I 26 paesi più poveri del mondo stanno affrontando una situazione di indebitamento senza precedenti, la peggiore dal 2006. Secondo un rapporto della Banca Mondiale, pubblicato di recente, queste economie, che ospitano circa il 40% delle persone più povere a livello globale, sono attualmente più impoverite rispetto al periodo pre-pandemico.
Mentre gran parte del mondo ha iniziato a riprendersi dall’impatto economico del Covid-19, queste nazioni lottano per rialzarsi, aggravate da una spirale di debiti crescenti e sfide economiche sempre più complesse.
Il rapporto evidenzia un preoccupante rallentamento negli sforzi globali per eliminare la povertà estrema. La Banca Mondiale ha annunciato l’intenzione di raccogliere 100 miliardi di dollari nel corso del 2024, con l’obiettivo di rafforzare il fondo di finanziamento destinato ai paesi più poveri, noto come Agenzia Internazionale per lo Sviluppo (IDA).
Tuttavia, questi fondi potrebbero non essere sufficienti a compensare l’ondata di sfide che i paesi a basso reddito devono affrontare.
Le 26 economie più fragili, con un reddito annuo pro capite inferiore a 1.145 dollari, dipendono sempre di più dalle sovvenzioni dell’IDA e da prestiti a tasso quasi zero, poiché le tradizionali fonti di finanziamento di mercato si sono essiccate.
Il loro rapporto debito/PIL ha raggiunto una media del 72%, il livello più elevato degli ultimi 18 anni. Inoltre, la metà di questi paesi è già in crisi del debito o si trova a un passo dal rischio di crisi.

A peggiorare la situazione, negli ultimi dieci anni, i disastri naturali hanno colpito duramente queste nazioni, causando perdite economiche pari a circa il 2% del loro prodotto interno lordo (PIL) ogni anno.
L’aumento della frequenza e dell’intensità di eventi climatici estremi, come inondazioni, siccità e uragani, ha aggravato ulteriormente l’instabilità economica di questi paesi, che si trovano in una posizione sempre più vulnerabile a livello globale.
A livello di istituzioni finanziarie internazionali, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha recentemente annunciato una riduzione dei costi di finanziamento per diversi paesi debitori, introducendo uno sconto del 36% annuo sulle sovrattasse applicate a prestiti che superano determinate soglie.
Questa mossa, che segna la prima revisione di tali regole dal 2016, rappresenta un sollievo parziale per alcuni paesi gravemente indebitati, ma non soddisfa le richieste di numerosi economisti e organizzazioni non governative, che chiedono da tempo l’eliminazione completa di tali sovrattasse.
Secondo il Global Development Policy Center dell’Università di Boston, i paesi che stanno pagando le sovrattasse più elevate includono Ucraina, Egitto, Argentina, Ecuador e Pakistan.
Le politiche di prestito del FMI impongono condizioni economiche rigide per garantire che i paesi indebitati possano rimborsare i loro prestiti, un onere che spesso grava pesantemente sulle economie già fragili.
Paesi con contenziosi di debito maggiori:
Ucraina: Elevati costi di prestito legati all’instabilità politica.
Egitto: Sviluppi economici eccessivamente dipendenti dal debito estero.
Argentina: Crisi inflazionaria e necessità di ristrutturazioni periodiche del debito.
Ecuador: Vulnerabile alle fluttuazioni dei mercati globali.
Pakistan: Difficoltà economiche croniche e debito elevato verso istituzioni internazionali.



