Tagliati i fondi per le radio pubbliche locali negli Usa

Mentre la Casa Bianca celebra un pacchetto da 9 miliardi di tagli alla spesa federale, dentro quei numeri apparentemente asettici si nasconde un colpo potenzialmente devastante per la radiodiffusione pubblica americana.

Nel mirino non c’è solo l’assistenza estera o il peso politico della manovra: a rischiare concretamente di spegnersi, questa volta, sono le voci locali, le emittenti comunitarie, le piccole PBS e NPR che raccontano l’America profonda e dimenticata.

Tra i fondi cancellati, 1,1 miliardi di dollari erano destinati alla Corporation for Public Broadcasting (CPB), l’ente che fornisce i finanziamenti base a una rete nazionale di emittenti pubbliche radio e TV.

NPR e PBS, i due colossi del sistema, hanno fonti di reddito diversificate e potrebbero sopravvivere. Ma per decine di stazioni locali, questo pacchetto potrebbe significare la chiusura.

Emittenti come la South Dakota Public Broadcasting dipendono per oltre il 50% dal finanziamento federale. La direttrice esecutiva, Julie Overgaard, è stata chiara: “Non possiamo tagliare altrove.

Non possiamo nemmeno scegliere quali programmi nazionali comprare. Se non abbiamo i fondi, dobbiamo smettere di produrre contenuti locali”. E in molti stati rurali, dove non esistono alternative commerciali, questo significa silenzio.

“Craftivists with Canal+ tv crew in Paperdress Boutique stitching our mini protest banners” by craftivist collective is licensed under CC BY 2.0.

Tra gli ultimi tentativi di mitigare i danni, il senatore Mike Rounds — inizialmente contrario ai tagli — ha dichiarato di aver ricevuto rassicurazioni dalla Casa Bianca: i fondi inutilizzati saranno reindirizzati per salvare le stazioni radio tribali.

Ma gli stessi operatori coinvolti hanno subito risposto che non esiste al momento un percorso legale o amministrativo per farlo. Loris Taylor, presidente di Native Public Media, lo ha detto chiaramente in una lettera privata a Rounds: servirebbero cambiamenti legislativi complessi, e soprattutto tempo. Che molte di queste emittenti non hanno.

I fondi federali coprono non solo l’acquisto di contenuti da NPR o PBS, ma anche infrastrutture tecniche, trasmettitori, personale, programmi per bambini, servizi educativi, copertura civica e politica locale. I tagli, quindi, non colpiscono solo il “palinsesto”, ma la funzione democratica del servizio pubblico, in molti casi l’unica voce non commerciale e non polarizzata nei media americani.

È vero che NPR e PBS potrebbero reggere, in parte. Ma in gioco c’è qualcosa di più: la tenuta dell’intero ecosistema pubblico, fatto di emittenti che garantiscono l’accesso universale all’informazione, alla cultura e alla memoria locale.

Un sistema che ha resistito a decenni di tagli, riforme e attacchi ideologici, ma che ora rischia di essere svuotato da dentro, non per decisione esplicita, ma per semplice asfissia finanziaria.

Molti senatori repubblicani hanno votato il pacchetto pur senza avere certezze su cosa sarebbe stato tagliato davvero. Un gesto che, in nome del contenimento della spesa, potrebbe costare caro alla pluralità delle voci americane. E per le comunità più isolate — native, rurali, emarginate — potrebbe essere l’inizio del silenzio.

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