Sfruttamento e violenza nel distretto di Prato: operai sotto attacco

L’aggressione avvenuta nella notte tra l’8 e il 9 ottobre 2024 a Seano, frazione di Carmignano, ha acceso i riflettori su una situazione di sfruttamento che perdura da anni nel distretto tessile di Prato.

Cinque persone, armate di spranghe, hanno colpito duramente gli operai che stavano partecipando a un picchetto sindacale organizzato dal sindacato SUDD Cobas davanti alla pelletteria Lin Weidong.

L’attacco ha provocato il ferimento di quattro persone, tra cui il coordinatore sindacale Luca Toscano, che ha denunciato l’aggressione come “squadrista”. Gli aggressori, prima di dileguarsi, hanno lanciato una minaccia chiara: “La prossima volta vi spariamo”.

Il movente dell’episodio sta nello stesso motivo per il quale gli operai stavano picchettando: le disumane condizioni di lavoro che dominano nel distretto tessile pratese, uno dei più importanti d’Europa per la produzione legata alla moda.

Molti dei lavoratori, in gran parte migranti pakistani, sono costretti a lavorare fino a 12 ore al giorno, sette giorni su sette, senza ferie o malattia pagata, e spesso con contratti part-time che non rispecchiano le reali ore di lavoro svolte.

Il sindacato SUDD Cobas da tempo denuncia lo sfruttamento sistematico in questo distretto, dove i lavoratori sono costretti a turni che superano di gran lunga le 40 ore settimanali previste dai contratti nazionali.

Il picchetto, iniziato qualche giorno prima dell’aggressione, rientrava in una serie di azioni sindacali chiamate “Strike Day”, volte a ottenere contratti regolari per gli operai.

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Le condizioni di lavoro nel distretto tessile di Prato non sono una novità. Da anni, il sindacato e varie organizzazioni per i diritti dei lavoratori denunciano la diffusione di pratiche illegali, spesso tollerate per la frammentazione delle microimprese che popolano la zona.

Lavorare in questo contesto significa affrontare turni massacranti, in ambienti che spesso mancano delle misure di sicurezza necessarie, il tutto per un salario inferiore al minimo previsto dai contratti nazionali. Questo quadro ha portato a un clima di tensione tra i lavoratori e i datori di lavoro, culminando in episodi di violenza come quello avvenuto a Seano.

L’aggressione non è un fatto isolato. Episodi simili si sono verificati anche in altre aziende del distretto pratese, dove spesso vengono inviate squadre di picchiatori per intimidire i lavoratori che scioperano.

Secondo il sindacato, la violenza viene usata come strumento per mantenere il controllo su una forza lavoro che, in gran parte composta da migranti, ha poche possibilità di difendersi. Questa volta, tuttavia, la violenza ha assunto una dimensione ancora più preoccupante, con l’utilizzo di spranghe e minacce di morte.

A seguito dell’aggressione, il mondo politico e sindacale ha reagito con durezza. Il consigliere regionale Valerio Fabiani ha chiesto un intervento deciso delle autorità per garantire il diritto costituzionale allo sciopero e la sicurezza dei lavoratori.

Il sindacato SUDD Cobas, dal canto suo, ha lanciato un appello alla comunità per partecipare a una manifestazione antimafia il 13 ottobre, con l’obiettivo di denunciare pubblicamente il sistema di sfruttamento che domina nel distretto pratese.

La lotta di questi lavoratori non riguarda solo le loro condizioni di lavoro, ma è anche una battaglia più ampia per la dignità e la giustizia sociale. In un settore fondamentale per l’economia italiana, la sfida è garantire che i diritti dei lavoratori siano rispettati e che episodi di violenza come quello di Seano non diventino la norma.

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