Il matrimonio di Jeff Bezos: un amore in outsourcing

È tutto pronto a Venezia per l’imminente matrimonio tra Jeff Bezos e Lauren Sánchez, l’unione più ottimizzata e algoritmica che l’umanità abbia mai visto da quando la catena di montaggio ha scoperto l’amore.

Dimenticate le nozze reali, qui siamo a un livello produttivo superiore: tre giorni di festeggiamenti, 250 invitati a rotazione, cinque hotel di lusso prenotati in blocco come fossero pacchi Prime, e un megayacht da 500 milioni di dollari trasformato in location galleggiante e simbolo definitivo del mondo che affonda mentre i ricchi brindano.

Una città “congelata” per tre giorni e a disposizione dei novelli sposi Jeff Bezos e Lauren Sánchez. Come quando c’è l’acqua alta, ma stavolta il fenomeno sarà in superficie: onde discrete di vip e miliardari, mentre i veneziani, e i turisti senza badge, restano ai margini, in attesa che la marea torni a ritirarsi. Le date sono fissate: si parte il 24 giugno e si finisce il 26. Un colossale dispositivo matrimoniale messo in piedi dalla blasonata agenzia londinese Lanza & Baucina, già nota per le nozze da Bollywood sull’Adriatico con Shakira compresa nel catering.

Tutto è stato pensato per ottimizzare l’esperienza degli ospiti, circa 250 nuovi al giorno, come se fossero turni in uno stabilimento Amazon: stesso flusso, stesso badge, solo più prosecco. E mentre loro sorseggiano, milioni di lavoratori nel mondo, proprio negli stabilimenti Amazon, continueranno a lavorare con l’acqua alla gola — quella delle bollette, degli affitti, dei mutui — senza tempo per un brindisi, né per una pausa pipì non autorizzata.

Il romanticismo è nei dettagli: badge con QR code, orari precisi per ogni fase della cerimonia (accoglienza, selfie, effusione, digestione), wedding planner dotati di app per segnalare i ritardi emotivi. Un matrimonio pensato non tanto per celebrare l’amore quanto per consegnarlo in tempo, tracciabile, con possibilità di reso entro 14 giorni se la passione cala sotto il 30%.

Lauren indosserà Oscar de la Renta, su suggerimento di Anna Wintour, che ha dichiarato commossa: “È la prima volta che una sposa riesce a essere al tempo stesso un’icona e un hub logistico.” I tessuti del vestito rifletteranno la luce come una dashboard aziendale: tutto trasparente, tutto efficiente, niente imprevisti.

Il personale è stato selezionato con la stessa cura con cui Amazon gestisce i suoi centri di smistamento: camerieri con orologi biometrici per monitorare i tempi di servizio, parrucchieri su turni da sei ore, cuochi sottoposti a valutazione continua da parte dell’algoritmo interno al buffet.

Gli hotel? Tutti sold out. Il Gritti Palace, l’Hotel Danieli, l’Aman Venice, il Belmond Cipriani e il St. Regis sono stati requisiti per il soggiorno delle celebrità. La cerimonia vera e propria, riporta il Corriere del Veneto, non si terrà né all’Arsenale né a Palazzo Ducale (troppo comune): tra le location più papabili la Fondazione Cini sull’isola di San Giorgio, che offre quel connubio ideale tra sicurezza, privacy e suggestione da catalogo.

Gli invitati? Leonardo DiCaprio, Barbra Streisand, Kim Kardashian, Eva Longoria, Oprah Winfrey, Bill Gates. Forse anche Donald Trump, che verrebbe isolato in una zona di contenimento emotivo con ventilazione separata. A ciascuno, il proprio briefing: come vestirsi, quando sorridere, dove postare. Dress code: “Capitalismo Osceno ma con Grazia”.

Chi proverà a visitare Venezia in quei giorni scoprirà che muoversi sarà un’impresa: l’intera flotta di taxi acquei è stata prenotata. Nessuna gondola per innamorati da due soldi, nessuna corsa d’emergenza per anziani o lavoratori in ritardo: tutto è al servizio della logistica matrimoniale. Il sindaco Brugnaro, sempre attento al valore simbolico degli eventi, ha dichiarato: “Questo matrimonio porterà ricadute economiche milionarie. Venezia è un luogo dove si può stare e incontrare.” Altri lo chiamerebbero asservimento temporaneo del territorio.

Le toilette, ça va sans dire, si aprono solo con badge e hanno un limite di tre minuti. Un tempo sufficiente per liberarsi, ma non per riflettere. In fondo, non è questo il segreto della felicità nel mondo Bezos? Eliminare ogni pensiero superfluo tra un acquisto e una consegna.

Eppure, dietro questo splendore robotizzato, resta l’ombra lunga del mondo che Bezos rappresenta: 1,5 milioni di lavoratori, nei magazzini e nelle strade, che lavorano a ritmi disumani per stipendi che non bastano nemmeno a comprare un invito finto su eBay. Dipendenti che non possono andare in bagno, che vengono licenziati se provano a iscriversi a un sindacato, che ogni giorno devono sorridere a una scansione. Nessun buffet a cinque stelle, per loro. Solo turni, badge e spalle rotte.

E così, tra champagne e algoritmi, droni e damigelle, questo matrimonio non è che la metafora perfetta del nostro tempo: un mondo dove tutto luccica tranne ciò che conta. Un mondo dove l’amore è solo un altro processo da ottimizzare. Un mondo dove l’unica cosa romantica è l’illusione.

Ma tranquilli: i “sì” della cerimonia verranno consegnati in sette giorni lavorativi, che scendono a tre con l’abbonamento ad Amazon Prime.

“Jeff Bezo Quote” by StickerGiant is licensed under CC BY 2.0.