Dall’odor di santità a quello delle orecchiette con le cime di rape

Da diverse ore circolano in rete una serie di meme dedicati al dottor Jorge Mario Bergoglio, in arte Francesco I, che di mestiere fa il papa della chiesa cattolica romana. Dall’odor di santità a quello delle orecchiette con le cime di rape è stato un attimo, è bastato un pomeriggio in cui sono circolate le frasi omofobe con cui Francesco ha indicato ai vescovi che c’erano già troppi seminaristi omosessuali nella chiesa ed era venuto il momento di dare un taglio a questa tendenza.

“C’è già troppa ‘frociaggine”. Questa la frase incriminata, che, secondo la ricostruzione del Corriere della Sera, il papa avrebbe pronunciato senza essere consapevole del significato dialettale offensivo del contenuto. O almeno così l’hanno voluta presentare correndo ai ripari gli ambienti della curia più accorti. Ma ormai il danno è fatto e, a proposito di orecchiette alle cime di rape, il meme più diffuso sui social è relativo al famoso “Benvenuti a sti frocioni” che l’attore pugliese Lino Banfi canta in un b-movie di culto del 1981.

Certo, rispetto a quel papa che negli stessi anni ’80 tramite il suo sodale Paul Marcinkus aveva aperto le porte della banca vaticana al riciclaggio di denaro sporco delle organizzazioni criminali, contribuito al fallimento del Banco Ambrosiano che ha avuto come conseguenza il “suicidio” di Roberto Calvi, queste sono bazzecole. Ma non possiamo considerarle poco importanti. Per niente.

Perchè anche la frase successiva pronunciata da Francesco, non impreziosita dal gergo romano, è un capolavoro di omofobia: “C’è una cultura odierna dell’omosessualità rispetto alla quale chi ha un orientamento omosessuale è meglio che non sia accolto” in seminario”.

Confesso, da laico, che non mi è chiaro il motivo per cui un omosessuale non possa dir messa o essere prete. Qualche teologo può tirare fuori dal cilindro alcune lettere di Paolo, la prima ai Corinzi, la prima a Timoteo, e quella ai Romani, in cui il santo fulminato sulla via di Damasco sostiene che l’omosessualità sia una caratteristica dei “malvagi”. O anche il Levitico, dove viene considerato “un abominio se un uomo giace con un maschio come fa con una donna”.

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Oppure il libro della Genesi in cui si denunciano i peccati di Sodoma (di quelli di Gomorra si è invece occupato più tardi lo scrittore Roberto Saviano). Nel 1992 il Catechismo della Chiesa cattolica ha ripreso in blocco i testi citati, le lettere di Paolo e la Genesi, per affermare che “la tradizione ha sempre dichiarato che gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati e contrari alla legge naturale”.

Per queste assurdità e discriminazioni la chiesa cattolica non ha mai chiesto scusa, quindi anche quelle che sembravano aperture del pontificato di Francesco sul tema facevano parte del “marketing”, non di un reale ravvedimento per porre fine ai pregiudizi. Eppure non si può far finta d’ignorare che il sacerdozio cattolico non prevede accoppiamenti sessuali nemmeno per gli etero. Soltanto che nei seminari gli aspiranti preti dormono insieme e allora, deve aver pensato Bergoglio, la tentazione …

Ma davvero stiamo ancora parlando di queste cose nel 2024? L’ipocrisia insita nella cultura cattolica può ancora essere così forte da tacere e nascondere ancora oggi i veri e propri abusi sessuali compiuti verso i minori e verso le suore, un capitolo ancora più coperto da omertà che le violenze sui minori, per poi accanirsi sull’omosessualità? Soltanto lo scorso novembre la stessa assemblea dei vescovi a cui si è rivolto ieri Bergoglio aveva approvato una mozione favorevole all’accoglienza nei seminari per gli omosessuali.

Nel gennaio scorso, in una lettera rivolta a padre James Martin, il gesuita statunitense che svolge il suo apostolato tra le persone Lgbt, il papa aveva scritto che l’omosessualità non è un crimine. Così come in un colloquio con i giornalisti sul volo di ritorno dal Brasile nel 2013 aveva detto: “Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, ma chi sono io per giudicarla?”.

Qual è quindi il vero papa, quello che all’osteria con gli amici dopo un giro di bianchini fa le battutacce da commedia all’italiana o quello sobrio che prega per il lavoro di padre Martin e per la comunità Lgbt?

Durante la giornata mondiale dei bambini l’ex comico Roberto Benigni aveva rivolto scherzosamente al papa un invito a costruire il campo largo per vincere le elezioni, parafrasando il campo largo che non decolla tra Pd e M5S. Non sapeva, Benigni, che il livello di cultura della chiesa è invece molto più vicino a quello del generale Vannacci e di chi l’ha candidato.

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