Usa: Trump colpisce Harvard, ma affonda i college poveri

Nelle cronache statunitensi delle ultime settimane, lo scontro tra l’amministrazione Trump e Harvard ha monopolizzato l’attenzione. Difficile resistere al fascino dello showdown tra un governo muscolare e l’università più famosa del mondo, simbolo dell’élite, del potere culturale e dell’arroganza liberal.

Ma come spesso accade nella politica americana — e, sempre più, anche in quella europea — lo scontro simbolico serve a nascondere la vera guerra, quella contro chi non ha voce. Dietro il duello con Harvard, infatti, si sta consumando una silenziosa carneficina accademica: sono le università povere, quelle senza fondi, senza alumni miliardari, senza copertura mediatica, a pagare il prezzo più alto. E con loro, milioni di studenti poveri che hanno creduto che l’università fosse ancora una strada per uscire dalla miseria.

La guerra di lusso: Harvard può permettersi di resistere
Tutto comincia con l’annuncio del Dipartimento dell’Educazione, che su ordine diretto di Donald Trump congela oltre 2,2 miliardi di dollari in finanziamenti federali destinati ad Harvard. Il motivo? L’università si è rifiutata di modificare le sue politiche interne secondo le nuove linee guida federali: abolizione dei programmi DEI (Diversity, Equity and Inclusion), stretta sulle proteste pro-palestinesi, criteri più “neutri” per le assunzioni. Harvard ha risposto con tono fermo, invocando l’autonomia accademica e i principi costituzionali di libertà di espressione.

Il gesto è stato celebrato dalla stampa liberal come un atto di resistenza eroica. E in parte lo è. Ma Harvard può permetterselo. Con un endowment (patrimonio) da oltre 50 miliardi di dollari, l’università può continuare ad autofinanziarsi per anni. Il taglio federale rappresenta solo l’11% del suo bilancio. In altre parole, la sfida è reale, ma il rischio è minimo. Harvard è protetta da un paracadute dorato.

I college dei poveri non hanno paracadute
Le cose stanno molto diversamente nei circa 1.000 community college e nelle università pubbliche regionali degli Stati Uniti. Si tratta di istituzioni che servono decine di milioni di studenti, spesso provenienti da famiglie a basso reddito, minoranze etniche, immigrati di prima generazione. In molti casi, sono gli unici luoghi in cui un giovane afroamericano del Midwest o una madre single della periferia texana può accedere a un’istruzione superiore. Ma queste università non hanno endowment. Non hanno alumni a Wall Street. Non hanno investimenti da Google o fondazioni benefiche che possano tappare i buchi.

Secondo i dati del National Center for Education Statistics, i community college americani ricevono tra il 40% e il 60% del loro budget da fondi statali e federali. Già prima dei tagli, vivevano sul filo del rasoio. Ora, ogni nuova restrizione — spesso arbitraria, discrezionale, legata all’aderenza a ideologie conservatrici — significa licenziamenti, chiusure di corsi, aumento delle tasse di iscrizione. In molte università minori, sono già stati cancellati interi dipartimenti umanistici, laboratori scientifici e programmi di tutoraggio per studenti con difficoltà economiche.

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Un’America che taglia il futuro ai suoi poveri
Le conseguenze sono pesanti. Non solo sul piano culturale. I community college sono da decenni uno strumento di ascensore sociale. Il 52% degli studenti afroamericani e il 60% dei latinos che frequentano l’università iniziano proprio da lì. Di questi, oltre il 70% lavora almeno 20 ore a settimana per pagarsi gli studi. Quando i fondi vengono tagliati, si riducono le borse di studio, gli aiuti per l’affitto, i pasti gratuiti nei campus. Si riduce tutto ciò che serve per permettere ai più poveri di restare in aula invece che in fabbrica o in un fast food.

Secondo il Community College Research Center della Columbia University, ogni taglio del 10% ai fondi federali provoca un calo del 12% nel tasso di completamento degli studi nei college pubblici. Non finire l’università significa, negli Stati Uniti, restare impantanati in un mercato del lavoro sempre più polarizzato, dove senza una laurea ci si colloca stabilmente sotto la soglia di povertà. La guerra di Trump contro le università non colpisce Harvard, ma il futuro di milioni di giovani americani che non hanno un’altra strada per salvarsi.

Una guerra di classe, travestita da guerra culturale
Trump racconta la sua battaglia contro l’accademia come una crociata contro l’ideologia liberal, il “pensiero unico woke”, le degenerazioni del politicamente corretto. Ma in realtà sta facendo esattamente ciò che fanno tutti i populismi autoritari: tagliare risorse a chi forma coscienza critica, autonomia di pensiero, mobilità sociale. L’ossessione per Harvard e per l’élite serve a distrarre dal fatto che i veri colpiti sono i poveri. Non solo gli studenti: anche gli insegnanti precari, il personale di servizio, i docenti di discipline non STEM che faticano a difendere la propria dignità professionale. È un attacco di classe, non di cultura.

Il paradosso finale: gli Usa perderanno competitività
C’è un paradosso ancora più grande. Gli studenti poveri, spesso immigrati o figli di immigrati, sono quelli che negli ultimi decenni hanno più contribuito all’innovazione americana. Gran parte delle startup più recenti è nata da percorsi universitari cominciati nei college locali. Tagliare il loro accesso all’istruzione significa ridurre la competitività futura degli Stati Uniti, non solo la loro giustizia sociale.

Ma questo non sembra interessare a chi governa. Trump sa che la base elettorale a cui parla — bianca, impoverita, arrabbiata — non legge i report sull’istruzione. E sa anche che il disprezzo verso l’accademia è un potente collante simbolico. Harvard sarà il nemico perfetto finché esisterà, ma la vera vittoria sta nello smantellare, in silenzio, tutte le altre.

La vittoria di Pirro/Trump
Harvard resisterà, come resiste tutto ciò che è già forte. Continuerà a laureare futuri banchieri, ministri, CEO, giudici della Corte Suprema. Ma i college di periferia, quelli senza nome, quelli con le aule scrostate e le biblioteche piene di libri fotocopiati, quelli dove si studia di notte perché di giorno si lavora al McDonald’s, quelli stanno chiudendo.

E quando anche l’ultimo studente povero avrà abbandonato l’università per necessità, Trump potrà dire di aver vinto. Solo che non ci sarà più nessuno capace di leggere — e capire — che cosa significa quella vittoria.

“Harvard Older Buildings Harvard University Cambridge Mass” by dog97209 is licensed under CC BY-NC-ND 2.0.