di Giuseppe Mantia
Il 13 aprile 1941 URSS e GIAPPONE firmavano un patto di non aggressione della durata di 5 anni.
Il 9 marzo 1945, gli Stati Uniti lanciavano su Tokyo un raid con 325 bombardieri, radendo al suolo 267 mila edifici e uccidendo in poche ore 89 mila persone.
Roosevelt non voleva una Yalta asiatica e una spartizione delle sfere d’influenza con l’Urss di Stalin.
Il 12 maggio 1945, quattro giorni dopo la fine della guerra in Europa, il rappresentante giapponese in Svizzera, Shunichi Kase, faceva sapere a William Donovan, direttore dell’Ufficio servizi strategici, che il suo governo sperava di «trovare un accordo che permettesse di cessare le ostilità».
Gli Usa avevano designato il comitato che sceglieva gli obiettivi dei lanci atomici ed aveva indicando quattro città: Kyoto, Hiroshima, Kokura e Niigata, tra queste due sole dovevano essere colpite.
Il 1 giugno 1945 il Comitato ad interim affermava che la «selezione finale degli obiettivi è una decisione essenzialmente militare”, le bombe devono essere usate contro il Giappone il più presto possibile; devono essere usate contro una fabbrica di guerra, circondata dalle case dei lavoratori e devono essere usate senza avvertimenti».
Il 20 giugno del 1945 l’imperatore del Giappone convocava un consiglio di ministri a cui chiedeva di porre fine alla guerra il più presto possibile. Il principe Konoye veniva inviato a Mosca con lo scopo di assicurarsi la pace “a qualsiasi costo”. Per gli USA la resa così non era affatto conveniente.
Il 26 luglio con la Dichiarazione di Potsdam si intimava di «proclamare la resa incondizionata immediatamente di tutte le Forze Armate giapponesi» e USA e URSS avevano cominciato a spartirsi le zone d’influenza in Europa e nel mondo e la richiesta di Stalin di partecipare alla spartizione del Giappone deluse il presidente americano Truman, da poco succeduto a Roosvelt.
Il problema di Truman era evitare che l’URSS avanzasse rivendicazioni in Medio Oriente.
D’altra parte lo scopo del “Progetto Manhattan” era quello di “sottomettere i russi” avere dominio e potere.
Il 6 agosto 1945 veniva sganciata la bomba su Hiroshima.

Il 9 agosto 1945, il B-29 Bockscar, alle 9 e 44 del mattino sorvolò Kokura per sganciare «Fat Man».
Ironia della sorte: la città era avvolta dal fumo dei bombardamenti scatenati dai raid americani in una città limitrofa. Fu così che venne ridisegnato l’obiettivo: non più Kokura, ma Nagasaki.
L’esportazione della democrazia era compiuta.
L’URSS la notte fra l’8 e il 9 agosto 1945, tre giorni dopo la prima bomba su Hiroshima (6 agosto) e a ridosso della seconda bomba su Nagasaki (9 agosto) ed otto mesi prima della scadenza del patto, a Giappone sfiancato attacca l’esercito giapponese nel continente, prendendo la Manchuria e parte della Corea.
Il principio del ripudio della guerra, non solo come offesa agli altri popoli ma anche come strumento di risoluzione di controversie internazionali, è la base dell’Etica e della democrazia.
“Di fronte alle terrificanti prospettive che si aprono all’umanità, vediamo ancora meglio che la pace è l’unica lotta che vale la pena di essere condotta. Non è più una preghiera, ma un ordine che deve salire dai popoli ai governi, l’ordine di scegliere definitivamente tra l’inferno e la ragione”. Albert Camus, Appello per la pace
Giuseppe Mantia


