Roma, irregolare il 90% delle aziende ispezionate

Nel 2025 a Roma il 90,2% delle aziende ispezionate dall’Ispettorato nazionale del lavoro è risultato irregolare. Il dato non fotografa l’intero sistema produttivo della Capitale: i controlli non sono un campione casuale, ma vengono orientati verso situazioni considerate a rischio. Proprio per questo, però, il numero resta rilevante. Dove l’Ispettorato interviene, l’irregolarità viene riscontrata quasi sempre.

Nel Lazio il quadro è solo leggermente meno pesante. Secondo i dati dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, Inl, nel 2025 sono stati effettuati 13.389 accessi, di cui 12.485 ispezioni e 904 verifiche e accertamenti. Le ispezioni definite sono state 7.204: in 6.315 casi sono emerse irregolarità. Il tasso regionale è quindi dell’87,7%.

Roma presenta il dato più alto: 4.254 ispezioni definite, 3.835 irregolari e 419 regolari. In termini percentuali, il tasso di irregolarità arriva al 90,2%.

Il settore con il maggior numero di accessi nel Lazio è il terziario, con 7.291 controlli, seguito dall’edilizia con 4.177. Anche la distribuzione settoriale conferma una criticità diffusa: nel Lazio il tasso di irregolarità è del 75,6% in agricoltura, dell’89,6% nell’industria, dell’88,3% nell’edilizia e dell’88,6% nel terziario.

La parte più delicata riguarda la salute e la sicurezza sul lavoro. Nel Lazio, su 3.600 ispezioni definite in questa materia, 3.246 sono risultate irregolari: il tasso è del 90,2%. Le percentuali più alte si registrano nell’industria, con il 93,9%, nelle costruzioni, con il 91,5%, e nel terziario, con l’89,8%.

A Roma, sempre sul fronte salute e sicurezza, le ispezioni definite sono state 1.984. Di queste, 1.770 hanno rilevato irregolarità. Il tasso è dell’89,2%.

I numeri non riguardano solo adempimenti formali. Nel Lazio l’attività ispettiva ha portato all’individuazione di 8.237 lavoratrici e lavoratori tutelati, 1.301 lavoratori in nero, 922 fenomeni interpositori (il lavoratore risulta dipendente da uno, ma lavora di fatto per un altro), 347 violazioni sull’orario di lavoro, 9.384 violazioni in materia di salute e sicurezza, oltre a violazioni penali e amministrative ulteriori.

Sul piano economico, sono stati contestati oltre 31,7 milioni di euro di contributi previdenziali non versati e più di 1,3 milioni di euro di premi assicurativi non versati. Gli importi introitati per sanzioni superano i 13 milioni di euro.

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Il dato va letto con cautela, ma non ridimensionato. Non dice che nove aziende romane su dieci siano irregolari. Dice che, quando il controllo pubblico arriva nei luoghi selezionati come più esposti, trova violazioni in nove casi su dieci. È una differenza importante, certo, ma non rassicurante.

La questione, quindi, non è solo quante imprese siano irregolari. È quante restino fuori dai controlli. Se una vigilanza mirata produce questi risultati, il problema non può essere considerato marginale. Riguarda la qualità del lavoro, la concorrenza tra imprese, la sicurezza nei cantieri, nei servizi, nell’industria e nei luoghi dove l’irregolarità diventa parte ordinaria dell’organizzazione produttiva.

Il Lazio supera nettamente il tasso nazionale di irregolarità registrato dall’INL, pari al 74% sulle ispezioni definite. La distanza indica un territorio in cui le criticità sono particolarmente concentrate, oppure in cui l’attività ispettiva intercetta con maggiore precisione i contesti più problematici. In entrambi i casi, il risultato non cambia: il lavoro irregolare resta un fenomeno strutturale, non episodico.

La sicurezza sul lavoro è il punto più grave. Un tasso di irregolarità superiore al 90% nelle ispezioni dedicate a salute e sicurezza significa che le violazioni vengono rilevate proprio dove il rischio riguarda direttamente l’incolumità delle persone. Non si tratta soltanto di procedure, ma di condizioni concrete: prevenzione, dispositivi, formazione, organizzazione dei turni, responsabilità negli appalti e nei subappalti.

I dati dell’Ispettorato indicano una priorità evidente: più controlli, più capacità ispettiva, più continuità nell’azione pubblica. Non perché ogni impresa sia irregolare, ma perché le irregolarità emerse mostrano quanto sia fragile la tutela effettiva del lavoro quando il controllo arriva tardi, poco o in modo insufficiente.

Roma e il Lazio non hanno bisogno di allarmi generici. Hanno bisogno di numeri letti per quello che sono: una quota altissima di violazioni nei luoghi controllati, una diffusione trasversale tra i settori, un peso significativo del lavoro nero e delle irregolarità contributive, una criticità particolarmente seria sulla sicurezza.

Il lavoro regolare non può dipendere dalla probabilità di essere ispezionati. E la sicurezza non può essere trattata come un costo variabile.

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