sabato, Gennaio 17, 2026

Pane e frutta, aumenti folli, famiglie in grande difficoltà

Fare la spesa, per milioni di italiani, è diventato un esercizio di sopravvivenza economica. Non lo dicono solo i cittadini, ma anche i numeri ufficiali: secondo i dati diffusi dall’ISTAT il 16 luglio, i prezzi dei beni alimentari e di largo consumo sono aumentati del 2,8% su base annua. E tra i beni più colpiti ci sono proprio quelli di più alta frequenza d’acquisto, ovvero quelli che finiscono ogni giorno nel carrello della spesa: pane, pasta, frutta, verdura, prodotti per l’igiene e per la casa.

Un dato che preoccupa non solo per l’entità dell’aumento, ma per il suo carattere sistemico e quotidiano. “Non stiamo parlando di beni voluttuari o di lusso”, ha dichiarato la presidente di ADOC, Anna Rea. “Stiamo parlando di ciò che è indispensabile per vivere dignitosamente. Le persone si trovano ogni giorno di fronte a scaffali con prezzi che aumentano in modo inaccettabile, svuotando portafogli già provati dall’inflazione.”

Prezzi in salita e redditi fermi
Se il tasso generale di inflazione a giugno si è attestato all’1,7%, il “carrello della spesa” ha invece registrato un balzo molto più marcato. Secondo l’ISTAT, i beni alimentari non lavorati, come frutta e verdura fresche, hanno segnato un incremento annuo del 4,2%. Anche i prodotti per la cura della casa e della persona hanno seguito la stessa tendenza al rialzo, con aumenti persistenti che mettono in difficoltà soprattutto le famiglie a basso reddito, i pensionati e i giovani.

A questi numeri si somma un altro dato strutturale: i salari reali in Italia sono tra i più stagnanti d’Europa. Il risultato? Il potere d’acquisto delle famiglie si erode ogni mese di più, e quello che un tempo era un acquisto ordinario – fare la spesa settimanale – si trasforma in una scelta dolorosa tra ciò che è necessario e ciò che si può effettivamente permettere.

Povertà e indebitamento, il rischio sociale
“Questa escalation dei costi sui beni essenziali ha un impatto diretto e devastante sul potere d’acquisto delle persone”, ha aggiunto Rea. “È un circolo vizioso che sta spingendo sempre più famiglie verso l’indebitamento e la povertà. Non è tollerabile che soddisfare i bisogni primari diventi un lusso.”

Non si tratta più solo di inflazione, ma di povertà alimentare, un termine sempre più presente nei report delle associazioni dei consumatori. Famiglie che rinunciano alla carne, ai prodotti freschi, al pesce. Genitori che tagliano sull’igiene personale per comprare il latte ai figli. Pensionati che vivono di minime e che si affidano a pacchi alimentari di emergenza.

Cosa farà il governo?
L’attenzione ora è rivolta alla Commissione di Allerta Rapida, che si riunirà la prossima settimana. Secondo ADOC, “non c’è più tempo da perdere”: il governo deve mettere in campo interventi concreti e immediati per arginare l’impatto del caro-vita, soprattutto sui beni di prima necessità.

Tra le misure auspicate: controlli sui rincari ingiustificati, buoni spesa per le fasce più fragili, e un fondo nazionale per l’alimentazione accessibile, sul modello francese. Il timore, però, è che si arrivi tardi, come già accaduto durante la prima ondata inflazionistica del post-pandemia.

La normalità che non possiamo più permetterci
Nel silenzio dei palazzi e tra le corsie dei supermercati, la situazione è chiara. Il problema non sono solo i numeri, ma la normalità perduta: l’idea che una famiglia debba lottare per acquistare frutta fresca, o che comprare detersivi equivalga a sacrificare altri beni essenziali.

Finché i dati ISTAT rimarranno tabelle da archivio e non bussole per la politica economica, l’inflazione continuerà a colpire i più deboli. E quel carrello che ogni giorno spingiamo al supermercato non sarà più solo un contenitore di beni, ma lo specchio più brutale della nostra fragilità economica.

“Bread Fairy: Fruit Reference #12” by claralieu is licensed under CC BY 2.0.

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