Nel 2024 record di giornalisti uccisi: un terzo dalle forze armate israeliane
Diogenenews 13/12/2024: Cinquantaquattro giornalisti uccisi nel 2024, un numero record negli ultimi cinque anni, con un contributo significativo da parte di Israele: in un caso su tre i reporter sono stati uccisi dalle forze armate di Tel Aviv. I dati emergono da un rapporto pubblicato da Reporters sans frontières (Rsf), che denuncia una situazione allarmante. Dei 54 giornalisti assassinati, 31 hanno perso la vita in zone di conflitto, tra cui Iraq, Sudan, Myanmar, Ucraina e in particolare la Striscia di Gaza. Rsf indica la Palestina come l’area più pericolosa al mondo per i cronisti, con almeno 145 giornalisti uccisi a partire dagli attacchi israeliani seguiti agli assalti di Hamas del 7 ottobre 2023, di cui almeno 35 colpiti mentre svolgevano il loro lavoro. L’organizzazione Reporters sans frontières, con sede a Parigi, è stata fondata nel 1985. (Diogenenews 13/12/2024)
Proroga esclusione Iva per il Terzo settore, Arci: serve soluzione definitiva
Diogenenews 13/12/2024: L’Arci accoglie con favore la proroga di un anno dell’esclusione Iva per il Terzo settore, inserita nel decreto Milleproroghe, definendola un risultato importante frutto di una mobilitazione trasversale. Tuttavia, sottolinea che si tratta di una misura temporanea e ribadisce la necessità di un intervento definitivo che escluda in modo permanente le attività associative dal regime Iva. L’associazione conferma l’intenzione di continuare il proprio impegno per ottenere soluzioni concrete, in grado di riconoscere il valore sociale, culturale e politico dell’associazionismo, inteso come spazio estraneo alle logiche commerciali e promotore di partecipazione democratica ed equità sociale, in linea con il diritto di associarsi sancito dalla Costituzione. L’Arci ricorda di aver già presentato al ministero dell’Economia una proposta che non comporta costi aggiuntivi per lo Stato e annuncia che proseguirà nel dialogo con Parlamento ed Europa per difendere l’identità del Terzo settore. In un momento storico segnato da crescenti disuguaglianze e ingiustizie, l’associazione ribadisce che i valori del Terzo settore non devono essere tassati, come sottolinea la campagna di comunicazione “Non si tassa, si sostiene”. (Diogenenews 13/12/2024)
Emergenza Sudan e Gaza, Emergency denuncia indifferenza e difficoltà di intervento
Diogenenews 13/12/2024: Miccio ha evidenziato come l’attenzione mediatica e politica rivolta ai conflitti in Medio Oriente, seppur giustificata, stia contribuendo all’indifferenza verso la guerra in Sudan, con effetti tangibili in termini di attenzione internazionale, finanziamenti e capacità di intervento. La guerra in Sudan, inoltre, produce ripercussioni globali, comprese quelle sulla crisi sanitaria a Gaza. La presidente di Emergency ha ricordato il caso di un bambino di Gaza con una malformazione cardiaca, che avrebbe potuto essere operato nel centro di cardiochirurgia di Khartoum, se non fosse per i conflitti in entrambe le regioni. “La guerra è anche questo: l’impossibilità di garantire cure a persone normali come noi”, ha concluso. (Diogenenews 13/12/2024)
Migranti: dal 2014 sono almeno 31.000 le vittime dei naufragi nel Mediterraneo
Diogenenews 13/12/2024: Dal 2014, quasi 31.000 persone sono morte o scomparse lungo questa rotta, inclusi centinaia di bambini. L’UNICEF stima che una persona su cinque tra i migranti che attraversano il Mediterraneo sia minorenne, molti dei quali fuggono da conflitti e povertà estrema. L’organizzazione chiede ai Governi di sfruttare il Patto sull’Asilo e la Migrazione per creare percorsi sicuri, legali e accessibili per i bambini migranti, facilitando il ricongiungimento familiare e garantendo protezione. L’UNICEF sottolinea la necessità di intensificare le operazioni di ricerca e salvataggio in mare, assicurare sbarchi sicuri e garantire un’accoglienza basata sulle comunità. Inoltre, è essenziale offrire ai migranti minorenni accesso a servizi di asilo, sostegno psicosociale, assistenza legale, cure mediche e istruzione. I Governi sono chiamati a investire nei servizi essenziali per supportare i bambini e le famiglie che intraprendono queste rotte pericolose e ad affrontare le cause profonde delle migrazioni. L’inclusione dei migranti nelle comunità ospitanti e la tutela dei diritti dei minorenni devono essere una priorità in ogni fase del loro viaggio. (Diogenenews 13/12/2024)
Sanità sempre più privatizzata, mobilità interregionale in aumento e divari territoriali crescenti
Diogenenews 13/12/2024: I dati diffusi da Agenas confermano un aumento della privatizzazione nella sanità italiana e l’aggravarsi delle disuguaglianze territoriali e sociali. Daniela Barbaresi, segretaria confederale della Cgil, sottolinea come queste dinamiche riflettano le politiche del Governo Meloni, con cure accessibili solo a chi può permettersi di pagarle o di spostarsi, mentre lavoratori e pensionati si impoveriscono e 4,5 milioni di persone rinunciano a curarsi. L’analisi sulla mobilità sanitaria interregionale mostra che, sebbene nel 2023 il numero di ricoveri fuori Regione sia calato rispetto al 2019 (da 707.811 a 668.145), per le cure di alta complessità la migrazione sanitaria è cresciuta del 12%, con un aumento della spesa complessiva da 2,84 a 2,88 miliardi di euro. Le strutture private accreditate gestiscono circa tre quarti di queste prestazioni specialistiche. Il fenomeno rimane concentrato da Sud a Nord, con l’83,78% dei flussi migratori verso le Regioni settentrionali. Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia si confermano le principali mete, registrando saldi economici attivi, mentre le Regioni del Sud, come Campania (-211,3 milioni), Calabria (-191,8 milioni), Sicilia (-139,6 milioni) e Puglia (-126,9 milioni), subiscono pesanti perdite legate alla mobilità passiva. Barbaresi denuncia che i costi della mobilità sanitaria, ormai prossimi ai 3 miliardi di euro, si accompagnano a un progressivo disinvestimento nel Servizio Sanitario Nazionale (SSN), la cui spesa è scesa al 6,1% del PIL, il livello più basso degli ultimi decenni, con proiezioni che la porterebbero al 5,6% entro il 2030. Questa riduzione, equivalente a oltre 20 miliardi di euro annui in meno rispetto all’insediamento del Governo Meloni, minaccia i principi di universalismo ed equità del SSN. L’autonomia differenziata, avverte la sindacalista, rischia di dare un colpo definitivo alla sanità pubblica, rendendo la salute un privilegio per pochi e accentuando i divari già esistenti. Solo un investimento adeguato in personale, strutture e servizi può scongiurare questo scenario. (Diogenenews 13/12/2024)
Germania in stagnazione economica, ondata di licenziamenti nelle grandi industrie
Diogenenews 13/12/2024: In Germania, grandi gruppi industriali come Volkswagen, Ford, Thyssen-Krupp, Bosch e Audi stanno pianificando significativi tagli al personale, riflettendo una stagnazione economica che inizia a pesare sul mercato del lavoro. Anche il colosso del software SAP ha annunciato la riduzione di 3.500 posti. Secondo i dati dell’Istituto Iw di Colonia, quattro aziende su dieci prevedono di ridimensionare la forza lavoro entro il 2025, con il 40% degli intervistati che si aspetta un peggioramento degli affari già dal prossimo anno. Gli investimenti privati, già bassi, continuano a calare, contribuendo a una riduzione della produttività. La mobilità del mercato del lavoro si deteriora ulteriormente: il barometro occupazionale dell’Istituto Ifo è sceso al livello più basso dall’estate del 2020, con sei cali consecutivi. Klaus Wohlrabe, responsabile delle indagini dell’Ifo, ha dichiarato che sempre più aziende non solo hanno sospeso le assunzioni, ma stanno discutendo piani di riduzione del personale. Volkswagen, ad esempio, ha minacciato la chiusura di tre stabilimenti, mettendo a rischio decine di migliaia di posti di lavoro, mentre Schaeffler ha annunciato 2.800 esuberi in Germania. Bosch prevede tagli tra gli 8.000 e i 10.000 posti, e Ford ha incluso 2.900 licenziamenti nel suo piano di risparmi entro il 2027. Thyssen-Krupp, simbolo della crisi industriale, ridurrà 11.000 posti entro il 2030, il 40% della sua forza lavoro tedesca. Sul piano macroeconomico, la ripresa sembra lontana. Tre istituti economici hanno rivisto al ribasso le stime di crescita per il PIL tedesco nel 2025. L’Ifw di Kiel prevede stagnazione dopo la contrazione dello 0,3% nel 2023 e il -0,2% stimato per il 2024. Anche l’Istituto Diw di Berlino prevede un timido +0,2% nel 2025, segnalando problemi ciclici e strutturali che colpiscono in particolare l’industria manifatturiera. Più ottimista l’Ifo, che prevede una crescita dello 0,4%, con possibilità di raggiungere l’1,1% con politiche economiche adeguate. Tuttavia, il quadro complessivo rimane quello di un’economia incapace di superare la stagnazione, con prospettive di crescita ridimensionate rispetto alle previsioni precedenti. (Diogenenews 13/12/2024)
Sudafrica, occupazione in crisi, persi 133.000 posti. Colpite Sanità e Istruzione
Diogenenews 13/12/2024: L’occupazione totale in Sudafrica è calata di 133.000 posti di lavoro, pari all’1,2%, tra giugno e settembre 2024, portando il numero totale degli occupati a 10.605.000. Lo rivela l’ultimo rapporto trimestrale sull’occupazione (QES) pubblicato da Statistics South Africa (Stats SA). Le perdite più significative hanno colpito i servizi alla comunità, compresi settori pubblici come sanità ed istruzione, che hanno registrato un calo di 131.000 posti, pari al 4,3%. Anche altri comparti hanno subito flessioni: servizi alle imprese (-15.000, -0,6%), manifatturiero (-4.000, -0,3%), trasporti (-3.000, -0,6%) ed estrazione mineraria (-2.000, -0,4%). In controtendenza, il settore del commercio ha guadagnato 19.000 posti (+0,8%) e l’edilizia 4.000 posti (+0,7%). Su base annua, l’occupazione è diminuita di 294.000 posti (-2,7%) rispetto a settembre 2023. La perdita è stata particolarmente marcata per l’occupazione part-time, che ha subito un calo di 119.000 posti (-9,4%), con i servizi alla comunità ancora in evidenza per una flessione del 20,3% pari a 128.000 posti persi. Nonostante il quadro complessivo negativo, i guadagni totali lordi sono aumentati dell’1,3% tra giugno e settembre 2024, grazie ad incrementi nei settori dei servizi alle imprese, servizi alla comunità, estrazione mineraria ed elettricità. La retribuzione media mensile è salita del 2,6% nello stesso periodo, con una crescita annua del 6,6%. Tra gli aspetti positivi, i bonus pagati ai dipendenti hanno registrato un aumento del 12,9% nel trimestre, anche se su base annua risultano in calo del 6,8%. I pagamenti degli straordinari, invece, sono diminuiti del 4,8%, trainati da riduzioni nei settori produttivi, commerciali, dei trasporti e dell’elettricità. Il rapporto QES evidenzia un mercato del lavoro in difficoltà, con pesanti perdite occupazionali in settori chiave, ma anche segnali di crescita nei guadagni per chi mantiene un impiego. Nonostante qualche spiraglio positivo in comparti come commercio ed edilizia, le sfide strutturali restano profonde. (Diogenenews 13/12/2024)
Nigeria, corsa al litio tra sfruttamento minorile e commercio illegale
Diogenenews 13/12/2024: La crescente domanda di litio, elemento chiave per le batterie dei veicoli elettrici e i sistemi di stoccaggio dell’energia, ha alimentato una nuova corsa mineraria in Nigeria, con conseguenze drammatiche per le comunità locali. Nelle aree rurali dello stato di Nasarawa, come Pasali, l’estrazione illegale di litio è diventata una pratica diffusa, spesso dominata da aziende cinesi e condotta in un contesto di scarsa regolamentazione. Un recente rapporto dell’Associated Press denuncia che questa attività non solo è accompagnata da pericoli per i lavoratori, ma sfrutta in modo massiccio il lavoro minorile. Pasali, un tempo tranquilla comunità agricola, è stata trasformata negli ultimi dieci anni in un centro per l’estrazione artigianale illegale, dove decine di miniere non registrate operano con metodi rudimentali e pericolosi. I minatori, spesso privi di attrezzature adeguate, affrontano quotidianamente rischi di esplosioni, crolli e asfissia. Abdullahi Sabiu, un giovane minatore di 25 anni, ammette di essere consapevole dell’illegalità del suo lavoro, ma la povertà lo costringe a continuare, sperando in un intervento governativo. Il lavoro minorile rappresenta l’aspetto più tragico di questa catena. Bambini, come Zakaria Danladi e Juliet, di soli cinque anni, abbandonano la scuola per lavorare nelle miniere, separando le rocce e raccogliendo frammenti di litio con strumenti di fortuna. Con oltre il 63% della popolazione nigeriana che vive in condizioni di povertà multidimensionale, l’estrazione mineraria diventa spesso l’unica opzione per la sopravvivenza, specialmente nelle zone rurali. Il litio estratto in queste miniere entra rapidamente nelle catene di approvvigionamento globali, passando attraverso reti informali con una supervisione governativa quasi inesistente. Secondo il rapporto, una squadra di sei bambini può processare fino a 250 chilogrammi di minerale al giorno. Aliyu Ibrahim, un commerciante di litio e proprietario di miniere illegali, ammette che molti bambini lavorano nelle sue operazioni, giustificandosi con la povertà delle loro famiglie o la loro condizione di orfani. La Cina gioca un ruolo centrale e controverso in questa industria. Aziende cinesi, leader nelle energie rinnovabili, sono state accusate di pratiche minerarie illegali e di sfruttamento della manodopera, contribuendo a un sistema che danneggia l’ambiente e aggrava le disuguaglianze. Recenti procedimenti giudiziari hanno portato all’arresto di diversi cittadini cinesi coinvolti in attività estrattive illecite. Nonostante le sue risorse minerarie, la Nigeria perde miliardi di euro ogni anno a causa del commercio illegale di minerali come il litio. Questo commercio non solo priva il Paese di risorse economiche, ma alimenta l’insicurezza e impedisce alle comunità locali di beneficiare di una regolamentazione che potrebbe migliorare le loro condizioni di vita. Mentre la Nigeria cerca di diversificare la sua economia, attualmente troppo dipendente dal petrolio, il settore del litio potrebbe rappresentare una grande opportunità. Tuttavia, senza un rafforzamento delle leggi sul lavoro, il contrasto alla corruzione e la tutela dei diritti umani, il prezzo umano di questa corsa al litio continuerà a essere inaccettabilmente alto. (Diogenenews 13/12/2024)
Solo sei paesi a basso reddito raggiungeranno il livello medio entro il 2050, secondo la Banca Mondiale
Diogenenews 13/12/2024: La Banca Mondiale ha dichiarato che solo sei dei 26 paesi attualmente classificati come a basso reddito riusciranno a raggiungere lo status di paesi a reddito medio entro il 2050, a meno che non si registri un miglioramento significativo e duraturo nei loro tassi di crescita. Questo risultato emerge da un’analisi inclusa nel Global Economic Prospects Report, il cui rilascio completo è previsto per gennaio 2025. L’analisi si concentra sulle performance economiche di 26 paesi tra i più poveri del mondo, dove oltre il 40% della popolazione vive con meno di 2,15 dollari al giorno. Secondo la Banca Mondiale, i prossimi 25 anni saranno cruciali per determinare se queste nazioni riusciranno a migliorare le loro condizioni economiche e sociali. Tuttavia, i progressi sono stati ostacolati da conflitti sempre più frequenti, crisi economiche ricorrenti e tassi di crescita persistentemente bassi. Questi paesi rappresentano il nucleo degli sforzi globali per porre fine alla povertà estrema, ma la loro situazione economica resta critica. La dichiarazione evidenzia come negli ultimi 25 anni i miglioramenti economici globali abbiano in gran parte trascurato questi paesi. Nel 2000, la Banca Mondiale classificava 63 paesi come a basso reddito; da allora, 39 di essi, tra cui India, Indonesia e Bangladesh, sono passati alla categoria dei paesi a reddito medio. Al contrario, paesi come Siria e Sudan del Sud sono scivolati nella fascia dei paesi a basso reddito nel 2010, rimanendo intrappolati in una stagnazione economica, con un PIL pro capite cresciuto meno dello 0,1% all’anno negli ultimi 15 anni. La Banca Mondiale sottolinea che senza interventi decisivi, i progressi per queste nazioni resteranno un obiettivo lontano, perpetuando la povertà estrema per milioni di persone. (Diogenenews 13/12/2024)
Tratta di esseri umani in aumento del 25%, oltre 47.000 persone colpite. Donne e minori le principali vittime
Diogenenews 13/12/2024: Il Rapporto globale 2024 sulla tratta di esseri umani registra un incremento del 25% dei casi tra il 2019 e il 2022, evidenziando un aumento dello sfruttamento dei minori e dei casi di lavoro forzato, fenomeni legati a povertà, conflitti e crisi climatica. L’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (UNODC) sottolinea come i criminali utilizzino sempre più le persone trafficate per lavoro forzato, incluse truffe online e frodi informatiche, mentre donne e ragazze restano maggiormente esposte a sfruttamento sessuale e violenze di genere. Il direttore esecutivo dell’UNODC, Ghada Waly, ha dichiarato la necessità di rafforzare le risposte della giustizia penale, perseguendo i vertici delle reti criminali, salvando le vittime e garantendo il supporto necessario ai sopravvissuti. Il numero di vittime della tratta per lavoro forzato è cresciuto del 47% tra il 2019 e il 2022, con un incremento del 31% delle vittime minorenni nello stesso periodo, mentre le bambine hanno registrato un aumento del 38%. La maggior parte dei casi coinvolge minori non accompagnati o separati, con un aumento del traffico anche nei paesi ad alto reddito, dove le bambine vengono spesso destinate allo sfruttamento sessuale. A livello globale, il 61% delle vittime rilevate sono donne e ragazze, di cui il 60% è trafficato per sfruttamento sessuale. Tra i ragazzi, il 45% è vittima di lavoro forzato, mentre il 47% subisce altre forme di sfruttamento, tra cui criminalità forzata e accattonaggio. La tratta a fini di criminalità forzata, incluse le truffe online, ha visto una crescita significativa, passando dall’1% delle vittime totali nel 2016 all’8% nel 2022. (Diogenenews 13/12/2024)


