Milano supera New York, ma il lusso arricchisce solo i soliti noti

Acquirenti con borse firmate e auto di lusso si affollano in questi giorni di compere natalizie lungo Via Monte Napoleone, la via più esclusiva di Milano e ora la più costosa al mondo per affitti commerciali. Secondo l’ultimo indice globale della società Cushman & Wakefield, i canoni nella celebre strada milanese hanno raggiunto 20.000 euro al metro quadrato, superando perfino la Fifth Avenue di New York, storicamente sinonimo di lusso globale.

Situata nel cuore del Quadrilatero della Moda, MonteNapoleone è un punto di riferimento per i grandi marchi internazionali che qui registrano vendite annuali tra i 50 e i 100 milioni di euro. Nel 2023, circa 11 milioni di visitatori hanno passeggiato tra le sue vetrine, con una spesa media di 2.500 euro a transazione, la più alta al mondo secondo Global Blue.

Questi numeri testimoniano il potere attrattivo della via, dove ogni metro quadrato è un simbolo di esclusività. Ma dietro questa facciata scintillante, si cela un quadro più complesso per la città.

La Milano capitale italiana della moda, nasconde però una forte contraddizione sociale. Mentre il Quadrilatero della Moda prospera, circa 100.000 residenti vivono in condizioni di povertà assoluta, secondo i dati più recenti della Caritas Ambrosiana. Su una popolazione di 1,3 milioni di abitanti, questa cifra rappresenta quasi l’8%, un dato allarmante che evidenzia le disuguaglianze interne alla città.

“Via Monte Napoleone” by JasonParis is licensed under CC BY 2.0.

Parallelamente, l’industria del lusso occupa circa 90.000 lavoratori, pari al 7% della forza lavoro cittadina, secondo il rapporto della Camera di Commercio di Milano. Un settore rilevante, ma che coinvolge solo una piccola parte della popolazione, lasciando fuori chi non beneficia del boom economico legato al lusso.

Allora chi beneficia davvero del commercio di lusso? L’espansione del commercio di articoli di lusso a Milano ha generato un indiscutibile prestigio internazionale, attirando turisti facoltosi e investimenti milionari. Tuttavia, i benefici di questa crescita si concentrano principalmente nelle mani di pochi: i grandi marchi globali, i proprietari degli immobili e una ristretta fascia di professionisti altamente qualificati.

Il resto della città, soprattutto le periferie, fatica ad accedere a servizi essenziali e a tenere il passo con il costo della vita in costante aumento. Il lusso che anima il centro di Milano sembra dunque rispondere più alle esigenze di una clientela internazionale che a quelle dei cittadini locali, alimentando un divario economico e sociale sempre più evidente.

Milano appare così come una città a due velocità: da un lato il Quadrilatero della Moda, simbolo di ricchezza ed esclusività, dall’altro una realtà fatta di povertà e difficoltà economiche. Se l’ascesa di Via Monte Napoleone rappresenta un successo commerciale, resta aperta la domanda su quanto questa crescita contribuisca al benessere collettivo o rafforzi, piuttosto, le disuguaglianze esistenti. La sfida per Milano è trasformare il prestigio del lusso in un motore di sviluppo inclusivo, capace di coinvolgere tutti i suoi abitanti.