La redazione di Diogene Notizie non aspetterà sabato sera per conoscere il vincitore del Festival di Sanremo. Per noi ha già vinto lui: Simone Cristicchi.
La canzone Quando sarai piccola, scritta da Cristicchi con Nicola Brunialti e Amara, è un brano profondamente emozionante che affronta con delicatezza il tema della malattia neurodegenerativa, probabilmente l’Alzheimer o la demenza senile, e il ribaltamento dei ruoli tra genitore e figlio.
Il testo si sviluppa attorno al concetto di regressione della madre nella malattia: il figlio assiste alla sua progressiva perdita di memoria e autonomia, vedendola “diventare piccola”, fragile come una bambina. Questa inversione dei ruoli genitoriali è uno dei fulcri emotivi del brano: il figlio, che un tempo era accudito, ora si prende cura della madre, restituendole tutto l’amore ricevuto.
La narrazione si costruisce su scene quotidiane e intime. La malattia viene rappresentata con immagini di tenerezza, in un linguaggio semplice e diretto che amplifica il coinvolgimento emotivo. Il senso di impotenza è evidente: il figlio può solo accompagnare la madre in questo percorso, cercando di darle conforto, mentre lui stesso lotta con la difficoltà di accettare il cambiamento.
La canzone è un atto d’amore struggente, che racconta la malattia con dolcezza e rispetto, senza cadere nel pietismo. La figura materna rimane centrale e dignitosa, nonostante la fragilità, e il figlio si fa custode della memoria e della loro storia condivisa.
Portare un brano come Quando sarai piccola sul palco di Sanremo è un atto di coraggio, perché si sceglie di affrontare un tema doloroso e intimo come la perdita della memoria e il ribaltamento dei ruoli familiari in un contesto come quello di Sanremo che non brilla per impegno sociale.
Quando sarai piccola
di S. Cristicchi – N. Brunialti – S. Cristicchi – Amara
Ed. Dueffel Music di Francesco Migliacci/
Amara Edizioni di Erika Mineo
Quando sarai piccola ti aiuterò a capire chi sei,
Ti starò vicino come non ho fatto mai.
Rallenteremo il passo se camminerò veloce,
Parlerò al posto tuo se ti si ferma la voce.
Giocheremo a ricordare quanti figli hai,
Che sei nata il 20 marzo del ’46.
Se ti chiederai il perché di quell’anello al dito
Ti dirò di mio padre ovvero tuo marito.
Ti insegnerò a stare in piedi da sola, a ritrovare la strada di casa.
Ti ripeterò il mio nome mille volte perché tanto te lo scorderai.
Eeee… è ancora un altro giorno insieme a te,
Per restituirti tutto quell’amore che mi hai dato
E sorridere del tempo che non sembra mai passato.
Quando sarai piccola mi insegnerai davvero chi sono,
A capire che tuo figlio è diventato un uomo.
Quando ti prenderò in braccio
E sembrerai leggera come una bambina sopra un’altalena.
Preparerò da mangiare per cena, io che so fare il caffè a malapena.
Ti ripeterò il tuo nome mille volte fino a quando lo ricorderai.
Eeee… è ancora un altro giorno insieme a te,
Per restituirti tutto, tutto il bene che mi hai dato.
E sconfiggere anche il tempo che per noi non è passato.
Ci sono cose che non puoi cancellare,
Ci sono abbracci che non devi sprecare.
Ci sono sguardi pieni di silenzio
Che non sai descrivere con le parole.
C’è quella rabbia di vederti cambiare
E la fatica di doverlo accettare.
Ci sono pagine di vita, pezzi di memoria
Che non so dimenticare.
Eeee… è ancora un altro giorno insieme a te,
Per restituirti tutta questa vita che mi hai dato
E sorridere del tempo e di come ci ha cambiato.
Quando sarai piccola ti stringerò talmente forte
Che non avrai paura nemmeno della morte
Tu mi darai la tua mano, io un bacio sulla fronte
Adesso è tardi, fai la brava
Buonanotte.


