San Valentino, ovvero l’amore fino alla decapitazione

C’è qualcosa di profondamente ironico nel celebrare l’amore il 14 febbraio, giornata dedicata a un vescovo che, per aver unito due innamorati in matrimonio, si ritrovò con la testa separata dal resto del corpo.

La storia di San Valentino, infatti, non ha nulla a che vedere con fiori, cioccolatini e cene a lume di candela. Piuttosto, è una vicenda che ricorda a tutti che l’amore, a volte, può costare davvero caro.

Secondo la leggenda, Valentino era un vescovo cristiano che operava nell’antica Roma al tempo dell’imperatore Claudio II il Gotico.

Quest’ultimo, uomo di grande pragmatismo e zero romanticismo, aveva decretato che i soldati dovessero restare rigorosamente scapoli, convinto che le relazioni sentimentali rendessero deboli i guerrieri e poco inclini a lanciarsi con entusiasmo nelle battaglie.

Del resto, è difficile scagliarsi all’assalto del nemico quando a casa ti aspetta una moglie che ti ha promesso la tua pietanza preferita.

Valentino, però, non era d’accordo. Con un’ingenuità che oggi verrebbe definita “teneramente sconsiderata”, iniziò a celebrare matrimoni in segreto, perché credeva nell’amore più che nella disciplina militare imposta dall’imperatore.

La notizia, ovviamente, arrivò alle orecchie di Claudio, che non la prese benissimo. Lungi dal commuoversi per la dedizione del vescovo alla causa amorosa, lo fece arrestare e, dopo un rapido processo, lo condannò alla decapitazione.

E qui viene il bello. Pare che, prima di essere giustiziato, Valentino ebbe persino il tempo di innamorarsi. Secondo la tradizione, mentre era in prigione, strinse un forte legame con la figlia cieca del suo carceriere, alla quale – colpo di scena – ridonò miracolosamente la vista.

Prima di salire sul patibolo, le lasciò un biglietto con la firma: “Tuo Valentino”. Il primo bigliettino d’amore della storia, e anche l’ultimo per lui. Sarà vera questa leggenda? Non importa, è bello crederlo, perchè dà un tocco di rosa all’aspetto da cronaca nera della vicenda

Comunque, il 14 febbraio del 273 d.C., il povero Valentino finì giustiziato. La morale della storia? L’amore è una forza potentissima, capace di sfidare imperatori e leggi, ma anche di farti perdere la testa. Letteralmente.

Eppure, il tempo ha un senso dell’umorismo tutto suo. Invece di ricordarlo come martire del matrimonio (e ammonimento vivente contro gli eccessi del romanticismo), San Valentino è stato trasformato in un’icona di cuoricini, scatole di cioccolatini e cene fuori prezzo.

Da secoli, fioristi e gioiellieri brindano in suo onore, mentre chi non ha un partner si chiede cosa ci sia di tanto speciale in questa giornata.

Forse, se potessimo chiedere un parere al diretto interessato, Valentino ci direbbe che tutta questa celebrazione dell’amore andrebbe presa con più leggerezza. Dopo tutto, fu proprio la sua eccessiva dedizione ai sentimenti a costargli il collo.

E allora, festeggiate pure, ma senza esagerare. Perché se la storia ci insegna qualcosa, è che l’amore è bellissimo, ma a volte… può essere un vero taglio netto.

Buon San Valentino a tutte e tutti, ma con la testa sulle spalle!

San Valentino da Terni – Di Giosuè Tacconi – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=92052529

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