Fame? Digiunate e pregate. La Nigeria si affida alla religione

Nel pieno di una crisi economica che ha fatto esplodere i prezzi dei generi alimentari e gettato milioni di cittadini nella fame, una nota interna del Ministero federale dell’Agricoltura nigeriano ha provocato un’ondata di indignazione.

Il documento, rivolto al personale ministeriale, invitava alla preghiera e al digiuno per tre lunedì consecutivi per “aiutare il Paese a raggiungere la sicurezza alimentare”. Il gesto, che secondo i firmatari avrebbe uno scopo “di benessere spirituale”, ha sollevato accuse di fatalismo, deresponsabilizzazione e inadeguatezza da parte di chi dovrebbe garantire risposte concrete alla crisi.

Il contenuto della nota e la reazione pubblica
Il memo, firmato dal direttore del dipartimento risorse umane, ha iniziato a circolare il 13 giugno, esortando tutto il personale a partecipare a sessioni di preghiera e digiuno ogni lunedì, a partire dalla settimana successiva. Scopo dichiarato: invocare l’intervento divino per porre fine all’insicurezza alimentare nel Paese.

Il messaggio ha rapidamente suscitato polemiche. Sui social media, molti cittadini hanno reagito con sarcasmo e rabbia, chiedendosi se la guida del ministero fosse stata affidata a pastori evangelici o imam. Alcuni hanno parlato apertamente di “abdicazione della responsabilità istituzionale” e di un Paese ridotto a barzelletta.

Il comunicato di chiarimento del Ministero, diffuso due giorni dopo, ha cercato di minimizzare. Ha definito l’iniziativa una “pratica interna” del dipartimento, al pari delle attività aerobiche mensili o della palestra ministeriale, sostenendo che fosse nata in risposta a “morti improvvise” avvenute tra il personale e mirasse a rafforzare il morale dei dipendenti. Nulla a che vedere, ha sottolineato la nota, con una politica ufficiale per affrontare l’insicurezza alimentare nazionale.

“WFP food distribution in Bosso, funded by ECHO” by EU Civil Protection and Humanitarian Aid is licensed under CC BY-NC-ND 2.0.

Crisi reale, risposte simboliche
Ma il contesto in cui questo gesto si inserisce rende la giustificazione debole. Secondo le stime più recenti delle Nazioni Unite, oltre 4,4 milioni di nigeriani non hanno accesso sufficiente al cibo, e più di 26 milioni rischiano forme gravi di insicurezza alimentare nei prossimi mesi.

A peggiorare la situazione contribuisce l’aumento vertiginoso dei prezzi: in molte aree, il costo delle patate dolci è quadruplicato in un anno, e prodotti base come riso, olio e mais sono ormai inaccessibili per le fasce più povere.

Il nuovo governo, insediatosi nel 2023, ha promesso riforme strutturali, ma molte delle sue politiche economiche hanno prodotto instabilità. La svalutazione della naira, la rimozione dei sussidi sul carburante e il peggioramento della sicurezza nelle campagne hanno indebolito ulteriormente i piccoli agricoltori. Il governo ha parlato di interventi “tangibili” – come la distribuzione di fertilizzanti e trattori – ma secondo le associazioni agricole, le misure sono del tutto insufficienti.

Un gesto rivelatore
Il ricorso alla preghiera e al digiuno, anche se formalmente “volontario” e limitato al personale interno, è stato letto come un sintomo più profondo di un approccio fatalista alla governance. Quando le istituzioni sostituiscono la pianificazione, la spesa pubblica e la riforma con gesti spirituali, il messaggio implicito è che la soluzione non dipende più da loro. È questa l’interpretazione più inquietante offerta da analisti e opinionisti locali: la spiritualizzazione della crisi come rinuncia alla responsabilità pubblica.

Agricoltori, economisti e attivisti per la sicurezza alimentare hanno reagito duramente. “È una mossa che umilia chi è costretto a saltare i pasti ogni giorno – e non per scelta religiosa”, ha commentato un portavoce del Farmers’ Association of Nigeria. Altri hanno accusato il ministero di promuovere una visione regressiva dello sviluppo, in cui il destino si affida al cielo mentre sulla terra si moltiplicano fame, disuguaglianze e disordine.

Lo spirituale come alibi?
In una nazione dove la religione è parte integrante della vita pubblica e privata, le preghiere non sono di per sé discutibili. Ma quando diventano la sola risposta simbolica a una tragedia materiale, rischiano di diventare l’alibi perfetto per non agire. La Nigeria si trova in un momento cruciale. Se la sua classe dirigente preferisce digiunare invece che intervenire, sarà difficile convincere i cittadini che il futuro si costruisce con le riforme – e non con le suppliche.

“WFP food distribution in Bosso, funded by ECHO” by EU Civil Protection and Humanitarian Aid is licensed under CC BY-NC-ND 2.0.