lunedì, Gennaio 19, 2026

Diogene – Agenzia 12/07/2024

Famiglie in strada a Roma, un fenomeno emergente e in rapida crescita

Diogenenews 12/07/2024: In crescita, a Roma, il numero delle famiglie in strada. A riferirlo alla commissione capitolina Politiche sociali, è Fabrizio Villeggia del dipartimento Politiche sociali di Roma Capitale. «Spesso troviamo in strada, in stazione o in luoghi diversi, famiglie intere composte da padre, madre, due, tre, quattro o anche cinque figli», informa. Arrivano incontrollate da Paesi esteri, come «per esempio dall’Afghanistan o dall’Albania», ma «senza che nessuno se ne sia accorto o sia riuscito a intercettarle». Villeggia parla di «fenomeno molto emergente. Stiamo riscontrando numerosi casi sia durante la settimana – prosegue – che, al ritmo di 1-2, nel fine settimana. E noi non abbiamo uno strumento di risposta perché è un tema sì sociale ma anche tanto alloggiativo, e non disponiamo di servizi in questo senso. Quando abbiamo dei posti disponibili proponiamo alla madre con i figli il circuito dell’area genitorialità e agli uomini adulti l’accoglienza». Quello alloggiativo, sono ancora le parole del referente del dipartimento Politiche sociali, è un problema che a Roma «esiste. Spero che successivamente alla revisione della delibera, che cambia le regole di ingaggio nel momento dello sfratto, si possa dare seguito ad accordi con Prefettura e Questura, perché il tema degli sfratti non è stato sempre semplice. Su alcune situazioni è necessario avere un po’ di tempo, perché non sempre le risposte sono già pronte», per una nuova sistemazione delle persone fragili sotto sfratto. (Diogenenews 12/07/2024)


Student housing: Scenari Immobiliari, in Italia fino a 100 mila posti entro il 2027 

Diogenenews 12/07/2024: Oggi in Italia ci sono oltre 85.000 posti letto per studenti, con una crescente presenza di strutture di Student housing moderne e gestite da operatori specializzati in linea con gli standard internazionali. Nei prossimi tre anni questo numero aumenterà di circa 28.000 posti letto, con la maggior parte delle aperture di nuove strutture previste nel 2026, per arrivare a un’offerta che complessivamente supererà le 100.000 unità entro il 2027. E’ quanto emerge dal rapporto realizzato da Scenari Immobiliari per Re.Uni, associazione che riunisce i tre principali player del settore Student housing italiano (Camplus, CampusX e Joivy) e bedStudent. L’attività immobiliare prevista nei prossimi anni sarà sviluppata nei principali poli universitari del nord: Milano, Torino, Padova e Bologna confermano il loro ruolo primario mentre Roma e Firenze acquisiscono maggiore rilevanza. Gli sviluppi previsti restituiranno una geografia della residenzialità per studenti universitari non omogenea, oltre il 75% dei posti letto saranno sviluppati nelle regioni settentrionali, meno del cinque per cento nei territori del Mezzogiorno e la restante quota, circa il venti per cento, nelle regioni del Centro Italia. “il settore dello Student housing si dimostra una asset class in forte evoluzione, con un alto potenziale di investimento e diversificazione a livello geografico. Inoltre, l’attuale divario tra l’offerta esistente e la crescente domanda di alloggi universitari sta creando una grande opportunità per gli investitori immobiliari”, ha detto Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari, sottolineando che “l’attrattività del settore è confermata dal sempre più alto numero di sviluppatori, player e operatori di mercato. In particolare, gli studentati in pipeline si caratterizzano per una struttura degli investitori che vede attori diversi coinvolti, perlopiù fondi immobiliari o società straniere di investimento”. (Diogenenews 12/07/2024)


Kenya: dopo le proteste di piazza represse nel sangue il presidente Ruto licenzia l’intero governo

Diogenenews 12/07/2024: Il presidente keniano William Ruto ha sciolto quasi tutto il suo governo in seguito a una serie di manifestazioni antigovernative contro l’aumento dei prezzi in un paese già molto provato economicamente. Solo il vicepresidente Rigathi Gachagua e il primo segretario di gabinetto Musalia Mudavadi mantengono i rispettivi incarichi, ha confermato Ruto. Dopo l’introduzione di una legge a maggio che mirava ad aumentare le tasse e ad alleviare il notevole debito del Kenya, il paese ha assistito a un’ondata di proteste antigovernative. Almeno 39 persone avrebbero perso la vita negli scontri con la polizia a giugno, come documentato dalla Commissione nazionale per i diritti umani del Kenya, secondo un rapporto del New York Times. Gli osservatori dei diritti umani e numerosi attivisti, tra cui cinque che hanno raccontato le loro esperienze, hanno rivelato che almeno 32 individui, tra cui attivisti, personale medico e influencer dei social media, sono stati rapiti o detenuti senza motivo. Di recente, un giudice dell’Alta Corte ha denunciato questi incidenti come “rapimenti” e ha ordinato alla polizia e al National Intelligence Service, supervisionato dal presidente, di cessare tali azioni, citando violazioni costituzionali. Venerdì scorso, durante una sessione interattiva sulla piattaforma di social media X, il presidente William Ruto è stato affrontato da un attivista politico che ha raccontato di essere stato aggredito dagli ufficiali, di aver avuto la casa saccheggiata e di essere stato portato con la forza in un luogo segreto. Il presidente Ruto ha espresso rammarico, affermando: “Se questo è il trattamento che hai subito, mi scuso. È inaccettabile”. Ha promesso di indagare su questi rapimenti segnalati e di garantire che le forze dell’ordine aderiscano ai protocolli legali durante gli arresti. Nel frattempo, il vicepresidente Rigathi Gachagua ha accusato il National Intelligence Service di aver orchestrato recenti rapimenti e una serie di esecuzioni extragiudiziali nell’anno precedente. Secondo Amnesty International, il Kenya ha assistito a 136 esecuzioni extragiudiziali nel 2023, con numerosi decessi avvenuti sotto custodia della polizia. Il presidente Ruto ha avviato una verifica del debito del Kenya, annunciando riduzioni del personale e delle spese governative e ha imposto il pensionamento obbligatorio per i dipendenti pubblici di età pari o superiore a 60 anni. Funzionari governativi hanno affermato che le dimostrazioni sono state finanziate da potenze straniere, un’affermazione smentita con veemenza dai dimostranti, i quali sostengono che il movimento è guidato dai giovani, è privo di una leadership centrale e trascende le divisioni sociali. (Diogenenews 12/07/2024)


I Rom hanno diritto ad alloggi adeguati. L’appello di Amnesty International e Associazione 21 luglio

Diogenenews 12/07/2024: “Gli Stati che fanno parte della Carta sociale europea hanno l’obbligo di cooperare con le decisioni del Comitato. L’Italia deve ora prendere provvedimenti per garantire alle persone rom un alloggio adeguato, non segregato e non discriminatorio, oltre a fornire rimedi per le discriminazioni subite. È urgente e necessario che l’Italia adotti tali misure, considerando che quasi 5.000 persone rom vivono ancora in insediamenti formali e informali in condizioni etnicamente segregate e discriminatorie”: lo ha detto Ilaria Masinara, responsabile dell’Ufficio campagne di Amnesty international Italia, durante la conferenza stampa sulla situazione abitativa delle persone rom in Italia che si è svolta oggi presso la Camera dei deputati a Roma, per iniziativa di Amnesty international Italia e Associazione 21 luglio. L’evento precede le raccomandazioni che il Comitato europeo dei diritti sociali del Consiglio d’Europa farà al governo italiano, in seguito alla decisione che riconosce l’Italia come gravemente e sistematicamente in violazione della Carta sociale europea riguardo ai diritti abitativi delle persone rom. “Questa decisione richiede un cambiamento nelle politiche discriminatorie italiane in materia di alloggio”, sottolineano le due organizzazioni. Amnesty International, guidata dai suoi rapporti e campagne per la promozione dei diritti dei rom e grazie anche alle ricerche e all’impegno di altre organizzazioni, in particolare di Associazione 21 luglio, aveva presentato nel 2019 la sua prima denuncia collettiva al Comitato europeo dei diritti sociali. L’organizzazione chiedeva responsabilità e riparazione per le persistenti violazioni nell’accesso agli alloggi per le persone rom in Italia. Nella sua denuncia Amnesty International aveva evidenziato come le persone rom avessero subito sgomberi forzati, vivessero in alloggi segregati e al di sotto degli standard e avessero accesso diseguale gli alloggi di edilizia residenziale pubblica, anche a causa di criteri discriminatori per l’assegnazione degli alloggi sociali. Alla presentazione della denuncia, circa 26.000 rom vivevano in insediamenti monoetnici informali, a rischio di sgomberi forzati, senza infrastrutture o servizi di base adeguati. Il Comitato europeo dei diritti sociali ha ritenuto all’unanimità che l’Italia abbia violato l’obbligo della Carta sociale europea relativo al diritto all’alloggio delle comunità rom, raccomandando al governo italiano di rivedere le attuali politiche abitative discriminatorie.
Secondo Carlo Stasolla, presidente di Associazione 21 luglio, malgrado i progressi registrati negli ultimi anni, si è ancora lontani dal non ritenere critiche alcune situazioni: “Secondo i nostri dati – ha commentato Stasolla – si registra ancora la presenza di 109 insediamenti formali abitati da 11.800 persone, gestiti da istituzioni comunali con l’obiettivo di favorire un’accoglienza basata su criteri etnici. Ci sono poi gli insediamenti informali abitati da circa 2.500 persone in condizioni abitative estreme e a costante rischio di sgomberi forzati e due Centri di raccolta rom, strutture chiuse, al di sotto degli standard minimi fissati dalla normativa nazionale e internazionale: strutture frutto di politiche segreganti e discriminatorie che devono essere superate attraverso l’impegno incessante e determinato del governo centrale e delle singole amministrazioni”. La decisione del Comitato europeo rappresenta un’opportunità storica per porre fine a decenni di discriminazione contro le persone rom. Amnesty International e Associazione 21 luglio auspicano che l’Italia “accolga finalmente la richiesta di giustizia e intraprenda azioni efficaci, specifiche e tempestive per andare incontro alla situazione delle persone rom nel nostro Paese”. (Diogenenews 12/07/2024)


Houston ha un problema. Solo i ricchi possono permettersi un condizionatore

Diogenenews 12/07/2024: A Houston, durante le interruzioni di corrente, il rumore dei generatori a gas evidenzia le disuguaglianze sociali. Nei quartieri più ricchi, il ronzio è pervasivo, mentre nelle zone meno abbienti è raro sentire un generatore. Solo in pochi possano permettersi un generatore. Dopo l’uragano Beryl, che ha lasciato un milione di clienti senza elettricità, la domanda di generatori è cresciuta, ma la loro reperibilità e i costi restano proibitivi per molti. La vendita di generatori è triplicata dal 2018, con un mercato in espansione soprattutto per quelli in grado di alimentare un’intera casa, venduti a prezzi tra i 12.000 e i 14.000 dollari. Tuttavia, le installazioni richiedono mesi, lasciando molti senza soluzioni immediate durante le emergenze. Anche l’amministrazione cittadina affronta carenze, con generatori limitati per strutture pubbliche essenziali. L’uragano ha messo in luce le divisioni economiche di Houston, aggravando le difficoltà per chi non può permettersi un generatore, costretto a fare file per il cibo e soffrire il caldo senza energia. (Diogenenews 12/07/2024)


L’eccesso di produzione cinese spaventa i mercati internazionali

Diogenenews 12/07/2024: Le già formidabili esportazioni della Cina sono aumentate a giugno, mentre le importazioni si sono ridotte, con aziende e famiglie cinesi che sono diventate più caute nello spendere denaro. Il risultato è stato un surplus commerciale mensile record di poco più di 99 miliardi di dollari secondo l’amministrazione doganale cinese. Per il governo cinese, il surplus commerciale in continua espansione è una buona notizia. I consumatori nei mercati lontani stanno acquistando molti dei beni che le famiglie cinesi non vogliono più. Ciò aiuta a tenere aperte le fabbriche in Cina e fornisce la domanda per ancora più fabbriche in costruzione. Ma i crescenti surplus commerciali della Cina hanno suscitato allarme in molte capitali straniere. I funzionari di tutto il mondo temono che le esportazioni dalla Cina possano sostituire la loro produzione industriale, costringendo le fabbriche a chiudere e danneggiando la crescita economica. I governi degli Stati Uniti, dell’Unione Europea, del Brasile, dell’India, della Turchia e di altri paesi hanno aumentato le tariffe o imposto nuove tariffe sui prodotti manifatturieri provenienti dalla Cina nelle ultime settimane. Il surplus commerciale della Cina il mese scorso ha battuto il record stabilito nel luglio 2022, quando le fabbriche e i porti del Paese erano impegnati a recuperare terreno rispetto alla domanda globale, dopo che un rigido lockdown a Shanghai per il Covid-19 aveva paralizzato la produzione in gran parte della Cina centrale. Milioni di persone in Cina stanno cercando modi per risparmiare denaro in risposta alla crisi immobiliare. Appartamenti e altri tipi di alloggi rappresentano tra il 60 e l’80 percento dei risparmi delle famiglie in Cina, una percentuale insolitamente elevata rispetto agli standard internazionali. Ecco perché una crisi immobiliare iniziata tre anni fa, e che ha già portato decine di costruttori a non pagare i debiti, ha avuto un effetto particolarmente pronunciato sui consumi. Le fabbriche in Cina producono già quasi un terzo dei beni manifatturieri del mondo. (Diogenenews 12/07/2024)


Vivere in povertà causa problemi di salute mentale e i problemi di salute mentale causano povertà. Uno studio innovativo tra Amsterdam, Edimburgo e Modena

Diogenenews 12/07/2024: Povertà e malattia mentale non sono solo collegate, ma esiste anche una relazione causale. Questa è la conclusione dei ricercatori dell’Amsterdam UMC, dell’Università di Edimburgo e dell’Università di Modena. Il loro studio dimostra che mentre alcuni problemi di salute mentale possono ostacolare la stabilità finanziaria, la povertà è anche uno dei fattori causali che portano a problemi di salute mentale. Questo studio è stato pubblicato oggi su Nature Human Behaviour. “Questo studio indica che alcuni problemi di salute mentale possono rendere incerta la situazione finanziaria di una persona. Ma al contrario, vediamo anche che la povertà può portare a problemi di salute mentale”, afferma Marco Boks, psichiatra presso l’Amsterdam UMC. Precedenti ricerche hanno mostrato una forte correlazione tra povertà e malattia mentale, ma la distinzione tra causa ed effetto si è dimostrata difficile. Le conseguenze della malattia mentale possono influenzare la situazione finanziaria di una persona; ad esempio, se la persona non è in grado di lavorare bene o ha costi sanitari più elevati. Ma circostanze finanziarie difficili possono anche causare problemi psicologici. I ricercatori hanno utilizzato i dati della UK Biobank e del consorzio internazionale Psychiatric Genomic Consortium. “Abbiamo scoperto che la schizofrenia e l’ADHD contribuiscono causalmente alla povertà. Al contrario, la povertà contribuisce al disturbo depressivo maggiore e alla schizofrenia. Il rischio di anoressia nervosa è in realtà ridotto quando c’è povertà”, afferma Boks. In primo luogo, è stata determinata una misura della povertà sulla base del reddito familiare, del reddito professionale e della deprivazione sociale. I ricercatori hanno quindi utilizzato le informazioni genetiche dei partecipanti utilizzando una tecnica speciale chiamata randomizzazione mendeliana per districare la relazione. La randomizzazione mendeliana è un metodo per determinare l’influenza dei fattori di rischio su una malattia, misurando la variazione dei geni che sono più comuni in determinati tratti. “Siamo stati in grado di catturare aspetti della povertà condivisi tra l’individuo, la famiglia e l’area in cui si vive. Ciò ci ha permesso di identificare meglio gli effetti causali della povertà sulla malattia mentale”, afferma David Hill, genetista statistico presso l’Università di Edimburgo. I risultati di questa ricerca sono importanti per la politica e l’approccio sia alla povertà che alla malattia mentale. Riconoscendo l’influenza reciproca tra povertà e salute mentale, i decisori politici possono sviluppare interventi più efficaci volti a spezzare il ciclo di povertà e problemi di salute mentale. I ricercatori hanno spiegato che il loro lavoro fornisce solide prove della necessità di considerare anche fattori sociali come la povertà quando si analizza lo sviluppo delle malattie mentali. (Diogenenews 12/07/2024)


Banca Mondiale: in America Latina e nei Caraibi la lotta contro la povertà e la disuguaglianza è impari

Diogenenews 12/07/2024: Combattere la povertà è sempre stato un compito complesso, e non ha fatto che diventare ancora più intricato sulla scia del COVID-19, con condizioni meteorologiche estreme e tensioni globali che hanno accresciuto la sfida. In America Latina e nei Caraibi (LAC), sebbene i tassi di povertà oggi siano leggermente inferiori a quelli registrati prima della pandemia, la media maschera le forti differenze tra i paesi della regione. Questa variabilità sottolinea l’urgente necessità di intensificare i nostri sforzi nel monitoraggio della situazione. Per rispondere a questa necessità, la Banca Mondiale ha lanciato il biennale Regional Poverty and Inequality Update. Il rapporto offre uno sguardo approfondito alle tendenze della povertà all’interno di LAC e mira a far luce su tendenze importanti per informare azioni e politiche che combattono la povertà e promuovono la prosperità condivisa. Le tendenze della povertà in America Latina e nei Caraibi non sono nette, con alcuni paesi che hanno fatto progressi importanti e altri che continuano a confrontarsi con disparità persistenti. Nel complesso, la regione ha raggiunto il tasso di povertà più basso del secolo nel 2022, con il 26 percento della popolazione della regione che viveva con meno di 6,85 dollari al giorno (misurati in parità di potere d’acquisto nel 2017). Questo può sembrare promettente, ma il fatto è che la regione ha ancora molta strada da fare. Nel decennio precedente la pandemia, il tasso di riduzione della povertà è rimasto indietro rispetto a quello di altre regioni, segnalando una preoccupante stagnazione. Brasile e Messico, le maggiori economie dell’America Latina e nei Caraibi, sono stati i principali motori del calo della povertà dal 2019 al 2022. Al contrario, diversi altri paesi dell’America Latina e nei Caraibi hanno registrato un aumento dei tassi di povertà durante la pandemia e la povertà non è ancora tornata ai livelli pre-pandemia. Anche il profilo dei poveri è cambiato tra il 2019 e il 2022. I gruppi tradizionalmente vulnerabili (come quelli con livelli di istruzione più bassi e senza occupazione) rappresentavano una percentuale minore di persone in povertà, probabilmente a causa dell’aumento dei trasferimenti pubblici durante la pandemia. Al contrario, le persone con un livello di istruzione più elevato e lavori formali hanno visto aumentare la loro quota. Un altro cambiamento contrastante si osserva nella povertà spaziale: le persone nelle aree urbane rappresentavano una percentuale maggiore di poveri e le persone nelle aree rurali una percentuale minore. La disuguaglianza rimane una sfida critica in America Latina e nei Caraibi, perché la regione è una delle più diseguali al mondo. In particolare, il Brasile, ma anche i paesi dell’America Centrale e della regione andina, hanno alti livelli di disuguaglianza di reddito.Anche i paesi del Cono Sud, che presentano i livelli di disuguaglianza più bassi all’interno dell’America Latina e dei Caraibi, presentano comunque livelli elevati di disuguaglianza di reddito rispetto al resto del mondo. Le proiezioni della Banca Mondiale indicano che, in assenza di seri cambiamenti nelle politiche a livello regionale e globale, la povertà e la disuguaglianza diminuiranno solo marginalmente nel 2024 e rimarranno quindi inaccettabilmente elevate. Per affrontare queste sfide di petto, sono necessari interventi basati sulle prove per contrastare la povertà e la disuguaglianza in America Latina e nei Caraibi. Le politiche che promuovono la creazione di posti di lavoro e migliorano le condizioni del mercato del lavoro, in particolare per i decimi più poveri, possono aiutareridurre la povertà. Questo approccio ha avuto successo in El Salvador e in Messico che, dopo aver sperimentato una crescita post-pandemia nei redditi da lavoro, hanno visto successivi cali nei loro tassi di povertà. In Brasile programmi di trasferimento come Bolsa Familia sono stati i principali motori della riduzione della povertà. Anche gli sforzi per migliorare l’accesso all’istruzione e promuovere una crescita economica inclusiva possono contribuire a ridurre le disuguaglianze nella regione. (Diogenenews 12/07/2024)


Il Messico sta facendo progressi nella riduzione della povertà

Diogenenews 12/07/2024: Le Nazioni Unite (ONU) hanno assicurato che il Messico ha compiuto importanti progressi nella riduzione della povertà e nell’aumento dell’uguaglianza e hanno riaffermato il proprio impegno a promuovere l’attuazione dell’Agenda 2030 e lo sviluppo sostenibile nell’amministrazione di Claudia Sheinbaum. “Le 25 agenzie, fondi e programmi presenti in Messico si mettono a disposizione del nuovo governo per accompagnare con le nostre capacità ed esperienza internazionale le priorità del governo di Claudia Sheinbaum incarnate nei 100 passi per la trasformazione”, ha affermato il coordinatore residente del sistema le Nazioni Unite in Messico, Peter Grohman. “Contate su di noi affinché al termine della nuova amministrazione che sta per iniziare, quando gli Stati membri dell’ONU dovranno valutare i risultati dei 15 anni dell’Agenda 2030, il Messico continui a condividere con il mondo gli esempi che sicuramente, sforzi e risultati molto notevoli in termini di sviluppo sostenibile”, ha aggiunto. Grohman ha assicurato che l’economia messicana è solida, con benefici storici per i lavoratori, programmi universali e trasferimenti per i gruppi vulnerabili della popolazione e la presenza dello Stato nella generazione di risorse pubbliche strategiche beni, nonché nuove pratiche di partecipazione sociale. “Questi e altri progressi hanno portato a una riduzione della povertà, a una maggiore uguaglianza, a un rafforzamento della governance e a prospettive di prosperità duratura per le generazioni presenti e future”. Il coordinatore residente del sistema delle Nazioni Unite in Messico ha ricordato che l’Agenda 2030 integra il benessere delle persone, dell’ambiente e dell’economia, oltre a ridurre le disuguaglianze e fa tutto questo attraverso un’equa cooperazione internazionale che riconosca la storia, il contesto e le priorità di ogni paese. (Diogenenews 12/07/2024)


In Francia il tasso di povertà è salito al 14,4%

Diogenenews 12/07/2024: Il tasso di povertà è salito al 14,4% della popolazione nel 2022 nella Francia continentale, un livello quasi stabile rispetto al 2021 ma che rimane elevato, secondo l’indicatore annuale INSEE pubblicato giovedì. Nel 2022, 9,1 milioni di persone si trovavano in una situazione di povertà monetaria, vale a dire avevano un reddito mensile inferiore alla soglia di povertà , fissata al 60% del reddito mediano, ovvero 1.216 euro per una persona sola, precisa l’Istituto Nazionale di Statistica. “Restiamo a un livello molto elevato ma possiamo constatare che il primo anno di inflazione elevata non ha comportato un aumento della povertà “, reagisce all’AFP Manuel Domergue, direttore degli studi della Fondazione Abbé Pierre. “Restiamo prudenti, vedremo tra un anno se rimarremo stabili o se salirà ancora ” . Per ora, “questo dimostra che quando c’è un’azione dello Stato per compensare un peggioramento della situazione, ha effetti che permettono almeno di limitare i danni ”, aggiunge. “Ma il problema c’è ancora, siamo ancora a livelli alti, oltre la soglia dei 9 milioni, e questo è preoccupante, soprattutto perché non sappiamo se certe misure verranno mantenute ” . Stessa cautela alla guida del Collectif Alerte, che riunisce 34 associazioni che lottano contro la povertà. “Non ci sono meno poveri, quindi questa non è una buona notizia e non c’è nulla di cui congratularsi “, ritiene il presidente Noam Leandri. In un contesto di inflazione elevata (+5,2%), il tenore di vita delle famiglie è sicuramente aumentato leggermente (+0,3%) grazie alle misure di tutela del potere d’acquisto e a misure mirate come la compensazione dell’inflazione o il contenimento dell’aumento degli affitti al 3,5%, rileva l’INSEE. Ma i 6,8 milioni di francesi a basso reddito hanno visto allo stesso tempo diminuire l’aiuto per l’alloggio e finire l’aiuto per compensare l’interruzione delle attività legata alla crisi sanitaria del Covid-19. Il tasso di “deprivazione materiale e sociale” ha raggiunto il 13,1% all’inizio del 2023 nella Francia continentale, in leggero aumento rispetto all’inizio del 2022 (12,9%), secondo un altro studio pubblicato giovedì dall’INSEE. Questo tasso di deprivazione si basa sulla rinuncia da parte delle famiglie a determinati prodotti o servizi, come ad esempio avere due paia di scarpe in buone condizioni, riscaldarsi adeguatamente, mangiare carne o pesce a giorni alterni o andare in vacanza per una settimana ogni anno. Se una famiglia accumula almeno cinque di queste rinunce da un elenco di 13 elementi “considerati desiderabili, addirittura necessari, per avere un tenore di vita accettabile” , si trova in una situazione di “deprivazione materiale e sociale” , o in altri termini “ povere condizioni di vita”. Se la quota di francesi che non riescono a pagare puntualmente l’affitto è diminuita (9,4%, -2,2 punti tra l’inizio del 2022 e l’inizio del 2023), aumentano le difficoltà nel onorare altri tipi di impegni come elettricità, gas o bollette dell’acqua . Queste problematiche riguardano il 7% dei francesi rispetto al 6,6% nel 2022. Tra i profili più esposti al rischio di deprivazione, l’INSEE indica i dipendenti e gli operai – che hanno subito un aumento rispettivamente di 2 e 4 punti dall’inizio del 2020 – così come le famiglie monoparentali le famiglie numerose. (Diogenenews 12/07/2024)

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