Calabria, il Banco Alimentare rischia lo stop: appello alle istituzioni
DN-ITA-280125 – La Confederazione dei Centri di Servizio per il Volontariato della Calabria ha espresso preoccupazione per la situazione che ha coinvolto il Banco Alimentare della Calabria, operativo dal 1996 nel supporto alle fasce deboli della popolazione. L’organizzazione distribuisce pacchi alimentari attraverso una rete di oltre 500 enti del terzo settore, parrocchie e istituti religiosi. Il problema è emerso a seguito della scadenza del contratto di locazione della sede di Cosenza, che ha portato all’interruzione delle attività. La mancanza di una sede adeguata potrebbe compromettere il lavoro quotidiano di volontari e operatori impegnati nell’assistenza alle famiglie in difficoltà. I Centri di Servizio per il Volontariato calabresi auspicano una rapida soluzione che permetta al Banco Alimentare di continuare la sua missione in spazi idonei. L’organizzazione sottolinea inoltre che l’elevata quantità di alimenti gestita dall’associazione è proporzionale alla crescente emergenza povertà che affligge la regione, coinvolgendo anche numerosi minori. Le istituzioni sono state invitate ad adottare azioni di supporto per garantire la continuità di un servizio essenziale per la comunità. (Diogene Notizie)
Mediterraneo, 120 minori morti o dispersi in un anno
DN-EST-280125 – Circa 120 minori hanno perso la vita o risultano dispersi nel Mediterraneo tra gennaio 2024 e gennaio 2025, su un totale di quasi 2.400 persone decedute. Tra le ultime vittime si contano tre bambini sotto i 5 anni, coinvolti nell’ennesimo naufragio avvenuto durante un tentativo di raggiungere l’Europa. Due dei corpi sono stati recuperati, mentre un bambino di circa 5 anni è ancora disperso. Save the Children, attiva sull’isola di Lampedusa, ha segnalato che i 15 sopravvissuti al naufragio, partiti dalla Libia e soccorsi dalla nave dell’ong Sea Punks, sono stati trasferiti dalla Guardia Costiera e sbarcati sull’isola. Tra loro, un bambino di 2 anni in grave stato di stress, accompagnato dal padre. Il team di Save the Children, insieme ad altre organizzazioni presenti sul posto, ha fornito assistenza immediata per rispondere ai bisogni primari dei sopravvissuti, profondamente provati dall’esperienza. Nella sola giornata di ieri, Lampedusa ha registrato 11 sbarchi, per un totale di oltre 450 persone, tra cui circa 30 minori, di cui 16 non accompagnati. L’isola si conferma il principale punto di approdo in Italia per minori stranieri, donne sole e donne in gravidanza, nel quadro di un flusso migratorio sempre più significativo. Nel solo gennaio 2025, le persone sbarcate a Lampedusa sono state 3.074, più del doppio rispetto alle 1.305 registrate nello stesso periodo del 2024. Save the Children evidenzia che il contesto internazionale, segnato da conflitti, persecuzioni, povertà estrema e crisi umanitarie, continua a spingere migliaia di persone a intraprendere viaggi pericolosi verso l’Europa in assenza di canali sicuri e regolari. L’organizzazione sottolinea come le riforme introdotte dal Patto europeo su migrazione e asilo non offrano soluzioni concrete ai bisogni dei migranti, lasciando in condizioni di estrema precarietà bambini e adolescenti, in particolare i minori stranieri non accompagnati. Save the Children rinnova l’appello per l’apertura di vie di accesso sicure verso l’Europa, insieme a un sistema strutturato e coordinato di ricerca e soccorso in mare, per garantire il rispetto dei diritti umani e salvare vite umane. (Diogene Notizie)
Sudan, guerra e crisi umanitaria: milioni di vite a rischio
DN-EST-280125 – Caritas Italiana ha rilanciato l’appello per un intervento immediato e coordinato nel Sudan, dove il conflitto in corso dal 2023 ha causato una delle peggiori crisi umanitarie al mondo, secondo le Nazioni Unite. La richiesta include un cessate il fuoco immediato, la chiusura delle forniture di armi alle parti in conflitto, la protezione dei civili e l’accesso sicuro e senza ostacoli agli aiuti umanitari. Inoltre, è stata sottolineata la necessità di finanziare con urgenza il Piano di Risposta Umanitaria dell’ONU per il 2025, garantendo fondi flessibili destinati anche agli operatori umanitari locali. La guerra di potere tra i due generali sudanesi, iniziata nell’aprile 2023, ha aggravato una situazione già precaria, con oltre metà della popolazione – 26,5 milioni di persone – in stato di grave carenza alimentare. Di questi, oltre 8 milioni sono sull’orlo di una catastrofe umanitaria, mentre il numero di sfollati ha raggiunto quota 12,5 milioni, con 3,5 milioni di rifugiati nei Paesi vicini, tra cui Egitto, Ciad, Sud Sudan, Etiopia, Libia e Repubblica Centrafricana. L’Unicef avverte che senza un intervento immediato, 770.000 bambini sotto i cinque anni rischiano di morire per malnutrizione acuta nel 2025. Gli aiuti umanitari sono ostacolati dall’insicurezza nelle zone di conflitto e dalla carenza di fondi. Nel Sud Sudan, già tra i Paesi più poveri al mondo, l’afflusso di oltre un milione di rifugiati ha aggravato una crisi alimentare ed è stata registrata un’epidemia di colera nelle aree di confine. Caritas Italiana, attiva sin dall’inizio della crisi, ha sostenuto interventi in diverse località del Sudan e nei Paesi vicini. Le attività includono aiuti in denaro, fornitura di materiali igienico-sanitari, supporto nutrizionale e protezione contro la violenza di genere. Finora, oltre 60.000 persone hanno beneficiato degli interventi in Sudan, Sud Sudan, Ciad ed Egitto. Caritas Italiana ha già stanziato oltre un milione di euro e ha annunciato ulteriori 250.000 euro per gli aiuti in Sud Sudan. Nonostante l’impegno, la guerra in Sudan rientra tra quelle che vengono definite “guerre dimenticate”, raramente al centro dell’attenzione mediatica. Tuttavia, Caritas Italiana sottolinea l’importanza di azioni concrete per sostenere le popolazioni colpite e promuovere segnali di pace e dignità umana. (Diogene Notizie)
Gioco d’azzardo: la riforma ignora salute e sicurezza pubblica
DN-ITA-280125 – La campagna “Mettiamoci in gioco” esprime preoccupazione per la bozza di decreto legislativo relativa al riordino del settore del gioco d’azzardo “fisico”. Secondo gli attivisti, il provvedimento non affronta temi cruciali come la riduzione della pericolosità dei giochi e l’adozione di misure contro i giochi più vulnerabili alle infiltrazioni della criminalità organizzata. La campagna sottolinea come gli interessi delle lobby del gioco d’azzardo sembrino prevalere sulla tutela della salute pubblica e sulla sicurezza, lasciando spazio a possibili infiltrazioni criminali, incluse quelle di stampo mafioso, già evidenziate in diverse inchieste giudiziarie. Secondo “Mettiamoci in gioco”, il testo della riforma, nonostante le aspettative di una regolamentazione efficace, ignora le esigenze dei territori e non pone sufficiente attenzione alla protezione delle fasce più vulnerabili della popolazione. La campagna rinnova la richiesta di una legge quadro nazionale che garantisca una regolamentazione più stringente, riduca l’offerta di gioco e lasci maggiore autonomia agli enti locali per intervenire a tutela dei cittadini. (Diogene Notizie)
Benin: il voodoo protegge le mangrovie minacciate dall’uomo
DN-CULT-280125 – Le mangrovie del fiume Mono in Benin, un habitat essenziale per pesci e uccelli rari, sono minacciate da deforestazione, pesca eccessiva, inquinamento e cambiamenti climatici. Per proteggere questo fragile ecosistema, il governo sta collaborando con le comunità locali, coinvolgendo gli anziani tradizionali e i riti voodoo per rafforzare le misure di conservazione. Nel villaggio di Gogotinkpon, i rituali voodoo sono utilizzati per delimitare le aree sacre tra le mangrovie, impedendo la pesca e il taglio degli alberi. Durante le cerimonie, feticci di rafia vengono posizionati tra i rami per allontanare gli intrusi, con la convinzione che le divinità possano infliggere punizioni immediate a chi viola i confini sacri. Secondo Eco-Benin, un’organizzazione ambientale locale, la paura delle punizioni divine si è dimostrata più efficace dei divieti governativi. Negli ultimi vent’anni, la tradizione voodoo ha fermato intrusioni nelle riserve naturali, contribuendo a proteggere le mangrovie e la biodiversità che ospitano. Il governo del Benin intende rafforzare il ruolo degli anziani e dei riti voodoo nel piano nazionale di tutela ambientale, riconoscendo il loro potenziale sia nella conservazione della natura sia nella preservazione di tradizioni antiche tramandate oralmente. Tuttavia, queste pratiche rischiano di scomparire a causa dell’influenza di religioni esterne e della migrazione degli iniziati. Il voodoo, con il suo legame con la natura e le comunità locali, si rivela un alleato insperato nella lotta contro il degrado ambientale, offrendo soluzioni che uniscono spiritualità e sostenibilità. (Diogene Notizie)
India: il 36% delle aziende investe in Intelligenza Artificiale
DN-EST-280125 – Un sondaggio condotto da Ernst & Young (E&Y) evidenzia che il 36% delle aziende in India ha iniziato a investire nella tecnologia dell’intelligenza artificiale generativa (GenAI), mentre un ulteriore 24% sta sperimentando questa innovazione. Nonostante i progressi, solo il 15% delle imprese ha carichi di lavoro GenAI operativi e appena l’8% riesce a misurare con precisione i costi associati all’adozione dell’intelligenza artificiale. Il rapporto, intitolato “Quanta produttività può sbloccare la GenAI in India? L’AIdea dell’India: 2025”, mostra che settori come la tecnologia, le scienze della vita e i servizi finanziari stanno guidando questa transizione, mentre funzioni aziendali come assistenza clienti, operazioni, vendite e marketing sono all’avanguardia nell’adozione pratica della GenAI. Secondo E&Y, i costi di utilizzo dei modelli di intelligenza artificiale sono in calo, rendendo queste tecnologie sempre più accessibili. Inoltre, la proliferazione di grandi modelli linguistici (LLM) sviluppati specificamente per le lingue indiane, come quelli legati al progetto governativo Bhashini, mira a migliorare l’accesso a Internet e ai servizi digitali in contesti locali. L’integrazione della GenAI in settori chiave, come assistenza sanitaria, finanza e servizio clienti, sta trasformando i modelli di lavoro tradizionali, offrendo opportunità significative, ma anche sfide per i professionisti. E&Y prevede che, con l’evoluzione del panorama tecnologico e il superamento delle difficoltà iniziali, l’intelligenza artificiale diventerà una componente centrale della cultura aziendale in India. Nel complesso, il rapporto sottolinea il potenziale della GenAI per aumentare la produttività, ridefinire il futuro del lavoro e incidere profondamente su milioni di lavoratori in tutto il Paese. (Diogene Notizie)
Pakistan: denuncia sulle violazioni dei diritti contro Baloch e Pashtun
DN-EST-280125 – Il leader baloch Hyrbyair Marri, intervenendo al Consiglio nazionale pashtun (Jirga), ha denunciato le gravi violazioni dei diritti umani subite dalle comunità Baloch e Pashtun sotto il controllo del Pakistan. Marri ha sottolineato lo sfruttamento sistematico, le sparizioni forzate e la violenza come strumenti utilizzati per reprimere il dissenso e mantenere il controllo statale. Marri ha richiamato l’attenzione su episodi storici e recenti di oppressione, tracciando un parallelismo tra l’eredità coloniale britannica e le strategie adottate dal Pakistan. Tra i casi citati, le esecuzioni extragiudiziali e le sparizioni forzate in Belucistan e la repressione violenta dei Pashtun, come l’episodio di Barbra a Charsadda nel 1948. Ha inoltre evidenziato l’uso dei giovani Baloch e Pashtun come strumenti in conflitti regionali, come la guerra Iran-Iraq degli anni ’80, in cui migliaia furono costretti a combattere. Il leader baloch ha anche condannato la recente profilazione razziale dei rifugiati afghani, principalmente Pashtun, e le deportazioni forzate che colpiscono famiglie residenti in Pakistan da generazioni, considerandole una tattica politica per esercitare pressione sull’Afghanistan. Marri ha invocato l’importanza di un’alleanza tra le nazioni Baloch e Pashtun, richiamando il precedente storico del Trattato di Kalat del 1758, che sanciva un impegno reciproco tra leader afghani e baloch per il sostegno e il rispetto. Ha sottolineato che l’unità tra queste due comunità è fondamentale per resistere all’oppressione e promuovere una visione di libertà, giustizia e sovranità. Nel suo intervento, Marri ha invitato entrambe le comunità a rafforzare la solidarietà e a lavorare insieme per costruire un futuro che superi le ingiustizie del passato e dell’attuale regime. (Diogene Notizie)
La Campaign for Uyghurs celebra il Giorno della Memoria dell’Olocausto
DN-EST-280125 – La Campaign for Uyghurs (CFU) ha partecipato alla commemorazione globale del Giorno della Memoria dell’Olocausto, riflettendo sulle vite perse durante l’Olocausto e richiamando l’attenzione sull’oppressione in corso del popolo uiguro da parte del Partito Comunista Cinese (PCC). In occasione del 79° anniversario della liberazione di Auschwitz-Birkenau, la CFU ha reso omaggio alle vittime dell’Olocausto e ribadito l’importanza di impedire che simili atrocità si ripetano. L’organizzazione ha sottolineato la necessità di rinnovare l’impegno globale per i diritti umani e la giustizia, evidenziando parallelismi tra le atrocità storiche dell’Olocausto e le violazioni in corso contro gli uiguri. Secondo la CFU, il popolo uiguro nel Turkestan orientale continua a subire gravi abusi, tra cui detenzioni di massa, lavori forzati, sterilizzazioni forzate e repressione delle libertà culturali e religiose. Queste azioni, definite genocidio dall’organizzazione, rappresentano una violazione sistematica dei diritti umani. La CFU ha esortato la comunità internazionale a prendere misure concrete per fermare le sofferenze degli uiguri, invitando governi e organizzazioni a unirsi nella condanna delle violazioni in Cina. L’organizzazione ha inoltre sottolineato l’importanza di garantire la responsabilità dei responsabili e di amplificare le voci delle vittime di oppressione. Nel contesto del Giorno della Memoria, la CFU ha richiamato l’attenzione sull’importanza di mantenere vivo il principio del “Mai più”, chiedendo un’azione collettiva per prevenire ulteriori genocidi e promuovere i diritti umani su scala globale. (Diogene Notizie)
Italia e natalità: un quadro complesso tra sfide culturali ed economiche
DN-ITA-280125 – In Italia, il dibattito sulla natalità si inserisce in un clima di rassegnazione diffusa. Dopo anni di declino nei tassi di fecondità, attualmente fermi a 1,2 figli per donna, una vera inversione di tendenza appare sempre più remota. Le potenziali madri sono ormai poche, e le difficoltà economiche e sociali rendono complicata la realizzazione del desiderio di genitorialità. Questo fenomeno si riscontra anche nei Paesi con sistemi di welfare avanzati e in quelli con risorse più limitate, evidenziando una tendenza globale. L’idea che le politiche governative non possano più incidere sul calo delle nascite trova sempre più spazio, sia a destra che a sinistra. Alcuni sostengono che lo sviluppo economico e il benessere, tipici delle società avanzate, abbiano contribuito alla riduzione della natalità. Tuttavia, questa prospettiva appare parziale: l’Italia, ad esempio, ha storicamente offerto scarse misure a sostegno delle famiglie, limitandone l’impatto su una questione così complessa. Un esempio utile è la Francia, considerata un modello di politiche familiari. Anche qui, però, il tasso di fecondità è sceso a 1,59 figli per donna nel 2024, rispetto a oltre 2 figli quindici anni fa. Il calo è stato accentuato dai tagli ai sostegni universali introdotti nel 2014, evidenziando che le politiche di supporto devono essere adeguate ai cambiamenti sociali e culturali per restare efficaci. Su scala globale, la cultura familiare è influenzata da trasformazioni epocali legate al benessere, ma attribuire la denatalità esclusivamente allo sviluppo economico non è sufficiente. Studi recenti mostrano che, nei Paesi avanzati, i tassi di fecondità sono influenzati dall’incertezza economica e dalle difficoltà nel conciliare lavoro e vita familiare. In Italia, redditi più bassi per i giovani, difficoltà nell’acquisto di una casa e costi crescenti per mantenere una famiglia contribuiscono a scoraggiare la genitorialità. La regola dei “due stipendi” è ormai indispensabile, non solo per la parità di genere, ma anche per far fronte alle esigenze di un sistema economico che penalizza i redditi medi e bassi. Culturalmente, la dimensione familiare è sempre più legata a condizioni economiche. Le persone con redditi bassi e minore istruzione hanno meno probabilità di formare una famiglia rispetto a chi gode di migliori opportunità economiche e lavorative. Questo fenomeno, ormai evidente in molte società occidentali, suggerisce che il problema della natalità sia strettamente legato alle disuguaglianze emergenti nelle società del benessere. Rinunciare a politiche pronataliste, considerandole inutili, potrebbe rivelarsi un errore. Invece, è necessario capire quali misure siano più efficaci nei diversi contesti sociali e culturali. Questo richiede un approccio che superi la divisione tra chi promuove le nascite per motivi economici, legati al sostegno del welfare e del mercato del lavoro, e chi lo fa per ragioni identitarie. L’obiettivo delle politiche dovrebbe essere quello di mettere le persone, soprattutto i giovani, nella condizione di sentirsi liberi di scegliere la genitorialità, eliminando ostacoli economici e sociali. Un esercizio complesso, ma necessario per affrontare un problema che riguarda il futuro delle famiglie e delle comunità. (Diogene Notizie)
Norvegia verso l’addio definitivo alle auto a benzina e diesel
DN-ECO-280125 – La Norvegia si prepara a diventare il primo Paese al mondo a eliminare completamente le auto a benzina e diesel dal mercato del nuovo. Secondo CNBC, nonostante le vaste riserve di petrolio e gas, il Paese nordico è da tempo leader globale nel settore dei trasporti sostenibili. Le vendite di veicoli elettrici (EV) sono cresciute rapidamente, passando da meno dell’1% del totale delle vendite di auto nel 2010 a un impressionante 88,9% nel 2023. Nel 2024, questa percentuale continua a crescere: i dati dell’Amministrazione norvegese delle strade pubbliche indicano che oltre il 96% delle auto nuove vendute nelle prime settimane dell’anno sono elettriche. La transizione verso un mercato automobilistico completamente elettrico era stata fissata come obiettivo non vincolante dai legislatori norvegesi nel 2017, ma ora sembra destinata a concretizzarsi. La Norwegian EV Association, che rappresenta i proprietari di veicoli elettrici, considera questa transizione una pietra miliare storica per il Paese. Con questa svolta, la Norvegia conferma la sua posizione di avanguardia globale nella sostenibilità, raggiungendo un risultato che molti Paesi europei stanno ancora cercando di avvicinare. (Diogene Notizie)


