Germania: genitori single tra povertà, asili chiusi e doppie spese
DN-EST-170125 – In Germania, il numero di genitori single si attesta intorno a 2,97 milioni, con 1,7 milioni che hanno figli minorenni. La maggioranza è composta da donne: nel 2023, 2,39 milioni di madri e circa 580.000 padri vivevano da soli con i propri figli. Le famiglie monoparentali, soprattutto quelle con più figli, affrontano un rischio maggiore di povertà. Lo dimostrano i dati del 2023, che indicano come il 20,7% dei minori di 18 anni e il 25% dei giovani tra 18 e 25 anni siano considerati a rischio povertà. Il “10° Rapporto federale sulla famiglia” mette in evidenza le difficoltà che gravano sui genitori single o separati. Tra le problematiche più comuni vi sono gli orari ridotti o le chiusure degli asili nido, la gestione economica per far fronte alle spese quotidiane e la necessità di garantire abbigliamento adeguato ai figli, come scarpe invernali. Inoltre, i genitori devono affrontare costi doppi e oneri aggiuntivi dopo una separazione o un divorzio, una situazione che impatta direttamente sul benessere familiare. Secondo la Caritas, queste difficoltà colpiscono milioni di famiglie in Germania. I centri di consulenza dell’organizzazione, presenti in tutto il Paese, riportano un aumento delle richieste di aiuto. Per proteggere e sostenere i figli di genitori separati, le famiglie necessitano di interventi mirati che le aiutino a superare le crisi. Le difficoltà economiche, infatti, spesso si accompagnano a problemi di salute per i genitori, con ripercussioni negative sul benessere dei bambini. Il rapporto sottolinea l’importanza di un sistema di assistenza affidabile. Un accesso sufficiente agli asili nido e un adeguato supporto scolastico sono fondamentali per evitare che le esigenze lavorative si trasformino in un peso insostenibile per i genitori. In Germania è essenziale ampliare la disponibilità di posti negli asili nido, garantire orari flessibili e aumentare il personale specializzato, contribuendo così a migliorare la qualità della vita delle famiglie monoparentali. (Diogene Notizie)
L’UE stanzia 1,87 miliardi per le emergenze umanitarie globali
DN-ECO-170125 – L’Unione Europea si conferma tra i maggiori contributori globali di aiuti umanitari, destinando nel 2025 un bilancio iniziale di 1,87 miliardi di euro per affrontare le emergenze globali. Con una previsione di oltre 300 milioni di persone in stato di necessità, gli aiuti europei saranno indirizzati alle crisi più gravi, tra cui quelle in Medio Oriente, come a Gaza e in Siria, in Ucraina, Africa, America Latina, Caraibi, Asia e Pacifico. L’UE opera in più di 100 Paesi, garantendo sostegno a milioni di persone ogni anno attraverso una rete di partner umanitari. Tra questi figurano organizzazioni non governative europee, agenzie internazionali, enti delle Nazioni Unite e strutture specializzate degli Stati membri. I fondi vengono utilizzati per fornire assistenza salvavita e interventi di emergenza in aree colpite da conflitti, disastri naturali o altre crisi. Il Commissario europeo per la gestione delle crisi ha sottolineato l’impegno dell’UE nel sostenere le popolazioni vulnerabili, collaborando con partner sul campo come le Nazioni Unite, la Croce Rossa e governi locali e internazionali. Questo finanziamento rafforza l’impegno europeo nel rispondere in modo efficace e tempestivo alle necessità umanitarie in tutto il mondo. (Diogene Notizie)
Richieste d’asilo in UE in calo: quasi 87.000 domande a ottobre 2024
DN-EST-170125 – Nel mese di ottobre 2024, i Paesi dell’Unione Europea hanno ricevuto 86.945 richieste di protezione internazionale da parte di cittadini extra UE che cercavano asilo per la prima volta. Questo dato rappresenta una diminuzione del 24% rispetto allo stesso periodo del 2023, quando le richieste erano state 114.890. Le informazioni sono tratte dai dati mensili sull’asilo pubblicati da Eurostat. Tra i richiedenti, i cittadini siriani hanno costituito il gruppo più numeroso, con 15.815 domande presentate, seguiti da venezuelani (7.305), afghani (5.870) e turchi (4.640). Germania, Spagna, Italia e Francia sono stati i Paesi che hanno ricevuto il maggior numero di richieste, accogliendo complessivamente il 73% delle domande totali. Nello specifico, la Germania ha registrato 20.565 richieste, la Spagna 15.780, l’Italia 13.715 e la Francia 13.135. Un aspetto significativo riguarda i minori non accompagnati: 3.295 giovani hanno richiesto asilo, principalmente di origine siriana (1.095) e afghana (450). La Germania si è confermata come il Paese che ha accolto il maggior numero di queste domande, con 1.010 richieste, seguita dalla Grecia (445), dalla Spagna (340), dai Paesi Bassi (325) e dal Belgio (295). Questi dati evidenziano l’importanza di gestire con attenzione le necessità di una popolazione particolarmente vulnerabile. (Diogene Notizie)
Colombia: massacri e escalation di violenza nelle zone di conflitto
DN-EST-170125 – Due episodi di violenza estrema si sono verificati in soli due giorni nella provincia del Catatumbo, situata nel Norte de Santander, nel nord della Colombia. Questa regione, storicamente segnata dalla presenza di gruppi armati, è stata teatro di intensi scontri tra l’Esercito di liberazione nazionale (Eln) e i dissidenti delle Farc appartenenti al Frente 33. Gli scontri, in corso da giorni, hanno portato ieri all’uccisione di cinque firmatari dell’accordo di pace del 2016 tra il governo e le Farc. Solo il giorno prima, una coppia e il loro figlio erano stati brutalmente assassinati. La situazione ha attirato l’attenzione della comunità internazionale. Carlos Ruiz Massieu, rappresentante speciale delle Nazioni Unite in Colombia, ha sottolineato la necessità di proteggere la popolazione civile e fermare la violenza, esortando i gruppi armati a dimostrare una reale volontà di dialogo rispettando la vita di coloro che hanno scelto la via della pace. Nel frattempo, Human Rights Watch ha pubblicato un rapporto che evidenzia il peggioramento della violenza in Colombia, nonostante la strategia di “pace totale” introdotta dal presidente Gustavo Petro due anni e mezzo fa. Secondo l’ong, questa politica ha avuto un impatto limitato nel ridurre gli abusi contro la popolazione civile. Il documento descrive come i gruppi armati abbiano ampliato la loro presenza in varie parti del Paese, portando a nuove forme di violenza. A giugno 2024, il Clan del Golfo era attivo in 392 comuni, l’Eln in 232 e i dissidenti delle Farc in 299, rappresentando aumenti significativi rispetto al 2022: rispettivamente del 55%, 23% e 30%. Questi dati sottolineano come la situazione nel Paese resti critica, con un’escalation di violenza che colpisce in modo particolare le comunità civili. (Diogene Notizie)
Consumi elettrici italiani in aumento: rinnovabili al 41,2% nel 2024
DN-ITA-170125 – Nel 2024, i consumi elettrici in Italia sono cresciuti del 2,2%, accompagnati da un significativo aumento della capacità installata da fonti rinnovabili, che ha raggiunto 7.480 megawatt, segnando un +29% rispetto al 2023. Secondo Terna, la potenza installata da rinnovabili ha toccato 76,6 gigawatt, con il solare (37,1 GW) e l’eolico (13 GW) tra le principali fonti. Le nuove installazioni previste per il periodo 2021-2024 hanno superato le aspettative, portando le rinnovabili a coprire il 41,2% della domanda nazionale, in crescita rispetto al 37,1% dell’anno precedente. La domanda elettrica complessiva ha raggiunto 312,3 miliardi di kilowattora, con incrementi uniformi su tutto il territorio: +2,2% al Nord, +2,3% al Centro e +2,1% al Sud e nelle Isole. Tuttavia, i consumi industriali hanno registrato una leggera flessione (-0,3%), con settori come cemento, carta e alimentare in aumento, mentre trasporti e ceramiche hanno subito cali. La produzione nazionale ha soddisfatto l’83,7% della domanda, con un aumento del 2,7% rispetto al 2023. Il fotovoltaico e l’idroelettrico hanno registrato crescite significative (+19,3% e +30,4%), mentre termoelettrico (-6,2%) ed eolico (-5,6%) sono calati. L’export di energia è cresciuto del 47,9%, raggiungendo in alcune ore di dicembre i 4.000 megawatt. Questi risultati evidenziano progressi nella transizione energetica e il ruolo chiave delle rinnovabili per il sistema elettrico italiano. (Diogene Notizie)
“Le armi non generano crescita”. Il Governatore della Banca d’Italia Panetta contro lo sviluppo bellico
DN-ITA-170125 – La globalizzazione ha favorito l’integrazione economica e sociale, ma ha anche evidenziato limiti significativi. Le crescenti tensioni commerciali e geopolitiche, unite a conflitti e disuguaglianze, mostrano un sistema incapace di rispondere ai bisogni globali. Molte aree del mondo restano segnate da guerre fratricide, mancanza di risorse essenziali e milioni di persone escluse da cibo, acqua, elettricità e istruzione. Fabio Panetta, Governatore della Banca d’Italia, ha sottolineato l’urgenza di un nuovo modello economico che unisca crescita e sostenibilità. La pace, intesa come condizioni per una vita dignitosa, deve essere alla base di un’economia inclusiva. I conflitti armati, invece, frenano lo sviluppo: non generano crescita stabile e causano danni economici e sociali difficili da recuperare. Il debito estero, che per molti Paesi poveri ha superato i 1.100 miliardi di dollari, rappresenta un ulteriore ostacolo allo sviluppo, mentre le iniziative di cooperazione sono rallentate da tensioni geopolitiche e nuovi attori globali. Panetta richiama alla necessità di politiche internazionali coordinate per affrontare disuguaglianze, favorire investimenti produttivi e garantire prosperità e stabilità per le generazioni future. (Diogene Notizie)
L’Egitto di al-Sisi: repressione crescente e crisi economica grave
DN-EST-170125 – Nel secondo decennio della presidenza di Abdel Fattah al-Sisi, l’Egitto è entrato in una fase di repressione diffusa, con arresti e punizioni sistematiche contro oppositori politici e attivisti pacifici. Secondo il rapporto annuale 2025 di Human Rights Watch, la crisi economica del Paese ha aggravato l’accesso ai diritti fondamentali, mentre le autorità operano senza alcun controllo o responsabilità pubblica. Il rapporto, composto da 546 pagine, esamina la situazione dei diritti umani in oltre 100 Paesi. Emergono pratiche repressive da parte di numerosi governi, con detenzioni arbitrarie di oppositori, attivisti e giornalisti, nonché attacchi di gruppi armati contro i civili e ostacoli agli aiuti umanitari. Nel corso del 2024, leader autoritari hanno sfruttato oltre 70 elezioni nazionali per rafforzare il loro potere attraverso retoriche discriminatorie e politiche oppressive. In Egitto, le autorità hanno perseguito decine di manifestanti e attivisti, colpendo anche chi esprimeva solidarietà alla Palestina. A luglio, oltre 100 persone sono state detenute arbitrariamente per aver lanciato appelli online contro il caro vita e i blackout energetici. La legge sulle ONG del 2019 continua a limitare le attività delle organizzazioni indipendenti, impedendo una libera advocacy per i diritti umani. Sul fronte economico, la politica del governo si concentra su progetti infrastrutturali grandiosi e opachi, spesso gestiti dall’esercito, trascurando i diritti economici, sociali e culturali della popolazione. Nel 2024, il governo ha ricevuto circa 57 miliardi di dollari in sovvenzioni e prestiti, ma questi fondi non hanno migliorato le condizioni di vita: l’inflazione ha raggiunto livelli insostenibili, la povertà è aumentata e l’accesso a cibo ed energia si è ridotto. La dipendenza dell’Egitto da debiti internazionali ha raggiunto proporzioni critiche. Nonostante alcune concessioni, come la revoca del congelamento dei beni e il ripristino della libertà di viaggio per attivisti come Gamal Eid e Hossam Bahgat, molti difensori dei diritti umani continuano a subire restrizioni, processi arbitrari e limitazioni alle loro attività. Il cosiddetto caso del “finanziamento dall’estero” rimane emblematico della repressione contro la società civile. Human Rights Watch esorta le autorità egiziane a porre fine alla repressione del dissenso, abrogare le leggi che ostacolano le assemblee pacifiche e il lavoro delle ONG, e garantire trasparenza nella gestione dei progetti economici. In vista della revisione periodica universale presso il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, la comunità internazionale dovrebbe sollecitare l’Egitto a rispettare i diritti umani e affrontare l’attuale crisi sociale ed economica.(Diogene Notizie)
50 milioni di famiglie europee in povertà energetica, 2,36 milioni in Italia
DN-ECO-170125 – Un recente studio del Massachusetts Institute of Technology (MIT), condotto nei Paesi Bassi e ad Amsterdam, ha analizzato l’efficacia di due interventi di coaching energetico per ridurre la povertà energetica. Lo studio ha coinvolto 117 famiglie in difficoltà, suddivise in due gruppi: uno ha ricevuto informazioni e supporto educativo sul consumo energetico, mentre l’altro ha beneficiato anche di dispositivi smart per monitorare in tempo reale i consumi. I risultati sono stati promettenti, con una riduzione media del 33% nel consumo di elettricità e del 42% in quello di gas, traducendosi in una diminuzione delle bollette energetiche del 53%. Tuttavia, lo studio evidenzia che tali interventi, pur avendo un impatto positivo, non possono sostituire politiche strutturali. Molte famiglie partecipanti continuano a vivere in condizioni di povertà, dipendendo dall’assistenza sociale, segnalando la necessità di affrontare le radici del problema, come la carenza di redditi adeguati e abitazioni efficienti dal punto di vista energetico. La povertà energetica, definita dall’Unione Europea come l’incapacità di accedere a servizi energetici essenziali per una vita dignitosa, colpisce 50 milioni di famiglie in Europa. In Italia, il fenomeno riguarda 2,36 milioni di famiglie, pari al 9% del totale, con un aumento di 340.000 unità rispetto al 2022. Tra i fattori principali figurano il basso reddito, le alte spese per l’energia e l’inefficienza delle abitazioni. Lo studio del MIT ha dimostrato che l’utilizzo di tecnologie smart è più efficace nel ridurre i consumi e alleviare temporaneamente la pressione economica sulle famiglie. Tuttavia, questi interventi da soli non bastano. Affrontare il problema richiede un approccio integrato che combini efficienza energetica, miglioramento delle condizioni abitative e politiche sociali capaci di garantire un reddito adeguato. La povertà energetica rimane una sfida cruciale che richiede soluzioni sostenibili e inclusive per migliorare le condizioni di vita delle famiglie vulnerabili. (Diogene Notizie)
Francesi in rosso: il 22% delle famiglie lotta contro la precarietà
DN-EST-170125 – Quasi un quarto dei francesi, pari al 22% della popolazione, affronta difficoltà finanziarie che portano a uno scoperto bancario ogni mese, come rilevato da uno studio di Lesfurets e CSA Research. In media, il saldo negativo si verifica intorno al 16 del mese, leggermente in anticipo rispetto alla primavera precedente. Le difficoltà colpiscono in misura maggiore i giovani: il 29% dei francesi tra i 18 e i 24 anni e il 35% di quelli tra i 25 e i 34 anni si trovano regolarmente in questa situazione. Anche le famiglie con figli subiscono l’impatto: il 34% dei genitori con bambini sotto i 15 anni segnala difficoltà simili, così come il 33% degli inquilini e il 32% degli operai e degli impiegati. Alcune regioni, come Borgogna-Franca Contea (38%), Hauts-de-France (34%) e Centro-Valle della Loira (28%), risultano particolarmente colpite. La situazione diventa critica per il 44% dei francesi coinvolti, che si trovano in rosso prima del 15 del mese. Questa percentuale aumenta al 53% tra gli inquilini, riflettendo una gestione economica resa difficile dalle spese immediate, spesso insostenibili rispetto al reddito disponibile. Questo fenomeno si inserisce in un contesto più ampio di precarietà crescente. Il barometro del Secours populaire, pubblicato a settembre, ha evidenziato che il 62% dei francesi ha vissuto o teme di vivere situazioni di povertà nel 2024, segnando un incremento di quattro punti rispetto al 2023. Le difficoltà nel pagare le spese energetiche stanno raggiungendo livelli critici: quasi la metà della popolazione (47%) esprime preoccupazione, con il 43% che riduce drasticamente i consumi durante l’inverno. La situazione si riflette anche sull’aumento dell’indebitamento. Secondo la Banque de France, i casi di sovraindebitamento familiare sono cresciuti del 10,8% nel 2024, mentre le segnalazioni per mancati pagamenti di prestiti nella FICP (cartella degli incidenti di rimborso) sono aumentate del 3,1%. (Diogene Notizie)
Togo valuta l’adesione all’Alleanza del Sahel mentre mantiene legami con l’Occidente
DN-EST-170125 – Il Togo non esclude la possibilità di aderire all’Alleanza degli Stati del Sahel (AES), come ha dichiarato il ministro degli Esteri del Paese, Robert Dussey, in un’intervista trasmessa su Voxafrica. Secondo il ministro, la decisione finale spetta al presidente togolese, ma l’ingresso nell’AES non è considerato un’opzione impossibile. I tre membri dell’AES (Mali, Niger e Burkina Faso), che sono attualmente sotto regimi militari contrari alla Francia, hanno annunciato a gennaio 2024 la loro intenzione di abbandonare la Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS), un’organizzazione che comprende 15 Paesi e che considerano ormai dominata dalle influenze dell’ex potenza coloniale. L’uscita da questa alleanza avverrà ufficialmente il 29 gennaio. Se il Togo dovesse entrare nell’AES, potrebbe offrire ai Paesi senza sbocco sul mare dell’alleanza, come Mali, Niger e Burkina Faso, l’accesso al porto di Lomé, permettendo loro di importare ed esportare merci attraverso la costa togolese. I tre Stati dell’AES, che hanno recentemente espulso le forze armate francesi, stanno collaborando per contrastare le minacce dei gruppi jihadisti e intensificando i legami politici e militari con potenze come la Russia. Il presidente togolese, Faure Gnassingbé, che guida il Paese dal 2005, ha acquisito un ruolo sempre più rilevante come mediatore nelle crisi politiche dell’Africa occidentale, come nel caso del Niger, dove il regime militare lo ha incaricato di negoziare con l’ECOWAS. Nonostante ciò, il Niger ha deciso di ritirarsi dalla comunità regionale, seguendo l’esempio del Mali. Gnassingbé è stato anche coinvolto nel tentativo di risolvere le tensioni tra Mali e Costa d’Avorio e ha ribadito recentemente di considerare il presidente del Mali, Assimi Goïta, una “opportunità per il Paese”. Nonostante il Togo difenda fortemente le relazioni panafricane, mantiene al contempo legami stretti con l’Occidente. La Francia, che è storicamente alleata del Togo, guarda con attenzione alla stabilità del Paese, dato il contesto di crescente instabilità nella regione. In parallelo, Gnassingbé sta cercando di rafforzare i legami con l’Occidente anglofono: nel 2022, il Togo è diventato membro del Commonwealth e sta cercando di intensificare le relazioni con Washington, sperando di accedere ai programmi di aiuto allo sviluppo. (Diogene Notizie)


