proposta legislativa UE mira a creare un terreno di gioco più equo nel mercato del lavoro digitale, contrastando modelli di business che sfruttano i lavoratori e promuovendo la concorrenza leale tra le piattaforme. (Diogenenews 13/03/2024)


il 28% della popolazione della regione di Bruxelles vive al di sotto della soglia di povertà

Diogenenews 13/03/2024: Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio sanitario e sociale di Bruxelles, nel 2023 il 28% della popolazione della regione di Bruxelles viveva al di sotto della soglia di povertà. In Vallonia era il 15% e nelle Fiandre l’8%. Il barometro indica infatti che nella capitale Bruxelles quasi il 10% della popolazione vive con meno di 985 euro al mese, mentre la media nazionale è di 1.250 euro al mese. Questo barometro rivela un altro dato molto importante: la classe benestante della capitale belga è ancora più ricca che nel resto del paese. Secondo questo studio, infatti, il 10% delle persone più ricche della capitale vive con 4.120 euro al mese o più, rispetto ai 3.735 euro a livello nazionale. Secondo questo barometro, sono le spese legate all’abitazione a rappresentare l’onere maggiore per le famiglie brussellesi. Infatti, oltre il 45% del loro reddito è destinato alle spese legate all’abitazione, come l’affitto. Di conseguenza, le persone più modeste hanno solo 9 euro al giorno per vivere. D’altro canto, il 10% più ricco della regione di Bruxelles ha più di 100 euro al giorno per vivere. Altro dato fornito da questo barometro, il 20% delle persone più povere che vivono nella capitale sono belgi di origine o nazionalità non europea. D’altra parte, il 20% dei residenti più ricchi di Bruxelles sono principalmente belgi di origine belga o europea. Dai dati di questo barometro vediamo che la situazione sociale degli abitanti della capitale belga è sempre più tesa. Infatti, il numero dei beneficiari del reddito di integrazione sociale è passato da 28.479 persone nel 2013 a 45.135 nel 2023, con un aumento del 58% in 10 anni. È aumentato anche il numero dei senzatetto a Bruxelles, cifra allarmante quadruplicata rispetto al 2008. All’8 novembre 2022, infatti, sono state registrate 7.134 persone senza dimora. Infine, le famiglie numerose sono particolarmente colpite dalla precarietà. Secondo questo barometro, più del 25% delle persone che vivono al di sotto della soglia di povertà a Bruxelles fanno parte di famiglie composte da cinque o più persone. (Diogenenews 13/03/2024)


In Perù l’attività mineraria potrebbe ridurre di un quinto la povertà del Paese

Diogenenews 13/03/2024: L’industria mineraria rappresenta un pilastro cruciale per l’economia del Perù, contribuendo significativamente alla crescita economica, all’aumento delle entrate fiscali, all’incremento dell’occupazione e alla riduzione della povertà. Considerato il contesto attuale di prezzi elevati dei metalli sui mercati internazionali, è imperativo per le autorità peruviane dare priorità all’avanzamento dei progetti minerari previsti per il 2024. L’Istituto Peruviano di Economia ha spiegato che durante il boom dei prezzi dei metalli tra il 2003 e il 2011, gli investimenti nel settore minerario peruviano sono cresciuti esponenzialmente, contribuendo in maniera significativa alla crescita economica nazionale. Progetti di grande portata come Las Bambas, Toromocho, l’espansione di Cerro Verde e Antamina hanno visto investimenti complessivi per oltre 15 miliardi di dollari, raddoppiando la produzione di rame e generando entrate record per il settore. Negli anni recenti, l’attuazione di grandi progetti quali Mina Justa e Quellaveco ha sostenuto l’economia, impedendo un calo più marcato del PIL nel 2023. Il settore minerario ha inoltre favorito la creazione di posti di lavoro formali post-pandemia, con un impatto significativo sul totale dell’occupazione grazie alla sua alta capacità di generare lavoro indiretto. Nonostante l’aumento dei prezzi internazionali dei metalli, il Perù non ha assistito a un’onda di nuovi investimenti comparabile a quella del superciclo precedente. È evidente, quindi, l’urgenza di attivare i progetti minerari previsti, i quali potrebbero avere un impatto rilevante sull’economia nazionale, potenzialmente raddoppiando il PIL rispetto ai livelli del 2023 e contribuendo significativamente alla riduzione della povertà. Tuttavia, molti di questi progetti stanno subendo ritardi a causa di fattori esterni, e solo pochi hanno date di inizio pianificate. Per sfruttare appieno il potenziale dell’industria mineraria, il Perù deve impegnarsi a rendere più attrattivo il settore per gli investimenti, affrontando le sfide della burocrazia, dei conflitti sociali, dell’estrazione illegale e dell’insicurezza, e assicurando un uso efficiente delle tasse già pagate dal settore per colmare le disuguaglianze esistenti. (Diogenenews 13/03/2024)


La sfida del Messico: affrontare crimine ed educazione per uscire dalla povertà

Diogenenews 13/03/2024: In Messico, la criminalità, l’istruzione e la povertà emergono come le questioni più pressanti per la popolazione, secondo quanto rivelato da un’ampia indagine di Statista Consumer Insights, che ha coinvolto oltre 12.000 persone nel periodo tra ottobre 2022 e settembre 2023. La preoccupazione predominante è la criminalità, segnalata dal 69% dei partecipanti come problema principale. L’Indice di Pace del Messico del 2023 evidenzia un incremento del 3% nella criminalità violenta nel 2022, con un picco storico di criminalità organizzata di 167 delitti ogni 100.000 abitanti. Questo indice sottolinea che la criminalità organizzata è la principale causa di omicidi e violenza armata nel paese, con stime che attribuiscono tra il 68% e l’80% degli omicidi a questa categoria, un netto aumento rispetto al 44% del 2015. Gli stati più colpiti da incrementi nei tassi di omicidio sono quelli in cui persistono i conflitti tra cartelli. Il problema dell’istruzione è ritenuto significativo dal 60% degli intervistati, posizionandosi come una priorità. Segue la povertà, indicata dal 57% dei partecipanti come sfida fondamentale. Ulteriori motivi di allarme sono rappresentati dalla disoccupazione e dalla situazione economica generale, preoccupazioni espresse rispettivamente dal 55% e dal 52% degli intervistati. (Diogenenews 13/03/2024)

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