Secondo l’ultimo rapporto dell’Indice Multidimensionale di Povertà (MPI), pubblicato dal Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP) in collaborazione con l’Oxford Poverty and Human Development Initiative (OPHI), nel 2024 sono 455 milioni i poveri che vivono in Paesi afflitti da conflitti violenti.
Tali condizioni ostacolano gravemente i progressi nella lotta contro la povertà e spesso cancellano i miglioramenti ottenuti con fatica.
L’MPI misura la povertà non solo dal punto di vista economico, ma considera anche vari fattori, come l’accesso ai servizi di base, l’istruzione, la nutrizione e le condizioni di vita, offrendo così una panoramica più completa del fenomeno.
Secondo il rapporto, 1,1 miliardi di persone nel mondo vivono in condizioni di povertà estrema, con circa il 40% di esse residenti in Paesi fragili o in conflitto.
Un dato allarmante riguarda il legame tra conflitti armati e povertà: le persone che vivono in aree di guerra o instabilità vedono peggiorare in modo significativo la loro condizione. Nei Paesi in conflitto, uno su quattro poveri non ha accesso all’elettricità, rispetto a uno su venti nelle regioni più stabili.
Altre disparità evidenti riguardano l’istruzione infantile: nei Paesi in guerra, il 17,7% dei bambini non riceve alcuna istruzione, contro il 4,4% nei Paesi pacifici. Anche la nutrizione è fortemente colpita, con il 20,8% delle persone in zone di conflitto che soffre di malnutrizione, rispetto al 7,2% in contesti più sicuri.
Il conflitto ha un effetto devastante anche sulla mortalità infantile, con un tasso dell’8% nei Paesi in guerra, rispetto all’1,1% nei Paesi non colpiti dai conflitti. Inoltre, la povertà multidimensionale tende a ridursi più lentamente nelle aree di conflitto, lasciando milioni di persone intrappolate in condizioni di vulnerabilità estrema.
Il rapporto sottolinea come le difficoltà siano particolarmente gravi in Paesi come l’Afghanistan, dove, tra il 2015 e il 2023, 5,3 milioni di persone sono cadute in povertà a causa della guerra e delle conseguenze politiche ed economiche della crisi.

Questo studio evidenzia la necessità urgente di intervenire in modo coordinato, non solo per ridurre la povertà, ma anche per promuovere la pace. Come sottolineato da Achim Steiner, amministratore dell’UNDP, “quasi 500 milioni di persone vivono in zone di conflitto. Abbiamo bisogno di risorse finanziarie e di un accesso continuativo per fornire assistenza, salvaguardare il loro benessere e promuovere il recupero”.
Sabina Alkire, direttrice dell’OPHI, ha ribadito che “non possiamo sradicare la povertà senza investire nella pace”.
In conclusione, il rapporto 2024 dell’MPI dimostra chiaramente che conflitto e povertà sono strettamente legati.
Le persone che vivono in Paesi afflitti da guerre non solo soffrono per la mancanza di risorse, ma subiscono anche un grave rallentamento nella riduzione della povertà, che porta milioni di individui a rimanere intrappolati in condizioni di estrema vulnerabilità.



