sabato, Gennaio 24, 2026

Diogene – Agenzia 10/04/2024

In Puglia da inizio anno 4224 infortuni sul lavoro e 97 morti bianche

Diogenenews 10/04/2024: Da inizio anno, la Puglia ha registrato un bilancio drammatico di 4224 infortuni sul lavoro, inclusi 97 casi mortali. Questa escalation di incidenti ha provocato una reazione decisa dai sindacati, in particolare in seguito all’ultima tragedia che ha colpito la regione, costando la vita ad Angelo Coturno, un operaio sessantenne di San Marzano nel Tarantino. L’incidente è avvenuto durante un’operazione di getto di cemento per la copertura di tubazioni in un cantiere della futura superstrada Taranto-Avetrana, quando il mezzo utilizzato ha interagito fatalmente con cavi ad alta tensione, causando l’elettrocuzione e il decesso di Coturno. Di fronte a questo ennesimo lutto, i sindacati hanno espresso un rifiuto categorico nei confronti dei consueti messaggi di cordoglio, sottolineando la necessità di azioni concrete per arrestare la “mattanza” degli operai, che lasciano le loro case al mattino per non farvi ritorno. La Fillea Cgil Taranto ha esortato a individuare e assumere le responsabilità per la morte di Cotugno, evidenziando le precarie condizioni lavorative notoriamente diffuse nel settore edificate. La stessa Semat, ditta per cui lavorava Coturno e attualmente in concordato preventivo, è stata indirettamente messa sotto accusa. In questo contesto, la necessità di un rinnovamento legislativo in materia di sicurezza e prevenzione sul lavoro è diventata evidente. Mentre gli appalti rimangono l’ambito con il più alto tasso di incidenti mortali, l’UGL ha sottolineato l’urgenza di intensificare i controlli per assicurare il rispetto delle normative esistenti e promuovere una cultura della sicurezza. Parallelamente, la Cisl ha annunciato l’intenzione di sollevare la questione durante l’assemblea nazionale a Roma, chiedendo un impegno più marcato per contrastare quella che è stata definita una “scia di sangue inaccettabile” nel mondo del lavoro. (Diogenenews 10/04/2024)


Nel 2022 95,3 milioni di persone dell’Unione Europea a rischio esclusione sociale o povertà

Diogenenews 10/04/2024: Nel 2022, quasi un quarto della popolazione dell’Unione Europea, corrispondente a 95,3 milioni di individui, si trovava a rischio di povertà o esclusione sociale, come rivelato dai dati di Eurostat. Con percentuali particolarmente elevate, la Romania (34%), la Bulgaria (32%), la Grecia e la Spagna (entrambe 26%) dominano la lista dei paesi più colpiti. Un recente studio della Rete Europea contro la Povertà (EAPN), presentato ieri a Bruxelles, ha messo in luce la vulnerabilità specifica delle donne in questo scenario. Il report evidenzia come le donne siano particolarmente esposte a rischio di povertà a causa di salari inferiori e maggiori responsabilità familiari, con un numero significativo che opta per il lavoro part-time per curare i figli, aumentando la loro dipendenza economica dai partner. Carlos Sosías, presidente dell’EAPN, sottolinea che la disparità di genere nella povertà è una questione strutturale, con donne sistematicamente svantaggiate rispetto agli uomini. Le soluzioni proposte richiedono un cambio di rotta rispetto alle politiche attuali, mirando a un migliore equilibrio tra vita lavorativa e privata, e includono modifiche alla tassazione per sostenere i genitori single, che costituiscono l’80% delle famiglie monoparentali. Molte storie di madri raccolte rafforzano questa prospettiva, evidenziando come la povertà limiti le opportunità educative e la vita dei figli, sottolineando la discriminazione nei contesti scolastici per chi proviene da famiglie svantaggiate. Inoltre, il report dell’EAPN porta all’attenzione l’impatto dell’aumento dei costi abitativi e dell’inflazione, particolarmente devastanti per i gruppi vulnerabili quali giovani e persone con basso livello di istruzione. In Portogallo, ad esempio, il 19,4% della popolazione a rischio povertà risente pesantemente dei costi dell’alloggio. La difficoltà di mantenere condizioni abitative adeguate durante l’inverno, nota come povertà energetica, colpisce in maniera sproporzionata chi già vive in condizioni di precarietà, con percentuali che variano dal 3,9% in Finlandia al 50,6% a Cipro, contro una media UE del 20,2%. (Diogenenews 10/04/2024)


Rimpatriati in India 19 pescatori arrestati in Sri Lanka per violazione dei confini

Diogenenews 10/04/2024: L’Alta Commissione indiana ha annunciato il rimpatrio di 19 pescatori indiani detenuti dalla Marina dello Sri Lanka, i quali sono ora in viaggio verso Chennai. Questo evento segue il rimpatrio di un gruppo simile di pescatori indiani avvenuto quasi una settimana fa. In un comunicato, l’Alto Commissariato indiano ha condiviso la notizia tramite un post sulla piattaforma sociale X. Nel corso del 2024, la Marina dello Sri Lanka ha detenuto un totale di 178 pescatori indiani e 23 pescherecci da traino, accusandoli di pesca illegale nelle proprie acque territoriali. Questi sono stati successivamente consegnati alle autorità competenti per le necessarie azioni legali, come confermato dalla Marina dello Sri Lanka a fine mese. La questione dei pescatori rappresenta un punto di tensione nei rapporti bilaterali tra India e Sri Lanka. Ci sono stati episodi in cui il personale della Marina dello Sri Lanka ha sparato contro i pescatori indiani nello stretto di Palk e sequestrato le loro imbarcazioni per presunte violazioni delle acque territoriali. Il rimpatrio di 19 pescatori indiani il 3 aprile da parte delle autorità dello Sri Lanka segue a questi eventi. Inoltre, la disputa tra i due paesi si estende alla questione dell’isola di Katchatheevu, ceduta allo Sri Lanka dall’India nel 1974, un atto che il BJP al governo ha criticato aspramente, accusando il Partito del Congresso. Lo stretto di Palk, che separa il Tamil Nadu dallo Sri Lanka, è noto per essere una zona di pesca feconda per i pescatori di entrambe le nazioni, il che spesso porta ad arresti reciproci per sconfinamenti accidentali nelle acque territoriali. Solo nel 2023, la Marina dello Sri Lanka ha arrestato 240 pescatori indiani e sequestrato 35 pescherecci per presunta violazione delle proprie acque. (Diogenenews 10/04/2024)


A Gaza muore un bambino ogni 15 minuti. 26 mila minori uccisi o feriti nei sei mesi di guerra

Diogenenews 10/04/2024: Ogni quindici minuti, la vita di un bambino viene tragicamente interrotta, un dato che sottolinea la gravità e l’impatto devastante del conflitto attuale”, ha espresso Daniela Fatarella, direttrice di Save the Children. Durante un evento a Roma, lo staff dell’organizzazione ha esposto striscioni e oggetti simbolici presso la propria sede per dare voce all’infanzia rubata dalle zone di guerra. “Nel corso di sei mesi di ostilità, si stima che circa 26.000 bambini siano stati uccisi o feriti. Molti tra coloro che sono sopravvissuti hanno dovuto affrontare la perdita delle proprie case, delle famiglie, dell’istruzione e delle normali routine quotidiane, lottando ora contro la fame”, ha detto Fatarella, sottolineando l’urgenza di un’azione globale per instaurare un cessate il fuoco duraturo e garantire l’accesso agli aiuti umanitari senza limitazioni. “Gli oggetti che abbiamo posizionato oggi vogliono essere un monito per non dimenticare queste giovani vite perdute e per ricordare che l’infanzia dovrebbe essere un tempo libero da violenza e sofferenza”. Save the Children, che dal 1953 si impegna a favore dei bambini palestinesi, riferisce di un attacco sistematico alle infrastrutture vitali: circa 30 dei 36 ospedali a Gaza sono stati colpiti, portando il sistema sanitario sull’orlo del collasso. Il conflitto ha inoltre compromesso il 90% delle strutture scolastiche e ha gettato metà della popolazione in una profonda crisi alimentare, con aree settentrionali del paese che affrontano il rischio di una carestia. (Diogenenews 10/04/2024)


Afghanistan al 178° posto nel mondo per la partecipazione economica delle donne

Diogenenews 10/04/2024: Nel contesto delle preoccupazioni internazionali riguardanti la limitazione dei diritti fondamentali delle donne e delle ragazze in Afghanistan sotto il regime Talebano, un recente studio della Banca Mondiale colloca il paese al 178° posto per quanto riguarda la partecipazione femminile all’economia. Il dettagliato rapporto di 182 pagine, che ha valutato 190 nazioni, è stato pubblicato evidenziando una drammatica realtà: l’Afghanistan si trova tra gli ultimi posti a livello globale. Le ricerche indicano che le donne afghane sono soggette a più di 90 restrizioni che limitano severamente le loro possibilità di impiego, educazione e movimento libero. Il documento, intitolato “Donne, imprese e diritto 2024”, analizza la condizione femminile attraverso criteri quali il contesto legale, la formulazione di politiche e l’attuazione di leggi e normative. Importanti indicatori come la mobilità lavorativa, i salari, i diritti di proprietà e maternità, l’imprenditorialità, gli investimenti, l’assistenza all’infanzia, la sicurezza personale, il matrimonio e i diritti pensionistici sono stati presi in considerazione. Tuttavia, il paese ha ottenuto punteggi estremamente bassi, con solo 20 su 100 per il contesto legale e 13,3 su 100 per la formulazione delle politiche, posizionandosi al 187° posto per questi aspetti, di poco inferiore all’Iran. Al contrario, nazioni come Belgio, Danimarca e Canada si distinguono per la loro elevata partecipazione femminile all’economia, secondo il rapporto della Banca Mondiale. Nonostante le condizioni avverse, l’interesse femminile nel settore privato e imprenditoriale in Afghanistan ha mostrato segni di crescita negli ultimi due anni, sebbene lavoro e istruzione per le donne rimangano sospesi. Investitrici afghane, come Sediqa Tufan che dirige un negozio di artigianato, hanno evidenziato la crescente domanda di lavoro nei settori artigianali come risposta diretta alla mancanza di opportunità lavorative e educative per le ragazze. La comunità internazionale, inclusi l’ONU e vari enti internazionali, ha ripetutamente esortato il settore privato a sostenere le donne afghane, enfatizzando l’importanza della loro partecipazione attiva in tutti gli ambiti della vita pubblica. Ciò pone il mondo di fronte a un dilemma: come negoziare con il governo Talebano mantenendo un equilibrio tra le preoccupazioni per i diritti umani, in particolare quelli delle donne, e la necessità di affrontare le emergenze umanitarie in Afghanistan. Questo scenario accentua le sfide nel promuovere l’uguaglianza di genere in un ambiente di instabilità politica, e mette in luce la grave crisi umanitaria che l’Afghanistan sta affrontando, aggravata dai continui conflitti e dall’instabilità economica, con la soppressione dei diritti femminili che emerge come un problema cruciale. (Diogenenews 10/04/2024)


Il 21% dei tedeschi non può permettersi spese impreviste e riparazioni domestiche

Diogenenews 10/04/2024: In Germania, oltre il 20% della popolazione, equivalente a circa 17,7 milioni di persone, è stato classificato come a rischio di povertà o esclusione sociale nell’ultimo anno, secondo le ultime cifre dell’Ufficio Federale di Statistica. Questa percentuale, che rappresenta il 21,2% degli abitanti, si mantiene stabile rispetto al 2022, quando i dati indicavano che circa 17,5 milioni di persone, o il 21,1% della popolazione, erano in una situazione simile. Per essere considerati a rischio di povertà o esclusione sociale, gli individui devono avere un reddito inferiore alla soglia stabilita, vivere in famiglie affette da grave deprivazione materiale e sociale, o appartenere a nuclei familiari con bassa partecipazione al mercato del lavoro. Tra le limitazioni vissute da chi è in questa condizione ci sono l’impossibilità di permettersi una vacanza annuale, sostituire mobili usati, o partecipare a cene fuori una volta al mese. L’Ufficio Federale di Statistica riferisce inoltre che, nell’ultimo anno, 5,7 milioni di persone, pari al 6,9% della popolazione tedesca, hanno sperimentato una significativa povertà materiale e sociale, un aumento rispetto al 6,2% registrato precedentemente. Quasi 12 milioni di individui, o il 14,3% della popolazione, sono stati classificati a rischio di povertà l’anno scorso. Questo gruppo include chiunque guadagni meno del 60% del reddito medio equivalente nazionale. Nel 2023, la soglia di reddito per essere considerati a rischio di povertà era di 1.310 euro al mese per una persona che vive da sola, e di 2.751 euro al mese per una famiglia di due adulti con due figli sotto i 14 anni. (Diogenenews 10/04/2024)


La protesta delle donne Tamil per ridurre il prezzo del riso in Sri Lanka

Diogenenews 10/04/2024: A Mannar, donne provenienti da tutti gli otto distretti del Nord-Est dello Sri Lanka si sono radunate in una manifestazione per esortare il governo a ridurre il prezzo del riso a meno di 100 rupie per fronteggiare le sfide poste dalla crisi economica. Le partecipanti alla protesta hanno evidenziato come l’incremento dei prezzi alimentari abbia costretto numerose famiglie a ridurre i pasti, accentuando le carenze nutrizionali sia nelle comunità a basso che a medio reddito, in particolare tra donne e bambini. Il Nord-Est, una regione a lungo afflitta dalle tensioni militari, è stato duramente colpito dalle conseguenze economiche della pandemia di COVID-19, aggravando una già difficile realtà socioeconomica. Hanno pertanto richiesto al governo dello Sri Lanka di adottare misure immediate per abbassare il costo del riso e mitigare le condizioni di povertà, permettendo così alle persone di assicurarsi tre pasti al giorno. Il Programma di Sviluppo delle Nazioni Unite ha rilasciato l’Indice di Vulnerabilità Multidimensionale (MVI) per lo Sri Lanka, evidenziando come una considerevole porzione della popolazione nel Nord-Est viva sotto la soglia di povertà e affronti molteplici forme di vulnerabilità, con alcuni distretti particolarmente in difficoltà. Le aree del Nord e dell’Est hanno registrato i livelli più alti di vulnerabilità multidimensionale a livello provinciale, con Mullaitivu identificato come il distretto più gravemente colpito. Il rapporto punta in particolare sulle sfide legate all’accesso a fonti d’acqua affidabili nei distretti di Mullaitivu e Kilinochchi, piuttosto che sulle problematiche legate al debito familiare. Durante la protesta, è stato sottolineato l’impatto dell’aumento dei prezzi del riso sulla dieta quotidiana, costringendo lavoratori giornalieri e famiglie numerose a limitarsi a uno o due pasti al giorno. L’escalation dei costi ha inoltre costretto molte famiglie, in particolare quelle guidate da donne, a soffrire la fame. (Diogenenews 10/04/2024)


La povertà costringe i bambini del Nord Ovest della Siria a lavorare abbandonando la scuola

Diogenenews 10/04/2024: In Siria, una regione devastata da anni di conflitto, la crisi educativa ha assunto proporzioni allarmanti, con particolare enfasi sulle condizioni del nord-ovest del paese, come Idlib, dove milioni di bambini sono esclusi dal sistema scolastico. Syria Direct, organizzazione di giornalisti siriani indipendente con sede a Berlino, oggi racconta la storia di Ahmad Amro e di suo fratello, costretti a lavorare vendendo narcisi per sostenere la loro famiglia di 10 persone, vivendo in condizioni precarie in una tenda nella campagna di Idlib. La loro aspirazione a un’educazione formale rimane inappagata a causa delle sfide economiche e logistiche. La situazione in Siria vede 2,4 milioni di bambini privati dell’istruzione in un contesto dove l’UNICEF stima che 5,5 milioni di bambini abbiano un’età compresa tra i cinque e i 17 anni. Questo scenario critico riflette un problema strutturale aggravato dal conflitto, dalla crisi economica e dalla pandemia di COVID-19, rendendo l’istruzione un lusso inaccessibile per molti. L’agenzia delle Nazioni Unite per l’infanzia ha sottolineato l’urgente bisogno di 401,7 milioni di dollari nel 2024 per offrire sostegno vitale a 8,5 milioni di siriani, inclusi 5,4 milioni di bambini, con priorità su acqua, igiene, sanità e istruzione. Il lavoro minorile emerge come un problema critico, specialmente nel nord-ovest della Siria, dove il Syrian Response Coordination Group ha rilevato che oltre il 37% dei bambini nei campi profughi, tra i 14 e i 17 anni, è costretto a lavorare. Le condizioni economiche disastrose spingono i bambini fuori dalle aule per integrare il reddito familiare, compromettendo ulteriormente l’accesso all’istruzione. Il team SEMA (Associazione Medica degli Espatriati Siriani) gioca un ruolo cruciale nel nord di Aleppo, cercando di mitigare l’impatto di queste sfide. La squadra di protezione dell’associazione sottolinea che la parità di genere nell’abbandono scolastico è evidente nei campi, dove sia i ragazzi che le ragazze abbandonano gli studi per lavorare, sebbene in settori diversi, con i ragazzi impiegati anche in lavori pericolosi. Le cause di questo fenomeno sono molteplici, inclusa la povertà endemica che costringe le famiglie a dipendere dal lavoro dei bambini. Le statistiche riflettono un problema diffuso, con l’OCHA (Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari) che nel 2024 ha riportato 2,31 milioni di bambini nella regione, tra cui 1,21 milioni di ragazze e 1,10 milioni di ragazzi, evidenziando la vasta scala della crisi educativa. Il team SEMA evidenzia la necessità di aumentare la consapevolezza sull’importanza dell’istruzione, in particolare per le ragazze, e di aiutare le famiglie a soddisfare i loro bisogni offrendo opportunità di lavoro che compensino il reddito dei loro figli. Inoltre, è fondamentale implementare e applicare leggi che limitino il lavoro minorile e collegare l’assistenza finanziaria all’istruzione dei bambini. Tuttavia, nonostante alcuni piccoli progetti offrano opportunità di lavoro alle famiglie vulnerabili, la domanda supera di gran lunga l’offerta disponibile, e le iniziative attuali non bastano a contrastare la portata del problema educativo né a trattare le sue cause radicate. Questa realtà sottolinea l’urgente necessità di un intervento più ampio e coordinato per garantire il diritto all’istruzione per tutti i bambini in Siria, in linea con gli standard internazionali sui diritti umani. (Diogenenews 10/04/2024)


In America Latina e nei Caraibi la povertà delle donne è maggiore per le limitazioni nell’accesso al lavoro

Diogenenews 10/04/2024: In America Latina e nei Caraibi (LAC, Latin America and the Caribbean), le differenze nelle opportunità economiche tra uomini e donne restano una realtà difficile da ignorare. Un’analisi approfondita rivela due dimensioni cruciali meno discusse di questa disparità. Primo, la povertà non è uniformemente distribuita tra i sessi. Durante le fasi più produttive della vita, la povertà tende a diminuire più lentamente per le donne rispetto agli uomini, creando una “penalità di povertà femminile” particolarmente pronunciata in LAC. Questo divario raggiunge il suo picco nei gruppi di età tra i 25 e i 35 anni, dove si registra una differenza di sette punti percentuali. Ancora più preoccupante è il fatto che questa discrepanza si è allargata negli ultimi quindici anni. Studi indicano che i fattori determinanti includono l’esclusione delle donne dalla forza lavoro, la prevalenza di lavori part-time per le donne, la segregazione occupazionale di genere e la presenza di barriere alla progressione di carriera femminile. Risultato: il reddito da lavoro delle donne in LAC è circa la metà di quello degli uomini. Un aspetto particolare da considerare sono le donne che allevano i figli da sole. Il numero di famiglie monogenitore femminili è aumentato, superando la media globale, e queste donne si trovano di fronte a limitazioni significative nel mercato del lavoro, riflettendosi in un reddito pro capite nettamente inferiore rispetto alla famiglia media di LAC. La conseguenza è una povertà due volte superiore alla media regionale tra queste famiglie. Per migliorare la situazione, si suggerisce di aumentare la partecipazione femminile al lavoro e ridurre il divario salariale. Tra le strategie efficaci vi sono: l’offerta di servizi di assistenza all’infanzia, la diffusione di informazioni su opportunità lavorative, la formazione sulle competenze socio-emotive, il coinvolgimento di partner e familiari per sfidare le norme di genere e l’adozione di misure di protezione sociale mirate. L’importanza dell’accesso a servizi di assistenza all’infanzia di qualità è evidente, come dimostrato dall’esempio di Rio de Janeiro, dove l’ampliamento dell’assistenza pubblica ha aumentato significativamente l’occupazione femminile. Anche le riforme legali sono essenziali per promuovere l’uguaglianza sul lavoro, ma devono essere accompagnate da altre misure per essere efficaci. L’Uruguay fornisce un esempio positivo in cui interventi informativi hanno migliorato la conoscenza e modificato le percezioni sul congedo parentale. La recente Strategia di Genere della Banca Mondiale sottolinea la necessità di innovazione, finanziamenti e azioni collettive per combattere la violenza di genere, migliorare il capitale umano, ampliare le opportunità economiche e promuovere il ruolo delle donne come leader, puntando a un futuro dove le disparità di genere in LAC possano essere significativamente ridotte. (Diogenenews 10/04/2024)


La povertà colpisce il 30% di abitanti nella comunità autonoma di Murcia, nella Spagna meridionale

Diogenenews 10/04/2024: María Teresa Sánchez, presidente della Croce Rossa nella Regione di Murcia, ha sollevato una questione critica riguardante la persistenza della povertà durante una presentazione alla Commissione Speciale di Studio sulla Lotta contro la Povertà e l’Emarginazione Sociale dell’Assemblea Regionale. Ha messo in guardia sul fatto che il 90% delle persone che vivono in condizioni di povertà oggi lo erano anche in passato, e senza interventi adeguati, anche le generazioni future saranno colpite. Sánchez ha evidenziato la natura strutturale della povertà, indicando che il 30% dei cittadini della Regione di Murcia vive in questa situazione. Ha sottolineato l’urgenza di sviluppare e attuare la legge regionale sui servizi sociali come mezzo per affrontare direttamente e tempestivamente la questione. Nel suo discorso, ha esortato a una collaborazione tra il settore privato, quello pubblico e la società civile attraverso il volontariato per garantire l’efficace attuazione della legge. Ha inoltre richiesto alla Commissione un impegno a lungo termine per affrontare e ridurre la povertà nella Regione, con particolare attenzione alla povertà infantile, sottolineando che “un bambino sarà povero se la sua famiglia è povera”. Ha enfatizzato l’importanza dell’educazione come fondamento per una società solida e valorosa. Toñi Abenza, del partito socialista, ha rilevato l’importanza di affrontare la povertà energetica, citando che il 90% delle famiglie assistite dalla Croce Rossa è affetto da questa forma di povertà, e ha sottolineato la necessità di una strategia regionale su povertà ed esclusione sociale. Antonio Martínez di Vox ha commentato la “situazione disastrosa” della Regione in termini di povertà e ha menzionato le sfide poste dall’approccio della Croce Rossa all’immigrazione clandestina. María Marín, deputata di Podemos, ha espresso vergogna per la condizione di povertà ed esclusione sociale di oltre il 30% dei bambini nella Regione. Infine, Miguel Ángel Miralles del PP ha contrastato la situazione della Regione con quella della Spagna a livello europeo, notando che, secondo l’INE, l’8,9% della popolazione spagnola vive in grave povertà. Ha tuttavia segnalato un calo dei tassi di povertà nella Regione di Murcia, indicando che 103.283 persone sono uscite dalla soglia di povertà negli ultimi otto anni. (Diogenenews 10/04/2024)

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