11/09/2001: vittime senza giustizia. I casi di cancro e il processo negato

Il mancato riconoscimento delle morti per cancro legate all’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001 rappresenta una ferita ancora aperta per moltissime famiglie.

Dopo gli attacchi, migliaia di soccorritori, poliziotti, pompieri e volontari furono inviati a Ground Zero per cercare sopravvissuti e mettere in sicurezza l’area, rimanendo esposti a una nube tossica composta da polveri contenenti materiali altamente pericolosi come l’amianto e il piombo.

Col tempo, questa esposizione ha portato allo sviluppo di numerose malattie gravi, tra cui tumori, problemi respiratori e malattie cardiovascolari.

Uno dei principali ostacoli che le vittime di queste esposizioni hanno dovuto affrontare è la politica di latenza del cancro stabilita dal World Trade Center Health Program.

Questa politica prevede che molti tumori, soprattutto quelli solidi come il cancro ai polmoni, allo stomaco e al cervello, possano essere considerati legati all’esposizione solo se diagnosticati almeno quattro anni dopo l’11 settembre 2001.

Questo criterio ha escluso centinaia di persone che, pur avendo sviluppato malattie riconducibili all’amianto e ad altre sostanze tossiche, hanno ricevuto una diagnosi prima del termine di quattro anni. Per i tumori del sangue, come leucemia e linfoma, il periodo di latenza è fissato a un solo anno.

Molti familiari delle vittime, insieme ad avvocati e gruppi di sostegno, hanno intrapreso lunghe battaglie legali per modificare questi criteri, sostenendo che le diagnosi avvenute anche pochi mesi prima dei limiti imposti dovrebbero essere ugualmente riconosciute.

Questi familiari non cercano solo un risarcimento economico – che per le vittime riconosciute può superare i 250.000 dollari – ma soprattutto un riconoscimento ufficiale del sacrificio dei loro cari. La mancata inclusione nei programmi federali aggrava ulteriormente il dolore e la sofferenza di coloro che hanno perso familiari in seguito alle conseguenze dell’esposizione a Ground Zero.

Le revisioni della politica di latenza sono state lente e sporadiche. L’ultima modifica significativa è avvenuta nel 2023, quando il cancro uterino è stato aggiunto all’elenco delle malattie riconosciute come correlate all’esposizione, ma altre revisioni, come quella attualmente in corso, sono attese da anni.

Uno studio del 2020, condotto dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC), ha evidenziato come alcuni tipi di tumori, in particolare quelli legati ai polmoni, si siano manifestati già 3,3 anni dopo l’esposizione alle polveri tossiche di Ground Zero, dimostrando che il periodo di latenza potrebbe essere molto più breve di quanto inizialmente stimato.

Nonostante ciò, il processo di aggiornamento delle politiche di latenza si è rivelato lungo e complesso, lasciando molte famiglie in una situazione di attesa e incertezza.

Ad oggi, oltre 3.900 persone sono morte a causa di malattie legate all’11 settembre, tra cui tumori e malattie respiratorie. Molte di queste vittime erano soccorritori che, senza esitazione, hanno messo a rischio la propria salute per prestare soccorso in una delle giornate più tragiche della storia americana.

La loro dedizione e il loro sacrificio, però, non hanno sempre ricevuto il giusto riconoscimento da parte delle istituzioni federali.

Oltre alle difficoltà legate al riconoscimento delle malattie, un altro capitolo doloroso per le famiglie delle vittime è legato al processo agli attentatori dell’11 settembre, che a più di vent’anni dall’attacco non si è ancora svolto.

Khalid Sheikh Mohammed, il principale organizzatore dell’attentato, e altri quattro accusati si trovano da anni detenuti a Guantanamo Bay, ma il processo è stato rinviato numerose volte per ragioni legate alla complessità del caso e a questioni legali. L’ultimo rinvio risale al 2023, quando i negoziati per un possibile patteggiamento hanno ulteriormente ritardato l’inizio del processo.

Questo stallo ha esacerbato il dolore dei familiari delle vittime, che si sentono privati di una giustizia definitiva e di una chiusura emotiva, anche a causa delle incertezze legali e politiche che circondano il caso.

Il mancato svolgimento del processo ha portato molte persone a criticare il sistema giudiziario americano, incapace di concludere una vicenda che ha segnato profondamente la vita di migliaia di famiglie.

Nonostante il governo abbia promesso ripetutamente che la giustizia sarà fatta, la mancanza di un processo definitivo rappresenta una ferita aperta che aggrava il già difficile percorso di guarigione di coloro che hanno perso i propri cari.

A ventitré anni dagli attentati dell’11 settembre, la questione del riconoscimento delle malattie e delle morti legate all’esposizione a Ground Zero, insieme al mancato processo agli attentatori, rappresenta ancora un capitolo irrisolto della tragedia. Le famiglie delle vittime continuano a lottare per ottenere giustizia e riconoscimento, in un contesto che troppo spesso sembra trascurare il loro sacrificio e dolore.

Foto di marzo 2001